Aspettando un libro


photo credit: 2009-03-08-17-08-27 via photopin (license)
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Jorge Luis Borges on Writing: Wisdom from His Most Candid Interviews

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/09/03/jorge-luis-borges-on-writing/

“Il lavoro di uno scrittore è dovuto alla pigrizia.”

***

Lo conobbi che forse non aveva neppure quarant’anni. Era famoso e spesso, alla radio oppure in televisione, accennava a quello che avrebbe dovuto essere il suo prossimo libro. Lo stava scrivendo, diceva, e sarebbe stato pubblicato di lì a non molto. Io non ero altro che un giovane studente universitario, che per preparare la tesi aveva avuto l’ardire di incomodare proprio lui, che era già un Grande Maestro.

Devo ammettere che fu molto cordiale, con me. Mi ricevette a casa sua, una tranquilla mattina di primavera. Rispose alle mie domande con sincerità. O almeno, nella mia incosciente giovinezza, lo pensai. Alla fine, prima di congedarmi, mi accompagnò nel suo studio privato. Quello in cui scriveva. C’era una grande libreria, ricolma di libri ordinati in una maniera che allora definii metodica ma che oggi non esiterei a definire maniacale; la scrivania era alloggiata sotto una larga finestra, esposta a sud, perché — mi disse — riusciva a scrivere solo con la luce naturale; in un angolo, sopra quel bel ripiano di legno scuro, era deposta una risma di carta bianca. Intonsa. Mi disse:

— Ecco: su quella carta scriverò il mio prossimo libro. Dovrebbe uscire l’anno prossimo.
— Ma, Maestro — obbiettai imbarazzato, avendo una vaga idea dei tempi dell’editoria — credevo lo stesse già scrivendo…
— Sciocchezze! — mi interruppe seccato — I libri non si scrivono di fretta. È la testa che deve pensare, e deve farlo a lungo; solo per ultimo viene il lavoro manuale della scrittura.

Io annuii, contrito. Passarono molti anni, prima che avessi modo di incontrarlo di nuovo. Ero diventato professore, all’epoca, e raccontavo spesso ai miei studenti il mio incontro con il Grande Maestro, per far capire loro quanto fosse importante il tempo del pensiero rispetto alla fretta delle mani. Lui era venuto in un teatro della mia città per un dibattito; al termine, non seppi trattenermi dal fare una capatina nel suo camerino.

— Non so se si ricorda di me, Maestro.
— Certo — mi disse, con lo sguardo vuoto — ci siamo visti tempo fa, in merito a…
La voce gli si era spenta e io non avevo osato intervenire; piuttosto, avevo una domanda che mi ronzava in testa da parecchio:
— Vorrei tanto sapere perché non abbia più scritto quel libro, la cui risma di carta era già pronta sulla scrivania.
— Lo sto scrivendo, che diamine! Voi lettori siete così frettolosi: volete tutto subito, come se fosse facile. La risma è là: quando sarà ora, scriverò.

Me n’ero andato in silenzio, mostrando più ossequio di quanto ne sentissi. Ora ho una cattedra all’università. Insegno ai miei studenti cosa significhi la Letteratura e quale valore essa abbia per l’umanità.  Nei corridoi dell’ateneo, qualche giorno fa, ho incrociato due vecchi che parlavano; uno dei due — ma l’ho riconosciuto a fatica — era proprio il Grande Maestro. Non mi sono azzardato a salutarlo, ma mentre gli passavo accanto ho capito infine perché io non abbia mai potuto leggere quel libro. Stava infatti dicendo, al proprio compagno:

— Scrivere è una tale fatica e noia. Farei di tutto, pur di non esservi costretto…

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NdA: Questo pezzo sarebbe stato molto meglio scrivendolo sotto forma di pièce teatrale. Sul modello di “Aspettando Godot”, per intenderci. In effetti, ho già preparato una risma di carta apposita, sulla mia scrivania, ma il fatto è che spesso mi stanco e non fini

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

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31 pensieri riguardo “Aspettando un libro

  1. Un finale incompiuto alla Stefano Benni. 🙂

    Ma il Grande Maestro poteva anche essere una Grande Maestra? Mi candiderei volentieri al ruolo e non per l’aggettivo “grande” (quello lo lascerei a Helgaldo), ma per la risma di carta vuota che invecchierà insieme a me, aspettando le mie parole.

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  2. È proprio così: io ho già in testa tutta la storia, frasi ordinate, capitoli numerati, trame, sotto trame e dialoghi. Tutto pronto da tirare fuori. Metterlo su carta (o file) è la parte faticosa. Leonardo vedeva già le sue sculture nel marmo, ma poi doveva mettersi a scalpellare.
    Da fedele lettrice di Topolino vorrei che Archimede Pitagorico costruisse per me una macchina capace di tradurre le mie fantasie in testi scritti. Idea regalo per Natale.

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  3. Il racconto è molto bello. Devo ammettere, però, che mi aspettavo qualcosa di più borgesiano, almeno una trama possibile o un labirinto di trame possibili. Perché ora tutti possiamo immaginarci quel libro mai scritto e ipotizzare come sarebbe stato.

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