Sostiene l’autore n. 4


Philip Roth - da Internet

Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Nell’ultimo “Sostiene”, qualcuno si domandava se l’anonimato non favorisse l’acidità dei commenti. Qualcun altro sosteneva che potesse anche essere vero, ma che in compenso le lodi sarebbero state davvero sentite. Io dico che è così che deve essere: è utile per un autore confrontarsi con i commenti acidi dei lettori e con i loro eventuali apprezzamenti senza secondi fini. Ma ad una condizione: non lasciarsi fregare né dagli uni né dagli altri. La scrittura non è democratica, se ne frega della maggioranza. Solo lo scrittore conosce i propri sentieri: niente esaltazioni o depressioni perché conoscere è saggio, ma farsi influenzare no.

Se ve lo steste domandando, la frase in corsivo non è mia, ma è la citazione di qualcuno che ne sa più di me.

Buona lettura e buon commento.

***

Una volta, una decina di anni fa, anche mia zia Cornelia sparì. Era Pasqua, di solito con la chiusura della scuola per le festività lei apriva la casa di Passignano, talvolta qualcuno andava con lei ma quell’anno Pasqua cadeva piuttosto presto (non ricordo mai se in questi casi si dica alta o bassa), era ancora freddino e temendo di gelare alla villa aveva dichiarato con un certo anticipo che sarebbe rimasta in città. Ci prodigammo in inviti per il pranzo al ristorante, all’epoca si usava ancora così: chi rimaneva a Milano andava a mangiare fuori. Proponemmo una gita culturale per la giornata di Pasquetta ma lei piccata rifiutò ogni cosa, avrebbe trascorso la settimana in casa, dipingendo. Solo che poi quando andai a casa della zia, con Mia, portandole un uovo di cioccolato decorato con una grande Monna Lisa che avevo visto nella vetrina di una nota pasticceria dove avevo lasciato in cambio una cifra spropositata, non rispose nessuno. Attesi, pensando che fosse al supermercato o dal parrucchiere, attesi a lungo, Mia stufa marcia, io, insomma, quasi. Provai più volte a chiamarla sul cellulare, immaginando sarebbe stato un buco nell’acqua perché spesso lo teneva spento, era più che altro un oggetto di emergenza da utilizzare a Passignano. Infatti era scollegato, lasciai un biglietto sulla porta pregandola di farsi viva e tornai sui miei passi, trascinando una Mia ormai isterica che mi chiese di potere almeno tenersi l’uovo come ricompensa per quel pomeriggio sprecato nella noia, e iniziò la ricerca. Durò giorni. Sembrava inghiottita nel vuoto. Nessuno l’aveva vista a Passignano, chiamammo Milly, in caso la zia avesse cambiato idea e all’ultimo momento avesse deciso di andare comunque in Umbria, nonostante la stagione. Niente. Saltò fuori come un coniglio dal cilindro cinque giorni più tardi: era andata da sola a visitare la ville palladiane, seguendo un programma che aveva scovato chissà dove, era salpata sul “Burchiello” un tipico battello che percorre la riviera del Brenta da Padova a Venezia, consentendo la sosta e la visita guidata di alcune ville venete. Aveva poi pernottato in una di quelle fantastiche ville, a Dolo, dove era rimasta entusiasta della camera decorata con una tappezzeria piena di gigli bianchi su fondo pervinca, gigli persino in un delizioso vaso sullo scrittoio, e ancora gigli ricamati sulle lenzuola. Quattro giorni identici e sublimi: come colazione una vera e abbondante English Breakfast e poi, mentre una nebbia sottile avvolgeva il parco con pochi turisti, passeggiate solitarie, pranzo nella sala decorata a stucchi, e, nel pomeriggio, ben avvolta in tripli strati di piumini e maglioni, si era dedicata alla pittura en plain air, fino a quando la luce esterna le consentiva di dipingere le piante locali. Erano più che altro degli schizzi che avrebbe completato a casa. Aveva anche disegnato delle cartoline ricordo che aveva spedito a tutti noi, ignari. Infine, il martedì aveva chiuso la pesante valigia in cuoio tirando bene le cinghie, non si era ancora decisa per qualcosa di più pratico e moderno come un trolley dotato di ruote, aveva percorso il vialetto ghiaioso, salutato quei luoghi che le avevano regalato tanto relax ed era partita.

