Acchiappami n. 3 – Sandra Faè


photo credit: calligraphie via photopin (license)
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Questa rubrica raccoglie le lettere di presentazione che mi sono state inviate per essere sottoposte ad analisi da parte dei lettori di questo blog. Qui non vengono giudicate le storie, ma si ragiona sul modo con il quale le presentiamo agli editori, perché i manoscritti non vengano cestinati ancora prima di essere aperti. Potete leggere nella pagina dedicata l’elenco delle lettere ricevute e le regole per partecipare.

***

nome del file: Acchiappami-Sandra Faè-Le affinità affettive.docx

carattere: Times New Roman, 12pt, 80 colonne


 

Gentile Editore xxx,

Tra pochi mesi, precisamente il 26 aprile 2016, ricorrerà il trentesimo anniversario del disastro di Chernobyl, i cui effetti all’epoca non furono quantificabili mentre ora, purtroppo, sappiamo che il cesio impiega 250 anni per disperdersi del tutto, quindi in quelle zone l’incidenza di diverse forme tumorali è ancora molto alta. Per abbattere il rischio concreto di ammalarsi, ogni anno centinaia di bambini arrivano in Italia provenienti dal quell’area. Il romanzo che Vi propongo parla di una di loro, e dell’impatto emotivo che, proprio come un’esplosione, ha avuto sulla vita di chi l’ha ospitata.

Spero che possa essere di Vostro interesse, ringrazio per l’attenzione e porgo

Cordiali saluti.

 

A trent’anni dalla tragedia nucleare di Chernobyl, la storia di un’adorabile bambina che arriva in Italia da quell’area per un soggiorno terapeutico e sconvolge la vita di una coppia.

Claudia e Gabriele sono due quarantenni milanesi senza figli: l’apparato riproduttivo si è inceppato – dice lei – e purtroppo anche il tribunale non ha dato alla coppia il nulla osta per l’adozione. Così, dopo un periodo di assestamento per la botta, quando la vita ha ripreso a scorrere sui tranquilli binari della consapevolezza che non saranno mai genitori e si stanno godendo la libertà che questa condizione comporta, arriva una bimbetta bielorussa a scompaginare di nuovo la loro vita. Natallia non può infatti essere ospitata da un conoscente che aveva organizzato il soggiorno e Gabriele, nonostante il parere contrario della moglie, deciderà di accoglierla per un mese.

La numerosa famiglia di Claudia la mette in guardia circa il pericolo di affezionarsi troppo a Natallia: come se fosse facile gestire il carico emotivo di essere genitori a termine!

La quotidianità viene stravolta. Sul lavoro, dove per fortuna c’è collegafigo, perennemente indeciso se lasciare fidanzatastorica, a rallegrare le giornate di Claudia, la testa è costantemente “per aria”, fino a quando una nuova collaboratrice romperà l’equilibrio dell’ufficio e non sarà l’unica cosa ad andare a rotoli intorno a Claudia: “Cose di casa”, il negozio dei suoi genitori, attraversa un periodo di forte crisi, una zia anziana si ammala e toccherà a Claudia accudirla. Il rapporto con Gabriele è spesso compromesso per la tensione. I giorni con Natallia sono perle di una collana troppo corta, e l’addio straziante rischia di strangolare la coppia , che finalmente si era vista restituire il ruolo che era stato loro negato.

