Acchiappami n. 4 – Sandra Faè


photo credit: calligraphie via photopin (license)

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Questa rubrica raccoglie le lettere di presentazione che mi sono state inviate per essere sottoposte ad analisi da parte dei lettori di questo blog. Qui non vengono giudicate le storie, ma si ragiona sul modo con il quale le presentiamo agli editori, perché i manoscritti non vengano cestinati ancora prima di essere aperti. Potete leggere nella pagina dedicata l’elenco delle lettere ricevute e le regole per partecipare.

***

nome del file: Acchiappami-Sandra Faè-Figlia dei fiordi.docx

carattere: Times New Roman, 12pt, 80 colonne


Gentile XXX,

Vi propongo il mio manoscritto “Figlia dei fiordi”, una commedia composta da circa 240 mila battute, dove si ritrova il personaggio minore di Cesare, già presente ne “Le affinità affettive” che qui diventa il protagonista maschile. Il romanzo non deve intendersi come sequel de “Le affinità affettive” tuttavia, per motivi cronologici, sarebbe preferibile se venisse pubblicato dopo.

Grata per l’attenzione, saluto cordialmente.

 

Anna ha trentasette anni e una figlia diciassettenne, Mia, concepita durante una relazione di pochi giorni con un coetaneo danese durante il viaggio con l’Interrail, regalo dei suoi genitori per la maturità. Lavora come commessa in un celebre grande magazzino milanese e ha da poco ereditato una villa liberty sul lago Trasimeno da una zia deceduta senza eredi diretti. Mentre Mia si trova negli USA per un programma di Exchange student, Anna prende possesso della casa di Passignano, tra l’invidia dei parenti, dove ha trascorso molte estati felici con i cugini, nonostante il carattere scontroso della zia, una stravagante pittrice unicamente interessata all’arte.

Quando l’automobile lascia Anna a piedi, di ritorno dal supermercato, dimentica la borsa con la spesa all’officina, dove è stata portata dal soccorso stradale. Così, con un gesto impulsivo, chiede a Cesare, un uomo stravagante che si crede Spiderman e spesso salta invece di camminare, che ha attaccato discorso con lei in un bar, di accompagnarla a riprenderla. Cesare accetta e lungo la strada si aprono entrambi a confidenze sul loro passato di giovani che sono stati una delusione per i genitori: lei con la gravidanza, lui con la tossicodipendenza e il carcere. Cesare dovrebbe rientrare a Milano e Anna, pur spaventata dalle rivelazioni di Cesare, sempre seguendo l’istinto, gli propone di fermarsi alla villa, in modo che possa riportarla a casa domenica sera; l’auto infatti non sarà pronta prima di martedì e lei non può assentarsi dal lavoro oltre il weekend per aspettare la sostituzione del carburatore. Tornerà in treno a riprenderla il mese, successivo, quando cominceranno le sue ferie estive. Sull’onda dei ricordi e dei racconti al pontile tra le cicale e le erbe aromatiche, Anna e Cesare trascorrono tre giorni bizzarri: Nello, l’anziano padre del meccanico, è scomparso e il loro contributo sarà fondamentale per il ritrovamento; la ricerca di Nello è destinata a diventare una sorta base sulla quale costruire un legame al quale Anna e Cesare non sanno dare un nome (Cesare se ne frega delle convenzioni, Anna invece se ne preoccupa di continuo) nel quale tuttavia sembrano trovare la chiave per uscire dal passato.

