Acchiappami n. 2 – Giulia Mancini


photo credit: calligraphie via photopin (license)
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Questa rubrica raccoglie le lettere di presentazione che mi sono state inviate per essere sottoposte ad analisi da parte dei lettori di questo blog. Qui non vengono giudicate le storie, ma si ragiona sul modo con il quale le presentiamo agli editori, perché i manoscritti non vengano cestinati ancora prima di essere aperti. Potete leggere nella pagina dedicata l’elenco delle lettere ricevute e le regole per partecipare.

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nome del file: Acchiappami GiuliaMancini Finedell’estate.doc

carattere: Times New Roman, 12pt, 80 colonne


È l’anno 1983, epoca in cui l’unico modo di conoscersi è quello di incontrarsi nei luoghi di ritrovo più consueti: un parco, una piazza, il centro città, la scuola.

Claudio ha diciannove anni, ma a volte pensa di averne molti di più tanto è insofferente la sua anima, cerca di nascondersi sotto una maschera di sicurezza e spavalderia, ma lo tradiscono la sua espressione inquieta e le troppe sigarette che fuma rabbiosamente. Vorrebbe scappare dalla soffocante cittadina di provincia in cui vive e forse anche dalla sua vita.

Silvia ha sedici anni, tanti sogni da realizzare, tra cui quello di vivere altrove, e tanta immaginazione per dare forma alle sue fantasie, ama i libri e scrivere i suoi pensieri su un diario. Quando conosce Claudio le sembra di trovare la risposta a tutti i suoi interrogativi irrisolti e soprattutto alla sua richiesta d’amore.
Sono arrabbiati con il mondo intorno a loro: i genitori, i professori, le convenzioni sociali soffocanti della piccola città di provincia, troppo attenta alle apparenze e al pettegolezzo. Entrambi manifestano la loro rabbia con i mezzi che hanno a disposizione, il disprezzo, il disappunto e la ribellione. Si incontrano casualmente in un pomeriggio d’estate e si innamorano. Il loro incontro diventa un manifesto e il loro punto di forza contro il mondo, ma anche l’occasione di una possibile felicità. Grazie alla loro incoscienza e al loro amore assoluto e totalizzante, come solo sa essere l’amore adolescenziale, tutta la loro vita sembra prendere una direzione diversa e finalmente positiva. Un grande dolore travolge però inaspettatamente la loro vita. Può un amore così giovane resistere alle prove più dure? Forse la realtà riserva alla loro vita un epilogo differente. O forse il loro è stato soltanto il sogno breve di un’estate.

 

“Non lo aveva preventivato, non aveva pensato che un giorno avrebbe provato un così grande attaccamento alla vita, una voglia di vivere così forte e disperata, lui che aveva sempre scherzato con la morte quasi credendo di dominarla. Non si era mai reso conto di quanto la vita fosse preziosa, fino a quel momento, il momento in cui capiva che poteva perderla e che era al di fuori del suo controllo.”

Fine dell’estate è lungo 175 cartelle commerciali ed è un romanzo genere Fiction letteratura romance contemporaneo

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Leggi tutte le lettere inviate in “Acchiappami (se ci riesci)”

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23 pensieri riguardo “Acchiappami n. 2 – Giulia Mancini

  1. Una lettera equilibrata, ma (perché c’è sempre, un ma, da qualche parte?)…

    La prima cosa che mi salta all’occhio è che ricalca l’esempio che avevo messo e che quindi soffre dello stesso difetto: manca del tutto sia un cappello introduttivo (per esempio con una riga di biografia, anche solo per dire che è il primo testo mai scritto) che una chiusura (con qualche indicazione del perché si sia scelto quell’Agente o CE, per esempio).

    In secondo luogo, a mio parere, questa è una quarta di copertina più che una sinossi: se fossi un editor, vorrei sapere qual’è la struttura della storia. Cosa genera il conflitto, ad esempio? Ma soprattutto: come viene risolto alla fine?

    Ottima invece l’indicazione in cartelle commerciali e l’indicazione del genere del testo.

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    1. Leggo solo ora e ho visto adesso che si tratta della mia lettera!
      Sì, in effetti ho seguito il tuo esempio, (forse ho dato per scontato le informazioni di preambolo) condivido quanto dici,
      però se dovessi mandare una lettera a una casa editrice scriverei un’introduzione più ampia e inserirei una mia biografia.
      Svilupperei anche di più la descrizione della struttura della storia e del seguito.
      Come ti ho scritto è la sinossi del mio secondo e book e non volevo svelare troppo, sarà che io quando leggo una sinossi che racconta tutto fino alla fine perdo interesse e non compro. Magari sbaglio. Ditemi anche voi cosa pensate. 😉

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  2. La storia mi attira, questo il primo pensiero personale, forse perchè ho lasciato l’anima negli anni ’80. Se fossi una editor di sicuro il manoscritto lo inizierei a leggere. Lo stile ha un certo margine di miglioramento. (es. rabbiosamente, rabbia, arrabbiati) Diversi i termini ripetuti, e immagino che, a questo punto, lo saranno anche nel romanzo Questa è una mia paranoia, lo riconosco, provengo dalla scuola “ripetizione = muerte” 😀 anche se poi in libri pubblicati assolutamente degni di esserlo, spesso ce ne sono a iosa, e non stravolgono così tanto il testo in sè. A me sembra una buona presentazione nel complesso, magari due righe in più sull’autrice le avrei messe.
    PS. Per Michele, sai che mi sono svegliata pensando “che bello c’è acchiappami!”