Il fitto nebbione tipico della zona aveva causato un brutto tamponamento a catena lungo l’autostrada, tra Padova e Vicenza. Zia Cornelia odiava guidare in presenza di condizioni atmosferiche poco piacevoli, che si trattasse di nebbia, pioggia battente, o, addirittura neve, ma non aveva alternative: era partita con il sole, si era attardata a pranzo e poco dopo essere ripartita si era trovata invischiata in un serpentone di automobilisti furibondi, mentre qualche chilometro più avanti le autoambulanze prestavano i primi soccorsi ai passeggeri coinvolti nell’incidente: un paio di morti e diversi feriti. Il telegiornale trasmise le immagini della sciagura e io rimasi con il mestolo a mezz’aria, stavo servendo i tortellini in brodo, lo ricordo ancora, perché tra gli intervistati riconobbi la zia, per fortuna illesa. Vidi il suo solito aplomb che può risultare irritante, una eleganza innata e i guanti da uomo di pelle e uncinetto, da guida vintage, a mezze dita, color cognac, ben serrati sul volante, il finestrino abbassato, la riga dritta al posto della bocca in una espressione di disappunto che cambiava di poco anche nelle giornate più rosee. Era lei, viva sulla A4, e stava dichiarando al giornalista di essere di ritorno da cinque meravigliosi giorni in compagnia di Andrea Palladio. Pronunciò il nome del più grande architetto che l’occidente abbia mai prodotto con estrema nonchalance, come se si trattasse di un caso di omonimia, un amico della zia, che pensa te!, si chiamava allo stesso modo. La sua compostezza di fronte alla nostra preoccupazione, il telefono era rimasto sempre irraggiungibile, mi colpì alquanto mentre lei dichiarava con piccato raccapriccio di fronte alla telecamera che in effetti quel viaggio interminabile rischiava di mandare a monte la beatitudine vacanziera. Tutto lì: noi a roderci in ricerche tra obitori e centri di accoglienza, lei neppure scalfita. Per un po’ evitai di andare a trovarla, poi, come spesso accade, la vita prese il sopravvento, scrissi anche questo fatto nel lungo elenco delle stravaganze di zia Cornelia e mi dimenticai dell’accaduto.

***

La discussione anonima è terminata. Per qualsiasi ulteriore indicazione è possibile usare l’area dei commenti, in basso.

***

Sostiene Michele…

…che oggi siete tutti timidi. Dove sono finiti gli acidi spavaldi che una settimana fa rumoreggiavano nei commenti? Forza e coraggio: anche oggi è tempo di scendere nell’agone!

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1 – Sostiene l’autore…

…appunto! firmato l’autore

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1 – Sostiene un lettore…

…Il brano, così com’è, non ha un gran senso ma immagino che faccia parte di un racconto di più ampio respiro. Data la marginalità dell’accaduto, sembra un preambolo o una storia “laterale” in un romanzo. L’uso, anche improprio, della punteggiatura lo rende garibaldino nel ritmo anche quando, forse, sarebbe il caso di rallentare e si finisce (io, almeno, ho fatto così) di leggerlo in fretta e furia con una premura inspiegabile di arrivare in fondo. Questo significa che scorre bene e che è scritto bene, ma mi domando se un ritmo tanto incalzante da essere persino sincopato sia voluto o sia semplicemente venuto. Il dubbio che non sia stato controllato, comunque, mi rimane.
Infine, la cosa che più mi ha infastidito: quella tirata di giacca al lettore che il narratore fa all’inizio: perché scaricare su di me il dubbio sulla Pasqua alta o bassa? Sei un autore: ti basta trenta secondi su Google, per saperlo e poi dirmelo. A meno che questo non sia un giallo, e solo il lettore che voglia scoprire l’assassino di zia Cornelia debba poter cogliere il messaggio.