Dopo lo strappo la vita prende il sopravvento: collagafigo, tornato single, incontra Virginia, una giovane senegalese che il padre di Claudia ha conosciuto per caso e sta dando una mano a risollevare le sorti di “Cose di casa”, con un corso di pasticceria. Claudia e Gabriele durante le vacanze estive non riescono a scacciare la nostalgia. Perché non invitare quindi ancora Natallia, magari per Natale? Sarebbe tanto bello aprire per la prima volta i pacchetti sotto l’albero insieme a una figlia. La burocrazia ci metterà lo zampino e non sarà facile rinnovare la magia, ma finalmente Natallia arriverà: la portata del terremoto sarà di svariati gradi superiore rispetto all’ospitalità precedente e regalerà a Claudia e Gabriele un nuovo giro di giostra, con le farfalle che fanno le capriole nello stomaco, fino a toccare le vette più alte dell’emozione e, sì, anche dello stress. La stella cometa alla fine brillerà sui destini di tutti, anche su collegafigo, nonostante il suo impegno per buttare in vacca il presente con Virginia, facendo tuffi nel passato con l’ex fidanzata, caldeggiato da sua madre che ha teso trappole per farli tornare insieme. Per fortuna viene aiutato da due amici strampalati che fanno il tifo e si alleano con la vita, che avrà anche un modo tutto suo di divertirsi a giocare a nascondino con gli indizi, ma finisce sempre per mettere ognuno di fronte alla propria affinità affettiva e lascia a noi il solo compito di saperla riconoscere!

***

Leggi tutte le lettere inviate in “Acchiappami (se ci riesci)”

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35 pensieri riguardo “Acchiappami n. 3 – Sandra Faè

  1. Apro ancora una volta le danze con qualche appunto di tipo formale: non dai indicazioni sul genere commerciale del romanzo (anche se la lettura della sinossi dà un’idea di questo e anche del POV) né, soprattutto, sulla lunghezza.

    Mi sembra buona soprattutto l’idea di mettere la tagline; come tutte le indicazioni forti rischia di essere un’arma a doppio taglio, ma io come editor preferirei averla già fatta. Almeno per cominciare a ragionare.

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    1. Come prima cosa ti ringrazio Michele per l’opportunità che trovo significativa di poter mettere alla prova le nostre lettere. Riconosco l’errore di non dare indiazioni circa la lunghezza del testo, questa lettera deve ancora essere spedita, spero di poterlo fare a breve, aggiungerò quindi il n. di battute.
      Grazie anche per il tuo commento. Bacione

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  2. Oh… Io intanto sono contento di poter leggere la sinossi di Natallia. Eh sì, l’inserimento del collegafigo, la seconda linea narrativa allora era questa. Mi piace, promette quel bilanciamento esilarante che serve alla pagina. Non vedo l’ora di leggere il libro. 😉
    Sulla lettera di presentazione però credo che occorrerebbe uno sforzo in più. Trovo appropriata l’introduzione al contesto Chernobyl, identifica il quadro. Però, così come evidenzierò nella mia apparizione non prevista in questa interessante rubrica, credo che l’approccio all’editore, e le aspettative che la presentazione deve suscitare, debbano essere maggiormente definite.
    Quando un editore legge una lettera di presentazione, il suo cruccio non è soltanto la sinossi. L’editore si pone delle domande precise che riguardano il suo mestiere. Pubblicabilità dell’opera, genere, mercato, ecc… Nella lettera, come in un gioco di prestigio, occorre preventivare le domande e fornire le risposte.

    Però, se devo giudicare a naso, questa mi sembra la storia giusta per il salto, speriamo. 😉

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    1. Grazie Marco, occhei sarò più incisiva, te la mando in privè, in realtà ho già in bozza qualcosa. Considera, anzi considerate tutti, che questa presentazione andrà alla mia agente, che rappresenta i miei diritti e a sua volta proporrà il testo alle case editrici, aggiungendo, forse, qualcosa di suo. Penso sia un po’ diverso rispetto all’invio agli editori da parte di autori che si palesano per la prima volta. Un bacione

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      1. Infatti il tuo percorso è il migliore. L’agente se è bravo e ha accesso ai corridoi giusti, vale mille lettere di presentazione.
        Negli Stati Uniti ad esempio, la prassi non è mandare lettere di presentazione agli editori, ma agli agenti. In questo momento in Italia editori grandi o medi che accettano manoscritti o lettere di presentazione sono pochissimi. Solo i piccoli in cerca di autori compiono questo immane sforzo di scouting.
        Tra l’altro questo tuo romanzo sposa alcune dinamiche che possono piacere molto agli editori, poi ne parliamo. 😉