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      1. Guarda che una mia statua finisca al museo delle cere, il più celebre, ovvio, quello londinese, non mi spiacerebbe, sarebbe segno di fama.
        In ogni caso al di là della mia formazione rigida, sono sessantottina, non in senso di barricate e manifestazioni 😀

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    1. Grazie Sandra! Mi fa piacere che la storia susciti il tuo interesse. Hai ragione sulle ripetizioni, mi sa che cercherò di migliorare la presentazione (appena trovo il tempo) anzi sfrutto il post di Michele per raccogliere tutti i vostri preziosi suggerimenti. Il vantaggio con il self publishing è che posso operare direttamente sulla storia e aggiornare l’ebook in commercio.

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  3. Sono d’accordo con Michele che un minimo di introduzione biografica aiuterebbe. Bastano poche righe per dire chi sei e che vuoi. Sarà che io mi infastidisco un sacco quando mi scrivono mettendo solo l’allegato… 🙂
    Per quanto riguarda la sinossi, mi piace il fatto che si percepisca subito l’atmosfera del romanzo (anni ’80, personaggi giovani e in contrasto con il mondo). E mi piace che hai detto nelle prime righe quando è ambientata la storia e chi sono i protagonisti. Però ho anche io la sensazione che si potrebbe migliorare, rendere più accattivante. Sono ormai convinta che anche gli editori vanno agganciati al volo, fin dalle prime righe, proprio come succede per la quarta di copertina. Magari si potrebbe rendere più vivace e snella, almeno all’inizio.

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    1. Ciao Maria Teresa, è vero ho dato per scontato le informazioni di preambolo, come scritto a Michele. Da rimediare.
      Sono contenta che la storia susciti interesse, nonostante gli anni 80, un periodo che ho rivissuto proprio scrivendo questo romanzo. Migliorabile, prendo nota dei tuoi suggerimenti. 
      🙂

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  4. Giulia, è il tuo turno!
    Nell’83 ero più giovane dei tuoi personaggi, però ho vissuto in pieno quel periodo: hai scelto gli anni più belli per ambientare una storia.
    Sì, vero, l’inizio dovrebbe avere una parte dedicata alla presentazione dell’autrice, ma questo è stato detto, come Sandra ha notato lo stesso piccolo difetto che noto sempre anch’io in genere: le parole ripetute; ma queste, suppongo, sarebbero cose da rimandare al compito di un eventuale editor, in fase già avanzata di elaborazione del testo.
    Io vorrei saperne di più, da quello che racconti vorrei vedere come, poi, lo scrivi: io leggerei il primo capitolo, per esempio!

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  5. Sono d’accordo con Michele e con Maria Teresa.
    Serve qualche riga di biografia e la fine della sinossi, in questo tipo di lettere non si può non rivelare il finale.
    I personaggi sono un po’ scontati, non hanno nulla di eclatante, per cui metterei in risalto il fattaccio (che non dici) che rende la tua storia diversa dai milioni di altre storie simili che l’editore riceve ogni giorno.
    Ultimo dubbio: il genere non è YA?
    Nota positiva: scrivi benissimo, lo stile è pulito, le frasi scorrono bene.
    In bocca al lupo!

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    1. Grazie Lisa per la nota positiva! YA, siccome il romanzo parla di due adolescenti direi di sì, rientra nel genere, anche se quando l’ho scritto non ho pensato troppo al genere ma alla storia. Nella lettera all’editore (se la scriverò in futuro) amplierò la presentazione con biografia e finale. 🙂

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      1. Non sono sicura di quel che sto per dire, potrebbe essere una cosa americana e non italiana, ma credo che le case editrici abbiano standard diversi per i YA e anche personale addetto solo al YA (è il genere che vende di più) quindi, anche se hai ragione a pensare più alla storia che al genere, nel momento in cui mandi la lettera potrebbe essere una specificazione importante.

