Io ti avrei pubblicato. O forse no. Si aprono le danze!


Oggi inizia la finale del Campionato Italiano per Incipit. Chi si fosse perso l’inizio troverà le spiegazioni del caso seguendo questo link e una discussione sull’organizzazione di questo post qui.

Innanzi tutto grazie a tutti voi per la grande partecipazione e a Marina per aver dato il via (con questo post) a questo piccolo esperimento con un’idea che ha trovato l’adesione e il rilancio di Giulio Mozzi in persona. Siamo tutti trepidanti, voi e io, in attesa come per una finale: ci siamo messi in gioco contro quelli che ce l’hanno fatta e hanno pubblicato. Non si gioca più a scapoli-ammogliati: qui si fa sul serio.

Possiamo iniziare dicendo che, in mancanza delle lettere di presentazione degli autori e delle sinossi, stabiliremo a priori che tutte le storie siano ugualmente buone. Tutto questo per spazzare via un sacco di considerazioni diverse, in modo che a noi non resti da fare altro che scegliere quale sia il romanzo, di cui troverete più sotto gli incipit , che vorremmo leggere per livello di stile e scrittura. Se fossimo editor, questo potrebbe fare la differenza tra leggere e approfondire l’intero manoscritto oppure scartarlo alla prima pagina. Non è un compito semplice, perché abbiamo solo qualche riga per ognuno su cui basarci e dovremo farcela bastare.

I brani presentati possono essere di autori più o meno famosi, pubblicati, esordienti, pubblicandi, aspiranti: questo esperimento serve proprio a cercare di capire se davvero uno scrittore di nome sia così bravo anche una volta tolto il nome dalla copertina. Come nei migliori esperimenti, stiamo lavorando “a doppio cieco”: neppure io so chi siano gli autori, perché chi mi ha segnalato i brani non mi ha ragguagliato sulla loro provenienza. Allo stesso modo fare ricerche su Internet farebbe perdere del tutto il senso a questo esperimento. Avendo io comunque più informazioni di voi, eviterò di votare e cercherò di intervenire nella maniera più neutra possibile.

Dato che diverse persone potrebbero avere messo in gioco il loro lavoro, del quale sono giustamente orgogliose, e che io non voglio amicizie rovinate sulla coscienza, il sondaggio (che si trova in fondo alla pagina) verrà effettuato in maniera anonima e i risultati parziali non saranno visibili. Giusto per togliere qualche tentazione. Ciascuno avrà a disposizione tre voti e alla fine comunicherò solo il brano vincitore: a quel punto starà al segnalatore comunicarci se avremmo pubblicato uno “sconosciuto” o uno dei “soliti noti”.

Sono anche perplesso riguardo ai commenti: una discussione sarebbe molto interessante ma, nonostante il livello a mio parere buono di tutti i brani segnalati, mi preoccupa la facilità con cui il giudizio su di uno scritto possa risultare sgradito all’autore. Non credo sia semplice essere seduti nella commissione che giudica il proprio lavoro. Però mi fido di voi e vorrei che fosse chiaro a tutti che un giudizio meno che ottimo è l’occasione giusta per riflettere e magari migliorare in qualche aspetto della nostra scrittura.

E adesso sotto con le letture: i brani sono molti e scegliere non sarà affatto semplice. Stampateli e leggeteveli con calma. Ricordate che il tempo per assegnare i vostri tre voti scade martedì sera (ora italiana) e che io, mercoledì in giornata, confezionerò il post con il risultato. Buona lettura e buon lavoro.

EDIT: Per un errore mio due brani erano stati uniti in uno solo. Adesso la situazione dovrebbe essere corretta. Dato che non era stata fatta ancora nessuna votazione, direi che non sia stato inficiato il risultato.

EDIT2: Su segnalazione di Ivano, e in accordo con chi ha mandato i brani, il brano 12 è stato modificato per togliere tre refusi (siamo sempre a zero voti).

