Sostiene l’autore n. 1


Philip Roth - da Internet

Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

***

Giusy si raggomitolò, seduta sul letto con le gambe raccolte, la fronte appoggiata sulle ginocchia e le braccia a cingere le caviglie. La sua voce sembrava provenire da un punto imprecisato del suo corpo; forse proprio quello che si trova due dita sotto lo sterno.

“Non c’è niente di più bello dell’amore. Fin da piccola ti riempiono la testa con le favole. Con il principe azzurro. E poi? Tanta fretta di crescere solo per scoprire questa vita di merda.”

Elena guardò l’amica: era certa che stesse piangendo, anche se non c’erano singhiozzi a scuoterla. Sapeva fin troppo bene che le lacrime Giusy, le aveva dentro, mentre gli occhi sarebbero rimasti asciutti. Indecisa sul da farsi, allungò semplicemente una mano, per sfiorare le dita di lei e ottenere un contatto. Non c’è nulla di sensato da dire a un’amica quando il ragazzo che le piace è innamorato di un’altra. Non certo che le cose cambieranno o che il mare è pieno di pesci. Sono cazzate. Lo sappiamo tutti com’è la storia: il mare è enorme. Un oceano infinito. Popolato di ogni genere di creature: dai gamberetti ai pescecani. Una moltitudini di esseri diversi. Ma a noi ne interessa solo uno: dopo aver avuto la fortuna di trovarlo, nelle immensità blu delle vaste acque, non possiamo giustificare a noi stessi che il tempo speso nella ricerca sia stato vano.

“Ma che ti frega? In fondo Marco è solo un cretino. Vedrai che, prima o poi, lo trovi il ragazzo che ti meriti…”

Giusy rimase immobile. Elena cercò di racimolare tutto il coraggio di cui disponesse, tutto quello che ha a disposizione una ragazza sola. Non era tanto, ma bastava per proseguire:

“Ieri sono andata a parlare con Katia.”
“Cos’hai fatto?”
“Sono andata a parlare con Katia. A casa sua.”
“E chi t’ha dato il permesso? Eh?”
Elena era avvampata.
“Non credo di avere il bisogno di nessuno, per parlare con chi mi pare. E poi l’ho fatto per te. Di cos’hai paura?”
“Fai come vuoi. Io non lo voglio sapere” disse Giusy, affondando ancora di più il volto tra le gambe.
“È inutile che cerchi di sparire; la vita non è facile.”
“Ma nessuno mi aveva avvisata che sarebbe stata così difficile.”
“Non sei l’unica. Anche Katia ha i suoi problemi.”

Per la prima volta l’amica alzò il volto dal nascondiglio che si era creata. Gli occhi, rossi e gonfi, tradivano tutto il pianto che si era tenuta dentro: una pozione capace di avvelenare un cuore.

“Cioè?”
“Marco è stato da lei…”
“Stronza! Così, senza pudore, me lo vieni a dire!”
“…ma a lei non interessa. Ecco perché sono due giorni che lui non si vede in giro.”

Giusy rimase bloccata. Inebetita. Lo sguardo vuoto.

“No?”
“No.”
“Perché? È il ragazzo più figo della scuola.”

Il coraggio di Elena era finito. Non sarebbe mai riuscita a dirlo. Si chiese come si facesse a confessare una cosa inconfessabile. La risposta era semplice: non si dice e si cambia discorso.

“Perché… Insomma, non è che c’è sempre un perché, no?”
“Non so. Forse hai ragione.”
“Guardati, perdio. Sei bellissima; hai un sorriso che è come il sole: non puoi nasconderlo dietro alle nuvole tutto il tempo.”

Le dita di Elena cominciarono a carezzare quelle dell’amica. I polpastrelli seguivano le linee delicate delle unghie, delle falangi, fino alle nocche. Un percorso lieve come una piuma; appena sfiorato sulla sua pelle bollente. Il tocco dell’onda sulla spiaggia d’estate, quando non c’è vento. Una sensazione ipnotica, che addormenta la ragione. Solo che non è sempre il momento giusto, per farlo: ci vuole un po’ di incoscienza. Di coraggio, forse. Oppure è anche più semplice di così: basta un secondo di distrazione per decidere di tuffarsi.

Giusy rialzò di colpo la testa.

