Sostiene l’autore n. 7


Philip Roth - da Internet
Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

***

Giorgio era appena tornato in camera per finire di vestirsi, quando un leggero trambusto giunse alle sue orecchie. Proveniva da sotto alla finestra, lasciata aperta per far entrare un po’ di calore: la primavera sembrava finalmente alle porte.

“Ma che diavolo…” si chiese l’uomo tra sé. Uscì dalla stanza, poi attraversò il salotto e uscì su terrazzo. Vide subito che poco distante da lì, sul marciapiede, c’era un piccolo capannello di persone, raccolto intorno a qualcosa che Giorgio non riusciva a vedere bene.

«Che succede?» chiese ad alta voce, cercando di farsi sentire. Uno degli uomini lì sotto, probabilmente un magrebino, si girò verso di lui.

«E’ andata, morta!» biascicò a fatica. Intanto il gruppetto si era leggermente spostato. Giorgio poté vedere così che si raccoglieva intorno a una donna seminuda, accasciata per terra in maniera scomposta.

“Ma è lei!” la riconobbe subito l’uomo. Non sapeva il suo nome, ma era stata una cliente fissa del suo negozio. Era una persona che si faceva notare: molto alta, la pelle scurissima, aveva dei lineamenti dolci, diversi da quelli tipicamente africani, e un corpo statuario, che esibiva con vestiti sempre succinti e provocanti, spesso anche in inverno. In un luogo più civile, con la sua bellezza sarebbe forse potuta diventare una soubrette o una modella, e avrebbe potuto stuzzicare le fantasie sessuali di milioni di persone. Purtroppo però era capitata in Italia, e doveva fornire il proprio corpo per pochi spiccioli, magari proprio a quelli che in pubblico difendevano la famiglia tradizionale e la segregazione degli stranieri. E ora, le uniche fantasie che stuzzicava erano quelle di quei poveracci che le stavano attorno, che si trattenevano dal saltare addosso al suo cadavere a stento, e solo perché dopo Khalid li avrebbe fatti castrare.

“Che tristezza” pensò Giorgio. Proprio in quel momento, un’automobile si fermò accanto al capannello: ne discese la figura imponente del capo zona.

“Parli del diavolo” esclamò tra sé l’uomo al balcone. Khalid intanto aveva cominciato subito a discutere con alcuni suoi connazionali, in tono serio: pur non parlando l’arabo, Giorgio riuscì chiaramente ad afferrare le parole “overdose” e “angie”.

“Dannazione”, pensò, rabbuiandosi. Gli era appena tornato in mente che la donna, proprio il giorno precedente, era venuta in negozio e aveva comprato una bella scorta di angelica, oltre a qualche grammo di LSD. L’overdose da angie era fulminante: bastava un minuto per passare dal reggersi in piedi senza problemi al collassare a terra, senza quasi speranze di salvarsi.

“Almeno i pochi che sono riusciti a sopravvivere hanno detto che non c’è dolore, che ci si spegne senza che quasi ci si accorga” si disse lo spacciatore, senza riuscire a non storcere la bocca. Intanto, Khalid aveva finito di parlare con i suoi sottoposti e poi, con l’aiuto di un paio di loro, aveva sollevato il corpo e l’aveva caricato in macchina. Proprio in quel momento, dopo un cenno di saluto verso Giorgio, stava ripartendo. L’uomo ipotizzò che l’avrebbe portata nella zona degli africani per chiedere se aveva qualche parente; in caso contrario, avrebbe provveduto lui stesso a farla seppellire da qualche parte. Era anche per questo che nella malavita padovana era conosciuto con il soprannome di “gentleman”.

“Basta cazzate, se no faccio tardi per l’inizio ella festa” si riscosse Giorgio, tentando di scacciare il turbamento. Si accorse solo in quel momento di aver indossato una scarpa sola, così tornò lentamente in camera sua, per mettersi anche l’altra.