***

Brano 1

Si svegliava ogni mattina con la stessa fantasia in testa: un ispettore di polizia bussava alla sua porta. Se lo figurava sempre nello stesso modo, con folti baffi, aria da gentiluomo inglese e cravattino a farfalla, un’immagine che aveva tratto dal film di Hitchcock Il delitto perfetto.
«Abbiamo il sospetto che lei sia implicata nella morte di un uomo», le diceva con tipica cadenza britannica. Entrava in casa togliendosi il capello e sfoderando modi gentili, ma Elena sapeva che non avrebbe avuto nessuna pietà di lei, l’avrebbe condotta in centrale e sottoposta a un interrogatorio snervante e interminabile. Si visualizzava in una saletta squallida, senza poter bere un solo goccio di acqua, torturata dall’emicrania e dalla vescica piena, preda di poliziotti sadici, pronti a tutto pur di indurla a confessare. E subito dopo era tra le pareti di una prigione, raggomitolata su una lurida brandina, condannata per omicidio.

Brano 2

La mattina che si uccise anche l’ultima figlia dei Lisbon (stavolta toccava a Mary: sonniferi, come Therese) i due infermieri del pronto soccorso entrarono in casa sapendo con esattezza dove si trovavano il cassetto dei coltelli, il forno a gas e la trave del seminterrato a cui si poteva annodare una corda.

Brano 3

«Sei dannato!»
Glielo aveva sussurrato il Diavolo una notte, mentre Alberto da Cluny si prosternava per ricevere le trentanove frustate decretate dall’abate Bernardo dell’abbazia benedettina di T***.
Glielo aveva sussurrato beffardamente, sicuro ormai della dannazione eterna di Alberto, pronto a entrare nelle schiere dei seguaci del Demonio. «Non più di trentanove frustate», si era raccomandato abate al confratello designato alla punizione. «Che la superbia di Alberto non sia premiata con le quaranta frustate che vergarono san Paolo, quando fu punito dai giudei per essersi convertito a Cristo. Che siano trentanove, e ogni tredici di esse che reciti l’avemaria per la sua anima superba. Poi che torni al posto assegnatogli, col cappuccio calato sugli occhi, dove rimarrà per tutta la durata della pena, allontanandosene solo per servire i confratelli e per seguire le sacre funzioni, che osserverà dalla porta della chiesa, prostrando il viso a terra dal momento del Kyrie eleison fino alla fine delle celebrazioni». Era la prima volta che Alberto veniva punito tanto duramente.

Brano 4

A lungo si era chiesto se fosse una buona idea quella di presenziare alla cerimonia di commemorazione: dopotutto, il suo compito era di sottrarsi a quelle persone invece di andare loro incontro. Ma alla fine si era arreso: non era il caso di valutare cosa fosse o non fosse opportuno. Pensava che fra i doveri di un magistrato ci fosse, in modo ben poco ortodosso, anche quello di gestire una perdita. Era in qualche modo un parassita della sofferenza: senza delitti non ci sarebbero state pene, e dunque nemmeno magistrati: gli sembrava giusto restituire al mondo qualcos’altro ancora – il semplice, terso frutto della propria comprensione.

Brano 5

La bussola segnava centoottanta. Anita guardava l’orizzonte e ogni tanto dietro al genova leggero. Il mare era calmo e scuro. Non c’era una nuvola, il vento era buono, il pilota automatico cigolava piano le poche correzioni sulla rotta. La luna illuminava la barca e si vedeva tutto come di giorno.

Brano 6

Dopo una sosta che parve infinita a cavallo dei due tempi, la macchina di Leonardo si materializzò sul pendio con uno schiocco sonoro e si fermò inclinata di trenta gradi. Il viaggiatore temporale per poco non rotolò dal pianale, e dovette aggrapparvisi.
L’uomo, in realtà un ragazzo, in un attimo si ritrovò quasi congelato mentre la neve gli vorticava intorno e già iniziava a ricoprirlo. Era preparato al maltempo, conosceva bene la situazione meteorologica, ma con una ventina di gradi centigradi in meno, si ritrovò comunque intorpidito dal gelo. E poi, sapere di una tormenta in sala tattica durante l’informativa meteo era un conto, trovarsi in mezzo, un altro.
Ma quando al di sopra della sua testa ci fu il fischio dei proiettili di artiglieria che andarono a esplodere non molto lontani, soffocati dalla neve, la sua attenzione si dirottò verso problemi più pressanti del freddo.

