Acchiappami – Consigli sulla lettera di presentazione


photo credit: calligraphie via photopin (license)
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Questo è un guest post, il cui autore è Marco Amato. Non posso linkare il suo blog perché ne è sprovvisto, ma potete trovare i suoi commenti in giro per la rete. In attesa che anche lui si unisca a noi blogghettari, ecco a voi il suo pensiero riguardo alle lettere di presentazione alle Case Editrici.

Vi ricordo che potete trovare a questa pagina le lettere finora analizzate.

Buona lettura.

***

Io sono un intruso; e non ci sono giustificazioni.

Come molti di voi stavo seguendo con attenzione la bella iniziativa di Michele, quando alla mente mi è sovvenuta una risorsa presente in rete. Ovvero la prima lettera di presentazione, tradotta in italiano, di uno scrittore che in seguito diventerà un best seller mondiale. Da perfetto samaritano del web, segnalo la risorsa a Michele, che per tutta replica risponde: perché non mi scrivi un guest post? Ecco, compi una buona azione e vieni incastrato, grazie Michele [dovere, Marco, dovere ndr] .

Ma mentre sono qui, ho pensato che, oltre al grande scrittore, anch’io avrei qualche consiglio da suggerire. Perché non approfittarne? O i samaritani fanno l’opera completa o cambiano mestiere.

Premetto che non ho mai scritto lettere di presentazione, né ho in programma di scriverne. Tuttavia per lavoro credo d’avere una buona esperienza con le lettere commerciali. Non c’entra un tubo direte. Converrei con voi, se da ragazzino, nelle torride estati siciliane, i miei non mi avessero mandato ad aiutare mio nonno nel suo negozio. Ogni tanto fra una vendita e l’altra, il nonno mi impartiva salutari lezioni. La sua prima regola diceva: ricorda, se sai vendere uno spillo, potrai vendere pure un aeroplano.

Le lettere di persuasione sono lettere ovunque [e comunque, ndr].

Ogni relazione umana, dall’amore al commercio si basa su due stati d’animo: aspettativa e desiderio.

La lettera di presentazione non ‘presenta’ eccezioni. Per avvicinarci alla pubblicazione, spesso non basta una buona sinossi. Occorre far collimare il nostro obiettivo di pubblicazione con le aspettative e i desideri dell’editore.

Ricordiamoci che per noi il libro è un sogno, per l’editore, ovvero un’azienda commerciale, il libro è qualcosa di più concreto: money, cantavano i Pink Floyd.

Dobbiamo avere bene in mente che non siamo esclusivi. Probabilmente l’editore riceverà decine di mail di presentazione. Siamo in concorrenza. La maggior parte di tali presentazioni è scritta in maniera sciatta, con storie improponibili. L’umore del povero editore passerà dalla noia alla frustrazione galoppante. È in attesa di una scintilla.

Per questo è essenziale che la nostra lettera di presentazione si distingua. Occorre far emergere quell’unico lampo di enorme possibilità che risiede in ciascuno di noi.

In qualsiasi presentazione, le probabilità d’essere attenzionati vanno da zero a cento. Partendo da zero dobbiamo giocare al meglio le nostre carte.

Allora cosa fare di concreto?

Ecco alcune semplici regole:

  1. Non fare danni. Evitare frasoni, vanterie, battute di spirito. Sono motivi per farci cestinare prima del previsto.
  2. Prosa semplice, frasi coincise, testo breve. L’editore vuole giungere al punto.
  3. Presentarsi secondo i crismi. Ovvero non una biografia semplice. Ma Cenni che facciano emergere le potenzialità che un editore appezza di certo. Una fra tutte la disponibilità al confronto.
  4. Esaltare le nostre potenzialità di base. Possediamo un blog? Siamo attivi sui social? Sono informazioni vitali. L’editore cerca mercato. Se la nostra pagina Facebook ha 10 mila fan, salterà sulla sedia per il desiderio di… fate voi.
  5. Ultima regola: Quando scriviamo la lettera di presentazione dobbiamo rispondere alle domande…

Quali domande qualcuno dirà?

Ovvio le domande che l’editore si pone man mano che legge. Siamo un mistero per lui, deve inquadrarci, comprendere se rientriamo nelle sue aspettative. È ovvio che nel suo inconscio si domanderà: Chi è costui?

L’editore non cerca improvvisati della scrittura: Suvvia, ho scritto questo romanzo… toh, lo invio a te, ti faccio questo favore. Occorre mostrare quel che siamo: i nostri racconti in rete, i concorsi ai quali abbiamo partecipato, le scuole di scrittura frequentate, le pubblicazioni pregresse.

