Vita intelligente


Jack Kerouac: 30 Beliefs and Techniques for Prose and Life

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/03/22/jack-kerouac-belief-and-technique-for-modern-prose/

“No fear or shame in the dignity of yr experience, language & knowledge.”

***

Lui non aveva studiato; di questo si poteva essere certi. Aveva rughe profonde, sul volto; i denti gialli, anneriti da anni di nazionali senza filtro, contornavano fessure enormi, rendendo il suo sorriso strano e inquietante. I piccoli occhi grigi, all’ombra di una coppola perenne, si perdevano in una faccia che il sole aveva reso dello stesso colore di un mocassino. E della stessa durezza: non c’era evento, per catastrofico che fosse, capace di commuoverlo. E neppure di smuoverlo. Per lui la natura era sovrana, e giusta, in tutte le sue manifestazioni, comprese quelle più dolorose. Nessuno di noi lo aveva mai visto versare una lacrima, neppure per un moscerino in un occhio. A volte invece sapeva sorridere per cose che noi non saremmo mai riusciti a capire.

Eppure, tra di noi, era l’unico che sapesse davvero. L’unico che avesse una coscienza di cosa lo circondasse, l’unico che sapesse prevedere i moti della natura. La traiettoria e la vita delle nuvole. Gli animali e le loro abitudini, a volte bizzarre, a volte pericolose, ma sempre leali a se stesse. Le piante e i loro segreti, ben custoditi. Tutte le cose che non sarebbero mai passate sui banchi di scuola per lui erano materia di studio. Aveva passato una vita sotto al sole d’estate e al vento e alla pioggia d’inverno, a combattere con i campi. Ma era ostinato, assai più che loro: li aveva piegati al suo volere, fino ad obbligarli a dargli quel poco di cui aveva bisogno.

Non aveva bisogno di una laurea in fisica, e neppure di un frigorifero, per avere i meloni freschi quando il sole cuoceva la terra: gli bastava tagliarli e lasciarli esposti al suo calore. Non aveva bisogno di una laurea in agronomia per difendere i suoi alberi e la sua frutta: gli insetti giusti, da lui convinti nel tempo ad abitare la propria terra, lo facevano per lui assai prima che diventasse di moda la parola biologico.

A qualcuno tutto questo non era bastato: gente di città, per la quale un ettaro è solo un numero che si misura in euro, era venuta e aveva imposto con la forza delle carte le proprie inutili, oscure ragioni. Lui non poteva capire; si era arreso ai paroloni, sottomesso da quelle sillabe imponenti che gli erano rotolate addosso e dalle quali non aveva armi per difendersi. Non avrebbe potuto farlo. Non con le coccinelle, o le api, comunque.

Lo abbiamo visto tacere. Sconfortato per la propria ignoranza. Avvizzire in silenzio, vergognandosi di aver perso quel poco che suo padre gli aveva lasciato. Non c’è voluto molto: è tornato nel posto in cui era re, è tornato a mescolarsi alla terra. Ci sarebbe bisogno di gente così, più che di ingegneri e di chimici. Per non parlare di avvocati e banchieri. Per mostrare che anche su questa palla azzurra, che rotola nel cielo nero, c’è vita intelligente.

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12 thoughts on “Vita intelligente

      • Il legame con la terra non è mai una scelta. Spesso è un legame di sangue. Solo noi cittadini crediamo a questa idea di libertà. Chi vive la fatica dei campi, e lo stesso vale per la pesca, non ha bisogno di tutto questo libero arbitrio, è saggiamente fatalista. Per questo mi piace il tuo racconto.

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        • In effetti ho scritto con davanti agli occhi i volti dei contadini, isolani veri, dove comperavo frutta e verdura.
          Tra parentesi: noi ce la sogniamo, della mercanzia del genere, come anche la gratitudine che mi riservavano per il fatto di comperare da loro.

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      • Ci ho preso! ;P
        Comunque, parlando seriamente, so perfettamente cosa vuoi dire: nella mia città, in Sicilia, c’è un mercato di frutta e verdura (si chiama “strata a foglia”, un’autentica istituzione a Caltanissetta) che, purtroppo, le bancarelle disseminate un po’ dappertutto e più facilmente raggiungibili (il mercato è nel cuore del centro storico) stanno soppiantando. Anche li trovavi e tutt’ora trovi contadini che vendono i frutti dei loro orti con una umiltà e un amore per la terra e il lavoro che fanno imparagonabili a nessun’altra forma di commercio.

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