Brano 7

Aveva già consumato, col pensiero, chili di sapone per la corda che avrebbe usato mettendo in pratica i suoi ricorrenti propositi di suicidio. Tornando a casa quella sera aveva visto, straziato in mezzo alla strada, il corpo senza vita di un protagonista del suo fantasioso romanzo. Da qualche tempo la sua segreteria telefonica non le riferiva più messaggi interessanti. Era delusa, demotivata ed aveva esaurito tutte le storie da raccontarsi per convincersi a restare in vita. Varcata la soglia del suo appartamento – stanchissima ma senza sonno – si affacciò alla finestra per osservare la luna piena. Pensò allora di regalare un’altra opportunità all’ottimismo, proprio come aveva fatto la mattina mettendo gli occhiali con lenti scure, anziché prendere l’ombrello, per incoraggiare un raggio di sole che sbucava tra le nubi; tentativo riuscito perché il cielo si era rasserenato. Uscì di nuovo e salì in cima alla collina dietro casa; si stese sul prato coperto di erba umida, con le ginocchia piegate e le mani unite sotto la testa. Il cielo sembrava così vicino da inghiottirla e la luce della luna impediva alla notte di nascondere il paesaggio circostante. Starsene in quel luogo così tranquillo a godersi in pace i suoni ed i profumi dell’estate, le ridavano un po’ di quella serenità che gli avvenimenti degli ultimi mesi le avevano fatto dimenticare. Stava quasi per appisolarsi quando sentì qualcosa di umido sfiorarle la fronte.

Brano 8

Tutti i giorni dalle nove alle cinque, siedo alla scrivania di fronte alla porta, a battere a macchina sogni altrui. Cioè, non i sogni soltanto. Ai miei capi non bastano i sogni. Trascrivo anche i disturbi diurni della gente: problemi di madre, problemi di padre, problemi di bottiglia, di letto, le emicranie inspiegabili che ti rendono violentemente presente e poi tutto buio il nostro caro mondo. Da noi si viene soltanto se si hanno problemi.

Brano 9

Tiro giù la tapparella e un cielo arancione mi dà il buongiorno. Guardo la mia immagine riflessa nel vetro e tento di ricambiare l’entusiasmo con scarsi risultati.
Accendo il gas sotto la moka, rabbocco i frollini nella biscottiera, invocando un gesto che faccia altrettanto con la mia energia. Di là riconosco i suoni mattutini di chi divide con me vita, letto e mutuo. Flap flap, prima le ciabatte, poi sciuuuuuuum lo sciacquone, zzzzzzzzz il rasoio e infine il getto potente della doccia.

Poi è silenzio denso di caffè e sbadigli. Non ci sono altri risvegli: siamo una coppia triste senza figli. Tristi perché senza figli, non tristi del tutto. Per il resto è vita, tocca marciare e sperare che il carrozzone imbocchi il binario giusto e non si inceppi, come ha già fatto il nostro apparato riproduttivo, anni fa. Per il resto…

Brano 10

Gli uccelli marini, gli unici amici che Conan avesse, vennero a svegliarlo all’alba con stridi acuti e con una pioggia di sassolini che lasciavano cadere sulla sua capanna. Ne scivolò fuori a carponi e corse con ansia fin giù alla stretta spiaggetta, sicuro che qualche pesce fosse entrato in una delle sue trappole: era il loro modo di avvisarlo quando dei pesci erano stati catturati. Ma come presto scoprì le trappole erano vuote e ancora i gabbiani e le rondini marine roteavano intorno a lui, facendo un gran baccano. Che cosa stavano cercando di dirgli?

Brano 11

Oggi so che c’è bellezza e bellezza; e questo vale anche per i luoghi, non soltanto per le persone. Qui non ci sono deserti ricamati dal tempo o montagne affacciate sui laghi, golfi che abbracciano il mare e isole sul filo dell’orizzonte, solo una quieta infilata di vigne ordinate, di conche e salite; e c’è chi sente una musica mischiata all’odore del bosco dopo la pioggia. Chi la lavora, la terra, fa finta di non vederla questa bellezza: gli pare un vezzo da pigri fermarsi a guardare la valle quando l’ombra l’allaga o il sole filtra nel bosco e disegna un sentiero. Non è disprezzo o disattenzione, soltanto abitudine. La terra è la terra, il bosco è il bosco e la vigna è la vigna.