***

La discussione anonima è terminata. Per qualsiasi ulteriore indicazione è possibile usare l’area dei commenti, in basso.

***

1 – Sostiene l’autore…

…per una maggiore comprensione del testo, ecco alcuni dettagli aggiuntivi: il brano qui sopra non è un racconto ma un frammento di un romanzo di fantascienza che sto scrivendo. E’ ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui in Italia gli stranieri sono segregati in ghetti senza legge. Il protagonista, un piccolo spacciatore, è italiano ma per una serie di motivi vive in uno di questi ghetti, dove ha un vero e proprio negozio in cui vende le proprie sostanze. Questo non è il cuore del romanzo, che si anzi concentra su ben altro, ma per la comprensione di questo brano questo può bastare 🙂

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2 – Sostiene un lettore…

…Eccoci, con il buongiorno del lunedì che tanto mi piace.
Il primo sconcerto sul negozio di droghe è stato dissipato col commento dell’autore, quindi alla fine la legge sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti, passerà prima o poi? 😀
Non mi è spiaciuto, poche sbavature: la primavera alle porte (frase fatta) è un po’ buffa visto che si è appena parlato di finestra. La parole soubrette nel futuro credo che non si userà più, già è abbastanza obsoleta ora, oggi ci sono le veline, domani chissà. Non amo i romanzi ambientati nel futuro, tranne rari casi, mi viene da citare i’immenso Fatherland, ma questo lo promuovo, magari non lo comprerei, ma è solo una questione di genere, non è scritto male.

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3 – Sostiene un lettore…

…trovo che mi interessa , qui le mie osservazioni:
“soubrette o una modella, e avrebbe potuto stuzzicare le fantasie sessuali di milioni di persone. Purtroppo però era capitata in Italia, e doveva fornire il proprio corpo per pochi spiccioli, ”
soubrette e fornire il corpo per spiccioli sono un po’ vecchiotti e poco adatti come termini soprattutto in fantascienza
più volte indichi Giorgio come l’uomo, mentre Khalid appare direttamente
Userei i nomi e basta per tutti e due e poi i giusti pronomi
Scorre e lo trovo interessante, meno aggettivi e qualche taglietto…

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4 – Sostiene un lettore…

…Ci sono alcuni errori di battitura che, raggruppati in un unica pagina, un po’ disturbano e mi danno il senso che il pezzo non sia stato curato a sufficienza. Il fatto che, pur non capendo l’arabo, lui capisca due termini mi sembra poco credibile: io, se mi confronto con una lingua che non capisco o che parlo poco, fatico anche a riconoscere quelle quattro parole che so spiccicare. In generale è scritto bene ma mi pare un po’ telefonato: ho fatto davvero fatica a entrare in sintonia con Giorgio, che pure “era turbato”.

