La solitudine del drago morente


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Ray Bradbury: Storytelling and Human Nature (1963)

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/08/22/ray-bradbury-story-of-a-writer-1963/

“Man has always been half-monster, half-dreamer.”

***

Di noi non se ne ricordava più nessuno.

Noi draghi eravano stati dimenticati, persi nei meandri della storia. I cavalieri, gli unici in grado di poterci affrontare, erano spariti da secoli e io ero rimasto lì, solo, come la più inutile delle principesse addormentate. Peccato che io non dormissi. Mai. Al limite chiudevo un occhio, ma solo per far finta di addormentarmi e cogliere in flagrante l’unico essere che avessi il bisogno di vedere.

Me ne stavo là, appollaiato su di un tesoro inservibile, a macerare nei giorni vuoti che componevano la mia esistenza. D’altro canto, tra gli umani, nessuno s’era mai dato davvero la pena di capirci: sapevano che avevamo un tesoro; che abitavamo in località remote, a stento raggiungibili; sapevano che un cavaliere ci avrebbe ucciso, e che per questo avrebbe potuto avere la mano di una dama. Oppure sarebbe perito, lasciando il drago in attesa di un secondo cavaliere, che forse sarebbe stato in grado di ucciderlo.

Nessuno s’era mai preoccupato di capire da dove venissimo; perché fossimo partiti dal posto che ci aveva visti nascere, crescere, forse essere felici, per rintanarci là, sdraiati sull’oro, nostro letto di morte; soli, in attesa che arrivasse il cavaliere che il destino aveva scelto per noi, per porre fine alla nostra miserevole vita.

Nessuno s’era mai preoccupato di capire perché non si fossero mai visti due draghi insieme. Una coppia, magari, con lei pronta a deporre le uova per mettere al mondo la propria progenie. O anche solo due amici: perché un drago non avrebbe mai potuto invitarne un secondo a vedere il tesoro su cui dormiva, scambiandosi una coppa o una tiara come dono augurale?

Si lamentavano del fuoco che usciva dalle nostre gole. Ma come avremmo potuto parlare, senza nessuno che ci domandasse quale fosse il senso del nostro attendere? Ahinoi, gli eravamo affatto indifferenti. Il cavaliere arrivava e ci scorgeva da distante; abbassava l’elmo, ci scrutava, ci fissava con la sua pupilla di umano. Osservava l’occhio del mostro. Di quello che lui riteneva un mostro. Ma non aveva mai domandato nulla. Sarebbe bastato un solo “Perché?”, per svegliare la nostra favella. La spada che si sguainava, invece, accendeva il nostro più grande desiderio, quello che ci avrebbe fatto giubilare fino alla fiamma.

Noi draghi eravamo soli, in perenne attesa. Come gli altri, prima di me, avevo lasciato tutto quanto avessi per raggiungere, dopo molte fatiche, l’oro che avrei voluto mi facesse da sudario. Nessuno aveva mai voluto sopravvivere ai propri giorni e, quando il carico di lune si fece insostenibile, non potei che partire in cerca del mio cavaliere. Mi concessi solo un breve saluto a chi rimaneva: i giovani, non ancora sazi di tempo, lasciarono sgorgare una lacrima ma i più vecchi, oh!, quanta invidia per me che partivo.

Sapevo che sarei stato condannato a vivere in eterno, se non avessi incontrato il mio cavaliere: per questo avevo deciso di farmi notare svolazzando sopra a qualche borgo, o importunando le campagne. Ma avevo fatto attenzione a non fare troppi danni, nel timore di uccidere per sbaglio chi mi avrebbe dovuto affrontare, prima che fosse pronto. Di coglierlo alla sprovvista, privo di spada e armatura. Che guaio sarebbe stato! Nel dubbio, alla fine, avevo smesso del tutto, e me ne stavo quieto, in attesa. Se avessi perso il mio cavaliere, nessuno sarebbe venuto per porre termine alla lunga agonia di giorni sempre uguali.

Ma il tempo passava. I cavalieri erano spariti, e dei draghi non si ricordava più nessuno.

***

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12 thoughts on “La solitudine del drago morente

  1. Interessante prospettiva… come cambia il mondo visto da un altro punto di vista.
    Mi aspettavo un lieto fine, ma non è arrivato. sigh. Niente più cavalieri… vuoi vedere che non ci sono più neanche i principi azzurri?

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  2. Hai presente la frase “le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere”? Ecco, per me è terribile. È tutta sbagliata.
    Penso che non ci sia bisogno di dire quanto mi sia piaciuta la tua storia.
    Michele save the dragon. 😉

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    • Triste, sì. Dentro c’è Calvino e Manganelli, o almeno ci ho provato. E poi anche una riflessione sul fatto che la Storia la scrivono i vincitori e mai nessuno saprà i motivi dei vinti (posto che davvero siano vinti).
      Grazie per aver ricondiviso. 🙂

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