Show, don’t tell


Oggi affrontiamo un consiglio di scrittura tra i più detti e abusati. La storia nasce da un’idea di Helgaldo ed è meglio che la leggiate innanzi tutto; prima che tu mi dica che non va bene, caro Hel, ti dirò che lo so da me: io sono uno sempre fuori tema, fuori le righe, fuori controllo. Scappadizz, come si dice da queste parti. Ma che io sia così lo sai meglio di me, e ti tocca sopportarmi: non sono capace di scrivere delle cose asettiche. Se non mi immedesimo, da qualche parte, non riesco a farlo e non mi è venuta fuori altro che una lettera.

Comunque, ricordatevela questa cosa quando scrivete. Ma soprattutto quando vivete.

Buona lettura.

***

Caro Andro,

forse ti stupirai di trovare questa lettera. Sono più di vent’anni che siamo sposati, e sono più di vent’anni che tutte le mattine ti preparo la cartellina che ti porterai al lavoro; oggi, oltre alle solite cose, ci infilerò anche una busta. Sapessi quante volte mi sono seduta davanti a un foglio senza riuscire a metterci neppure una parola. E quante volte, invece, ho detto a quella pagina tutto quello che avevo dentro per poi appallottolarla e buttarla via. Non so neppure io perché, invece, questa volta abbia deciso di andare fino in fondo.

Mi ricordo quando eravamo giovani, felici e con una vita da inventare. Io ero una bella ragazza e tu mi mettevi le mani sotto la gonna ogni volta che potevi; a volte, anche quando non avresti potuto. Ci sembrava di avere mille difficoltà, ma eravamo felici e lo sapevamo.

Però i giorni passano, e mi sono scoperta vecchia di colpo. La paura di non veder arrivare le mestruazioni si è trasformata nella certezza che non potrò più diventare madre e i mal di pancia mensili si sono trasformati in un mal di testa perenne. Per il mio corpo è finito il tempo dell’amore, e se ne frega se il cuore possa non essere d’accordo. Ma tu lo sai fin troppo bene, perché le battaglie che combattiamo la sera non sono più quelle di qualche anno fa.

Una volta, a letto, mi facevi tua; adesso ci leggi il giornale. Se insisto a voler parlare ti arrabbi, perché non sopporti che ti dica le cose. Ormai preferisci una partita di calcio a un’ora con me. Un’ora per parlare. Anche solo per lasciarmi sfogare. Se piango, ti stizzisci perché me la prendo per le cose inutili. Perché mi piace complicare gli affari semplici: lo dici tutte le volte, convinto che davvero tragga un qualche piacere nel complicare la mia vita e anche la tua.

Eppure hai sempre detto di amarmi. Hai sempre tenuto a dirmi che ero l’unica, come se una moglie potesse non accorgersi quando decidi di andare a lavorare più profumato o meglio vestito del normale o se, quando parli della tua nuova, giovane segretaria, non ti venisse un tono di voce che… Dio, avresti dovuto sentirti. Dico davvero.

Mi hai sempre detto che ti piace stare con me, anche se poi ti arrabbi se c’è brutto tempo e Sky si vede male, o se c’è la Champions mentre io vorrei vedere un film d’amore, di quelli dove inzuppi il fazzoletto. Perché adesso sono capace di infradiciare solo quello e quando, in metropolitana, passo davanti all’onnipresente cartello di avvertimento “Pavimento bagnato” non posso fare altro che pensare beato lui.

Mi hai sempre detto tante cose. E io ho sempre voluto ascoltarti. Crederti, per me, era importante come respirare. Ma sono vecchia, adesso. Forse più di te che ancora giochi a fare il ragazzino tra partitelle con gli amici e qualche aperitivo di troppo, uscito dal lavoro. Ma anche per te è tempo di crescere, se non proprio di invecchiare. Fallo con me. Fammi capire che ci credi ancora. Mostramelo, non raccontarmelo.

Per sempre tua,
Meno

***

showdonttell
da Internet
Annunci

41 pensieri riguardo “Show, don’t tell

  1. È partita nella mia testa una musichetta soave, sai il dlin dlin dei jingle romantici… poi, all’improvviso STRACH CRASH WROANB!
    “Pavimento bagnato non posso fare altro che pensare BEATO LUI??
    Michele, ma non puoi SCIVOLARMI sul pavimento! 😀

    Mi piace

  2. A me è piaciuto molto, anche se forse un pelino è scaduto nel clichè assai sfruttato della segretaria, però dicevo per me è Sì, soprattutto in virtù dell’ironia di fondo e del fatto che tu non sia una donna, ma il nostro cielo, o pavimento, l’hai descritto piuttosto bene.

