Una nave, un diluvio e un ordine divino: nulla può andare storto…


photo credit: Art deco unicorn chaser via photopin (license)
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Il cielo si stava rannuvolando e l’uomo guardò in alto, preoccupato. Stava cercando di mettere in ordine l’ultima catasta di legna: se fosse piovuto, il legno si sarebbe imbevuto d’acqua, rovinandosi. Ne sarebbero nati guai a non finire e sua moglie avrebbe finito per rincarare la dose. “Lo sapevi che avrebbe fatto brutto tempo”. Oppure: “Io qui mi spacco la schiena per organizzare tutto, e tu non sei capace di mettere insieme due assi”. Neppure il buon Dio avrebbe potuto sopportarla, ne era certo.

Era stanco e non aveva nessuna voglia di litigare: l’uomo raddoppiò gli sforzi. A ben guardare, in effetti, era quasi giunto al termine del suo lavoro e per la fine della giornata sarebbe riuscito a completare quella nave enorme. Le poche volte che si era fermato a guardarla aveva stentato a riconoscerla come una sua creatura, ma ogni volta aveva dovuto ricredersi: ricordava ogni singola asse e avrebbe potuto riconoscere al tatto ogni chiodo che vi era piantato.

Verso sera, un suono insistente era giunto a disturbarlo. Lavorò ancora, imperterrito, per una decina di minuti. Poi si alzò in piedi, stirò la schiena e si deterse il sudore con un lembo di stoffa. L’umidità stava aumentando e non c’era quasi verso di respirare in quell’aria appiccicosa. Trasse un respiro profondo, poi si dedicò al rumore che lo aveva distratto. Era un suono basso, continuo. Una specie di ruggito regolare e insistente. Un suono anormale, che gli stava mettendo addosso un’ansia crescente. Tese ancor più l’orecchio in direzione delle nuvole che diventavano sempre più nere. E capì.

Era il tuono, in lontananza. Un unico, interminabile brontolio. Senza fine. Lampi ancora non se ne vedevano: questo suono doveva venire da molto lontano e doveva essere eccezionalmente forte. La cosa lo impaurì del tutto. Non aveva voglia di farsi sorprendere dalla tempesta che si stava preparando: aveva lavorato tanto proprio per evitarla. Anche gli animali nei recinti stavano mostrando sempre più irrequietezza: qualcuno scalciava e altri si dimenavano. Tutti, però, urlavano. Ciascuno nella propria lingua: belati, muggiti, fischi, schiocchi. Un bailamme di suoni degni della peggior Babele.

L’uomo ricominciò a lavorare più velocemente possibile. Il cielo era plumbeo, ma non c’era voluto molto per terminare il lavoro. Si era alzato un vento teso, freddo, che in un istante gli aveva asciugato di dosso il sudore. Ma non era questo il motivo per cui sentiva i brividi lungo la schiena: il brontolio ormai era talmente forte da far tremare i sassi.

Si volse verso la casa per chiamare la moglie e i figli. In quel momento il vento cessò. D’incanto. Anche il tuono si zittì e ci fu un secondo di silenzio irreale. Una calma apparente, distrutta da un lampo enorme che riempì il cielo illuminando ogni più piccolo anfratto con la sua luce spettrale.

Dopo un paio di secondi venne il tuono: un’esplosione violenta. Terrificante. L’uomo si buttò a terra. O forse vi fu scaraventato. Difficile dirlo. Non appena poté si rialzò in fretta; nel vento che aveva ripreso a soffiare impetuoso urlò qualcosa alla moglie: era ormai tempo che lei, i loro figli e tutti gli animali del creato, due per specie, salissero a bordo di quella barca che aveva ultimato appena in tempo.

In fondo al recinto per gli animali, intanto, due magnifici unicorni strisciavano il muso l’uno contro l’altro. Sembravano tranquilli, incuranti del disastro imminente e concentrati solo su se stessi. L’uomo aveva un gran talento per il legno e la costruzione di navi, oltre a essere per certo la persona più degna di questo mondo; ma non si può avere tutto, nella vita, e la capacità di capire gli animali gli mancava del tutto. Se così non fosse stato, avrebbe certo inteso cosa si stavano dicendo le due bestie:

— Hai sentito, dolcezza? Siamo stati scelti noi, per ripopolare la Terra dopo il diluvio. Io mi chiamo Mario, e tu?
— Ugo.

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18 pensieri riguardo “Una nave, un diluvio e un ordine divino: nulla può andare storto…

  1. Nel punto in cui scrivi “Era il tuono, in lontananza. Un unico, interminabile brontolio. Senza fine.” a me son venuti i brividi, ho vissuto quel momento di quiete che precede la tempesta.
    Certo che il finale ha cambiato tutto e i brividi sono diventati una bella risata!

    Mi piace

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