Io ti avrei pubblicato. O forse no.


Marina ha fatto un bel post (qui) in cui ha proposto sei incipit “anonimi”. Gli autori avrebbero potuto essere famosi oppure no, e per quanto ne sappia nel momento in cui scrivo, i brani scelti possono essere di Montale tanto quanto del primo sconosciuto che abbia preso una penna in mano. Certo non è possibile decidere se un libro sia pubblicabile leggendo solo le prime dieci righe, eppure vi assicuro che danno già un’idea abbastanza precisa della scrittura e dello scrittore.

Giulio Mozzi, famoso per leggere tutto quello che gli viene inviato, sostiene che gli basti leggere la prima pagina per etichettare uno scrittore ma che, per tema di sbagliare, si costringe ad arrivare a pagina trenta. Devo ammettere che lo capisco: anche io, nel mio piccolo, di solito quando attacco un libro lo battezzo dalle prime pagine e se non mi piace lo accantono. Ho una lista di nomi eccellenti, sul mio libretto nero, e quindi posso solo dire di essere molto democratico. Sui miei gusti, invece, meglio non esprimere un giudizio.

La cosa che mi è sembrata davvero significativa, dell’esperimento di Marina, è questa: le preferenze dei commentatori si sono disperse, a parte un brano che è stato snobbato da quasi tutti. Questo mi sembra importante: forse significa che, senza un nome in copertina, molta gente potrebbe apprezzare un libro di Scarparo tanto quanto uno di Murakami (giusto per fare due nomi a caso). Se fosse così, allora si potrebbe spiegare in parte l’aleatorietà dei concorsi e anche certi atteggiamenti delle Case Editrici: davanti a due libri di una bellezza equivalente, il marketing assume un peso preponderante. Ecco perché vengono privilegiati aspetti dell’autore (telegenia, amicizie, opportunità diverse) che mettono i “nomi noti” in pole position rispetto a un “esordiente”.

L’idea, a questo punto, è di cercare davvero lo scontro con quelli che riempiono gli scaffali delle librerie. Vi propongo di inviarmi un incipit che io pubblicherò in un unico post in forma anonima. Bastano una decina di righe, l’importante è che siano di un romanzo che avete scritto voi (o state scrivendo) e/o di un libro “vero”, purché non troppo famoso (“Chiamatemi Ismaele” è notorio che abbia trovato pubblicazione).

A quel punto facciamo una bella votazione e vediamo, se fossimo stati noi in riunione a decidere (come fanno qui), chi avremmo pubblicato. In questo momento propenderei comunque per non svelare né l’autore né tanto meno il “mandante”, però se avete idee diverse possiamo cambiare le regole del gioco. Sono disposto anche a cambiare il gioco, se ci sono proposte migliori. Credo che mettersi dall’altra parte, però, possa aiutare tutti a capire quali meccanismi servano per proporre opere che possano trovare un uditorio più attento, perché non ci sono premi Nobel, a valutarci, ma gente normale come noi che va in ufficio dal lunedì al venerdì. Hanno solo l’obbligo di scegliere qualcosa che possa essere venduto, perché il 25 del mese vorrebbero avere lo stipendio caricato in banca.

PS: I brani li potete spedire per e-mail – miscarparo70 (at) gmail.com – e aspetterò qualche giorno, prima di pubblicare. Sarebbe bello avere almeno una decina di pezzi tra cui scegliere…

***

Io ti avrei pubblicato. O forse no.

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31 thoughts on “Io ti avrei pubblicato. O forse no.

  1. È vero che molti editor si basano su una pagina o poco più di testo, ma accompagnata dalla sinossi. Lo stile, quello che si può valutare in una pagina è ben importate, ma lo è altrettanto la storia. Quindi una buona sinossi spesso fa la differenza.
    Comunque la tua è una proposta interessante!

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    • Diciamo che la storia la diamo sulla fiducia.
      Scherzi a parte, ragionare anche sullo sviluppo significherebbe fare davvero il lavoro di una CE e servirebbe lo stesso impegno. Per giocare, invece, semplifichiamo un po’ e ci concentriamo solo (come se fosse poco) sullo stile.

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  2. Inviato. In ogni caso un romanzo bellissimo con un incipit tremendo può sempre essere sistemato in fase di editing, se fossi una editor credo che leggerei sinossi e prime 30 pagine, in caso mi piacesse passerei all’intero manoscritto, alcuni agenti fanno così.

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    • Ricevuto 🙂
      Ciao e benvenuta. Hai ragione: è piuttosto pretenzioso farsi bastare le prime righe. Però siamo già sopra la decina di brani, e trenta pagine ciascuno fanno già oltre trecento: un carico di lavoro improponibile senza un qualche tipo di ritorno.
      Posso solo dire che, se l’esperimento funzionasse, potremmo aprire una cooperativa 🙂

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  3. La proposta mi è piaciuta così tanto che ieri, non appena ho letto il tuo post, sono andata a cercare tra le mie storie un incipit. Ovviamente non ne ho trovato uno che ritenessi adatto. Credo che l’idea di essere valutata per dieci righe comprometta la mia capacità critica per cui adesso tutti i miei inizi mi sembrano banali. Che spettacolo.

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    • Anche io ho scartabellato deluso tra i miei. Però poi ne ho cavato qualcosa, anche solo per non cedere all’ansia da prestazione. Comunque un incipit non fa un romanzo e paragonarsi con gli altri è sempre una buona occasione per imparare qualcosa.
      Senza contare che non rivelerò i nomi e quindi abbiamo tutti un comodo anonimato a proteggerci 🙂

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  4. P.S. Non so se lo sai, ma alcuni anni fa un burlone inviò a un editore il primo capitolo di un suo romanzo che era in realtà il primo capitolo del Gattopardo con i nomi dei protagonisti cambiati. Ovviamente l’editore, o chi per lui, non si accorse del plagio e altrettanto ovviamente il capitolo fu giudicato non pubblicabile e respinto.

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    • No, questa mi mancava 🙂
      Volendo essere propositivi, si può anche argomentare che oggi non si scrive più come sessant’anni fa. Che non significa necessariamente che si scriva meglio.
      Tutto questo però ha sicuramente un senso che andrebbe compreso a fondo…

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  5. Stavo organizzando la stessa cosa, se ne parlava nei giorni scorsi su Penna Blu. Avrei mandato a dieci blogger che seguo una mail privata chiedendo di postare in un determinato giorno un incipit a loro scelta senza dire di chi fosse. Oltre alla curiosità sui risultati dell’esperimento, questo metodo avrebbe offerto visibilità a tutti i blog partecipanti.
    Vado subito a sceglierne un paio, uno che mi piace e uno orrendo, ovviamente 🙂

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