Dio non è morto, sta solo scappando


Questo pezzo è stato scritto su invito di Spartaco Coniglio Mannaro Mencaroni, per il Carnevale della Matematica numero 87 di Dioniso Dionisi. Dato che il tema (Matematica e Rinascimento) mi ha colto assai impreparato, ho sfruttato l’ottimo aggancio (che vi suggerisco di leggere e che è linkato anche nel post, sotto) fornitomi dal Coniglio per lanciarmi. Lanciarmi addirittura all’inseguimento di Dio, che non si è accorto che quaggiù, qualcuno, ha scoperto la fuga.

Buona lettura.

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da Internet
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Siamo soli, nell’universo.

E non mi riferisco alla possibilità che non esistano altre forme di vita, ché anzi pulluleranno sui milioni di miliardi di mondi diversi, pietre rotolanti senza costrutto per lo spazio-tempo. La cosa è assai peggio di così, e l’ho scoperto solo di recente. Lo lascio scritto prima di premere il grilletto della pistola che giace sul tavolo, al mio fianco, perché io non posso sopportare questo orrore e devo porvi rimedio; però spero che tra gli uomini, fattisi carne a partire dalla polvere interstellare, qualcuno di più forte di me sia in grado di sopportare questa amarissima verità e possa aiutare i propri compagni di sventura che vivono su questo pianeta.

Noi, uomini moderni e supponenti, abbiamo sempre tacciato gli antichi di credulità e faciloneria: loro scrivevano di vivere gomito a gomito con gli dei e noi non ne abbiamo mai visto uno. Dunque abbiamo deciso che neppure loro li avessero mai visti, e che scrivessero fantasie. Poveri ingenui.

Falso.

Lo scrivevano perché era vero. Poi dev’essere successo qualcosa. Qualcosa di terribile. Gli dei, Dio — il nostro Dio —, addirittura il figlio di Dio e anche parte dei santi: chi ha potuto è asceso al cielo. Se n’è andato, cioè, il più in fretta possibile.

Nel Rinascimento erano riusciti per la prima volta a calcolare dove fosse il paradiso. La riscoperta della matematica e delle proporzioni aveva permesso a quelle menti geniali di calcolare la distanza di Dio dalla Terra, situandola in un punto che oggi, per noi, è a metà strada tra il nostro pianeta e il sole. Qualcuno si è stupito che il figlio di Dio, partendo dalla Terra, lo abbia raggiunto con una velocità per noi impossibile: di diversi ordini di grandezza più veloce della luce. Come se non fosse ovvio che chi dispone le regole non sia soggetto alle stesse. Dio se n’era fuggito già da tempo, e ha continuato ad allontanarsi a velocità sempre crescenti. Un’accelerazione figlia forse della paura. Come posso io sopportare solo l’idea che esista qualcosa capace di spaventare il mio Creatore?

È ormai un secolo che l’uomo conosce i buchi neri; prima per via teorica e poi, con l’aiuto di strumenti sempre più sofisticati, anche riconoscendoli sparsi nell’universo. Ci siamo affannati a trovare spiegazioni esoteriche, legate alla massa e a chissà cos’altro. Ma basta un po’ di acume: se sono neri, è perché non proviene luce, da là. E la luce, che viaggia all’unica velocità che le sia consentita, non potrà mostrarci qualcosa che viaggia migliaia di volte più veloce. È semplicemente troppo lenta per raggiungere i nostri occhi.

Ecco allora l’amara verità: i buchi neri sono gli ultimi refoli di spazio-tempo, arricciati dalla fuga di Dio da questo universo. L’unico posto, per assurdo, dove ancora potremmo entrare in contatto con l’Essere Supremo che ha forgiato la nostra realtà. Ma se il Creatore fugge così di filato, per noi povere creature si prepara una fine orribile. Non ci possono essere altre spiegazioni.

Io sono sempre stato un pavido, e non sopporto di vivere oltre con il peso di questa angoscia: una pallottola in testa è il mio personale tentativo di raggiungere Dio. Ancora una volta con una proporzione, come fecero nel rinascimento: la pallottola viaggia più veloce del suono e penetrerà nel mio cranio prima che il rumore dello sparo lambisca le mie orecchie; così spero che la mia mente sia proiettata nello spazio più veloce della luce, la stessa luce che smetterà di entrare dai miei occhi.

Non ho paura. Il grilletto è freddo, sotto il polpastrello, e io non sentirò neppure un rumore, mentre raggiungo la velocità di fuga di Dio.

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

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6 pensieri riguardo “Dio non è morto, sta solo scappando

  1. Qualche volta l’ho pensaro che Dio stesse scappando, non da un pericolo più grande di lui, ma da un’ umanità sempre meno “umana”. Questa storia mi ricorda la serie Dominion, potrebbe essere il suo prologo ideale.

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    1. Che sia per paura o per qualsiasi altro motivo, quando il Capitano abbandona la nave per primo, per tutti gli altri si mette assai male!
      La serie Dominion non la conosco, perché non frequento ormai più né tv né cinema, ma Google almeno mi ha dato una veloce infarinatura 🙂

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