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5 – Sostiene l’autore…

…Innanzitutto, grazie a tutti per i commenti, sono tutti utili (e devo dire che mi aspettavo di molto peggio 😀 ). Per rispondere nel merito a ognuno, in ogni caso:
Lettore 1: in effetti mi sono accorto che ogni tanto tendo a usare qualche frase fatta: ultimamente infatti sto lavorando per togliermi questo “vizio”. Inoltre, grazie per l’imbeccata su “soubrette”, cercherò di non usare più termini del genere in futuro. Infine, un piccolo inciso: in realtà nel mondo che ho immaginato la droga in Italia non sarà liberalizzata. Per questo lui vive e agisce nel “ghetto”, zona senza legge in cui si possono fare cose illegali, a patto di essere sotto a un protettore 🙂 .
Lettore 2: per quanto riguarda i termini desueti, vale lo stesso discorso fatto qui sopra. Capitolo nomi: è vero, non solo in questo caso spesso Giorgio, il protagonista, è chiamato “l’uomo” o “lo spacciatore”. Lo faccio perché ho paura che ripetere “Giorgio” ogni tre righe dopo un po’ annoi, quindi preferisco usare dei sostituti di tanto in tanto. Infine, per quanto riguarda aggettivi e “taglietto”: il romanzo in realtà nella sua media è molto più scarno, ci sono più azione e più dialoghi. Ogni tanto però ho inserito qualche scena più riflessiva, per creare l’atmosfera cupa che voglio che il libro comunichi (precisazione: questa non è una scena, perché poi il pezzo prosegue). Mentre l’azione credo (o spero) che mi riesca bene, non sono altrettanto sicuro che queste parti riescano effettivamente nel loro intento, o se appesantiscano soltanto il romanzo: proprio per questo ho scelto questo brano in particolare. Di conseguenza, mi fa molto piacere che tu abbia trovato il pezzo tutto sommato scorrevole 🙂 .
Lettore 3: per quanto riguarda i refusi, potresti essere un pochino più specifico, in modo che io possa correggerli 🙂 ? Per quanto riguarda la lingua, confermo che lui non parla l’arabo, ma afferra quelle due parole perché sono le stesse anche in italiano (e in inglese), e quindi spiccano. E’ un po’ come quando gli anglofoni cercano di pronunciare parole italiane: si sente che hanno un suono diverso, rispetto alle parole della loro lingua. Infine, grazie per la dritta sull’immedesimazione nel personaggio: cercherò di lavorare per rendere l’atmosfera che il romanzo cerca di esprimere più “avvolgente” in futuro 🙂 .

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6 – Sostiene un lettore…

…Questo brano si può snellire con alcuni semplici tagli.

Proveniva da sotto alla finestra, lasciata aperta per far entrare un po’ di calore: la primavera sembrava finalmente alle porte.
Accorperei la parte fino alla virgola al periodo precedente, e taglierei il resto. La considerazione sul tempo non sembra utile ai fini narrativi (se lo è la userei in un altro momento), spezza la tensione che stai cercando di creare.

“Ma che diavolo…” si chiese l’uomo tra sé.
“tra sé” non è necessario se scrivi “si chiese”
“Parli del diavolo” esclamò tra sé l’uomo al balcone.
È un’espressione brutta. Davvero. Taglierei quel “esclamò”.

[…]c’era un piccolo capannello di persone, raccolto intorno a qualcosa che Giorgio non riusciva a vedere bene.
«Che succede?» chiese ad alta voce, cercando di farsi sentire.
“qualcosa”, unito alla domanda del protagonista, è più che sufficiente a far capire che “Giorgio non riusciva a vedere bene”. Toglierei quest’ultima parte.

“Ma è lei!” la riconobbe subito l’uomo.
Informazione ridondante. Toglierei l’esclcamazione, scrivendo: “L’uomo la riconobbe subito.”

[…]aveva dei lineamenti dolci, diversi da quelli tipicamente africani[…]
La strada per l’inferno è lastricata di avverbi, dice King. Spiega come sono questi lineamenti “tipicamente africani” o togli la considerazione. Non è detto che il lettore capisca cosa intendi.

In un luogo più civile […]  e la segregazione degli stranieri.
In questa parte fai considerazioni che spezzano la narrazione e appesantiscono il testo. Sono giudizi che sembrano un’intrusione dell’autore. Indovina cosa farei?

E ora, le uniche fantasie che stuzzicava erano quelle di quei poveracci che le stavano attorno, che si trattenevano dal saltare addosso al suo cadavere a stento
“quelle di quei” suona molto male. Toglierei “quei”.
Poi l’allusione alla necrofilia non mi esalta molto, ma è un giudizio personale.