“Elena…”
“Sì?”
“Ma secondo te, adesso, cosa dovrei fare?”
Elena si era guardata attorno, come se la risposta potesse essere scritta sui muri della cameretta. Aveva impiegato qualche secondo prima di riuscire a rispondere.
“Usciamo insieme. Io e te. Ci andiamo a prendere un bel paio di Vans. E anche un mega-gelato.”

Come per magia gli angoli della bocca di Giusy si ampliarono ed un sorriso fece capolino. Era così bella quando indossava i suoi sorrisi.

“Che stupida che sei.”
“Perché? Io sto dicendo sul serio: non c’è niente di meglio dello shopping con la tua migliore amica.”
Giusy non ne era sicura, ma forse la voce di Elena aveva tremato prima di spegnersi.
“Ma lui…”
“Lui deve fare la sua vita. Adesso non può essere tuo. Domani, chissà. Ma non ora. Non puoi buttare via il tuo presente per un futuro che potrebbe anche non esistere.”
Elena aveva fatto un sospiro, poi aveva aggiunto:
“Dimmi: chi è la persona a cui vuoi più bene?”
“Marco.”
“Sbagliato: sei tu. Devi pensare prima a te; la vita è la tua.”
“Sembri mia madre. E tu, invece?”
“Io, cosa?”
“Tu. Tu che fai sempre quella saggia. Quella felice. Tu. Tu che hai gli occhi di una che ha bisogno di un paio di scarpe e di un gelato almeno quanto me.”

Elena rimase in silenzio. Gli occhi ostinati, piantati verso un punto insignificante della grande parete. Persi nel vuoto davanti al letto. Le dita congelate, bloccate nel movimento. Come se d’un tratto le fossero mancate le forze. Elena lasciò cadere la mano; senza il contatto tra il calore dei loro corpi, erano entrambe molto più sole. È incredibile come ci si possa sentire soli a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri.

***

La discussione anonima è terminata. Per qualsiasi ulteriore indicazione è possibile usare l’area dei commenti, in basso.

***

Sostiene un lettore che…

…Il brano è scritto discretamente, seppur con qualche imprecisione. Il fatto che si tratti di un YA – come ho inteso leggendolo – non giustifica qualche banalità di troppo. Il linguaggio semplice va bene, ma certe emozioni andrebbero descritte con maggiore profondità.

La frase iniziale a mio avviso è troppo lunga e arzigogolata, non consente al lettore di entrare a gamba tesa nella storia. Io l’avrei spezzata così: “Giusy si raggomitolò, seduta sul letto con le gambe raccolte. Teneva la fronte appoggiata sulle ginocchia e si cingeva le caviglie con le braccia”.

C’è un errore di punto di vista. Il brano è filtrato dallo sguardo di Elena, ma verso la fine compare questa frase: “Giusy non ne era sicura, ma forse la voce di Elena aveva tremato prima di spegnersi”.
Cosa giustifica il cambio di prospettiva?

Penso che nella parte iniziale ci siano troppi “:” che danno alla narrazione un ritmo un po’ singhiozzante, nonché qualche virgola buttata lì senza un motivo: “sapeva fin troppo bene che le lacrime Giusy, le aveva dentro, mentre gli occhi sarebbero rimasti asciutti”. Io dopo “Giusy” non l’avrei messa.

Insomma, secondo me il testo ha delle potenzialità che non sono state espresse nel modo giusto. Con un buon editing potrebbe migliorare, ma così com’è dà l’idea di essere scritto da una persona poco esperta. 🙂

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Sostiene un lettore che…

…Avrei bisogno di sapere a quale pubblico si rivolge. Da adulto/a ho trovato diverse difficoltà:  il testo non mi ha preso/a e dopo poche righe l’avrei abbandonato volentieri per trama ed espressione linguistica. Tuttavia immagino che l’impatto su un adolescente potrebbe essere diverso, perché parla di loro e forse quindi anche a loro. Rimangono comunque dei dubbi, mi pare di vedere una ricerca linguistica che non raggiunge l’obiettivo e risulta pretenziosa con dialoghi un po’ artificiosi.