    Mi piace

  3. Una segretaria sbuca sempre fuori da qualche parte!
    A me il racconto è piaciuto molto.
    Mi è piaciuta la sensibilità con cui hai mostrato il punto di vista di lei.
    Ma ora… Lui dovrebbe rispondere a questa lettera. Che ne dici? 🙂

    Mi piace

  4. Ahahahah… 🙂

    Sarebbe bello provarci….
    Peccato che gli impegni e le promesse a me, mettano ansia o mi sarei già candidata!
    Segretamente ci proveró; sempre che la mia parte maschile futura decida di ispirarmi.

    Mio tentativo a parte,
    serve assolutamente che un Andro risponda! 🙂

    Mi piace

  5. Un Andro manager che fa il farfallone con la segretaria, avrebbe probabilmente una Meno che spende i suoi soldi in shopping nei negozi di lusso o dal chirurgo plastico, una Meno che non scrive lettere, ma finge di non vedere finché il suo stile di vita rimane quello da country club. Se, invece, Andro fosse un povero Fantozzi, seppur illuso da una passione per la signorina Silvani, sappiamo tutti che la vecchiaia finirebbe in: “Ugo, io ti stimo moltissimo” 🙂

    Bella lettera, Michele, ti sei avvicinato molto a quello che scriverebbe una donna anche se un po’ di filtro maschile c’è. Non so se il tuo Andro risponderebbe con un’altra lettera, lo vedo più telefonare dicendo: “Dai, cara, metti la birra in fresco che, dopo la partita, parliamo un po’.”
    Ma pensando: “Quante paranoie! Stasera faccio il gentile così per un po’ non mi rompe le palle.”

    Mi piace

      1. Eccomi, scusa il ritardo.
        Nella tua lettera hai fatto un collage di tre donne o di tre aspetti di una donna che raramente si manifestano insieme: la romantica, la sarcastica e la lamentosa.
        La romantica è quella che firma la lettera, quella che ci crede ancora e ricorda i bei tempi andati con nostalgia. La sarcastica è quella della battuta sul pavimento, avrebbe scritto una lettera di sottili insulti (è inutile che ti fai bello per la segretaria, tanto si vede che hai parrucchino) con la quale lasciava il marito, anzi, forse glielo avrebbe detto in faccia. La lamentosa è quella del “non mi parli, non mi capisci, preferisci il calcio e le donne più giovani”.
        In una sola lettera, tre intenti, tre umori e tre toni diversi che nella realtà (ma questa è fiction) non verrebbero fuori nello stesso momento.

        Mi piace

  6. Meno,
    cara mogliettina mia.
    Non hai mai saputo onorare il tuo nome, tanto bello: Meno. Meno paranoie, pensieri foschi, arrovellamenti cervellotici. Tu no, tu sempre più. Così dopo mesi di musi e risposte monosillabiche alla mia domanda “C’è qualcosa che non va? No.” (Ecco in questo caso hai saputo usare meno parole, ma qui ne servivano tante per farmi capire) mi ritrovo questa lettera nella cartellina e lo sguardo della segretaria che voi donne, si sa, sempre a curiosare, e io a chiedermi cosa dovrei mostrarti? Mostrarti di volerti ancora e di volerti bene. Non sono bravo con queste cose e pensavo pure che non fossero ormai più necessarie, dopo tanti anni insieme. Allora prendo a prestito una frase del nostro cantante preferito, Battiato. Ti ricordi quando ascoltavamo le musicassette in auto e il nastro usciva e tu dicevi “fai piano” (un po’ come a letto, a dirla tutta) mentre io lo riavvolgevo con la bic? E il grande Franco che tanto ci piace dice:
    “c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti!” Talento, almeno questo quindi riconoscimelo. Sta sera gioca il Milan, domani ti porto a cena fuori.
    Per sempre tuo
    Andro

    Mi piace

  7. Ma sei stato proprio bravo a immedesimarti nei problemi di una donna in menopausa. Hai reso il quadro benissimo, soprattutto nel contrasto con il marito che fa ancora il ragazzino tra aperitivi e partite di calcetto! Meno male che a cinquant’anni ci sono donne come Monica Bellucci che fa la Bond Girl (e sottolineo Girl) o Sharon Stone che ha superato da molto i cinquanta ma è ancora bellissima. Ecco io penso a loro due e mi sento meglio 😉
    Sono uscita fuori tema? Rientro subito
    bravo michele, bravo!