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  3. Forse ho capito male, ma queste sono le lettere di accompagnamento al manoscritto? Non sono un po’ troppo lunghe? Nel senso che, mi immagino questi poveri cristi che ricevono decine di manoscritti al giorno, il 90% dei quali (si dice) da cestinare già dopo le prime pagine e, nonostante questo, cioè nonostante debbano leggerle ugualmente per lavoro, devono anche sorbirsi la lettera di presentazione? Wow…

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    1. Certo. Quando si manda un manoscritto a una CE (Mozzi è diverso, ma Mozzi non è una CE) di solito vogliono anche una lettera di accompagnamento. Questo li aiuta a decidere se spendere del tempo per leggere, perché gli scrittori spammano (sì, possiamo usare questo termine) senza preoccuparsi di collane, linee editoriali e quant’altro. Così, abituarsi a scrivere una lettera di accompagnamento può alzare la probabilità che il nostro lavoro venga considerato. O, almeno, che non venga cestinato subito.

      Che io sappia, l’editoria funziona (anche) così. Se qualcuno ha indicazioni diverse, però, farebbe bene a scriverle per l’utilità di tutti 🙂

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      1. Io non ho mai inviato un manoscritto, neanche un racconto, neanche un incipit piccolo piccolo… quindi non ho alcuna informazione (Mozzi escluso). Ma se dovessi inviare un manoscritto, come accompagnamento scriverei:

        Salve,
        ho scritto questa cosa qua; provate a buttarci un occhio.

        Saluti.

        Salvatore Anfuso

        Dici che non funziona?

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  4. Per rispondere a Salvatore, la mail non mi sembra lunga, un minimo di presentazione di ciò che mandi ci vuole. Però non ci ci sono dati biografici, Sandra: li hai rimossi per postarla qui?
    Comunque, ti dico le mie impressioni, a caldo e del tutto soggettive. L’introduzione mi è piaciuta molto, così come la tag-line, però io la snellirei tagliando “la storia di”: ho letto da qualche parte che non si dovrebbe usare mai quest’espressione, né nelle quarte di copertina né nelle sinossi. Magari qualcuno più ferrato lo confermerà o smentirà.
    Riguardo alla sinossi, confesso che a un certo punto mi sono persa. Dal paragrafo “dopo lo strappo…” l’ho trovata un po’ confusa, non se sono io che ho perso il filo.
    In generale comunque si percepisce il tono della storia, e questa mi sembra un’ottima cosa.
    Un’altra cosa che si potrebbe aggiungere è il punto di vista da cui è raccontata.

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    1. Cara Maria Teresa,
      non trovo necessario dire alla mia agente chi sono, lo sa. Sarà poi compito suo evidenziare magari le mie vendite precedenti per battersi per la pubblicazione di questo romanzo. Bene per il punto di vista, lo metto, e per “la storia di” si può togliere senza eccessivi rimaneggiamenti. La trama è molto articolata, ho avuto davvero delle difficoltà a mettere insieme la sinossi, se anche tu fossi la sola ad avere perso il filo, non va bene.
      Grazie a te per le tue puntuali osservazioni.

