Sostiene l’autore n. 6


Philip Roth - da Internet
Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

***

La conoscenza più straordinaria della mia vita ha un nome; un diminutivo; soltanto tre lettere: Ele.

La conobbi il giorno in cui avevo deciso di andare a revisionare alcuni appunti nel parco adiacente alla clinica. Ero immerso nella lettura quando un’esile figura femminile venne a sedersi accanto a me, sulla panchina. Non seppi capire subito il perché ma la sua presenza mi incuteva una strana soggezione; forse era il suo silenzio o forse quella sua anomala postura, sta di fatto che io cominciai ad avvertire la necessità, forse più l’urgenza, di spostarmi da lì. Fu quando feci per alzarmi che la donna mi sorrise e con un debole cenno del capo simulò un saluto che sembrava una timida richiesta di attenzione.

E’ la prima volta che vieni in questo parco?” mi domandò con un soffio di voce.

Le risposi ostentando una moderata cordialità: “Beh, a dire il vero sì”.

Io, invece, vengo spesso qui, ho dei ricordi che non voglio dimenticare. Sai, il tempo e la lontananza riescono a tradire così in fretta l’idea che qualcosa possa durare per sempre!”

Mi stupì la confidenza sfiorata, ma più di tutto mi colpì il volto di quella donna, i suoi occhi languidi sciolti in una fissità senza confini, come se avesse davanti un orizzonte di pensieri fuggevoli e trasparenti.

Il tono della sua voce era soave, più vicino a una nenia che a un normale modo di interloquire.

Risposi soltanto “già”, non sapendo se assecondare la piega “filosofica” che stava prendendo la conversazione o allontanarmi subito dal rischio di approfondire questioni alle quali mi sentivo del tutto estraneo. Fu lei a fugare i miei dubbi; mi sorrise e allungò il braccio verso di me: “Mi chiamo Ele”. “Io sono Enrico”- ricambiai. Aveva la mano fredda e la sua debole stretta mi fece salire un fremito lungo la schiena. Il mio sorriso di circostanza non scoraggiò, tuttavia, la sua voglia di continuare a parlare: “Sono tornata in questo posto per trovare pace e risposte. E per non essere costretta a guardare tutto ancora da lontano, come se non esistessi.”

Certo, era strana! e ho usato solo un eufemismo!

Provai a trovare nel mio striminzito repertorio di cordialità un modo per essere all’altezza delle sue affermazioni, poi decisi di ignorarla in modo garbato sorridendole e abbassando di nuovo lo sguardo sui miei appunti. Ele non lasciò alla mia mente il tempo di distrarsi: “Lo so, pensi che stamattina poteva capitarti di meglio che incontrare una matta che dice certe cose!” (sapeva esattamente cosa stessi pensando). “Beh, credo che andrò, si sta facendo un po’ tardi…” – dissi con aria di disimpegno. Ele mi sorrise e nel suo sguardo agganciai quel velo di malinconia che ancora una volta creò in me un lieve disagio.

Quando tornai, dopo qualche minuto, per recuperare la carpetta con gli appunti che avevo dimenticato sulla panchina, accanto ai fogli, che erano ancora lì, trovai un diario, una macchia rossa che spiccava su una superficie di legno scuro consumata dal tempo.

Il sonno, quella notte, aveva indossato la maschera di un mortale nemico!

Il suono di una musica amplificata dentro le pareti invisibili di un luogo all’aperto si era mescolata a una voce sottile come il sibilo del vento e quella voce si era fissata nel sorriso di una sconosciuta, le cui parole erano scivolate fra le pareti di un diario. Il suo nome scritto con l’inchiostro di una penna: Ele!

Mi risvegliai in preda all’agitazione.

L’incubo mi aveva fatto ripensare al quaderno trovato, che ora giaceva sulla scrivania della mia stanza, a un passo da me.

Decisi di sfogliarne qualche pagina.

Un punto sospeso nell’aria, impalpabile, ecco come mi sento! Non sono felice, non so farmi capire; è una sensazione che non riesco a spiegare! come se le parole non bastassero mai. Tutto è così banale, i sorrisi della gente inespressivi, i loro volti senza volto, i loro nomi lettere che viaggiano spinti pigramente da un suono vocale lento, inutile… vuoto. Di giorno sopporto il quotidiano ma la notte… la notte viene a sussurrarmi che sono sola; la notte, quando il buio fa vedere meno la maschera che indosso. Se qualcuno riuscisse anche solo a immaginare cosa ho dentro!”