Ultima critica: il tuo commento per una maggiora comprensione del testo. Sinceramente l’ho trovato superfluo, sapere che è un romanzo di fantascienza non mi da nessuna nozione utile. Se il lettore non capisce il testo così com’è, vuol dire che non stai comunicando a dovere. Dire che era parte di una narrazione più ampia era più che sufficiente. Non prenderla male, ti invito solo ad avere più fiducia in ciò che scrivi. 🙂
Per il resto è un bel pezzo, metterei forse un po’ più di nervosismo addosso al protagonista sul finale del pezzo, ma quel ho letto mi è piaciuto.
In bocca al lupo 😉

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7 – Sostiene un lettore…

…Ho trovato due errori uscì “su terrazzo” manca la L e “inizio ella festa” manca la D.
Errori a parte, direi che sono sviste che si possono correggere nella stesura finale, e data la spiegazione dell’autore sul “negozio” di droghe il brano incuriosisce e verrebbe voglia di leggere il seguito.
La società descritta non sembra tanto lontana da quella attuale e dalla realtà di certe nostre città. Mi riesce però un po’ difficile giudicare un brano di un romanzo ben più ampio.

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8 – Sostiene un lettore…

…Premettendo che credo di aver capito chi sia l’autore grazie ai pochi dettagli che ha fornito sul romanzo commentando il mio blog, cerco di essere onesta. 🙂
Lo stile è pulito, però un po’ ingenuo.
La semplicità non dovrebbe mai, secondo me, scivolare nel banale. Anche io ho notato un refuso all’inizio: “su balcone”.

C’è un errore di punto di vista: prima Giorgio parla di “un uomo probabilmente maghrebino”, poi di “Khaled”. A chi appartiene lo sguardo? Se si tratta di un narratore onnisciente, va bene il nome fin da subito. Se invece è una terza limitata, o Giorgio conosce la persona oppure no: che senso ha quindi usare prima un’espressione generica e poi un nome proprio?
Altra problematica legata al Punto di Vista riguarda gli appellativi di nazionalità: si sa che nell’Italia di oggi il termine magrebino viene spesso indicato non solo per indicare una provenienza geografica, ma per esprimere un giudizio di merito sulla persona. Il riferimento alla nazionalità della donna potrebbe essere superfluo: che è africana si può capire già del colore della sua pelle. Dunque mi domando questo: il punto di vista è in terza limitata e da qualche parte si è già capito che Giorgio è razzista? Okay. Diversamente, questi termini sembrano provenire dall’autore.

Inoltre non sono d’accordo con quanto scrive il lettore 4 a proposito del fatto che Giorgio non potrebbe comprendere le parole arabe. Overdose ed Angie sono rispettivamente un termine internazionale e il nome proprio di una droga immaginaria. Quindi non è da escludersi che il protagonista possa averle estrapolate dal contesto. Conosco una persona di lingua araba che, quando parla al telefono, usa spesso parole italiane, e io le capisco benissimo…

Sono disponibile a rispondere ad altre eventuali domande.

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9 – Sostiene un lettore…

…Sono il lettore 4. I refusi mi pare che siano stati segnalati tutti, ormai. Riguardo alle parole degli arabi, devo ammettere che forse ho qualche problema anche con l’italiano perché per ben tre letture il nome della droga l’ho letto come “angìa”, termine medico a metà tra l’algìa e l’angina. Devo dedurne che la mia difficoltà, evidenziata anche dal lettore 8, a capire gente estera che parla la sua lingua nativa (anche quando la biascico anche io, quella lingua) dev’essere un mio difetto strutturale 😉

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10 – Sostiene un lettore…

…Anch’io non sono sicuro del punto di vista. Forse sbaglio ma l’espressione “Parli del diavolo”, si riferisce alla precedente nota su Khalid. Ma allora narratore e personaggio coincidono esattamente. Come fa Giorgio altrimenti a sapere che Khalid è stato già introdotto nella storia, a meno che non sia lui a pensare che Khalid li avrebbe fatti castrare?

Ci sono poi cenni impliciti su valori morali che non so se appartengano al personaggio o al narratore. Per esempio sulla famiglia tradizionale.