Di che genere è questa storia?

Non scrivete mai nella lettera: non so a quale genere appartenga il mio romanzo. L’editore per pubblicare una storia deve inquadrarla in una collana. Non dovete incrementare dubbi, ma fornire certezze.

Quanto è lungo il romanzo?

Deve sapere cosa lo aspetta. Deve stimare il tempo di un eventuale editing, il costo materiale del libro. In genere basta indicare il numero di caratteri o delle parole. Mai il poco indicativo numero di pagine.

Infine occorre rispondere alla domanda regina per ciascun editore. La posso vendere questa storia?

Il nostro romanzo può essere meraviglioso. Ma se l’editore non percepisce prospettive di mercato, lo rifiuterà. E in tal rifiuto, le possibilità che non abbia compreso il libro sono alte. Perché? Perché è stanco di leggere proposte indecenti, frustrato, se lo becchiamo a mezzogiorno con le convulsioni della fame magari scorre la mail di fretta. Occorre agganciarlo, suggerire i nostri punti di forza. Fornire spunti, fargli accendere lampadine. Amplificare prospettive e far cogliere quel che siamo realmente: un suo desiderio.

Quindi è bene indicare l’eventuale pubblico di riferimento. I romanzi simili al nostro che hanno riscosso successo. Le caratteristiche per le quali la nostra storia si differisce dalle altre.

Non possiamo delegare solo alla lettura della sinossi le potenzialità del nostro romanzo. Le sinossi per natura non riescono a rendere le sfumature della trama, i personaggi, i dialoghi brillanti.
Una presentazione ben fatta afferma la nostra presenza, chiarisce dubbi, fornisce soluzioni.
Per l’editore disattento scartare il nostro sogno di pubblicazione è il gesto di un click sul cestino. Giochiamoci le nostre possibilità al meglio.

E veniamo all’autore Best Seller.

Mi riferisco a Nicolas Sparks. Confesso di non aver letto nulla di lui, ma l’ignoranza non è un vanto. So che a molte donne piace. Mi riprometto di leggerlo.

Il buon Nicolas, nel nostro caso, ha un sito in italiano: http://www.nicholassparks.it/ [Aveva: adesso il sito è rediretto su quello dell’editore. Il sito americano, invece, è ancora online: http://nicholassparks.com/ NdR]

Probabilmente l’agenzia incaricata della traduzione, avrà tradotto pedissequamente l’intero sito. Così, in una sezione parecchio nascosta è presente una chicca, la sua lettera di presentazione originale. [I consigli e la lettera sono riportati in questo post. NdR]

Una vera perla. Questa lettera lo farà notare al suo futuro agente e lo avvierà a una carriera da best seller.
È preziosa perché non è una lettera qualsiasi, ma una che ha funzionato. Un modello da cui trarre ispirazione.

Nella lettera di presentazione Spark si rivolge a un agente. Questo perché nel sistema editoriale americano, la prassi non è mandare manoscritti agli editori, ma agli agenti.

Tutto qui. Spero che la mia opera di buon samaritano possa essere utile a qualcuno.
Approfitto della disponibilità di Michele per salutare molti di voi blogger amici. Come alcuni hanno notato di recente ho commentato poco in giro. Ringrazio i blogger che affettuosamente mi hanno contattato per avere notizie. Per le prossime settimane o mesi (spero non anni) sparirò quasi del tutto. Ma sappiate che anche senza commenti proverò a seguirvi ugualmente. Spero di tornare presto. In bocca al lupo e buone presentazioni 😉

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27 pensieri riguardo “Acchiappami – Consigli sulla lettera di presentazione

    1. A scrocco è meglio non trovi? Hel ti sei mobilitato per primo, che onore. 🙂
      Lo so che tu mi vuoi bene, e spesso parli di me. Sai che dopo il tuo post “Mondazzoli cerca te”, mi hai fatto venire il dubbio se mandare il curriculum? 😉
      Eh sparisco un po’ ma poi torno. Tieni in caldo la seggiola. 🙂

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  1. Caro Marco, ciao.
    N. Sparks di cui ho letto qualcosa, è davvero troppo sdolcinato anche per me! In ogni caso non posso che incinarmi alla sua celebrità. La lettera mi pare un attimino troppo autoreferenziale con aggettivi roboanti, ma vedo che ha funzionato e comunque vanno considerate un paio di cose tipo che la lettera non è di oggi e il mercato americano è ben differente dal nostro. Immagino che l’aggancio sia stata la malattia. Trovo interessante tutto ciò che proponi e come lo proponi caro Marco anche se ritengo ci sia una grossa fetta di imperscrutabile nel mercato editoriale italiano, per cui si può arrivare davvero in alto ahimè anche grazie unicamente alla classica botta di.
    Un abbraccio