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      1. Scusa, non avevo capito che era destinata al tuo agente.
        Credo che la difficoltà principale della sinossi sia proprio quella di spiegare la trama, è un problema per tutti.
        Io adesso sono un po’ presa da altro, ma spero in futuro di partecipare a questa iniziativa proprio per capire se lo svolgimento degli eventi che ho descritto nella mia sinossi è abbastanza chiaro.
        Comunque in bocca al lupo 🙂

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  5. Anche io, come Marco, penso che la lettera sia carina, ma ancora un po’ incompleta. La sinossi fa pensare a una bella storia, al contempo dolceamara, ma con happy end. Forse contiene troppe informazioni messe in modo troppo rapido, infatti l’ho letta due volte. Ma io non faccio testo, perché non me ne intendo ancora, di queste cose. Sono una povera pivella! 🙂

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      1. Lo spam vive di vita propria. Leggo quindi solo ora dopo la segnalazione di Michele, grazie. Il vero problema è dire tutto condensando senza ottenere risultati opprimenti, ma i fatti da narrare sono tanti e non li ho elencati tutti nella sinossi Grazie.

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  6. La sinossi mi sembra ottima, breve ed esaustiva. Anch’io forse aggiungerei qualche dato tecnico, come la lunghezza. Se la lettera fosse rivolta a un editore, invece che a un agente, ci vorrebbe almeno qualche riga per presentare l’autore.
    PS: Ah, in questi giorni di follia mi sono persa le altre lettere di presentazione! Adesso le recupero. Ottima iniziativa questa, Michele!

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  7. Eccoci qua. Il caso ha voluto che proprio oggi arrivasse il benestare da parte della mia editor esterna, per l’inoltro del manoscritto all’agenzia che mi rappresenta. Ho avuto un problema con i titoli dei capitoli (circa 80!) e ho dovuto riscrivere l’intero indice, considerato come lavoro io senza supporti di programmi di scrittura se non un foglio word, be’ è stato un lavoraccio. Ringrazio tutti e doppiamente Michele, ho sistemato la presentazione in base ai vostri preziosi suggerimenti e l’ho appena inviata con il romanzo, che è di oltre 500 mila battute. Aspettavo Helgaldo, eh. Ma i prossimi giorni saranno concitati, qui si parla di Natallia, ma il 3 arriva Olga, una nuova bimbetta, per cui già da domani il tempo per la scrittura si ridurrà di molto, per cui era importante chiudere oggi. In ogni caso mi sono portata avanti niente male e mi ritroverete settimana prossima, con una nuova lettera.
    Un abbraccio, partecipate, saltano fuori cose davvero interessanti.

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  8. Quello che amo dei blogger è che posso condividere con qualcuno emozioni e visioni che altrimenti non uscirebbero da una sfera personale. Con Sandra oggi non mi unisce solo qualche riflessione sulla scrittura e l’editoria. Magari anche questo, ma se fosse solo questo non mi sembrerebbe una gran cosa né per me né per lei.
    Leggendo la sinossi di Natallia – non sapevo nulla del romanzo – ho scoperto che entrambi abbiamo uno sguardo comune sulla tragedia di Chernobyl, con un occhio particolare ai bambini.
    Dovete sapere, anche se non ve ne frega nulla, che molti dei nati nei mesi successivi alla crisi atomica, sono cresciuti con malformazioni inimmaginabili. Ho potuto vedere l’effetto delle radiazione sui loro corpi, grazie a servizi fotografici che non vanno certo sulle pagine dei giornali patinati, e quindi non turbano le coscienze. Quelle foto mi hanno scosso al punto da indurmi a scrivere un racconto.
    Dico sempre che per scrivere non serva una trama, ma un’esigenza inderogabile. I bambini di Chernobyl mi hanno obbligato a narrare, attività che non faccio volentieri se non ce n’è motivo. Ritrovare ora in Natallia lo stesso tema mi richiama alla mente riflessioni e motivi del passato. Grazie Sandra.

    Finita la posta del cuore, passo alla sinossi.
    Ovviamente non concordo per nulla con i commenti fatti, sai che novità…

    Partiamo dal marketing. Se una presentazione dev’essere vista anche pensando al marketing, quella di Sandra – che non è sicuramente una donna-marketing, e non conosce il Seo, e tutte quelle strategie che tracimano dai vostri blog (mi sa che oggi sarò polemico) – è decisamente orientata al marketing.