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  6. Cara Giulia

    quando è partita questa iniziativa di Michele ero un po’ perplesso sulla sua utilità. Ora che ne vedo gli sviluppi mi sono ricreduto. L’aspetto più interessante non è commentare il singolo lavoro, ma vederne in parallelo tanti, ognuno con la sua peculiarità, ma anche con i tratti comuni a tutti. Mi pare che già dai due lavori presentati, speriamo che la casistica sia abbondante, si possono tirare i fili di una presentazione «ideale», che poi serva a tutti. Quindi commenterò il tuo lavoro anche in base a quello precedente.

    Non sto a dirti ciò che altri ti hanno detto: mi pare che il tuo materiale non rientri nei canoni richiesti. È più una quarta di copertina (ma poco convincente) che una sinossi. Un editore ti scarterebbe senza nemmeno leggerti perché non hai seguito i requisiti richiesti (requisiti invece presenti in Tony). Quindi, tirata d’orecchi (ho dovuto controllare sul vocabolario come si dice: tirata d’orecchi o d’orecchie?, non me lo ricorderò mai… come vedi ho parecchie lacune lessicali). Stabilito che sei già fuori gioco, provo comunque a darti qualche impressione.

    Sarò cattivo (in realtà è così che mi dipingono, io sono buonissimo…). Devo ripetere a te ciò che ho già detto a Tony. Se la scrittura di Tony mi pare acerba dal punto di vista grammaticale-linguistico, la tua è acerba dal punto di vista espressivo. La cittadina di provincia è… soffocante, ripetuto due volte. Questa è una pigrizia, un cliché che uno scrittore dovrebbe sempre contrastare. Lasciamo ai (pessimi) giornalisti di cronaca locale l’aggettivo «soffocante» riferito alla provincia.
    «Dare forma alle fantasie», «interrogativi irrisolti», «arrabbiato con il mondo», «punto di forza», «la loro vita sembra prendere una direzione diversa e positiva», «le prove più dure», «il sogno breve di un’estate» sono frasi fatte. Per combinazione avevo già pensato di proporre il prossimo thriller paratattico usando frasi fatte. Non c’è come esagerare nell’errore per non ripeterlo quando scriviamo poi in un romanzo. Cari Michele, Marina e compagnia, siete avvisati.
    Diciamo che hai scritto questa presentazione «tirandola via».
    «Il loro incontro diventa un manifesto e il loro punto di forza contro il mondo» suona anche ambigua, si può interpretare in vari modi. Dirai: non ti va bene niente. Infatti non mi va bene niente.
    Sei rimasta volutamente nel vago, ma un editor in questo caso è come un confessore: bisogna dirgli tutti i peccati. Tony (per ora è l’unico confronto possibile) ha raccontato nei dettagli la sua trama. Immagino che qualcuno abbia storto il naso; invece io l’ho apprezzato, perché capisco immediatamente che genere di romanzo ho davanti. Nel tuo caso non è chiaro, infatti qualcuno ti chiede se è qualcos’altro da quello che tu hai indicato. Troppa vaghezza penalizza: qui è il caso di essere precisi, o come dicono altri, di focalizzare.

    C’è poi la frase presa direttamente dal romanzo. Immagino che se un autore sceglie una frase per far comprendere le qualità del suo romanzo, e della sua scrittura, questa frase debba «spaccare il culo ai passeri» (altra frase fatta, come vedi ce ne sono tante «da fuggire come la peste»).
    Invece tu mi usi tre participi passati in sequenza in una riga. Preventivato, pensato (che non aggiunge nulla a preventivato, anzi è più vago), provato. Il suono della frase è orribile, e la frase è anche involuta, farraginosa. «Non si era mai reso conto di quanto la vita fosse preziosa, fino a quel momento, il momento in cui capiva che poteva…». Ho qualche dubbio anche sul «capiva», avrei messo «capì», ma non sono uno scrittore, e la consecutio non è il mio forte, quindi posso sbagliarmi. Anzi, sicuramente sbaglio. 🙂
    Auguri per il libro.

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    1. Caro Helgaldo, io mi sono messa in gioco proprio per capire l’impatto che poteva avere la mia presentazione/sinossi/quarta di copertina.
      Ben vengano tutte le critiche. Questo confronto mi è servito molto, quindi apprezzo anche il tuo intervento da “cattivo” e lo uso per migliorarmi. Obiettivi primari: evitare ripetizioni e frasi fatte.
      Grazie a tutti, in particolare a Michele, per il contributo costruttivo.

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  7. Ciao, intanto complimenti a Giulia per essersi messa in gioco e a Michele per le sue idee che riescono sempre a coinvolgere il Coniglio.
    Se posso fare due critiche, il testo che hai scritto è lungo e descrivere, per buona parte, una situazione ordinaria. Se si arriva fino in fondo si coglie la ricchezza e la profondità di quello che vuoi esprimere con il tuo libro. Per dirla in modo odiosamente ovvio: dovresti asciugare la minestra senza scolare anche i fagioli che ci sono dentro; sono sicuro che sono buonissimi!

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