Sostiene l’autore n. 8


Philip Roth - da Internet
Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

***

La comunità si trova in Emilia, poco dopo Piacenza, si occupa del recupero di persone con difficoltà di dipendenza da droghe e alcol e opera in modo che ogni ospite, non importa quale cattiva esperienza di vita abbia avuto, possa tornare a vivere senza l’abuso di sostanze. Il programma è serio e molto duro, ci sono i laboratori, il supporto farmacologico, i colloqui con gli psicologi, ma fondamentalmente sei solo, solo con te stesso, il passato di merda che ti sei costruito, il futuro che no, non riesci a immaginarlo perché stai solo male, l’astinenza è una bestia, fisicamente è una prova molto dura. Esistono anche centri di disintossicazione che non prevedono l’uso di droghe sostitutive, pare funzionino, io non saprei. In ogni caso te lo dico solo per farti un attimo capire il posto. Non è che uno va lì, suona il campanello e gli aprono, lo sapevo bene, ma se avessi organizzato un appuntamento, una rimpatriata in grande stile, non l’avrei mai fatto. Contavo su Ester, la segretaria, immaginavo mi avrebbe riconosciuto, alle donne piaccio, il che spesso torna comodo. E fu così, arrivai e riuscii a infilarmi dietro al medico che stava arrivando in quel momento, questione di culo, ma avrei aspettato, che tanto lo so come funziona, prima o poi arriva qualcuno ed è fatta. C’è una specie di cancelletto interno, l’ho saltato all’istante e trac Ester davanti a me, ha esclamato oh, Cesare, cosa ci fai qui? Immagino senza troppo illudersi che fossi lì per lei. “Voglio vedere Vincenzina” le dissi, e lei sbiancò, disse oh, cazzo. E c’erano delle goccioline di sudore sulla sua fronte e tre ciuffetti di capelli che le scappavano fuori dal cerchietto, portava sempre il cerchietto di velluto come Hillary Clinton una volta. Allora ha aggiunto: come? Non lo sai? Eh no, non lo sapevo, cosa cazzo dovevo sapere?”

Come poteva essermi sfuggita quella storia tremenda, pare ne abbiano parlato i giornali, la TV, internet e io, io chissà dov’ero, però poi Ester mi spiegò che era avvenuta solo un paio di giorni dopo la strage nell’isola di Utøya, in Norvegia, quando un neonazista uccise settantasei persone. Per cui la notizia in realtà cadde presto nell’oblio. Successe che un ex alcolista non del tutto disintossicato recuperò una bottiglia di vetro, non so dove, i bidoni per la raccolta differenziata erano sotto chiave, ma poteva sempre capitare una distrazione, in ogni caso la spaccò e si tagliò un braccio, poi corse come un pazzo nel refettorio, dove lei come al solito stava rigovernando. La posso vedere, è come se fosse qui, davanti ai miei occhi, metteva le sedie sui tavoli e passava lo straccio per terra, poi aspettava che il pavimento fosse asciutto e le tirava giù, con una velocità pazzesca, sembrava un domino, uno spettacolo quasi bello da guardare, da tanto era perfetto, ed erano solo delle stupide sedie scalcinate, di ferro con le gambe mezze storte. Poi spruzzava lo sgrassatore sui tavoloni verdini e la spugna, prima un lato, poi l’altro, anche lì, una scheggia. Non le sfuggiva nulla, ed era lì quel maledetto giorno, non so a che punto fosse con la pulizia, sto delinquente è entrato, sa il diavolo perché nessuno l’avesse fermato prima, con il braccio sanguinolento, magari non era neppure sta gran tragedia e lei gli ha arrotolato lo straccio che teneva legato al grembiule, per fermare l’emorragia, e lui le ha urlato qualcosa di insensato, tipo stronza, bastarda e le ha infilato il triangolo di vetro che ancora teneva nell’altra mano nel collo. Le ha trafitto la giugulare, un secondo e non c’era più. Cioè, non proprio un secondo, pare che la morte arrivi in dodici secondi e si perdano i sensi dopo cinque. Sono tornato a casa, ho cercato come un forsennato quante più informazioni possibili sulla tragedia, ho letto tutto, fatto le fotocopie dei giornali in biblioteca, con quale scopo, non si sa. Un pazzo. Poi sono tornato ancora, ho inciso Grazie su una targhetta di castagno, un legno che sopporta bene l’umidità ed è molto resistente e gliel’ho portata al cimitero. Vado da lei una volta al mese, non faccio nulla, mi siedo sulla lapide e le racconto come va, perché se va bene è grazie a lei, ma se va male è solo colpa mia.

***

La discussione anonima è terminata. Per qualsiasi ulteriore indicazione è possibile usare l’area dei commenti, in basso.