***

La discussione anonima è terminata. Per qualsiasi ulteriore indicazione è possibile usare l’area dei commenti, in basso.

***

1 – Sostiene un lettore…

…Di solito sono il ritardo, oggi sono la prima…

Allora, da un punto di vista strettamente tecnico, i dialoghi sono scritti in maniera insolita. Non credo di aver mai letto dialoghi in corsivo, se non quando si vuole far notare al lettore che si tratta di un sussurro o di un altro particolare tono della voce. È voluto?
Ci sono poi alcuni refusi, una maiuscola mancante e scrivere E’ al posto di È è a volte considerato da chi valuta inediti segno di scarsa professionalità.

Passando invece ad altri aspetti, la prosa si presenta subito come molto letteraria, con termini ricercati e dialoghi non naturalistici. Immagino che sia un effetto voluto e che la scelta di alcuni vocaboli sia indice della psicologia della voce narrante (una persona che pensa di andare a “revisionare” degli appunti nel parco “adiacente” alla clinica è certo una persona molto precisa e puntigliosa). L’autore deve essere comunque consapevole che questo può essere di ostacolo all’immedesimazione del lettore. Il brano è in prima persona, sono i pensieri di qualcuno e di solito i nostri pensieri (i miei?) non hanno questa forma così letteraria. Il rischio è che la prosa rimanga una sorta di via di mezzo, troppo ricercata per essere immediata, troppo poco particolare per colpire. Questo, ovviamente, è un giudizio personale, da prendere con tutti i distinguo del caso.
Immagino inoltre che si tratti di un incipit. L’espediente del diario ritrovato è un po’ abusato. Questo di per sé non è un male né un bene, ma l’autore deve essere consapevole che nelle pagine seguenti dovrà fare in modo di distinguersi da tutti gli altri autori che hanno usato prima di lui incipit simili, in modo da indurre il lettore a continuare la lettura.

#

2 – Sostiene un lettore…

…Anche io concordo con il lettore precedente (anche se i dialoghi direi che non sono naturali, più che naturalistici). In più a quanto già detto, non ho apprezzato l’uso eccessivo di punti esclamativi e neppure l’uso di termini tra virgolette, classico esempio di uno scrittore che teme la propria prosa o che cerca nei segni di interpunzione quell’enfasi che le sue parole non riescono a dare. Infine i pensieri del protagonista, più che coinvolgermi, mi danno l’impressione di volermi imboccare sensazioni; stati d’animo che il testo, però, non riesce a darmi.

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3 – Sostiene un lettore…

…un nome; un diminutivo; soltanto tre lettere: Ele.
Comincio da questa frase, una editor mi ha detto che 3 elementi sono come prendere la mira, puntare e sparare, meglio sparare subito: è più incisivo.
Infatti, secondo me scrivendo
“La conoscenza più straordinaria della mia vita ha soltanto tre lettere: Ele” la prosa guadagna parecchio in efficacia.
Per i resto un po’ di frasi fatte e un argomento sì, abusato, quello del diario, la donna misteriosa/pseudo pazza, e i tanti aggettivi non mi hanno fatto impazzire e nel complesso il testo mi è parso un po’ fiacco.

#

4 – Sostiene un lettore…

…Ipotizziamo che sai un incipit. La prima parte, fino a “consumata nel tempo”, sono riuscito a seguirla. Sembra si tratti di un fantasma, di un’apparizione. Il soffio di voce, la mano fredda, lo sguardo perso, la ricerca di un luogo dove trovare riposo fa pensare a questo. Fino al diario seguo perciò il racconto come appartenente a un certo genere di situazione.
La riga che interrompe la narrazione parlando di eufemismo la eliminerei perché inopportuna, e spezza l’unità della scena vagamente onirica.

La seconda parte, a partire da Il sonno quella notte, è invece confusa. Mi sono perso. “Il sonno quella notte aveva indossato la maschera di un nemico mortale”, è un’immagine troppo lontana dall’esperienza quotidiana. Questo precisino che revisiona gli appunti adiacente alla clinica, poi parla del suo incubo in modo esageratamente altro.