    Mi piace

  8. Questa è la lettera scritta dal mio alter ego maschile 😛
    (Ho tentato ^_^)

    Meno, quando ho trovato la tua lettera nella cartellina che porto a lavoro, tra i miei documenti, mi sono subito seccato. Come ti è venuto in mente?
    Tra l’altro lo sai che non mi è mai piaciuto leggere questo genere di cose, specie adesso che ho da cambiare continuamente gli occhiali.
    So che mi hai consigliato più volte le lenti progressive, ma ognuno ha le sue abitudini, no?
    E poi, te lo dico una volta per tutte: non sono un bambino e non ho bisogno di consigli.
    Non brontolare che sono il solito insensibile, bla bla bla…
    Non sono incline alla sensibilità e non sono capace di interpretare i silenzi,
    né altri evidenti segnali non verbali tipici di voi donne.
    Per inciso, neanche voglio imparare a farlo. Sono pratico, concreto e alquanto egoista.
    E’ proprio perché sono un egoista che ti ho scelta tra tutte le altre!
    Soltanto tu potevi riuscire a scrostare questa superficie ruvida e tirarne fuori un po’ di gentilezza. Vuoi proprio parlare dei vecchi tempi? Ah, quanti ricordi…
    Mi ribolliva il sangue a starti vicino e a ripensarci, ancora adesso.
    Eri bella ed eri mia.
    Ma cara, il tempo è passato inesorabile sulle nostre vite e ha lasciato i suoi segni.
    Cumulo di ore e di giorni pieni di quotidianità.
    Sarò onesto con te, perché le bugie sono giovani e ormai io sono cresciuto;
    senza contare che lo sforzo di mentire non risponde alla mia filosofia di funzionamento in economia. Il fatto è semplice: una mattina, guardandoti dormire mi sono accorto che eri invecchiata. Non volevo che accadesse anche a me; così, ho rinnegato tutto quello che mi gettava anni in più addosso. Ma non voglio fare psicologia di serie c.
    La mia segretaria dici? E’ solo un gioco, un diversivo senza importanza.
    Lo so che non capirai, ma il corpo di un uomo funziona a scomparti indipendenti e
    può tranquillamente andare a letto con una donna senza chiamare in causa il cuore.
    Ti parlo senza sotterfugi schivando i tuoi occhi tristi e indignati, ma credimi quando ti dico che l’amore per te, è altra cosa da un giro di giostra.
    Il giornale a letto è il mio mal di testa per sfuggire a discorsi come questi.
    Non mi piace parlare; parlare di che poi?
    Inutili spiegazioni, a inutili domande che guastano cibo, vino e sangue.
    Lo ammetto: non sono romantico, ho i miei acciacchi e spesso, sono intrattabile. Contenta? Adesso, mi fai un favore? Andiamo avanti a ricordarci e ad amarci come sappiamo fare.
    Non è più tempo di cambiamenti. Non complicare tutto con inutili paturnie.
    Restiamo così, come siamo. Credimi, non è un modo furbo per ignorarti.
    Già questa lettera è uno sforzo per me; accettala come risposta e dato di fatto.
    Non ti farò promesse e non diventerò diverso da ieri.
    Proviamo soltanto a essere felici con quello che siamo.

    Mi piace

      1. Vorrei anch’io un maestro/maestra che mi corregge i compiti.
        Così, tanto per rendere i miei tentativi un po’ più fruttuosi,
        oltre che divertenti! 🙂

        Mi piace

        1. A parte Helgaldo e il suo thriller paratattico (più le varie ed eventuali che s’inventa) c’è “Sostieni l’autore”: lì c’è pieno di maestrini che, dall’ombra, fiondano bacchettate sulla dita (e rare, ma sincere, lodi) 😉

          Mi piace

  9. Cara Meno,

    è tutta la vita che aspetto che tu vada in menopausa per non dover più sopportare i tuoi sbalzi ormonali da ciclo, ma a quanto pare hai tutta l’intenzione di continuare a rompermi i coglioni finché campi. E non fare tanto la vittima, che ogni volta che voglio guardare la partita devo levarti il telecomando con la forza, se no staresti sempre lì a sbavare dietro a Gabriel Garko. Altro che pavimento bagnato, appena vedi quello lasci la scia come una lumaca, che a momenti mi ci rompo l’osso del collo.
    Fattelo tu qualche aperitivo di troppo, ogni tanto, che magari ti scappa una risata!
    E già che ci siamo, sappi che non è vero che cucini meglio di mia madre. Il sale non è un optional. Ci va messo sempre, prima di buttare la pasta.

    Per sempre tuo, purtroppo.

    Andro

    Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...