Circondati da personaggi dalla grande umanità: Beppe, il meccanico solitario che apre i bagagliai delle auto che gli vengono consegnate per paura di trovarci un cadavere; gli amici di Nello alla bocciofila; Nastia, la badante polacca della quale Nello è innamorato; Vincenzina, l’inserviente della comunità di recupero per tossicodipendenti dove Cesare è riuscito a disintossicarsi dopo la galera, sullo sfondo dell’Umbria e della Val di Chiana, con numerosi flashback nel centro dell’Europa, “Figlia dei fiordi” ci racconta della fatica emotiva per fare pace con gli errori commessi in gioventù, del superamento dei pregiudizi, del difficile rapporto con i genitori quando si diventa adulti, dei rimpianti e della possibilità che ci sia sempre una seconda chance. Per Anna e Cesare, rientrati a Milano, la seconda volta sarà una fuga scellerata di tre giorni a Parigi, perché in fondo Anna, voce narrante del romanzo, è rimasta la diciannovenne romantica che s’innamorò dei fiordi e ora, dopo diciotto anni interamente dedicati alla figlia, può finalmente scegliere di pensare a sé.

La scrittura ricca di colpi di scena dosati con cura, a partire dalla rivelazione della gravidanza, ha una trama avvincente e due personaggi insoliti, per i quali sarà difficile non provare empatia durante la lettura e nostalgia alla fine di essa. Anna e Cesare sono tutti noi, quando la vita ci prende a calci e speriamo in qualcosa di meglio con il caffè del mattino dopo. “Figlia dei fiordi” parla di un amore che prende l’allungatoia, ma poi arriva e non può non indurre il lettore a fare il tifo.

“E siamo noi, fino a quando le ombre si fanno più lunghe sul prato, con i nostri urli primordiali, il sudore salato che gli lecco ovunque su quel corpo che odora di bagnoschiuma maschio e muschio e mi manda fuori di testa, e poi, finalmente, la quiete: il lago brilla sotto un sole arancione ed è come se il fuoco si fosse trasferito da noi al cielo, per magia.”

***

Leggi tutte le lettere inviate in “Acchiappami (se ci riesci)”

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21 thoughts on “Acchiappami n. 4 – Sandra Faè

  1. Prima di tutto scusa per il ritardo con il quale è apparso il post: per una qualche bizzarria, sfuggitami non so come, il post era programmato stasera per le nove passate e l’ho dovuto pubblicare “a mano”.

    Per quanto riguarda la lettera: ho visto che le informazioni di carattere commerciale (il tipo di romanzo e l’appeal che potrebbe avere sui lettori) sono mescolate alla trama. Non saprei dire se possa essere una scelta vincente: io tenderei a tenerle distinte, per facilitare chi lavora, ma credo sia una scelta più filosofica che un suggerimento vero.

    Mi sembra buona anche la scelta della frase, per quanto “rischiosa”: una pennellata erotica, si sa, aiuta molto, ma metterla così in risalto può spaventare chi prende in mano la lettera. Oppure potrebbe essere quello che lo induce a leggere il manoscritto. Per me è una patta, e quindi un azzardo che può valere la pena compiere.

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  2. Del ritardo caro Michele, non mi sono certo accorta: prima di quest’ora, 8.30 almeno, cioè appena arrivo in ufficio, non mi connetto. Ti ringrazio per l’opportunità.
    Condivido molto ciò che dici circa la frase “erotica”, che, devo dire, ho sostituito a una più romantica, dopo l’Acchiappami di settimana scorsa. E’ un azzardo sì, un azzardo commerciale. L’agenzia che mi rappresenta è riuscita a far pubblicare a Einaudi una trilogia erotica piuttosto scadente, che comunque è andata bene da quanto vedo, come posizionamento dei volumi nelle librerie ed echi in rete, per cui ho deciso di strizzare l’occhio a ciò che forse il mercato vuole.
    Grazie ancora e buona giornata.

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  3. Ciao Sandra, rieccoti a farti “acchiappare” nel blog di Michele.

    Allora, questa volta farò la “picinusa”, esprimendo liberamente il mio parere. Io avrei qualcosa da sottolineare sulla stesura della sinossi. Credo ci siano dei periodi troppo lunghi, che potrebbero essere di ostacolo alla fruibilità della lettura.
    Es: “Mentre Mia si trova negli USA per un programma di Exchange student, Anna prende possesso della casa di Passignano, tra l’invidia dei parenti, dove ha trascorso molte estati felici con i cugini, nonostante il carattere scontroso della zia, una stravagante pittrice unicamente interessata all’arte”.
    Non trovi che questo periodo sia troppo pieno di subordinate?