Che si aspetti la notte per leggere il diario serve a dimostrare che l’autore è un uomo? Una scrittrice non resisteva fino a notte per sbirciare…

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5 – Sostiene l’autore…

…che questo è l’inizio di un racconto, che prende spunto da un fatto realmente accaduto. Che sì, il corsivo del dialogo è voluto. Volevo capire se la storia incuriosisce o meglio se il personaggio strano incuriosisce. Sono un uomo, sì e sono giovane. Volevo un incoraggiamento per partecipare a un concorso.
Grazie.

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6  – Sostiene un lettore…

…Mi è piaciuta la delicatezza espressiva del brano, ma ho trovato alcune dinamiche un po’ eccessive.
È insolito che un incontro, per quanto strano, possa suscitare un’ agitazione tale, da disturbare il sonno notturno.
Inizialmente, avrei visto meglio una lieve curiosità che spinge il personaggio a leggere il diario; magari, senza attendere la notte, enfatizzando tutto così tanto.
È come se si anticipasse con le parole stati d’animo che il lettore non può sentire, perché non legati a eventi descritti o a particolari rivelazioni.

#

7 – Sostiene un lettore…

…Il racconto incuriosisce parecchio, se si tratta di un incipit invoglia a leggere il resto, perché Ele è misteriosa. Bisogna capire però perché l’incontro suscita una tale agitazione nel protagonista fino a togliergli il sonno. I dialoghi con il corsivo in effetti sono inusuali, ma non mi disturbano, occorre capire se c’è un nesso anche in questo.

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8 – Sostiene un lettore…

…Allora, si come gli altri meno mister precisino ma non mi disturba né revisionare né adiacente
Vorrei piú mistero
Pazza ma fascinosa
Non puoi tenere il diario per leggerlo poi trova una scusa per non aprirlo subito
Sai scrivere perciò taglia e telefona di meno: corsivi e punti esclamativi e virgolette sono come telefonare in anticipo quel che vuoi dire
Stupisci
Crea maggior gap tra i due personaggi
Lui precisino
Lei vaghissima ma fascinosa ( se questo deve essere) se non fosse almeno fascinosa perché leggere il diario?

Per la mia comprensione ti dico dive non ti capisco bene
Il sonno, quella notte, aveva indossato la maschera di un mortale nemico!

Il suono di una musica amplificata dentro le pareti invisibili di un luogo all’aperto si era mescolata a una voce sottile come il sibilo del vento e quella voce si era fissata nel sorriso di una sconosciuta, le cui parole erano scivolate fra le pareti di un diario. Il suo nome scritto con l’inchiostro di una penna: Ele!
A me interessa… Na ci manca un po’ di pepe
Coraggio

#

9 – Sostiene un lettore…

…Purtroppo ho letto la risposta dell’autore e il mio giudizio adesso è compromesso. Per essere giovane, il brano è scritto bene, con una bella proprietà di linguaggio. Vabbè, la storia se ha a che fare con fantasmi o cose del genere, non mi prende, concordo con l’idea abusata del diario che nasconde chissà quale verità, tuttavia il suo contenuto, alla fine… Cosa racconterà mai il prosieguo del racconto?
Segui i consigli di tutti e in bocca al lupo se deciderai di partecipare al concorso.

#

10 – Sostiene un lettore…

…L’inizio di questo racconto mi ha preso subito, nonostante la prima frase che, come qualcuno ha già detto, andrebbe tagliata.

La conoscenza più straordinaria della mia vita ha tre lettere: Ele.

Il sogno della maschera, e l’ultima parte, diventa un po’ fumosa, ho perso interesse, ma ci si può lavorare. Le basi sono buone.

PS: Michele ogni post di questa rubrica comincia con “Questi brano” 😛
[NdM: Credo sia una regola di natura: chi scrive, gli errori non li vede mai. Grazie 🙂 ]

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11 – Sostiene un lettore…

…La punteggiatura nella prima riga e l’accostamento di due verbi per tre volte in poche righe (“andare a revisionare” “venne a sedersi” “seppi capire”) mi hanno reso un po’ perplessa. Sono sincera: stavo per interrompere la lettura. Ho continuato e sono contenta, perché la narrazione è proseguita bene, e il raccontino mi è piaciuto molto. Pur essendo una criticona, stavolta non ho nulla da dire.

P.S. A differenza del lettore1, lunedì scorso ero la prima e oggi sono l’ultima. 😀

#

12 – Sostiene l’autore…

…Siete stati tutti gentili, grazie. Adesso modifico il racconto in base ai vostri suggerimenti. È stata una bella esperienza.

 

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