Amore a impatto zero


047 - gaiman

Neil Gaiman’s Advice to Aspiring Writers

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/09/11/neil-gaiman-advice-to-writers/

“Devi finire le cose — è così che impari, impari finendo le cose.”

***

C’era un gran fermento al pub. Ero passata nella speranza di trovare Dario: un bel quarantenne, in forma, che non sembrava il solito prodotto da riciclo, tipico dei maschi di quell’età. Uno di quelli che, appena entrati negli anta, farebbero assai più impressione a noi povere ragazze se avessero le mutande piene del loro ego, invece del solito ciondolame. Purtroppo è colpa nostra se siamo ancora convinte che si possa trovare un partito non dico buono, ma almeno decente,  prima di passare anche noi la fatidica età sinodale. Quello spartiacque che ci fa decidere che in casa, se proprio deve entrare un maschio, sia meglio trovarlo peloso e con i baffi. Senza dimenticare la lunga coda e l’operazione: un micio è infatti l’unico a poter garantire un congruo numero di coccole e di calore a letto, e in cambio pretende solo una ciotola di croccantini. Uno scambio tanto vantaggioso che più di una volta mi ero domandata dove fosse la fregatura.

Ma le cose non si imparano fin quando il lavoro non è finito.

Dario, comunque, c’era. C’era stato il giorno prima, e il giorno prima ancora: era un abitudinario e questo credevo lo rendesse controllabile con poco sforzo. Se si fosse dimostrato anche dedito alla causa, avrei potuto davvero decidere di fare il grande passo per un uomo: dalla sua avrebbe avuto la capacità di fare la spesa, spostare i mobili e aprire i barattoli, cose che al gatto non riescono granché bene. Se fossi stata particolarmente fortunata, avrebbe potuto dimostrarsi uno di quei rari esemplari dotati della coda giusta al posto giusto. In quel caso, allora, avrei potuto innamorarmi sul serio. L’avevo scelto non tanto per i pettorali da palestra, o per l’attenzione ai cibi bio, quanto per il fatto che, quelle poche volte che avevamo parlato invece di strafogarci di stuzzichini e spritz da happy hour, mi aveva raccontato con molta delicatezza di una sua ragazza, o ex-ragazza, con la quale stava chiudendo i rapporti. Io avevo lasciato che il tempo sanasse quello che c’era da sanare e chiudesse le ferite, poi ero tornata alla carica, nella speranza che il frutto fosse maturo al punto giusto.

Ma le cose non si imparano fin quando il lavoro non è finito.

Avevo preso uno spiedino di frutta, che portava in cima un pezzo di banana, l’avevo intinto voluttuosamente nel cioccolato e ne avevo preso in bocca un morso; poi gli avevo chiesto:
— Allora? Come va con la fidanzata?
Lui mi aveva guardata con un mezzo sorriso e poi aveva scosso la testa:
— Vedo sempre quella che vedevo mesi fa, che ci lasciamo e poi ci rivediamo, e che però ha trent’anni e io so che non va bene, perché sento dentro che la nostra frequentazione è il male, vista la differenza di età: non vorrei infatti che tra qualche anno mi chiedessero se è mia figlia. Certo, gioco a tennis, vado in bicicletta, ma non va bene lo stesso questa relazione.

Il punto a favore era stata la sincerità, questo era innegabile. Peccato per tutto il resto, però: io mi ero vestita, e anche un po’ svestita, per lui; gli avevo fatto la scena della banana e tutto quanto. Non era quella la risposta che mi aspettavo. Nonostante tutto, avevo fatto buon viso a cattivo gioco: gli avevo servito uno dei miei sorrisi migliori e gli avevo allungato il mio spritz, che giaceva inascoltato e riempiva ancora per tre quarti il bicchiere.

Ma le cose non si imparano fin quando il lavoro non è finito.

Mi aveva sorriso soddisfatto, lui. Avevamo fatto ancora qualche chiacchiera e poi gli avevo chiesto di accompagnarmi a casa, ché ormai s’era fatto buio e non si sa mai chi si possa incontrare, di questi tempi. Quando mi aveva chiesto di salire non ero stata pronta a dire subito di no, e per lui quel ritardo era stato equivalente a un sì. Avevo sospirato, quando me lo ero trovato dentro casa: lui era già meravigliato dell’ordine e della pulizia rigorosa, senza accorgersi che intanto mi stava lasciando certe orme opache sul pavimento di marmo. Non c’era voluto molto a convincerlo a fare una doccia, prima.

Adesso è ora di finire il lavoro, e chissà che non ci sia qualcosa da imparare.

Forse anche lui avrebbe qualcosa da dirmi. Potrei chiederglielo; dopotutto è di là, stipato per metà nel freezer. Di sicuro, il gatto che prenderò mangerà bene per un sacco di tempo.

***

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16 pensieri riguardo “Amore a impatto zero

  1. Ho intuito il finale un pelino prima, non volermene, è solo che ho scritto qualcosa di simile. Però il gioco e l’analogia regge molto bene, banana compresa. Anche se, sono di parte, via, essendomi “messa” con mio marito che avevo già 36 anni ritengo che qualche quarantenne interessante senza magagne in giro ci sia. Il problema è stanarli. Bacione

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    1. Dato che i miei post sono generalmente con il finale ribaltato, ormai per sorprendere voi lettori dovrei scriverne uno “liscio” 😉

      A volte credo che i “quarantenni interessanti senza magagne”, maschi o femmine che siano, e liberi, tendano a non partecipare al gioco. Per sopravvenuta stanchezza, forse.

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  2. Anch’io in passato ho messo qualcuno nel freezer. Ma ho preferito non scriverne… Verba volant. L’età sinodale mi ricorda una certa persona, il tuo racconto è uno svecchiamento della classica colf con prete a fianco?

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  3. Intanto, qualcosa mi dice che la frase che introduce il tuo nuovo esercizio letterario, tradotta in italiano, sia un omaggio… 🙂

    Poi, io sono un po’ Biancaneve e il finale non lo avevo intuito, per cui a me è piaciuto molto, mi ha fatto dire “Noooo… povero gatto!” 😉

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  4. E io che mi dicevo: ma guarda Michele com’è bravo a raccontare storie dal punto di vista femminile!
    Ho letto pensando solo questo. Mai, e dico mai, avrei immaginato il finale. Come mi hai fregato. 🙂

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  5. Io, come Marina, sono rimasta sorpresa dal finale. Adesso capisco perché i quarantenni decenti spariscono, finiscono nel freezer. Però almeno salviamo il gatto, dai.
    E pensare che una volta c’era solo Hannibal, adesso ha fatto proseliti. 😽

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  6. Tra i mici e la banana al cioccolato sono sorpresa di essere riuscita a leggere l’intera storia. Si fa presto a distrarsi! Mi è piaciuto molto il personaggio, mi ci sono identificata subito 😀

    Scusa ma… che freezer ha questa? Uno di quelli industriali? O l’altra metà la appende fuori dal balcone come i cubani con la carne salata, secada al sol?

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