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2 – Sostiene l’autore…

…Sì, fa parte di un romanzo, ma essendo un episodio concluso credo si possa valutare anche se privo della grossa parte restante.
Sulla punteggiatura ho seri problemi, ma di solito la cosa viene camuffata con un ritmo che piace e mi pare di capire che è accaduto anche con te, caro lettore.
Pasqua alta o bassa, ci vorrebbe sì un attimo a controllare, sì, ma la protagonista non è il tipo da fare ste cose ed è lei che sta raccontando.
Se il fastidio è potente e soprattutto condiviso con altri lettori, se vorranno dirlo qui, posso togliere il dubbio. Siamo qui per correggere prima dell’invio.
Grazie

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2 – Sostiene un lettore…

…lo stile mi è piaciuto molto, il ritmo secondo me è voluto e sincopato e  mi piace anche l’idea di partenza, carina

L’intervista IN TV mi ricordava un po’ un film con sordi – credo il vedovo – dove lui fa il finto commosso sul luogo del disastro MENTRE  la moglie invece non è morta (si ho fatto casino ma spero di aver reso idea)

ecco tutto andrebbe bene se ci fosse un qualcosa di più comico invece Pronunciò il nome del più grande architetto che l’occidente abbia mai prodotto con estrema nonchalance, come se si trattasse di un caso di omonimia, un amico della zia, che pensa te!, si chiamava allo stesso modo. questo mi ha deluso così come anche il piccato raccapriccio che trovo lezioso per non dire della beatitudine vacanziera

ma scrivi bene vien voglia di leggere il ritmo c’è, se ti compiacessi di meno … less is more

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3 – Sostiene un lettore…

…Per me, l’unico problema del testo sono i periodi un po’ troppo lunghi, che magari potrebbero confondere un lettore poco attento: spezzettare di più le frasi renderebbe il brano molto più scorrevole. Per il resto però la storia è carina e plausibile, e nonostante il problema di cui sopra il testo si legge senza troppe difficoltà.

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3 – Sostiene l’autore…

…Grazie!
Ah, il film con Alberto Sordi, le doveva essere perita in un incidente ferroviario, fa super ridere, l’ho rivisto di recente.
Frasi più spezzettate, dunque, io le avevo anche spezzettate con molte più virgole, che la Beta reader mi ha suggerito di togliere: sono nei guai 😀
Vorrei che la frase sul Palladio risultasse più divertente, ma odio dover strizzare l’occhio al lettore, nel senso o fa ridere spontaneamente o meglio lasciar perdere, tuttavia, come per le frasi leziosi di autocompiacimento, c’è ancora margine di miglioramento per cui farò qualche tentativo.
Grazie ancora!

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4 – Sostiene un lettore…

…Non mi è dispiaciuto, mi sembra scritto con una certa padronanza del linguaggio; starei più attenta all’uso delle virgole (in alcuni punti assenti e in qualche caso da sostituire con un più efficace punto e virgola); una nota del tutto soggettiva: il nome Mia ha una musicalità strana all’interno del brano, lo sostituirei; c’è un “ville” ripetuto a poca distanza, un refuso (“la” ville palladiane), per il resto ho pensato si trattasse della parte di un tutto, cosa confermata dall’autore che sta scrivendo un romanzo.
Posso solo chiedere di che genere è?

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5 – Sostiene un lettore…

…All’inizio avevo capito che la zia era morta invece era semplicemente sparita, nel senso che non si sapeva dove fosse.
Anch’io ho letto velocemente perché cercavo di capire dove fosse finita la stravagante zia, che diventa anche simpatica.
Se fosse un racconto mancherebbe di compiutezza, ma come parte di un romanzo più ampio non mi dispiace.

#

4 – Sostiene l’autore…

…Allora, tocca ripassare le virgole, (magari tornando alle elementari).
Grazie per avermi segnalato refusi e ripetizioni, che, si sa, sono lo spauracchio di tutti.
Per quanto riguarda il genere commedia, rosa.
[NdM: illazione – censurata! – dell’autore che tira a indovinare chi sia l’autore medesimo 🙂 ]

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6 – Sostiene un lettore…

…Una precisazione – sono l’autore del commento da lettore n. 3 e vorrei replicare al commento dell’autore n. 3. Forse mi sono spiegato male: intendevo frasi più spezzettate nel senso non di mettere più virgole (che alla fine va bene togliere), ma più punti. Dividere insomma i periodi lunghi per crearne di più brevi, così da rendere le frasi più facili da leggere. Mi è saltata subito all’occhio la cosa perché in passato facevo anch’io lo stesso errore, ma poi ho cominciato a dividere le mie frasi di più e infatti il mio stile ha guadagnato in scorrevolezza 🙂 .

