Un passo dopo l’altro, il foglio si riempie. Forse.


photo credit: Wrong path via photopin (license)
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Helen Dunmore: 9 Rules of Writing

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/11/09/helen-dunmore-rules-of-writing/

“A problem with a piece of writing often clarifies itself if you go for a long walk.”

***

Ci sono alcune cose, nella scrittura, che la rendono un’arte difficile. E complicata. Va bene, sarò del tutto onesto, con voi: le cose che la rendono complicata sono molte. Facciamo un esempio: se io volessi fare il falegname, il mio problema sarebbe il legno. Va tagliato giusto, e si deve incastrare senza lasciare spazi. Con un po’ di precisione e un progetto si possono fare cose che non si vedono neppure in certi grandi magazzini nordici, dove non sono ancora riusciti a capire la differenza tra un armadio e una scatola di LEGO. Però, per quanto io faccia un tavolo oppure una statua, il mio problema sarà il legno. Quindi, se volessi fare lo scrittore, il mio problema sarebbe la scrittura. Giusto?

Sbagliato.

Mi sono sentito dire le cose più varie. Che dovrei frequentare una scuola, anche se dovrei prediligere il corpo libero della penna, che ci vuole un corso di scrittura creativa, ma che non si può dimenticare l’autodeterminazione delle lettere, che forse sarebbe il caso di partecipare a una bottega di narrazione, per quanto sia il randagismo del raccontare che fa funzionare tutta la faccenda. È possibile ascoltare ottimi consigli in un senso, cambiare interlocutore, e sentirne di altrettanto sensati che magnificano l’esatto contrario. Nella Roma antica, alcuni retori greci furono cacciati per molto meno. Eppure la scrittura, prima ancora di essere una forma d’arte, è una forma di artigianato. Proprio come tutte le altre arti: nascono come artigianato e poi evolvono, in un senso che forse potremmo definire estetico, e divengono qualcosa che è più che artigianato.

Altri scrittori hanno il problema di farsi conoscere. Di avere accesso alla Repubblica delle Lettere. Di avere uno stuolo di lettori, adoranti, in spasmodica attesa di una parola su di un foglio. Oppure, secondo un’altra versione, di avere un mercato. Perché, alla fine, c’è un unico problema vero nelle nostre vite: pagare le bollette e mangiare, possibilmente due volte al giorno. Così fioccano le guerre di religione tra chi difende la Casta dei Pubblicati e dei Pubblicatori (le maiuscole, in questo caso, sono d’obbligo) e chi sostiene la democrazia delle piattaforme di pubblicazione, con gran stridore di lame e digrignare di denti. In tutto questo volteggiare di sciabole sono rimasti sotto il fuoco incrociato i lettori, che ormai sono protetti dal WWF come specie in via d’estinzione. E non abbiamo neppure un campione di DNA da consegnare ai posteri.

Io, però, sono solo un artigiano della scrittura. Rimango lì, ancorato al foglio come al legno grezzo, mentre piallo con calma una frase fino a quando, passandoci sopra la lingua, non scorra via dolce come piace a me. Uno dei consigli migliori che conosca è anche uno di quelli più snobbati: quando c’è qualcosa che non va, nella scrittura, farsi una lunga passeggiata aiuta. Camminare, per sciogliere la testa prima ancora che i muscoli.

È vero: ho provato e funziona. Per un certo verso.

Funziona anche bene: domenica faccio la mia terza maratona.

***

P.S.: Se davvero vi interessassero le questioni citate sopra, potreste voler leggere:

Se invece vi interessa correre, meglio che vi rivolgiate a Tenar.

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

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19 pensieri riguardo “Un passo dopo l’altro, il foglio si riempie. Forse.

  1. “I just want to be a log” è una delle mie frasi preferite quando mi si chiede di far qualcosa. Io non sono adatta a far sforzi, mi piace stare immobile come un ciocco di legno cullato dalla corrente del fiume. Il sogno è di svegliarmi un giorno e scoprirmi Hemingway. Potrebbe succedere… basta crederci… vero?

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    1. Intanto sei un blog: quindi ci sei già molto vicina 😛
      Crederci è fondamentale, perché se non lo farai tu, per prima, non lo farà nessuno al posto tuo. E poi essere pigri è una grande risorsa: si pensa prima di agire. Infine, se non ti piace fare sforzi leggendo, come scrittrice non vorrai far sforzare i tuoi lettori: e loro apprezzeranno. Garantito.

