Non c’è miglior bugia della verità


Prima di passare al Consiglio di scrittura di oggi una breve comunicazione di servizio: venerdì pubblicherò il post con tutti gli incipit che mi avete inviato, in modo da avere il prossimo week-end e i primi giorni della settimana per la discussione e le votazioni. Siamo già verso la ventina di brani, quindi di carne al fuoco ce ne sarà parecchia. Ma adesso…

David Foster Wallace: The Nature of the Fun and Why Writers Write

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/11/06/the-nature-of-fun-david-foster-wallace/

“Fiction becomes a weird way to countenance yourself and to tell the truth instead of being a way to escape yourself or present yourself in a way you figure you will be maximally likable.”

***

Amore, cosa fai con i miei fogli in mano?

Davvero hai letto il romanzo che sto scrivendo? Proprio tu, che non hai mai voluto leggere neppure una riga in tutti questi anni. Dici che ultimamente sono così distante, sempre distratto. Che vuoi sapere dove sia la mia testa. Ma la scrittura richiede concentrazione. Immersione. Se sono un po’ assente è perché sto vivendo la vita di un altro; mi sto facendo carico dei suoi problemi e sto cercando di risolverglieli.

Se ho inventato tutto, ti chiedi? Certo. Non pretenderai mica che l’abbia copiato. Però nessuno può scrivere di cose che non conosce, e qualcosa dello scrittore finisce sempre tra le righe. Uno scampolo di vita. Un dettaglio delle persone che si amano. Oppure che si odiano. I modi di fare di quel tale che vedo sempre in metropolitana. Anche se scrivessi di un astronauta perso su Marte dovrei pur sempre rifarmi a qualcosa che ho vissuto. Fosse anche la solitudine di una domenica pomeriggio senza amici.

Dici che si vede? Che la moglie del protagonista sembri proprio tu? Ma no, ti sbagli. E se anche fosse? È inutile che ti arrabbi e che mi rinfacci che io di te non abbia capito nulla. Il personaggio è mio e lo scrivo come voglio: cosa c’entri, tu? Cosa c’entra se anche lei è bionda? Se anche lei ha un neo proprio là? Io invento e lascio che le mie dita volino sulla tastiera, senza nessun vincolo. Se pensi che faccia dire al protagonista le stesse cose che dico a te quando litighiamo, solo per sfogarmi, ti sbagli di grosso.

Cosa vuol dire che ti aspettavi che lui si facesse l’amante? Era uno sviluppo così prevedibile? Non urlare che l’amante del protagonista si chiama come la mia collega. È solo un caso. Se ci avessi davvero pensato, le avrei cambiato di certo nome. Non mi importa che l’amante, come la collega, siano more. Che siano belle donne, simpatiche. Se avessi davvero voluto ispirarmi a lei, sarei stato più attento. E come posso sapere che lei sia così brava a fare l’amore?

È davvero un caso se il protagonista si assenta spesso da casa come faccio io. Io devo scrivere, mica andare a casa della mia amante a prendere una boccata d’ossigeno tra le sue lenzuola. Ho bisogno di stare solo, quando creo, perché la distrazione è fatale. Ecco perché spengo anche il telefono per delle ore: ho bisogno di stare solo con me stesso. Per lo stesso motivo, quando torno sono stanco: credi che sia così facile, scrivere?

Smettila di guardarmi con quella faccia da Sherlock Holmes, come se tu avessi già capito chi è il colpevole. Ecco, guarda: ho appena finito l’ultimo capitolo. Il protagonista, stufo di mandare avanti una storia parallela decide di farla finita e avere una vita normale. Non sei contenta?

Lascia l’amante? No, non proprio. E non fare quegli occhi tristi, pieni di lacrime: non lascia neppure la moglie. Anzi, sistema le cose e la moglie, da quel giorno, non avrà più da preoccuparsi di nulla. Bisogna festeggiare la fine del romanzo: bevi questo bicchiere di vino che ti avevo preparato. È buono? Un brindisi va bevuto di colpo, fino in fondo. No, grazie, lo sai che io non bevo. Dovresti saperlo, ma non te ne ricordi mai. Sei curiosa di sapere come il protagonista risolva la cosa? È semplice, mia cara: avvelena la moglie.

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

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7 thoughts on “Non c’è miglior bugia della verità

  1. Bellissimo, ironico, divertente. L’ho divorato. Bravo Michele!
    PS: sei sicuro che venti incipit non siano troppi? C’è il rischio della frammentazione dell’attenzione… potresti fare due puntate da dieci.

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