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    1. Lo so su Sparks sdolcinato. L’altro giorno mia nipote, 19 anni, aveva un suo libro in mano. Mi son messo a indagare cosa le piacesse di concreto. Non lo sapeva, le storie d’amore mi ha detto scrollando le spalle. E poi ha aggiunto: questo è il quinto, comprerò tutti i suoi romanzi. Cazzarola ho pensato, ma guarda che potenza, un lettore che decide di comprare tutti i romanzi di un autore. Da visibilio.

      La lettera di Sparks se devo essere sincero non piace neppure a me. Però da qualche altra parte del sito (strutturato malissimo con link a filo d’Arianna) diceva che l’ha mandata a oltre 20 agenti, e la metà di questi ha voluto mandato il manoscritto da visionare. Quindi è stata efficace. Da razionale, se dovessi scrivere una lettera, cercherei anch’io di trarne spunto.
      A dire il vero se dovessi mandare lettere di presentazione, non le invierei agli editori. Tutti i grandi editori e i medi (quelli buoni) non le leggono. Restano soltanto i piccoli. Invece se si riuscisse a instaurare il rapporto con un agente, uno bravo, con le strade nei corridoi giusti, le possibilità aumenterebbero. In questo tu sei più ferrata di me.

      Però fornire maggiori strumenti all’agente è importante. Ad esempio non so se il tuo agente sa che tieni un blog, frequentato, con lettori affezionati. Questa è una carta importante da giocare a un editore. Non sei soltanto una sinossi con un manoscritto a seguire, ma qualcosa di più.
      Poi sulla botta di… siamo d’accordo. Incrociamo le dita per i tuoi, almeno Natallia le carte giuste le ha. 😉

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      1. La mia agenzia, non nel senso del possesso purtroppo, è al corrente del mio blog, è linkato nella pagina dell’editore di Ragione e pentimento.
        Mandaci almeno qualche segnale che stai bene, altrimenti ci preoccupiamo, sul serio.

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  2. L’hai definita bene, Marco: questa lettera di Sparks è una chicca.
    Grazie per averla trovata in rete e averla condivisa in questo contesto.

    Certo, sarà anche il condizionamento legato all’autore (che io personalmente non amo, ma che ha scritto degli autentici best-seller: io ne ho letti due, uno per capire se mi piacesse, l’altro per confermare il mio giudizio), ma questa sua lettera è lontana anni luce dai tentativi proposti in questa iniziativa di Michele. Ci sono tutti gli elementi che tu sapientemente metti in luce e risponde alle domande che tu poni (che sono o dovrebbero essere quelle dell’Editore); è anche vero che lui poteva ben allargarsi con le sue discretucce 56.000 copie vendute con il primo libro, dunque non si presentava elemosinando da perfetto sconosciuto l’attenzione dell’Agente, comunque resta il fatto che abbia scritto una perfetta lettera di presentazione da cui trarre spunti utilissimi: innanzitutto è fondamentale il fatto che abbia sottolineato l’importanza del tema della storia, Sparks allega la sinossi, nella lettera semplicemente anticipa con valide argomentazioni ciò che ha narrato, ponendo l’accento sulla storia d’amore che è meravigliosa perché non è solamente quella di due anziani che si sono amati tutta la vita, ma di uno dei due che continua ad amare incondizionatamente l’altro nonostante l’insorgere di una malattia terribile capace di annullare in un battibaleno anni di vita vissuti insieme. Già la premessa è commovente, acchiappa il cuore, convince. In più, prova a vendere la sua storia citando tutte le caratteristiche che il lettore riscontrerà: attaccamento alle tradizioni, lealtà, gentilezza, amore e ricordo in una terra, il sud degli Stati Uniti, che crede ancora in quei valori.
    Infine non dice: spero sia di suo gradimento, ce l’ho messa tutta per scrivere una buona storia, ma afferma che si tratta di una “prosa lirica”, parla di “elegia della vecchiaia”, cioè mostra sicurezza e padronanza, quelle che ancora, vuoi perché siamo ancora tutti “piccoli piccoli”, non ci appartengono per niente.

    Bravo Marco, questo guest-post mi è piaciuto molto.
    Oh, non sparire troppo. E fatti vedere in giro!
    (Ma, a proposito, non dovevi passare da questo lato della barricata, con un tuo blog nuovo di zecca?)