    Anche nella frase “Quando l’automobile lascia Anna a piedi, di ritorno dal supermercato, dimentica la borsa con la spesa all’officina, dove è stata portata dal soccorso stradale” il “dove è stata portata”, che dovrebbe riferirsi all’auto, sembra riguardare la borsa.

    C’è una zia “stravagante” e c’è, pochi righi sotto, un uomo “stravagante”. Leggendo, i due suoni sembrano troppo vicini.

    Anche qui: “una sorta base sulla quale costruire un legame al quale Anna e Cesare non sanno dare un nome” : manca un “di” fra sorta e base e poi c’è un “sulla quale” e un “al quale” che messi vicini stonano un po’.

    Scusa la mia pedanteria, magari sbaglio.
    Non conosco i modi giusti per presentare un lavoro a una Casa Editrice, però qui, l’occhio mi è caduto maggiormente sulla trama e, in fin dei conti, è la storia che deve “acchiapparci”, no?

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  4. Cara Marina, se ho partecipato all’acchiappami ben 2 volte, e non è manco finita per me, è proprio perchè credo nella forza di questa iniziativa, che un po’ cozza con la pigrizia dei lettori, che mal si sposa con la voglia di scrivere di molti. In ogni caso, per esempio i 2 stravaganti vicini manco li avevo notati e uno va di sicuro sostituito, e tutto il resto un po’ sistemato, i periodi lunghi sono di sicuro un mio problema.

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  5. Io devo scrivere la mia sinossi questo we e sto prendendo spunto sia da quanto scritto da Sandra, che da quanto commentato. In questa fase non ho l’occhio clinico esterno per segnalare eventuali sbavature, ma ringrazio questa iniziativa che per me è una manna dal cielo

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  6. Premesso che oggi ho più quesiti che suggerimenti…
    Penso che uno dei punti di forza della scrittura di Sandra sia la ricchezza dei dettagli (oltre che la vivacità della voce). Eppure, leggendo questa sinossi mi sono chiesta se i tanti dettagli che ci sono non finiscano per distrarre un po’ dalla trama. Per esempio all’inizio dici “durante il viaggio con l’Interrail, regalo dei suoi genitori per la maturità”… magari il fatto che il viaggio era dell’Interrail o che fosse dei genitori ecc. non sono poi così importanti. Anche nel brano citato anche da Marina (Mentre Mia… ecc) ci sono molti particolari, molte cose che vuoi dire tutte insieme. Quindi mi domando, in generale, se non sia meglio in una sinossi cercare di semplificare e snellire un po’, a favore di una maggiore attenzione su ciò che conta.
    Ripeto che è più un dubbio, perché non ho idea di ciò che vogliono gli editori (o gli agenti nel tuo caso). E non conoscendo la storia, non so se quei dettagli sono invece importanti.

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    • Ti dirò, ho aggiunto dopo il dettaglio che il viaggio in interrail fosse stato il regalo per la maturità da parte dei genitori. Si può certo eliminare se crea distrazione dal fulcro, però io che conosco la storia direi che è importante: i genitori fecero un gran regalo a Anna e lei li ripagò tornando incinta, questo è un punto cruciale rispetto alla delusione che Anna è stata per i genitori. In effetti, secondo me è difficile staccare la sinossi dall’intero testo.
      Faccio tesoro di tutti i commenti, compresi i tuoi che ho puntualmene applicato nella scheda precedente prima di mandarla, e rielaboro. Grazie!