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1 – Sostiene un lettore…

…Mi piace, c’è tutto in questo racconto, bello, intenso, emozionante.

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2 – Sostiene un lettore…

…non c’è che dire.. bravo/a
si legge di corsa.
complimenti.

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3 – Sostiene un lettore…

…Effetto voluto o meno, l’uso più o meno improprio della punteggiatura costringe il lettore a leggere di corsa, senza tempo per tirare il fiato. Dato il racconto, comunque, ci sta. Il brano di conseguenza ha un ottimo ritmo, che per me è stato rovinato dall’uso improprio e altalenante delle norme redazionali: a volte il discorso diretto è in corsivo, senza altra indicazione, a volte tra virgolette. C’è un “grazie” in grassetto (mai  visto un grassetto in un romanzo). Capisco la foga di una prima bozza, ma poi certi particolari vanno curati (e ho odiato pure Saramago per questa sua estemporaneità nell’uso dei segni di interpunzione, che un Nobel non è una licenza di uccidere).

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4 – Sostiene un lettore…

…Questo racconto mi piace molto; si vede che l’autrice sa scrivere. Unico appunto: forse alcune frasi, sebbene vogliano rispecchiare il dialogo interiore del protagonista, sofferente e impulsivo, sono un po’ lunghe e il lettore rischia di perdersi. Per esempio: “Non le sfuggiva nulla, ed era lì quel maledetto giorno […] le ha infilato il triangolo di vetro che ancora teneva nell’altra mano nel collo”. Qui la concitazione è giustificata, perché il protagonista sta raccontando a qualcuno un episodio che l’ ha sconvolto. Forse però spezzare la frase in due renderebbe il narrato più scorrevole.

P.S. Anche questa volta credo di aver riconosciuto chi ha scritto… però non sono di parte. Mai!

[NdM: caro lettore, exusatio non petita, accusatio manifesta 🙂 ]

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5 – Sostiene un lettore…

…A me è piaciuto. Cambierei qualcosa (“tavoloni verdini”, per esempio) ma fila abbastanza anche così.

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6 – Sostiene un lettore…

…Il racconto è intenso e ben scritto.
Personalmente lavorerei di più sulle parti iniziale e finali. Le prime righe sembrano quasi uscita da un saggio. Svolgono bene la loro funzione introduttiva, ma non si sente la voce del narratore, che è invece ben presente nel resto della narrazione.
Il finale l’ho trovato un po’ affrettato. Neanche una parola su quanto ha provato il protagonista nel leggere tutte le informazioni sulla tragedia?

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7 – Sostiene un lettore…

…Io ho dovuto leggerlo due volte, ma forse mi è mancata la concentrazione. La seconda parte mi sembra più riuscita della prima, la prima più confusa. Non mi è piaciuto l’inizio, troppo didascalico e il “grazie” scritto in grassetto.
Tuttavia riconosco una certa bravura all’autore/trice, credo che il pregio del racconto si annidi nel ritmo della storia: quello mi è piaciuto molto.

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8 – Sostiene un lettore…

…Bella trama, ma raccontata male.
Periodi lunghi e confusi che non danno la giusta enfasi alle frasi più importanti, gettate in mezzo a una serie di altre informazioni, azioni  e riflessioni che andrebbero separate da punti fermi.
Questa costruzione rende difficile seguire cosa stia accadendo dentro e fuori dalla testa del protagonista, sembra saltare di palo in frasca.
“Tavoloni verdini” suona male anche a me, come il grassetto di “grazie” che sarebbe stato meglio in corsivo. Le virgolette chiuse dopo “cosa cazzo dovevo sapere?” non sono mai state aperte. Avrei messo “stronza, bastarda” tra virgolette o in corsivo. Avrei spostato “nel collo” subito dopo “le ha infilato” e non alla fine della frase. Tante piccole cose che,per me, hanno appesantito la lettura.

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9 – Sostiene l’autore…

…L’autore, oggi in ritardo più che mai, si scusa appunto per l’orario. Ho letto i vostri commenti e ne sono felice, anche chi ha detto “scritto male” ha un denominatore comune con chi invece – e grazie a Dio sono la maggior parte – si è emozionato. Tutti avete colto la foga nello scrivere, che di sicuro è una mia caratteristica, e che può piacere perché traghetta il lettore subito nel testo, o infastidire perché mette ansia. Di sicuro emoziona a me vedere gente che spende tempo per dare suggerimenti, quindi grazie. Farò tesoro di tutto, come sempre, soprattutto nella forma espressiva più che nella storia in sé.

#

10 – Sostiene un lettore…

…L’inizio del racconto dà l’idea di un depliant esplicativo, poi di colpo si passa a un registro del tutto diverso, quasi sgrammaticato, come se parlasse una persona diversa.

L’ultima frase è molto molto bella.

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