La descrizione di una puttana con toni così educati (lineamenti dolci, soubrette, modella, bellezza, purtroppo però era capitata in Italia) mi sembra non adeguata all’ambiente e ai personaggi che ci vivono. Perché tutta questa edulcorata descrizione?

Espressioni come Ma che diavolo, Dannazione, mi sembra facciano poco pusher di luoghi malfamati. Sono più da baronetto.

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11 – Sostiene l’autore…

…Per prima cosa, grazie anche ai nuovi commentatori. Andando poi nel dettaglio:
Lettore 4 (commento 6): ti ringrazio per le tue correzioni, vedrò se tenerne conto o meno, anche se molte mi sembrano pienamente condivisibili. Mi fa piacere che tu lo abbia trovato un bel pezzo 🙂 .
Lettore 5 (commento 7): ok, adesso le ho viste anche io, le sviste (scusa il gioco di parole). Ci hai anche preso sul fatto che la realtà non è tanto lontana da quella moderna, infatti l’Italia che ho pensato in questo futuro non troppo lontano è quella di oggi, solo leggermente più estrema e tecnologica. Ma niente dittature, controllo mentale, ecatombi nucleari e così via . Tanti pensano che il massimo del senso di oppressione in fantascienza si raggiunga con le distopie e con le storie apocalittiche: uno degli scopi secondari che mi sono preposto con questo romanzo è dimostrare che il mondo può essere orrendo così com’è, non servono sistemi dittatoriali né catastrofi mondiali per renderlo tale (si, sono molto pessimista, lo ammetto 😛 ).
Lettore 6 (commento 8): si, anche io ho capito chi se. Povero Michele, ci teneva tanto alla segretezza, e gliela abbiamo fatta fallire così 😛 . Entrando nel merito del tuo commento, comunque, non ho ben capito cosa intendi con “stile ingenuo”: ti andrebbe di parlarmene più estesamente (magari anche in privato)? Per quanto riguarda invece la faccenda del punto di vista, in realtà è un fraintendimento: il magrebino infatti è solo una comparsa, che il protagonista non conosce, fa quella battuta e poi non riappare più nel resto del romanzo. Khalid, il protettore di Giorgio, è invece un personaggio secondario ma presente in metà del romanzo: per questo Giorgio lo conosce molto bene. Rileggendo il brano, mi rendo conto che confondere i due è possibile: visto che però nei capitoli precedenti Khalid è presentato meglio, credo proprio che il fraintendimento avvenga solo leggendo, appunto, questo brano da solo. Per quanto riguarda invece il razzismo, è una chiave di lettura a cui non avevo pensato. Vorrei fare una distinzione: certi termini, come “africano”, sono usati senza malizia, servono solo per dare subito un’idea al lettore dell’aspetto fisico del personaggio. Non avevo mai realizzato invece che “magrebino” ogni tanto è usato con fare dispregiativo: penso quindi che sostituirò il termine con “nordafricano”, perfettamente analogo ma meno fraintendibile 🙂 . Infine, mi fa piacere che hai capito il mio discorso sull’arabo del lettore 3.
Lettore 3 (commento 4 e 9): adesso anche io ho visto i due errori. Per risponderti a prima, non so che dirti: avrò rivisto il pezzo una ventina di volte prima di mandarli a Michele, proprio non so come mi siano sfuggiti 😦 .
Lettore 7 (commento 10): non ho ben capito la prima parte del tuo messaggio, quella sul punto di vista: ti spiacerebbe spiegarti meglio 🙂 ? Per quanto riguarda i giudizi morali, sono sia del narratore che del personaggio: questo è uno dei pochi tratti che ho in comune con il mio protagonista, anche se per tantissimi altri versi siamo diversi. Capitolo linguaggio: in parte ti posso dire che pur abitando in un ghetto, il mio personaggio proviene da ben altri ambienti, perciò è più erudito, intelligente e sensibile di quanto può sembrare, come peraltro dimostrerà spesso nel romanzo. Per questo può apprezzare anche la bellezza di una donna, e non solo pensare ai suoi istinti, quando la vede (su questo punto di vista peraltro c’è molto, moltissimo da dire, ma non è questo il luogo adatto). Dall’altra parte, è vero che potrei renderlo un po’ più volgare, sarebbe nel personaggio: semplicemente, non mi piace molto l’idea. Sarei il primo a non voler leggere un romanzo con parolacce ogni tre righe, perciò cerco di limitarmi quanto posso. Non che io abbia paura di essere volgare: da altre parti, specie nei momenti più drammatici qualche parolaccia è presente; semplicemente, cerco di non esagerare, specie dove non è necessario. Qui appunto non credo lo sia: il mio protagonista è turbato, ma non è che sta fuggendo dalla polizia o lo stanno pestando, in questa scena ha un ruolo invece molto passivo 🙂 .