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  7. Ho corretto 3 frasi, per chi avesse voglia di giocare al “trova le differenze”, filano davvero meglio, quindi grazie in particolare a Marina e Anima per le segnalazioni (che tra l’altro si sono cambiate la foto in contemporanea e ora paiono sorelle)
    Mentre Mia si trova negli USA per un programma di Exchange student, Anna, tra l’invidia dei parenti, prende possesso della casa di Passignano: lì ha trascorso molte estati felici con i cugini, nonostante il carattere scontroso della zia pittrice, interessata solo all’arte.
    E ancora sotto
    Quando l’automobile lascia Anna a piedi, di ritorno dal supermercato, viene portata dal soccorso stradale in un’officina, dove dimentica la borsa con la spesa.
    E infine
    la ricerca di Nello è destinata a diventare una sorta di base su cui costruire un legame al quale Anna e Cesare non sanno dare un nome

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    • In realtà, per quanto riguarda la foto, non avevo un gravatar (si chiama così su wordpress, no?) e mi dava fastidio essere identificata con quel disegnino modello cornicetta dei quaderni di scuola elementare! 🙂

      Venendo alle cose serie: sì, le frasi, adesso suonano meglio! 😉

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      • Sì, si chiama gravatar, e a chi non ne ha uno proprio viene assegnato un simbolino d’ufficio, alcuni sembrano dei virus. Vedi che i vostri consigli sono stati mirati e preziosi? E’ bastato davvero poco per sistemare le frasi, grazie ancora.

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  8. Concordo con Marina e Maria Teresa, così come mi pare che le frasi proposte ex-novo siano migliori di quelle originali. Per il resto, avendo letto diversi “hook me”, non posso che riproporre le piccole cose che anche là tornano sempre fuori: mettere in maiuscolo i nomi dei protagonisti e il titolo del romanzo, e condensare la trama, che dovrebbe occupare un paragrafo, in modo che espliciti (quasi per punti) ambientazione, conflitto, risoluzione.
    Il tutto perché dobbiamo tenere presente che dobbiamo aiutare chi dovrà cercare la nostra lettera in mezzo ad un marasma di altre simili: noi dobbiamo fare in modo che ricordi e ritrovi la nostra prima delle altre 🙂

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  9. Molte cose sono state dette da chi mi ha preceduto, quindi non le ripeterò. Lasciatemi però dire che con Acchiappami per la prima volta da quando frequento i blog si entra finalmente nel merito, al fine di migliorarne efficacia e fruibilità. Per un esagerato senso di educazione spesso quando ci sono discussioni sulla scrittura non si entra mai nel vivo delle parole dell’autore di turno, per non offenderlo o irritarlo. Ci si limita perciò a un generico mi piace, e non si va oltre, neppure fossimo degli sconosciuti su Facebook. Ma così facendo non si ha la possibilità di meditare sulle parti meno felici del testo al fine di migliorarle. Credo sia la prima volta, come se fossimo a una riunione di famiglia, che ognuno prende coraggio e analizza a fondo il lavoro altrui. Che poi dovrebbe essere la normalità tra scrittori. Quindi ben venga Acchiappami con i suoi commenti. che sono il sale delle sinossi, l’arricchimento che serve, quello che dà loro la possibilità di crescere.

    Avete tutti ragione nel fare osservazioni a Sandra, e lei se n’è subito giovata. La sua sinossi sembra la continuazione di quella di settimana scorsa. Evidentemente è la voce di Sandra quella che leggiamo, non un asettico riassunto di una trama. Credo che possa fare la differenza, specie quando un editore riceve e sfoglia decine di sinossi al giorno.

    Qualcuno suggerisce di semplificare le frasi. Altri di evitare dettagli insignificanti. Altri ancora di separare le informazioni commerciali dalla trama vera e propria. Tutto giusto, ma anche no. L’unico appunto che muovo a Sandra riguarda la punteggiatura. Direbbe Gadda che mette le virgole un po’ a caso, come i capperi sulla salsa tartara.