    So che cosa state pensando: Helgaldo è scemo. Sandra in chiave marketing?

    Non Sandra, ovviamente. Ma l’editore. Se l’editore legge che un romanzo scritto oggi si riallaccia a un evento di portata mondiale che avverrà tra breve, magari l’anno prossimo, credete che non sia interessato? Giornali, manifestazioni, mostre, documentari, magari pure Vespa. A trent’anni da Chernobyl, una ricostruzione. Tutto lavoro per gli uffici stampa e il marketing. Non il blog dell’autore in self-publishing bla, bla, bla. Ma le cose che contano davvero, che fate finta che non esistano, cioè testimonianze, giornali, tv, presentazioni, i saloni del libro che ci stanno in mezzo. Perché i libri si presentano anche alle fiere del libro, lo sapete?
    Quindi Sandra, hai fatto bene a fornire quel cappello iniziale così importante, con quella data «sbadatamente» messa li, che sembra già la data giusta di pubblicazione, anche se l’hai fatto inconsapevolmente. Se l’uscita del romanzo avvenisse il 26 aprile 2016 (ce lo auguriamo tutti), già questa sarebbe una notizia notiziabile. Non è un problema di Sandra ovviamente, è un’opportunità per l’editore. Se poi l’editore non sa cogliere le opportunità, be’, saranno fatti suoi.

    Il testo. Ho la sensazione che il testo si muova a blocchi, per giustapposizione di temi più che per trama; per differenze di personaggi più che per sviluppo cronologico dei fatti. L’emotività è protagonista in tutte le scelte e le situazioni. In generale i sentimenti si aggrovigliano, si complicano, ma alla fine tutto si dipana. Anche la scrittura è labirintica, magari ci si perde nel periodo. Ma suona bene, ho fiducia nella prosa. È una sinossi con un tono d’autore, che suona strano, addirittura sbagliato. Però, rileggendo, funziona. Non so quanto Sandra costruisca consapevolmente questo ritmo, però «sento» del mestiere editoriale. Cioè, non è più una scrittura lineare come spesso è quella dei nostri blog, il mio di sicuro. È rotonda, si muove come il fumo. Tanti cerchi che si allargano. Va be’, direte che ho fumato anch’io, e pesante. Purtroppo non trovo altro modo per esprimerlo. Ma un editore, davanti a questa sinossi, secondo me vuole andare oltre, dare un’occhiata alla materia prima, al romanzo.

    Cadute di stile. Non è che io sia critico con gli altri, e invece Sandra è eccezionale perché ha già l’agente e arriva di sicuro a un editore, e perciò conviene che ne parli bene. «L’adorabile bambina» è da uccidere. Scrivi bambina, già basta. Se proprio vuoi l’aggettivo trova qualcosa di più «vero» di un cliché come adorabile. Introversa, intimidita, spaurita. Un aggettivo che qualifichi il suo vissuto, ma adorabile no, fammi questo favore.
    La collaboratrice che romperà l’equilibrio dell’ufficio, che abbia almeno un nome e una riga di spiegazione. Le frasi fatte poi non mancano, anzi, sei stata generosa: sembra un’appendice al thriller paratattico. Aggiungo però che stranamente difettano meno di quanto ci si aspetterebbe, proprio perché la prosa è tonda e il tono è da commedia, che tanto piace all’editore.

    «Collegafigo» e «fidanzatastorica» mi sembrano espressioni che arrivano direttamente dal romanzo: se è così è un’ottima scelta, ed è corretto l’uso del corsivo per esprimerle, anziché le virgolette. Queste due parole saltano subito all’occhio sulla pagina e fanno intuire le dinamiche dell’intreccio, e il tono generale leggero, più che se raccontassi la trama dall’inizio alla fine.