Brano 12

Che in poche righe contiene la storia di una famiglia francese dal 1789 ai giorni nostri

Il palazzo d’Esparvieu innalza i suoi tre piani austeri all’ombra di Saint-Sulpice, tra un cortile verde di muschio e un giardino che di anno in anno si va restringendo per causa di nuovi fabbricati sempre più alti e più vicini, e nel quale due vecchi castagni stendono ancora i loro rami quasi avvizziti. Qui visse, dal 1825 al 1857, Alexandre Bussart d’Esparvieu, l’uomo più illustre della sua famiglia. Fu vicepresidente del Consiglio di Stato durante il governo di Luglio, membro dell’Accademia delle Scienze morali e politiche, autore del “Saggio sulle istituzioni civili e religiose dei popoli”, opera in tre grossi volumi in ottavo che, per disgrazia, rimase incompiuta.
Quest’egregio teorico della monarchia liberale lasciò erede del suo sangue, della sua fortuna e della sua fama Fulgence-Adolphe Bussart d’Esparvieu, che fu Senatore del secondo Impero, accrebbe grandemente il suo patrimonio acquistando i terreni sui quali doveva aprirsi l’Avenue de l’Imperatrice, e pronunciò un discorso notevole a sostegno del potere temporale dei papi.

Brano 13

La mia vita era bella e felice come solo quella di un bambino di dieci anni poteva esserlo. Due genitori che stravedevano per me, una casa bellissima, un’amica del cuore con la quale stavo iniziando a dividere la vita e le sue piccole, grandi scoperte. Fino al giorno in cui questo sogno con destinazione paradiso esplose a mezz’aria, nel cielo turchese di una fredda mattina d’autunno inoltrato. I frammenti, come schegge taglienti e velenose, ricaddero su di me procurandomi ferite e cicatrici che continuano a segnarmi ancora oggi.

Ricordo ancora con orrore il trillo malevolo del telefono. Le chiamate che si rincorrevano. Le notizie che non arrivavano. La corsa fino a casa. I lampeggianti blu, persi nella luce bianca di un mattino radioso. Le facce attonite, incapaci di raccontarmi cosa stesse succedendo. Poi le uniformi nere dei carabinieri e quelle bianche dei medici, le prime domande, i sussurri che tutti si scambiavano, evitandomi.

Eppure, prima di sprofondare, il mio era un sogno bellissimo. Come tutti i sogni. Avevo dieci anni e avrei voluto viverla, quella vita che il destino mi avrebbe negato.

Brano 14

Mia madre minacciava sempre di farmi a pezzi se rovesciavo il secchio dell’acqua o se al crepuscolo, tra il frinire delle cicale, fingevo di non sentirla quando mi gridava di tornare a casa. La sua voce aspra e dura echeggiava nella valle solitaria: “Dov’è quel dannato bambino? Aspetta che mi capiti tra le mani e lo faccio a pezzi!” Ma appena tornavo, infangato per avere corso giù dal monte, ammaccato per i corpo a corpo con gli altri ragazzi, una volta perfino insanguinato per una ferita che mi ero fatto alla testa con un sasso appuntito (ho ancora l’unghiata argentea della cicatrice), trovavo il fuoco acceso e il brodo caldo, e mia madre non mi faceva a pezzi, ma mi abbracciava, mi puliva il viso, mi pettinava.

Brano 15

Penso che questa storia della mia lunga lotta col padre, che un tempo ritenevo insolita per non dire unica, non sia in fondo tanto straordinaria se come sembra può venire comodamente sistemata dentro schemi e teorie psicologiche già esistenti, anzi in un certo senso potrebbe perfino costituire una appropriata dimostrazione della validità perlomeno razionale di tali schemi o teorie.

Brano 16

Il vecchio monaco sbatté più volte le palpebre mentre la vista si abituava gradualmente all’abbagliante luce del mattino.
Dall’alto della torre centrale del monastero di Camaldoli, nelle giornate chiare, poteva spingere lo sguardo fin dove le pupille riuscivano a distinguere qualcosa nel luminoso scenario sottostante. Amava passare i pochi momenti liberi affacciato al parapetto del torrione; la meravigliosa natura lo aiutava a ricordarsi dell’infinita misericordia di Dio.
Ma quella mattina, l’animo dell’anziano Priore non riusciva a partecipare alla gioia festosa del creato intorno a lui.