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5 – Sostiene l’autore…

…ok grazie 3^ commentatore, quindi tocca andare a ripassare i punti, non le virgole 🙂

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7 – Sostiene un lettore…

…D’accordo con gli altri sui problemi di punteggiatura. Sarebbe meglio sostituire qualche virgola con un punto e anche andare a capo un paio di volte in più perché manca il fiato a leggere tutto di seguito.

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8 – Sostiene un lettore…

…Arrivo sempre tardi a commentare e alla fine mi riduco a fare un riassuntone di cose scritte già da altri.
Ottimo stile, ottimo ritmo.
Virgole ballerine, con incisi non chiusi (o non aperti) e qualche altra magagna qua e là.
Periodi un po’ faticosi, sopratutto nella parte centrale. Anche questo paragrafone l’ho trovato un po’ pesante, ma forse, all’interno di un romanzo non dà la stessa impressione.

Mi è piaciuta molto la voce narrante, si sente il personaggio, la sua personalità ben definita traspare. Mi sento di promuovere il brano a pieni voti, con la preghiera di ricontrollare un po’ la punteggiatura e magari di spezzare di più i periodi per far respirare i lettori dal fiato corto come me.

#

9 – Sostiene un lettore…

… Letto il brano tre volte. Molto bello e vivace. Le descrizioni e i caratteri sono precisi e colorati. Pennellate. Non convenzionale nelle rappresentazioni. Scrittura scorrevole. Non cambierei la punteggiatura. Se non per cose minime. Sono stufo di prose come questa. Dove ogni due parole un punto. E fate un po’ scorrere questo discorso. Smettete con questa stitichezza. Va bene così, autore/trice. Cambierei centri di accoglienza con ospedali. Il centro di accoglienza mi ricorda gli immigrati. Zia Cornelia è un rom?

Due soli dubbi. La descrizione della vacanza della zia Cornelia è descritta con gli occhi di zia Cornelia. Impossibile che il narratore possa raccontare particolari così precisi, senza averli visti. Proposta: “Saltò fuori come un coniglio dal cilindro cinque giorni più tardi: come ci raccontò in seguito, era andata a visitare…

Infine la visione in tv. Zia Cornelia è un mostro di cinismo se davanti a morti e feriti in autostrada dichiara che questo le manda a monte la beatitudine vacanziera. Straordinaria verità. Ci sta. Ma è voluto? E se anche è voluto i cinici sono due. Lei che lo dichiara. Il giornalista che monta il servizio per il tg. Con incidente in autostrada, morti e feriti, schiacciata da un tir una famiglia. Bambino di due anni tra le vittime. Code chilometriche. Decide di montare il servizio per il tg1. Un minuto di servizio. Che ti manda? Non il luogo dell’incidente ma zia Cornelia, qualche chilometro lontano dalla scena. Che parla di Palladio. Fantastico. Titolo al tg: morti e feriti in autostrada tra Padova e Vicenza: dove ci sono ottime osterie. Proposta: cambiare l’incidente in meno tragico. Ribaltato tir di maiali. Autostrada bloccata. O perso carico di uova di Pasqua. Erano delle Monna Lisa. Stop. 🙂

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6 – Sostiene l’autore…

…Grazie a chi si è aggiunto ieri sera e questa mattina.
Zia Cornelia è cinica, molto, per cui le sue dichiaraioni ci stanno. Talvolta i servizi telegiornalistici sono parecchio cinici pure loro, ma magari tolgo i morti. Di sicuro la faccenda del punto di vista è importante, grazie per averla segnalato.
Sono davvero felice perchè alla fine nel complesso il pezzo è piaciuto, era tra le pagine più ostiche del romanzo, per questo l’ho scelta da proporre qui.
Chiunque si celi dietro ai commenti è stato utile, anzi, prezioso. Spendere tempo per un autore sconosciuto è un bel gesto per cui grazie ancora. E grazie a Michele, il genio delle trovate per fare uscire allo scoperto autori e lettori.

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