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    1. Ciao Marina, grazie. È vero lui partiva con 56 mila copie vendute, ma il mercato americano, allora come oggi, è più difficile del nostro. È incredibilmente saturo. Farsi notare in quella mole di pubblicazioni non è facile. Per me la sua lettera è una chicca proprio perché così come accade nelle lettere commerciali, devi riuscire a convincere un potenziale partner della bontà del prodotto.

      Immagina l’agente che riceve una lettera simile. Man mano che legge, inizia a inquadrare la storia, riceve stimoli, soluzioni. Probabilmente pensa, effettivamente non è male. Una storia così potrei proporla all’editore X, ma anche l’editore Y, ha pubblicato quel tipo di storia e gli è andata bene.
      In pratica, a mio giudizio, una lettera di presentazione neutra: biografia stringata, sinossi, è passiva: Lascia all’interlocutore la discrezione di trovare idee di vendita.

      Mentre una lettera alla Sparks è attiva: fornisce appigli validi per costruirci un ragionamento.

      Sul mio blog, si è vero, dovevo passare la barricata… Ma purtroppo ho avuto qualche problemuccio che mi ha mandato in crisi. Dovevo scegliere se rinunciare per un po’ alla scrittura, quindi portare avanti i romanzi per la pubblicazione o avviare un nuovo progetto commerciale molto promettente. Sogni contro nuove prospettive per la famiglia. Ha vinto la necessità concreta. Il nuovo progetto per lanciarlo richiede l’utilizzo di tutte le mie energie psico-fisiche. Devo staccare dalla scrittura e dal suo argomentare per un po’. Mi conosco, mi lascerei distrarre. Ma tornerò, spero presto. Quando si entra nella famiglia del blogging è difficile uscirne. 😉

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  3. La lettera, arricchita dalle tue considerazioni, offre molti buoni spunti spostando il focus da ciò che si è scritto – unico aspetto che sembra importare a chi scrive – all’aspetto puramente commerciale/lavorativo, che è poi la cosa che interessa l’editore.

    Una ventata d’aria nuova, direi, rispetto allo standard che abbiamo visto finora. Non voglio dire che sia tutto da copiare, certo, ma vale la pena pensarci e riflettere. Dopotutto questa rubrica serviva proprio a questo: se non ci mettiamo nei panni dell’editor, non riusciremo mai a scrivere qualcosa che possa invogliarlo…

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    1. Allora grazie Michele per l’opportunità. Se può essere utile ben venga. Sogniamo tutti di diventare scrittori, e se qualcuno di noi riesce ad arrivare non può che essere una soddisfazione. 😉

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  4. Da profano, mi sembrano consigli appropriati, me li segno 😀 . Comunque sia, già tremo al fatto che gli editori cerchino chi ha più fan su Facebook, a parte che la cosa mi lascia perplesso: mi ricordo infatti il caso sollevato da un musicista, un paio di anni fa, che a fronte del quasi milione di fan si è ritrovato a vendere solo quattromila copie del suo ultimo album. Altri casi mostrano le stesse bassissime percentuali tra fan e “compratori”: questa politica di alcune case editrici insomma non mi sembra molto intelligente (scusa comunque se ho divagato un po’ troppo 🙂 ).

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    1. Ciao Mattia,
      Il grande problema è che l’editoria è in crisi. Pesante crisi. Non è una novità, ma questo comporta che gli editori devono misurare il rischio. Oggi molte case editrici sono prossime al collasso. Occorrerebbe anche tenere questo in conto quando si cerca un editore. Ritrovarsi con un libro pubblicato da una casa editrice all’ultima spiaggia è un disastro.
      Gli editori vogliono le pagine Facebook piene? Sì, perché ritengono che lo scrittore abbia già un seguito. Si riduce il rischio. Che poi quel seguito sia tutto da dimostrare è ovvio. Molti editori ormai pescano fra le classifiche di Amazon. Se sta lì da solo, vuol dire che piace. Rischio ridotto.
      Spesso qualcuno dice che il mio ragionare è cinico. La visione romantica dell’editoria è il nostro orizzonte naturale. Sono soltanto realista. Gli editori vorrebbero pubblicare libri belli a prescindere dal mercato. Hanno grande passione. Ma poi la realtà è costellata di costi aziendali: bollette da pagare, tasse, stipendi, affitti, balzelli infiniti. I margini sono risicati. Se un autore vende zero, o cento copie son dolori doppi. Costi sostenuti e mancato profitto. Se non si vende, si chiude. E noi autori? Speriamo. 😉