Brano 17

Alla sera della domenica, al mio ritorno dal mare, trovai ad attendermi a casa non solo la cena preparata da mia madre ma anche il consueto “jet-lag” che si ripeteva per me ogni volta identico dopo qualsiasi mia assenza superiore ai due giorni. Il mio sfasamento si protraeva di solito per tutto il tempo necessario non solo a riabituarmi all’interazione con i membri della mia famiglia, ma anche a far sì che la vista della mia stanza – con la sua aria da bazar dove vecchio e nuovo si mescolavano come gli ingredienti sbagliati di un piatto indigesto – mi risultasse di nuovo sopportabile. Il maggior motivo di disturbo mi veniva però stavolta dal constatare che l’ambiente in cui avevo fatto ritorno non aveva seguito in nulla la traccia dei cambiamenti a cui ero andato incontro nelle ultime tre settimane.

Brano 18

Lontano lontano, in alto mare, l’acqua è azzurra come i petali del più bel fiordaliso, e limpida come il più puro cristallo. Ma è molto profonda, più profonda di ogni scandaglio; bisognerebbe metter molti e molti campanili l’uno sopra l’altro per arrivare dal fondo sino alla superficie dell’acqua. E laggiù, nel fondo, vive la gente del mare. Ma non dovete già credere che laggiù non ci sia altro che la nuda sabbia; no, là crescono le più strane piante, dal fusto, dal fogliame così flessibile che si agitano al più lieve moto dell’acqua, come se fossero vive; e tutti i pesci, grandi e piccini, guizzano tra i rami come da noi fanno gli uccelli tra gli alberi. Nel gorgo più profondo, c’è il castello del Re del mare: le muraglie sono di corallo e le alte finestre gotiche della più chiara ambra; il tetto è formato di conchiglie, che si aprono e si chiudono secondo la marea. E fanno un effetto bellissimo, perché in ogni conchiglia ci sono perle così lucenti che una sola basterebbe a dare pregio alla corona d’una regina.

Brano 19

“Ora!”
Il comando risuonò secco nella plancia della Crusader.
Un istante dopo la maestosa nave cominciò ad accelerare; in un millesimo di secondo al suo posto restava solo una scia di gas ionizzato nel vuoto interstellare.
Socchiudendo gli occhi per vincere il terribile senso di nausea dei novellini, Roland Steel imprecò infelicemente mentre si chinava per evitare un passaggio basso nel corridoio; Landon lo trovò così, chinato con le mani sulle cosce, il volto verdognolo. Sogghignò di gioia maligna:
“Allora, verme di terra, come ci si trova a strisciare in una mela di titanio lanciata nello spazio?”

Brano 20

Sono qui per sbaglio. Provengo da un altro pianeta, da un altro tempo.
Questo penso mentre guardo la televisione, sballottato tra profumi e merendine, giochi insulsi e dibattiti all’ultimo sangue. Un mondo estraneo, che capisco poco e mi piace ancora meno. Premo il tasto rosso sul telecomando e ascolto il silenzio.
Oggi è il trenta aprile. Sul calendario della cucina, accanto al giorno, brilla una scritta in rosso: “RICORDA!”. Io ricordo, obbediente.
Tutto ebbe inizio nel quarantaquattro. Avevo nove anni.

Brano 21

Venerabile dama e cara sorella di Gesù! In risposta alla preghiera che mi avete rivolto, vi narro in questa lettera le cose che volete sapere, senza affatto considerarle una fatica. Perché voi, come ben sapete, mi siete, sì, del tutto ignota; e tuttavia so che in altri tempi avete conosciuto bene lo scomparso, ragione per cui forse leggerete quanto segue e lo terrete nel debito conto, scusando le mie debolezze.
Molti uomini sono falciati dalla morte, come il beato Poverello definiva la nostra cara sorella, da prede facili e volonterose. Altri, e tra loro sono molte persone vuoi pie vuoi coraggiose, le cedono solo dopo aspra lotta e malvolentieri, come a un nemico che non si sia riusciti a tenere abbastanza alla larga. Tra questi conta il mio venerato confratello Antonio, la cui dipartita mi ha riempito di grande spavento e di una tale meraviglia, che non ho dimenticato nessuna delle sue parole, nessuna ruga del suo volto, nessun movimento delle sue mani.

***

***

Io ti avrei pubblicato. O forse no.

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84 thoughts on “Io ti avrei pubblicato. O forse no. Si aprono le danze!