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Sostiene un lettore che…

…Sto leggendo Ferrante e  per certi versi la tematica mi viene ricordata dal brano.  E’ vero che manca qualcosa e forse quel che è nascosto è un po’ banale. Ma in definitiva fila liscio e vien voglia di leggere.  Questa frase “Lui deve fare la sua vita. Adesso non può essere tuo. Domani, chissà. Ma non ora. Non puoi buttare via il tuo presente per un futuro che potrebbe anche non esistere.” non mi pare realistica nel dialogo di due ragazze. Per il resto condivido la virgola che deve sparire e oserei più in sensualità, tentando di trovare un modo più misterioso per esprimerla, perché il lettore resti con qualche dubbio e si dica: ma sono io il malizioso o….

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Sostiene l’autore che…

…Il brano era un tentativo, di qualche anno fa, di costruire una storia mimando quello che i ragazzi si dicono normalmente sulle piattaforme che utilizzano per parlarsi. Quindi il pubblico di riferimento ha circa vent’anni (e forse meno). Un progetto che è rimasto fermo anche per la difficoltà oggettiva di scrivere per un pubblico così lontano da me. Le obiezioni dei lettori sono tutte giuste; in particolare, volendo scriverla davvero questa storia, la terza.

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Sostiene un lettore che…

…A me il brano non è dispiaciuto, anche se è difficile farsi un’idea leggendolo al di fuori del suo contesto.
“Le lacrime Giusy, le aveva dentro,” credo che quelle due virgole non ci vadano.
Tutta la parte sul tocco delle dita di Elena la alleggerirei, evitando metafore che sanno di già visto, per suggerire magari in modo diverso (una sola metafora più originale?), ma qui si entra nel gusto personale.

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Sostiene un lettore che…

…Da quello che ho letto, il romanzo o racconto che sia sembra non possedere i presupposti per piacermi.
Il genere, intanto, non mi attrae, perché se ho capito bene, la storia ha per protagonisti ragazzi in fase adolescenziale, divisi fra amori non ricambiati e amicizie consolatrici, con lagnanze classiche sul perché non mi ama, perché vuole un’altra, odio l’altra che è riuscito a farlo innamorare ecc.
Ma questo, naturalmente, è un mio gusto personale, per dire che non lo comprerei mai oppure, in caso di incauto acquisto, lo abbandonerei subito.

Veniamo al modo in cui è scritto.

A scrivere la storia è di sicuro una donna giovane, romantica, che tra le righe probabilmente esprime le proprie delusioni, dunque l’ispirazione avrebbe una matrice autobiografica.
Il linguaggio è in genere scorrevole, ma a tratti la lettura si ingarbuglia in qualche stonatura (“le braccia a cingere le caviglie”, “ci andiamo a prendere”, tutta la metafora del mare che contiene ogni specie, dai gamberi ai pescecani) e lieve banalità, tipo le similitudini “sorriso come il sole”, “lieve come una piuma”. Infine c’è un capriccio di domani, presente e futuro che andrebbe snellito (“domani chissà, non ora, non buttare il presente per un futuro…”).
E ho notato una ripetizione ravvicinata di radici (“disponesse…, tutto quello che ha a disposizione”) che suona male.

Secondo me, se dietro questa storia c’è una buona idea, per arrivare a colpire veramente l’attenzione del potenziale lettore, essa andrebbe “approfondita”, andrebbero maggiormente indagate le emozioni, i dialoghi essere un po’ più di spessore senza togliere naturalezza alla giovane età dei protagonisti.
Il mio voto: 5
(Per la fiducia che concedo a chi ha scritto il racconto/romanzo cui riconosco, comunque, in nuce, delle buone potenzialità narrative) 😀

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Sostiene un lettore che…

…Non è facile giudicare questo brano. Innanzitutto non si sa se è un racconto finito o se è solo una scena di un romanzo. Il giudizio cambia nei due casi.

La prima frase è un po’ ridondante. Dice che si raggomitolò, e poi lo descrive. Mi pare inutile: Giusy era seduta sul letto con le gambe raccolte, la fronte appoggiata sulle ginocchia e le braccia a cingere le caviglie mi pare sufficiente, sufficiente per capire che è raggomitolata senza dirlo.

Il problema maggiore lo trovo nella parte di Katia. Le informazioni che vengono date sono: Giusy ama Marco, che però ama Katia, che però non l’ama. Giusto?
Se è questa la dinamica, non capisco la frase successiva di Elena a meno che non venga spiegata più avanti nel romanzo. “Il coraggio di Elena era finito. Non sarebbe mai riuscita a dirlo. Si chiese come si facesse a confessare una cosa inconfessabile. La risposta era semplice: non si dice e si cambia discorso”.
Qual è la cosa inconfessabile, da non dire assolutamente? Ho pensato che Marco sta con Elena, ma poi lei dice di essere sola, e quindi non è questa l’ipotesi.

