Metropolitana


10 Tips on Writing from Joyce Carol Oates

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/07/19/joyce-carol-oates-10-tips-on-writing/

“Don’t try to anticipate an ideal reader — or any reader. He/she might exist — but is reading someone else.”

***

La ragazza in fondo al vagone era carina, ma io me n’ero disinteressato. Ok, era molto carina. Capelli biondi, lunghi, raccolti in una coda da fare invidia alla Barbie. I piccoli occhiali quadrati sull’ovale del viso. Il collo delicato, torre d’avorio sulle spalle coperte da uno scialle pieno dei colori tipici delle Ande.

Eppure la mia attenzione non si era focalizzata su nessuno di questi particolari. Il mio occhio era caduto sull’oggetto che aveva in mano e che avevo riconosciuto subito: stava leggendo un libro. Anzi, stava leggendo il libro. Il mio, quello che era uscito un paio di settimane prima: copertina a sfondo rosso, pupazzo di neve davanti. Impossibile sbagliarsi. Tutti gli altri dettagli erano spariti: lei, la metro, la puzza del vagone, la corsa scricchiolante del treno. Era la prima volta che vedevo qualcuno con in mano il mio libro senza che fossi stato io a darglielo.

L’impressione di aver fatto qualcosa, nella vita, mi aveva investito di colpo. Aver fatto finalmente qualcosa, come avrebbe detto qualcuno di mia conoscenza. Avevo smesso di fare cose e vedere gente; c’era un oggetto, a piede libero nel mondo, che aveva un padre: io. Come ogni genitore che si rispetti, non avevo saputo resistere alla tentazione di pavoneggiarmi per tramite della mia creatura e mi ero avvicinato.

— Mi scusi se la disturbo…

La ragazza aveva sollevato gli occhi, infastidita.

— Ho visto che sta leggendo.

Lo so da me: non ero mai stato bravo, ad attaccare bottone. Non lo ero stato quando puntavo alle ragazze, figurarsi adesso che puntavo al libro.

— Le piace? Voglio dire: le sembra un bel libro?

La ragazza doveva pensare che fossi uno strano. Però i maniaci vanno al punto, credo, e dubito che a quelli siano mai interessati i libri. Alla fine si era fatta coraggio e mi aveva fatto un sorriso stentato:

— È un bel libro. A me piace.

Non potevo credere alle mie orecchie. Dopo tutta la fatica che mi era costato scriverlo. Le correzioni. I litigi con l’editore per togliere, ma soprattutto per non togliere, qualche pagina. Avevo un sorriso a trentadue denti.

— Sono così felice di sentirglielo dire. Se vuole glielo posso autografare. Perché, vede, io sono l’autore e…

Mi stavo tastando le tasche alla disperata ricerca di una penna, ma lei si era allontanata da me qualche centimetro e mi stava guardando male. Troppo male, per essere una che non fosse interessata a una dedica dell’autore su una pagina a caso. Forse non avrebbe voluto neppure la firma.

— Davvero lo ha scritto lei? — aveva domandato, con una lieve nota scandalizzata nella voce, — Perché io non credo…

La frase mi aveva gelato. Che non avessi il physique du rôle poteva anche essere, ma così era troppo. Lei aveva chiuso il libro; la copertina, adesso, era visibile in tutto il suo splendore. Rossa, con un bicchiere di latte in primo piano. Quello che avevo scambiato per il mio pupazzo. Il titolo recitava: “le prime luci del mattino”. Poi l’aveva girato e la foto, sulla quarta, non era quella della mia faccia. Lei mi aveva guardato fisso negli occhi.

— Se tu sei il mitico Fabio Volo, io sono Michelle Hunziker.

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

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43 thoughts on “Metropolitana

  1. Ho riso due minuti, fantastico 😀 ! Ma oltre che divertente, insegna anche un’importante lezione: se come me soffri di miopia, in questa situazione meglio dare un’occhiata più da vicino invece di farsi trasportare dall’euforia 😀 .

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  2. Non c’è l’area Sostiene un lettore… non posso perciò dire che la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca. Allora dico che il racconto è bellissimo. Se metto il cappuccio da Ku-Klux-Klan posso almeno dire che ho letto il racconto ma non avendo letto il titolo pensavo che fossero in treno? Se vuoi parlare in metropolitana come minimo devi usare il megafono.
    – Mi scusi se la disturbo, urlai.

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  3. Caspita, se capitasse una cosa del genere a me, penserei di avere un’allucinazione! 🙂 E io la metropolitana la prendo tutti i giorni. Comunque non farei mai come descritto nel post, sarei paralizzata da un misto di sorpresa e apprensione. E se sul viso del lettore o della lettrice comparisse una smorfia di disgusto?

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    • Eppure, io credo che chi scrive sotto sotto voglia sapere. Se vuoi provare il brivido, noi abbiamo una metropolitana speciale per questo: si chiama “Sostiene l’autore” 🙂
      Protetti dietro un comodo anonimato i lettori fanno le facce del caso di fronte agli scritti che gli autori si arrischiano a proporre.
      Personalmente lo ritengo un esperimento riuscito, ma basta andare a dare un’occhiata per decidere in piena autonomia 😉

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  4. Che poi, tra “copertina a sfondo rosso, pupazzo di neve davanti” e “copertina con il bicchiere di latte” non saprei quale scegliere (tra l’altro quel libro di Volo è particolarmente brutto).

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