  1. Il 3 ha un po’ sforato con le righe, già il gioco potrebbe essere migliorato: dare un. N. di battute precise.
    In ogni caso rimando la lettura con calma a lunedì quando stamperò il tutto, ora sono in partenza. Un bacione a Michele che ha organizzato tutto con grande cura.

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    • Io non mi sono permesso di operare tagli: dopotutto ciascuno, avendo a disposizione il testo, aveva l’occasione di tagliare l’incipit nel punto migliore. Averlo fatto più lungo può anche essere uno svantaggio, dopotutto.
      Grazie dell’incoraggiamento e buon fine settimana 🙂

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  2. Pingback: La magia di ogni inizio | ilibridisandra

  3. Il brano 1 è orribile, il 2 fa schifo, il 3 è illeggibile, il 4 è una noia, il 5 è meglio mia suocera, il 6 sembra un quadro di Scrofalo, il 7 preferisco un discorso di Gasparri, l’8 una canzone di Pupo, il 9 una puntata dell’Isola dei famosi, il 10 il titoli di coda di un porno di Siffredi, l’11 è troppo di sinistra, il 12 è troppo di destra, il 13 porta sfiga, il 14 c’è più suspense nell’attesa del metrò, il 15 sembra in chiesa la domenica, il 16 una riunione condominiale, il 17 una dieta vegetariana, il 18 è un mattone, il 19 è una catapecchia, il 20 è un ecomostro, il 21 è la corazzata Potemkin, il 22, mi porto avanti, è una cagata pazzesca!

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    • Ho finito adesso la mia attenta lettura: non parlo più! Adesso ho capito il bel da fare che hanno le Case Editrici, quando sono sommerse dai manoscritti che giungono in redazione. Io, comunque, ho già fatto le mie scelte d’impatto, però voglio meditarle di più prima di votare!
      Adesso, svago di primo maggio! 🙂

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      • Come dicevo nel cappello introduttivo, il livello è alto e non è poi così facile scegliere. Credo anche che, meditandoci, alcuni brani prenderanno un retrogusto che alla prima lettura non hanno.
        Buon primo maggio a tutti (e adesso vado anche io a svagarmi fino a stasera!)

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  4. Ho letto il post di Michele solo ieri sera e quindi non ho potuto partecipare, però ho letto tutti gli incipit con attenzione ed ho appena votato. Ho usato il criterio che uso quando devo comprare un libro, quello che leggo deve procurarmi un’emozione o la curiosità di leggere la storia.

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    • Il coraggio è tutto dei partecipanti, soprattutto di quelli che ci hanno messo dentro un pezzo proprio. E si sa che i figli “so piezz’e core” 🙂
      Il coraggio è che questa volta non ce la si può più prendere con “l’editoria”: siamo proprio noi, a votare. E questo ci toglie tutte le reti di protezione. Sì: chi si è messo in gioco, ha avuto del gran coraggio!

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  5. Visto che si parla di votazioni e che siamo quasi a metà del guado, direi di dare qualche numero: abbiamo già 59 voti in questo momento. Ciò significa che i risultati stanno uscendo dall’aleatorietà dei piccoli numeri per entrare nella zona statisticamente significativa.
    Grazie di cuore a tutti quelli che hanno votato e un invito caloroso a farlo a quanti ancora siano indecisi: rimangono tre giorni, per decidersi.

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  6. Ho votato! Avrei messo uno degli incipit che ho riconosciuto perché è bello ma volevo dare pù chance ad autori emergenti.
    Consiglio a chi non avesse ancora votato di stampare gli incipit, come già ha suggerito Michele, perché è più semplice concentrarsi e fare paragoni. Io ho dato un voto a ogni incipit così all’uscita dei risultati potrò verificare cosa avevo pensato dei vincitori!

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  7. A quarantotto ore dalla chiusura, un nuovo ragguaglio sull’andamento delle votazioni: in questo momento abbiamo 80 voti. Davvero grazie a tutti i votanti e un incoraggiamento a quanti rientrano dal ponte lungo: abbiamo il “100” in vista, non possiamo fermarci prima!