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  2. Corridore scrittore anche tu? Allora siamo in tanti!
    Innanzi tutto in bocca al lupo per la maratona, io vengo dalla pista e 42 km sono davvero troppo (quando ne faccio 15 mi sento già… Con un piede nella fossa!). Per il resto come non condividere il tuo post? Le storie si fanno anche con i piedi. Camminando, correndo e pensando

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    1. Come diceva Carver (e l’ho imparato proprio oggi): “Nessuna delle mie storie è realmente accaduta, ovviamente — non sono uno scrittore autobiografico — ma per la maggior parte serbano una rassomiglianza, peraltro vaga, con certe situazioni e occorrenze della vita”. La maratona fa parte della finzione letteraria.
      Sono sportivo, pratico a buon livello, ma di certo non corsa. Anzi: il mio allenatore mi ha espressamente proibito anche il jogging 🙂

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  3. Già, i lettori. Tutte queste battaglie suonano ridicole viste dal loro punto di vista. Raccontando alcune cose a mio marito sulla guerra degli ebook, vedo che mi guarda basito.
    Mi viene il dubbio che noi scribacchini amiamo un po’ troppo disquisire sulle cose, guardarci l’ombelico e perdere di vista le cose importanti.

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    1. Un male comune a molti settori. Ecco perché mi piace l’idea della scrittura artigianale: vorrei scrivere idealmente per qualcuno che sia un mio vicino, le cui istanze e bisogni siano chiari e veri perché sono anche miei. In altre parole: “scrivi il libro che vorresti leggere”.

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  4. Davvero lecchi le frasi finché… ? Sei il primo scrittore fetish che confessa le proprie pratiche erotiche.
    Si vede che sono molto più evoluto di te: la mia creatività si esprime all’ennesima potenza mentre giro in auto. Però ora la benzina è molto cara, ergo sono a corto di idee.
    Devo avere anche scritto due post tanto tanto tempo fa dal titolo “Artigiani della qualità” e “Artigiani della quantità” (uno dei due parla proprio di te…): come vedi la pensiamo in modo simile. 🙂

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      1. Quella della lingua è una “trappola”, nascosta neanche tanto bene. 🙂
        Ma è interessante leggere i commenti: hai messo su un bel gruppo e sulle reazioni di ognuno se ne potrebbe parlare un bel po’. In ogni caso, opinioni preziosissime.

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        1. Hai visto, Maria, come mi rivendo subito le cose che imparo da te? E poi si fa presto a dire lingua, che qualcuno pensa a quella italiana e qualcun’altro, invece, a certe pratiche fetish per le quali servirebbe una valigia di certi “gadget”… 😉

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  5. L’idea dello scrittore come artigiano che cesella le frasi come il falegname con il legno mi piace moltissimo. Io mi comporto in un certo senso proprio così, scrivo e riscrivo una pagina finché non sono soddisfatta. Qualche volta però ho un momento magico e la prima stesura di una pagina è quella perfetta, la leggo e la rileggo, ma non trovo nulla da cambiare. Altre volte, invece, se mi areno su un punto, lascio perdere e faccio altro: una passeggiata, un giro in bici oppure leggo un libro 😉

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  6. Lo sai che mi piace veramente leggere le tue riflessioni al di fuori dei racconti che ti raccontano?

    Le mie idee vanno a tempo di bracciate in piscina: 12 anni di nuoto libero libera dalle tossine e libera anche la mente!
    ma mi preoccupa un po’ la mia doppia veste di scrittrice artigiana, democraticamente affascinata dalle piattaforme di pubblicazione ma con un occhio di riguardo verso le Caste (maiuscolo d’obbligo!) e di lettrice esigente che paga le conseguenze di tanta forse troppa approssimazione (giusto quello che scrivevo oggi!). Uscirò indenne da questo fuoco incrociato?

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    1. Se fallirò come romanziere, mi rimane dunque aperta la porta della saggistica?
      Non so rispondere alla tua domanda; sono giorni in cui sono particolarmente disilluso pessimista realista diversamente ottimista e l’unica frase che mi viene in mente è: “mala tempora currunt”.

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