Quando Elena inizia ad accarezzare Giusy e poi conclude con la distrazione di un secondo per avere il coraggio di tuffarsi, penso che Elena è innamorata dell’amica, ma non osa.
Questo è rafforzato anche dalla conclusione del brano dove Elena lascia cadere la mano e parla di calore tra i loro corpi e la solitudine a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri.

Forse si esagera anche con la metafora del mare, l’oceano, i gamberetti e i pescecani. Ripresa anche con la carezza come l’onda sulla spiaggia, il tuffarsi.

Il dialogo è migliorabile? Sempre, ovvio. Per esempio il sorriso come il sole da nascondere dietro le nuvole, un’altra metafora un po’ eccessiva e finta in un dialogo tra ragazze. Ecco, il dialogo mi pare troppo letterario.

Concludendo. La scena è interessante, ma migliorabile sotto molti aspetti. Vorrei capire il valore di quell’inconfessabile, ma può dirlo solo l’autrice (o l’autore?).

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Sostiene l’autore che…

…O magari sostiene l’autrice  🙂 che la cosa inconfessabile è l’amore omosessuale di Elena per Giusy. Il brano dovrebbe fare parte di un quadro più ampio, presumibilmente un romanzo. Il mare, con tutte le sue sfumature, è una cosa che tornava ossessiva tra le frasi che i ragazzi si scambiavano e io l’ho solo registrata.

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Sostiene un lettore che…

…Il racconto è carino, io però toglierei le “d” eufoniche, inoltre c’è un punto del dialogo che non si capisce bene chi sta parlando, io metterei il soggetto almeno all’inizio, ho dovuto rileggere più volte per capire chi parlava.
Dall’antefatto si capisce che parla Elena però non è immediato.
“Ieri sono andata a parlare con Katia” (aggiungerei) disse Elena.
C’è una virgola sbagliata (ho visto che è già stata segnalata) e c’è un errore “Non credo di avere il bisogno di nessuno (dovrebbe essere il permesso).
Il finale lascia intendere che Elena (che ha lo sguardo saggio) si sente incompresa dall’amica (perché l’ama e non glielo riesce a dire?Accarezzarle le dita mi lascia intendere questo, ma forse sono io che fraintendo).  Da sviluppare, ma è un racconto che non mi dispiace. Bella soprattutto l’ultima frase.

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Sostiene un lettore che…

…Dico all’autore/trice che limitarsi a registrare le frasi le rende meno vere in letteratura. Un controsenso che ha senso. 🙂

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Sostiene un lettore che…

…Si legge molto velocemente, non ci sono molti intoppi oltre a quelli già segnalati, forse avrei gradito una maggiore caratterizzazione dei due personaggi: ho avuto alcuni momenti di smarrimento, non ricordando quale delle due fosse E e quale G.  Molto positivo il collocamento in una categoria ben definita con buone potenzialità commerciali.

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Sostiene l’autore che…

…Sostiene l’autrice che vi è molto grata per gli spunti e le critiche. Il brano giaceva lì da molto tempo: la distanza tra quello che io stessa ci leggevo e quello che avrei voluto scrivere mi aveva bloccata. Anche i dialoghi, pur se “quasi copiati”, non comunicavano le stesse emozioni che avevo sentito a leggerli. Adesso rifletterò sui vostri spunti, nella speranza di trovare una strada per far uscire questa storia dalle mie dita.

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Sostiene un lettore che…

…A me non dispiace. Scorre bene, è piacevole da leggere, a prescindere dal target di riferimento. Mi piace il sottinteso dei gesti di Elena. Concordo con gli altri: renderei più incisivo l’attacco. In generale, snellirei un po’ tutto. Anche il passo dei pesci e dell’oceano (che secondo me funziona, in questo contesto), lo renderei più leggero, non rimarcherei troppo sui concetti. Mi sono persa sul finale perché ho notato anch’io un cambio di prospettiva.

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Sostiene l’autore che…

…Ringrazio anche l’ultima lettrice per il commento, che mi lascia la voglia di riprovarci, con questa storia 🙂

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