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12 – Sostiene un lettore…

…Lettore 7, commento 10. Sul punto di vista, specifico meglio…

“Ma è lei!” la riconobbe subito l’uomo.

“Che tristezza” pensò Giorgio. Proprio in quel momento, un’automobile si fermò accanto al capannello: ne discese la figura imponente del capo zona.

“Parli del diavolo” esclamò tra sé l’uomo al balcone.

Queste tre frasi, e quello che si vede, appartengono a Giorgio che guarda dalla finestra. Solo questo lui può vedere e sapere.
Però la frase “parli del diavolo” è chiaramente collegata a “che si trattenevano dal saltare addosso al suo cadavere a stento, e solo perché dopo Khalid li avrebbe fatti castrare”, che è un punto di vista del narratore e non può essere di Giorgio, che non può sapere i desideri reconditi delle persone attorno a un cadavere.

Lui non può dire “parli del diavolo”, perché prima che arrivasse non è stato lui a pensare a Khalid, ma il narratore.

Potrei anche sbagliarmi, però.

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13 – Sostiene l’autore…

…No, in realtà non è così, almeno per come la intendo io. Il fatto che quella gente vuole compiere un atto necrofilo è in realtà un giudizio del protagonista, giusto o sbagliato che sia (ma visto che lui conosce abbastanza bene le persone del luogo in cui vive, è più probabile la prima). Forse devo rendere un po’ più chiaro che è un’idea di Giorgio e non un mio giudizio, tutto qui 🙂 .

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14 – Sostiene un lettore…

…Eccomi qui, sono il lettore del commento 8. Grazie che hai capito chi sono: te l’ho praticamente detto! 😀 😀 😀
Per quel che riguarda lo stile ingenuo, non fraintendermi: penso che tu scriva molto bene, ma che a tratti sia un po’ insicuro, come se avessi paura di esporti. Giorgio è uno spacciatore: ci si aspetterebbe un linguaggio un po’ più crudo, senza il timore di non essere troppo letterario.
L’espressione “aveva dei lineamenti dolci, diversi da quelli tipicamente africani” passa il messaggio implicito che gli africani sono brutti i cattivi… che Khaled (si dovrebbe scrivere così ma pronunciato Khalid) e il magrebino fossero due personaggi diversi non l’avevo proprio capito. 🙂

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15- Sostiene l’autore…

…Come ho detto al lettore 7 (commento 10), cerco di non essere troppo volgare o crudo perché l’intelligenza e la cultura del personaggio sono più alte di quello che si può pensare, ma soprattutto per la questione pratica che vorrei evitare troppe parolacce, se non è necessario: per questo le uso in situazioni più tese, mentre in questo passaggio ho preferito evitare. Per il resto ho capito cosa non va nella frase dei lineamenti dolci, cercherò di rivederla per far capire meglio quello che voglio dire. E per quanto riguarda il nome, quando mi sono documentato ho trovato entrambe le forme, Khalid e Khaled: non sono un linguista, ma ipotizzerei che sia una questione di diverse traslitterazioni oppure di diversi accenti tra i vari modi di parlare arabo 🙂 .

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