Assolutamente vero. Praticamente falso.


photo credit: me via photopin (license)
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E. B. White: The Role and Responsibility of the Writer (1969)

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/04/17/e-b-white-paris-review-interview/

“Writers do not merely reflect and interpret life, they inform and shape life.”

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Noi scrittori, con la scrittura, cambiamo la realtà.

Siamo onesti: solo noi possiamo crederlo. Il fatto è che siamo talmente immersi in quello che scriviamo, che alla fine ci pare vero e non siamo capaci di capire cosa sia accaduto davvero e cosa per finta. Siamo talmente trasferiti nel mondo che inventiamo, immersi là fino al collo, che la nostra storia ci pare più vera del reale. Ma noi siamo qui, non là. Siamo nella solita vecchia, squallida stanza. Senza neppure un cane che ci chiami per prendere un frappé e fare due chiacchiere.

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Va sempre a finire così. Gli piacerebbe che le cose non dipendessero strettamente da lui, che avessero il proprio corso. Che il destino facesse la sua parte, insomma, senza dover prendere in prestito la sua fantasia. Invece tutte le volte si accorge che le cose che scrive, poi, accadono. Che influenzano l’esistenza. Fino a gettare un’ipoteca sui suoi sensi di colpa perché, nel tentativo di dissociarsi e auto-assolversi, le cose che ha scritto non sono più frutto della sua mente (bacata), ma crede che siano nate da sole, spontaneamente. Se poi succedono, non è mica colpa sua.

Allora va a finire che il nostro sedicente scrittore legge Murakami. Scopre che ha scritto “Tokio blues” per metà in una villa a Santorini (l’altra metà, per la cronaca, in un attico a Roma; una vita d’inferno, per il povero giapponese). Dato che al nostro sedicente scrittore manca giusto da riscrivere mezzo romanzo, decide di dotarsi di strumenti adeguati e parte per l’Egeo. La data di consegna è troppo vicina per concedersi una vacanza e basta, serve una vacanza con scrittura.

E poi succede. Succede che le due stanze, con terrazza, a cinquanta metri d’altezza sul mare, mostrano attraverso le finestre una vista che non si vede neppure nei quadri di Raffaello. Succede che il meltemi, prima di digradare nella valletta fino alla spiaggia, scuote la casa e le sue due stanze che la notte sembra ci sia il terremoto perpetuo. Succede che gli unici rumori che si sentono sono il vento, i galli, le cicale, le pecore e i pellicani (se volete saperlo, fanno un verso che sembra quello di un asino; e se non ci credete, potete controllare su Wikipedia). Succede che tra un bagno in mare e uno di sole le dita volano sulla tastiera senza sforzo, raccontando storie e intrecciando vite. Succede che tra un ouzo e un calamaro spites, un’atherina e una horta, le parole si accumulano e le pagine crescono, senza ritegno.

Infine succede la cosa peggiore di tutte. Le dita fanno quello che devono fare, non è colpa loro; scrivono quella maledetta parola e la realtà si piega alla volontà dello scrittore, che si accorge di aver scritto “FINE” con qualche secondo di ritardo. Neppure il tempo di chiudere lo schermo del portatile che, sul tavolo, sono già sparsi biglietti e itinerari, per tutti i mezzi possibili: traghetti, taxi, treni, aerei. Se non fosse ormai spento senza speranza, ci sarebbe anche un biglietto per lo Space Shuttle. E i biglietti parlano con una voce sola, quella che dice “ritorno”.

Così, condannato dalle proprie mani, non ha altra alternativa che mettersi in viaggio e tornare. Ai luoghi di sempre, alla solita vita, al grigio della padania (in)felix. L’azzurro del cielo e il blu del mare sono archiviati in pellicole e bit. Ma undici lune passano, anche se non troppo in fretta. Infine anche il viaggio finisce, davanti al luogo dove aveva avuto inizio.

Lo scrittore apre la porta di casa e dice: “Ciao, sono tornato.”

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I ricordi sono vividi. Sul pc, immagini di mare e isole. Nella cronologia, link a Wikipedia e a Google Maps. Tutto è chiaro, nella mia testa. Di conseguenza mi devo essere immaginato tutto. Come al solito.

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12 pensieri riguardo “Assolutamente vero. Praticamente falso.

  1. Allontanarsi dai soliti luoghi può essere talmente rigenerante che nascono nuove idee e storie da raccontare. Scrivere direttamente in vacanza è ancora meglio perché fissi sulla carta (o sul tablet) le sensazioni del viaggio.

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    1. L’atmosfera del libro è davvero lontana da quella di una vacanza greca… però la possibilità di non farsi distrarre dalla routine quotidiana, con i suoi mille inutili assilli, è effettivamente senza prezzo.

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  2. Se servono ulteriori dosi di atmosfera puoi sempre venire a pranzo da mia suocera, lei è molto ospitale (parole greca, ovviamente spiti significa casa) nonché greca, parla greco, cucina greco, può anche mettere su musica greca, certo il panorama è un pelino differente 😀 (mica per niente si fa almeno tre mesi su un isola greca ogni estate). Bentornato!

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    1. Grazie.
      Per il panorama rispolveriamo il proiettore da diapo 😀
      Per il resto mi servirebbe proprio qualcuno con cui fare conversazione, perché mi piacerebbe parlare greco.
      (mica per niente: ma perché farsi nove mesi qui, dico io!)

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