    Se a volte il periodo si perde un po’ per strada, devo riconoscere che in altri punti ci si ritrova con interessanti sintesi non convenzionali che parlano già al lettore, rendendo empatica la scrittura, i personaggi, il libro stesso. Viene voglia di leggerlo. L’allungatoia è una bellissima invenzione al pari di fidanzatastorica; e la lettrice-tipo di questi romanzi non è forse una donna che spera in qualcosa di meglio di un caffè la mattina dopo? E chi non vorrebbe una seconda chance dalla vita? Finisco dicendo che l’inter-rail l’hanno preso in molti, ed usare questa parola determina un tuffo emotivo nel passato: dovremmo forse sostituirlo con un asettico viaggio in treno? Un romanzo è fatto di dettagli concreti, proprio quelli e non altri. Non vergogniamoci di fornire una realtà solida alla prima impressione dell’editore. Si chiama focalizzare, o no?
    La citazione finale non mi pare osé, ma un mix di delicatezza e sensualità. Brava Sandra. Però ora basta parlarne bene, che poi si monta la testa e non ci frequenta più.

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    • aaaaahh. Continuo a ringraziare Michele per l’iniziativa e a non capire perché gli altri non la sfruttino. Molti di noi sono alle fasi finali del proprio romanzo e anche per chi propende per il self, una buona sinossi può diventare la pagina di apertura su Amazon. La punteggiatura è un mio problema serio, perché come ho già detto è stata liquidata con una lezione di 10 minuti alle elementari e certe cose credo che si recuperino difficilmente. Grazie Helgaldo, mi pare impossibile smettere di frequentarvi, siete il mio rabbocco all’autostima. 😀 un bacione e PARTECIPATE!!!!

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  10. Cara Sandra, mi ero persa Acchiappami numero tre che mi sono andata a leggere ieri, ma a questo punto commento qui per non restare troppo indietro. La lettera di presentazione mi sembra buona, anche se concordo sul fatto che mancano le note biografiche (ma hai scritto che la lettera era rivolta al tuo agente mi pare in acchiappami n. 3, rischio di far confusione).
    Preferisco soffermarmi più sulla storia che solletica abbastanza la mia curiosità e mi piacerebbe leggere, soprattutto per i personaggi insoliti che vengono delineati. L’unica cosa che non mi piace è il titolo Figlia dei fiordi anche se capisco che è evocativo del concepimento di Mia e nel contempo ci vedo un’assonanza con figlia dei fiori ( ma non credo sia il periodo del famoso viaggio in interereil, se Anna ha 37 anni presumo che il viaggio sia stato fatto nell’anno 1998 se è ambientato nell’anno attuale). Non so, lo dico perché quando compro un libro mi lascio attrarre molto dal titolo. In bocca al lupo per i tuoi due romanzi!

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    • Sì, Giulia, le lettere sono sempre per la mia agente, perché in teoria è lei che ha il compito di trovare l’editore giusto, anche se poi Affinità affettive l’ho mandato anch’io spontaneamente a due. Figlia dei fiordi è soprattutto l’evocativo di figlia dei fiori, mentre potrebbe essere rischioso come spoiler al concepimento di Mia, perché questo è un colpo di scena. Io amo molto i giochi di parole e i fiordi nel romanzo ci sono tanto, per cui vediamo, tutto sommato sul titolo di solito se ne discute con l’editore. Grazie mille per l’incoraggiamento.

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  11. Ho letto questo post giorni fa dal telefono, che non mi lascia commentare su wordpress per qualche mistero occulto. Ricordo che ero d’accordo coi commenti e che non mi convinceva molto la frase “un uomo stravagante che si crede Spiderman e spesso salta invece di camminare”. Stravagante nel senso di fuori di testa? È un fuori di testa attraente o pericoloso?
    Il titolo non è tra i miei preferiti, come ho detto l’altra volta non sforzarti di continuare coi giochi di parole su titoli famosi, non è necessario. Non avevo colto l’attinenza con “figlia dei fiori”, mea culpa.

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