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  8. Torno dalla mini vacanza e vedo un successone! Bello bello bello e bravissimo Michele ancora. Però dai, visto il coraggio di tutti, alla fine i nomi degli autori e la classifica di tutti e 21 io la vorrei. Ho votato seguendo 4 parametri: stile (scritto più o meno bene in base alla mia personalissima opinione), voglia di proseguire nella lettura, potere di incollarsi addosso (ho lasciato decantare e verificato quali mi fossero rimasti in mente), e trama. BACIONE

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    • Vedere i brani raccogliere i voti è emozionante come vedere una gara: credo che farò un post da “Gazzetta dello sport”, mercoledì 🙂
      In questo momento, per gettare un po’ di luce su quello che sta accadendo, abbiamo quattro incipit che stanno prendendo il largo; sono appaiati e si sono scambiati ripetutamente la posizione di testa, proprio come fanno i ciclisti.
      Credo che sarebbe interessante quanto meno vedere le posizioni finali dei pubblicati; magari ne discutiamo nel post finale.
      Grazie ancora per i complimenti 🙂

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  9. Io ho votato d’istinto, senza analizzare il contenuto e la grammatica, basandomi solo sulle mie emozioni. Del resto la decisione di acquistare un libro sulla base dell’incipit è sempre così, irrazionale.
    Mi spiace solo di non essere riuscita a inviarti i pezzi. Non so perché, avevo capito che la scadenza fosse il 3…. boh….

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  10. Ultimo ragguaglio sull’andamento: a ventiquattro ore dalla conclusione abbiamo 92 voti espressi. Grazie a tutti del sostegno e un invito agli ultimi indecisi ad avviarsi alle urne: domani sera, più o meno a quest’ora, chiuderò le votazioni.

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  11. Votato! Per fortuna ero ancora in tempo!
    Diciamo che questo esperimento conferma quel che ho scritto su animadicarta: temo (o spero?) che l’incipit sia sopravvalutato. Senza sapere nulla della trama, mi è risultato difficile scegliere. Non ho riconosciuto inizi famosi, anche perchè nessuno sembra appartenere al mio genere di letture (nè vampiri nè sfumature nè kilt ;P ) Perciò, esattamente come un lettore-non-scrittore in libreria mi sono chiesta: quale per questi incipit saresti disposta a spendere almeno 30 euro per sapere come va avanti?
    Il primo mi ha preso per questioni personali, e credo anche di sapere chi l’ha inviato. Nelle prime righe ha buttato lì il problema e quindi si può intuire la trama, ma l’ha fatto con genialità.
    Il secondo l’ho scelto perchè elegantemente ti catapulta in mezzo all’azione e mi ha incuriosito. Il terzo perchè non dice molto, ma in poche righe lascia aperte infinite possibilità da spettatore esterno…sarebbe da capire se poi ne ha sfruttata una buona. Anche lì mi mancherebbe la trama, almeno un indizio.
    Ho saltato a piè pari gli inizi pomposi e le descrizioni soporifere, ma anche le frasi striminzite da analisi grammaticale di terza media con soggetto-verbo-complemento oggetto e basta. Perchè nemmeno la sintesi mi coinvolge più di tanto. Altri non li ho considerati perchè sembravano un po’ banali…se poi salta fuori che sono di nomi importanti ci rimarrò malissimo!
    Attendiamo il responso.

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    • Benvenuta e grazie per aver votato 🙂
      Ormai siamo prossimi ai 100 voti e anche alla chiusura delle urne. Tra un’oretta chiuderò la votazione e poi preparerò il post conclusivo, che pubblicherò domani mattina alle 7.
      Che dire: ancora poche ore e poi molti dubbi verranno risolti!

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  12. Io li ho letti di fretta e senza troppa attenzione (in modalità editore pieno di richieste di pubblicazione) e ho votato quelli che mi hanno colpito di più, nonostante alcune cose che avrei modificato (ma ho l’animo da editor, non da editore, si sa…).

    Bellissima iniziativa!

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  13. Le votazioni si sono chiuse con 102 voti e i partecipanti sono stati avvisati sui risultati dei brani presentati. Domani alle 7 verrà pubblicato il post finale.
    Grazie a tutti della magnifica partecipazione!

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  14. Complimenti ai vincitori e a tutti i partecipanti. E’ stata davvero una bella gara e scegliere
    tra alcuni incipit è stata una vera impresa! I miei preferiti erano 5 e fosse dipeso da me,
    li avrei pubblicati tutti! ^_^

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