“Fine.”


Joseph Conrad: Writing and the Role of the Artist (1897)

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/12/03/joseph-conrad-on-art/

“Art is long and life is short, and success is very far off.”

***

“FINE.”

Lo scrittore è stanco, ma infine sollevato: ha potuto scrivere la parola agognata dopo tutti questi anni. Non c’è una parola più amata, da chi scrive storie: significa la conclusione della fatica, il termine di ogni sofferenza. L’uomo ha lottato per lunghissimi anni con quei fogli e con quei monitor maledetti, riempiendoli di piccoli segni neri; ma ogni volta che uscivano dalla sua testa, le idee sembravano passare dentro un frullatore. Meravigliose architetture diventavano paesi di campagna; magnifici amori si sgonfiavano in blande amicizie e odi inestinguibili deperivano fino a tramutarsi in triviali ripicche.

È una storia strana, la sua: i protagonisti sono fantasmi. Creature sole, che faticano a incontrarsi; sanno che sono molti, ma nessuno, a memoria di fantasma, ha mai incontrato nessun’altro. Anche i vivi li evitano, lasciandoli a struggersi nella solitudine più cupa. Vorrebbero parlare, perdio, confrontarsi con qualcuno. Dopo secoli di solitudine, parlare del tempo con un estraneo in ascensore è il lusso più grande che si possa immaginare. Provano persino a sbattere le porte, a gettare le cose per terra, ma nessuno si accorge di loro e tutti evitano di guardarli negli occhi. Non c’è scampo: dev’essere una congiura. Anzi, è di certo una congiura. Sono stati lasciati soli. Vince la diffidenza. Alla fine, consumati dall’indifferenza, evaporano.

Aveva lottato a lungo con se stesso, con la lingua, finanche con la penna e la tastiera.

Ma infine lo scrittore ha vinto: ha superato tutti gli scogli, ha vinto tutte le correnti. Certo, ha pazientemente sopportato, con andatura di bolina, di superare i venti contrari della vita; ha dovuto farlo da solo, perché nessuno lo ha seguito nel suo viaggio travagliato. È stato uno dei pochi a uscire da quello spazio senza dimensioni e senza colori che è l’esistenza quotidiana per riuscire a crearsi un universo: ha creato il proprio tempo e il proprio spazio e, all’interno di questa bolla, ha percorso una parabola. Ha completato una vita, spesa con l’unico scopo di produrre una storia.

Ma non è stato abbastanza e il suo romanzo si è trascinato a lungo oltre i termini consentiti: lui non se n’è curato e la sua forza di volontà è stata più grande e forte della sabbia della clessidra.

Adesso ha scritto la parola “FINE” e attende, impaziente, il pellegrinaggio dei lettori.

Ma non si presenta nessuno.

Rispondete, ve ne prego! Se proprio non con un complimento, anche con un commento. Dopo tanto silenzio, una stroncatura sarebbe una benedizione: un lettore disgustato rimane pur sempre un lettore.

Ma l’uscio è deserto e il campanello inoperoso.

Lo scrittore non ha altro da dire: scuote una catena, per far rumore e dimostrare d’esser vivo. Ma nessuno se ne cura, e svanisce.

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

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13 thoughts on ““Fine.”

  1. fine? Non c’e’ mai fine. Lo strazio se mai e quando arrivera’ la tanto attesa risposta non fara’ che aumentare! Tanto vale prepararsi al peggio, cosi’ ogni piccolo segnale positivo sembrera’ un grande successo 🙂

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  2. Purtroppo penso che sia davvero la verità. I personaggi rimangono nella tua mente a gridare per farsi sentire e per raccontare la loro storia.
    Ora io avrei una domanda, ti è mai capitato come me di aver scritto un sacco di pagine e poi prenderle e dover ammettere di doverlo riscrivere da capo perché l’impostazione che gli hai dato è sbagliata? Io ne ho avuto il coraggio dopo due anni che stavo scrivendo.
    Forse non c’entra niente con il post ma vorrei sapere che ne pensi.

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