    Tutte le altre opinioni che hai avuto, anche se positive, sono generate dall’invidia che tu hai già un agente, e loro ancora no. 🙂

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      1. Si collegafigo corsivo e fidanzatastorica corsivo sono entrambi presi dal romanzo. Collegafigo si caratterizza molto con la sua fighezza giovanile ed è la seconda linea narrativa. Il romanzo sì, ci hai preso, va un po’ a blocchi di conflitti che si intersecano e sullo sfondo Natallia in primis e le crisi sentimentali di collegafigo, dopo.

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  9. Ho leggiucchiato la lettera e i commenti con un occhio aperto e un occhio mezzo chiuso, saltando le parti della trama e il finale, perché ho intenzione di leggere il libro e non voglio sapere cosa succede in anticipo.

    Nel mio romanzo avevo messo termini tipo “collegafigo” e la beta reader me li ha bocciati in tronco, dicendo che si addicono solo a un personaggio ventenne. Per fortuna il mio personaggio era in effetti ventenne, ma in fase di revisione ho comunque deciso di alleggerire lo slang, per non distrarre dal sogno narrativo.

    In bocca al lupo Sandra!

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    1. Grazie, sai il limite dei betalettori è che non sono editor professionisti, la pagina è mia, ma il lavoro dietro, intendo nel romanzo è costruito con 3 anni di confronto con Chiara Beretta Mazzotta, che per me è eccezionale e molto allineata con il mio modo di intendere la scrittura. Certe cose non si inventano in pochi giorni. Bacione

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  10. Adesso, cara Sandra, ti dico la mia di getto, senza avere letto tutti i commenti che precedono questo (lo faccio spesso quando devo dare un mio contributo personale, così non mi faccio condizionare!), del resto, sto arrivando tardi!
    A me è sembrato efficace il cappelletto iniziale sulla tragedia di Chernobil, perché colpisce l’attenzione (le vicende drammatiche, purtroppo, lo fanno sempre!), anzi credo proprio che sia una genialata per “attirare nella trappola” il potenziale editore (prendi la frase con le pinze, spero abbia capito cosa intendo 🙂 )
    Poi la trama: mi ero convinta che la storia fosse a sfondo drammatico, invece l’uso di termini come “collegafigo” e “fidanzatastorica” mi ha subito fatto cambiare rotta verso una vicenda scoppiettante, dove le situazioni raccontate sembrano seguire un diverso ritmo. L’entrata in scena della “nuova collaboratrice che romperà gli equilibri” conferma l’idea che mi sono fatta. Mi perdo un po’, devo essere sincera, perché non capisco se il personaggio principale del romanzo sia la piccola bielorussa o i due coniugi che non possono avere figli o addirittura il collegafigo con le sue avventure, ma so che tutto sarà più chiaro entrando nella storia leggendola.
    Se fossi io l’editore, sarei curioso di vedere dove il tutto va a parare, perché – penserei – un evento dal forte impatto emotivo come quello giustamente indicato con una data precisa, il 16 aprile (ricordata dopo trent’anni), deve meritare una storia che non lo confini a semplice pretesto.
    Ma la tua agente ti farà superare l’esame! E io ti auguro un grande in bocca al lupo!

    Adesso, con calma, mi leggo gli altri commenti! 🙂
    Buon fine settimana!

    (Nota per Michele: ma lo hai fatto apposta a sottolineare la rima: “Acchiappami-3 con Sandra Faè?”)

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    1. Secondo me hai fatto molto bene a non leggere gli altri commenti: si tende a venirne influenzati in qualche modo, magari anche solo per contraddirli! 😀 La mia scrittura è sempre in bilico tra dramma e ironia, racconto il dramma con leggerezza, questa è davvero la mia peculiarità e questo testo non fa eccezione, anzi. Ci sono pagine che ho scritto piangendo, altre secondo me sono davvero comiche, perché alla fine è la vita ad essere così. Grazie mille per le tue parole.

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