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      1. So bene quali sono i costi aziendali, essendo un imprenditore anche io (anche se non nel ramo editoriale), ed è proprio per questo che trovo che lasciarsi promuovere solo dai propri autori poco intelligente. E’ una triste legge del commercio: se vuoi vendere, devi farti pubblicità tu per primo, altrimenti è meglio evitare. Anche io nella mia azienda sfrutto il passa-parola dei clienti, ma solo col passa-parola non credo sarei durato così tanto: ho investito parecchio anche nella promozione di mio, e infatti i risultati sono stati buoni. Capisco che molti hanno iniziato questo lavoro per passione, ma senza un po’ di mentalità imprenditoriale non lo puoi fare; penso in particolare che se un autore non vende, la colpa maggiore è proprio dell’editore che non fa il proprio lavoro, dal mio punto di vista. Prova ne sono le (sempre citate in questi casi) Sfumature di Grigio, un libro che fa ribrezzo a più o meno tutti quelli che scrivono, ma che è uno dei libri più venduti a livello mondiale: merito sicuramente di mezzi di promozione di altissimo livello, che intrapresi da un editore potrebbero portare qualsiasi (e dico proprio qualsiasi) libro a diventare un best-seller, del che beneficerebbe in primis l’editore, ovviamente. (Ma di nuovo, mi scuso per la divagazione, ancora più lunga stavolta 😦 )

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  5. Anche a me è piaciuto il post!

    Da quel che mi dicono, per l’esordiente è comunque importante attirare l’attenzione, con una lettera di presentazione corta e leggibile, da cui però traspaia la personalità dell’autore. Credo che presto ne farò un post anch’io

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    1. Grazie.
      Io credo che la presentazione dipenda molto anche dal romanzo che si vuol proporre. Ad esempio il romanzo di Sandra su Natallia, come lei ha ben fatto, offre parecchi agganci da porre già nella presentazione. Altri ne offrono meno e diventa più difficile contestualizzare i punti di forza.
      Il problema delle lettere di presentazione, rispetto alle lettere commerciali, è che spesso, sentendo quel che si dice, gli editori non rispondono. In pratica ci privano del feedback necessario per aggiustare il tiro.
      Ad esempio i tuoi romanzi su Sherlock Holmes si possono ben connaturare tra i fans del genere, esiste già un pubblico. I film, la nuova serie con Robert Downey riesce a generare nuovo eco e interesse. Non vedo l’ora che esca il terzo. 😉
      Però lì mi pare che l’editore che ti pubblica abbia già una collana apposita.

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  6. Ciao, concordo con molti di quei punti: credo che per scrivere una buona lettera di presentazione ci si debba togliere l’abito dello scrittore (che spesso coincide con il pigiama 🙂 ) e indossare giacca e cravatta. Si deve scrivere in modo pulito, chiaro e educato, non si sta facendo narrativa, si sta scrivendo a un “uomo d’affari”, con tutto ciò che questo comporta.

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    1. Purtroppo è vero. Entrare in short e t-shirt in banca è diverso dall’entrare in giacca e cravatta. L’abito non fa il monaco, ma a volte occorre presentarsi cercando di cogliere il giusto contesto.

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  7. Vado subito a copiare la lettera di Nicolas Sparks e la metto da parte!
    Grazie per i consigli caro Marco, tutti validissimi anche se, mi tocca sottolinearlo, se avessi diecimila fan sulla mia pagina Facebook forse avrei già svoltato 😉

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    1. Eh già, i 10 mila fan… come in matematica è un esempio limite. Però in realtà c’è stato uno scrittore italiano, che pubblicato in self publishing, ha puntato in maniera decisa (forse eccessiva) su Facebook e ha raccolto più di 100 mila fan nella pagina del romanzo. Con un tale dato è stato notato e pubblicato da un importante editore italiano (non facciamo il nome, diciamo uno di fascettina facile).
      In quel caso il paradosso era che il romanzo dello scrittore aveva più fan della pagina dell’editore.
      Poi se si vuol dire sulla bontà dei fans raccolti… dico solo un uhm…

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  8. Caro Marco
    In bocca al lupo per il tuo nuovo progetto, ci mancherai, ma ti aspettiamo torna presto.
    Ho finito di leggere ora la lettera di Nicolas Sparks, la trova bellissima e incisiva al punto che, io che non ho mai considerato di leggere un suo libro, sto meditando di andare a leggere il suo libro. A presto. Giulia.

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