La ragazza senza qualità, di Michael Musil


Se c’è uno scrittore senza qualità, quello sono io.

Sulla base del solito esercizio di Helgaldo, ecco un’altra interpretazione del famigerato thriller paratattico. (leggi gli altri tentativi)

***

La ragazza senza qualità, di Michael Musil

L’Europa occidentale si apprestava ad attraversare il terminatore, passando dalla zona illuminata al cono d’ombra proiettato dal pianeta. D’altronde la Luna, con la sua presenza, aveva stabilizzato l’orbita della Terra e negli ultimi miliardi di anni ne aveva rallentato il moto vorticoso fino a renderlo dolce e assai regolare, nel suo peregrinare attorno al Sole. Keplero era stato preciso, nelle proprie congetture, e sia Newton che Einstein avevano permesso di calcolare con grande anticipo e massima precisione il verificarsi di questo tipo di eventi. Insomma, con una frase un po’ abusata che riassumeva benissimo i fatti: stava scendendo la sera su Parigi.

La ragazza doveva essersi perduta. Vagava tra una via e l’altra, alla ricerca di un angolo conosciuto, o almeno che le potesse sembrare familiare. I passanti erano ormai spariti, ciascuno perso nelle proprie faccende personali o intento a prepararsi una cena ristoratrice. La ragazza aveva costeggiato un lungo muro, fino a quando aveva scorto una luce provenire da una scala. Aveva deciso di seguirla, nella speranza di trovare qualcuno che le potesse indicare la via di casa. Quando aveva aperto la porta, però, aveva potuto misurare con i propri occhi l’effetto dell’alcol sull’essere umano. Non era tanto la vasodilatazione, che rendeva nasi e guance rubizzi in maniera innaturale, quanto l’abbattimento delle barriere morali; la cosa non sarebbe certo successa durante il giorno, quando essere sobri sarebbe stato un requisito necessario per conservare una parvenza di accettabilità sociale, e per questo motivo la sorte della ragazza pareva essere segnata, al pari di quello di un giovane d’ingegno che si raggrinzi a vecchietto mediocre, senza colpi della sorte, solo per il rattrappimento a cui era già predestinato.

L’ingresso della ragazza in quella bettola aveva scatenato una tempesta di ormoni: testosterone da un lato e adrenalina dall’altro. In men che non si dica, la ragazza aveva finito per trovarsi legata e alla mercé di quegli uomini e del loro vino di pessima qualità. Nonostante tutto, però, l’alcol non era riuscito a slegare del tutto i loro freni inibitori perché, per il loro senso borghese, erano immoralisti. Facevano distinzioni fra i peccati e l’anima, che nonostante i peccati può restare immacolata, quasi come Machiavelli fa distinzione fra i mezzi e il fine; soddisfatta per il minimo necessario la brama che avevano avuta, pur di non soccombere al senso di colpa che si presentava ancor vago, ma prometteva di assumere un peso via via crescente, gli uomini l’avevano scaricata nel fiume, in ossequio al vecchio detto: lontan dagli occhi, lontan dal cuore.

La ragazza si era trovata in balia delle onde buie. Aveva galleggiato, fin quando la spinta idrostatica garantita dal suo corpo era stata sufficiente. Nel giro di pochi minuti la paura aveva portato all’irrigidimento dei suoi muscoli; ancora poco e sarebbe finita sotto, senz’altro da fare che annegare: la vita le si era stesa dinanzi come un mattino senza fine, colmo di possibilità e di nulla, e già non era il meriggio che ecco giungere all’improvviso qualcosa che pretendeva di esserne ormai la fine. Anche i topi, animali curiosi che la osservavano dalla riva, sembravano pensarla allo stesso modo, forse pregustando un insperato banchetto.

La ragazza aveva dondolato, al ritmo delle onde, fino a quando non aveva visto una mano, davanti a sé. Aveva sbattuto le palpebre e aveva riconosciuto un uomo. Il possessore di quella mano era il suo dentista e la stava richiamando con l’intento di svegliarla dall’anestesia.

L’uomo le aveva sorriso, cordiale, e le aveva detto: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego». Lei aveva pagato soprappensiero, ancora intrappolata nei fumi del sogno, pensando che anche le più violente esagerazioni, se lasciate a se stesse, portano col tempo a una nuova mediocrità.

Annunci

14 pensieri riguardo “La ragazza senza qualità, di Michael Musil

  1. Signori, il Thriller paratattico ha cambiato sede!

    Non so chi sia Michael Musil (perdona l’ignoranza), però questa versione mi piace molto.
    La bella e inquietante vicenda della fanciulla a Montmartre de Paris sta attraversando ogni dove stilistico grazie alla tua fantasia.

    Mi piace

    1. Avevo cominciato la mia personale carrellata di interpretazioni da prima 🙂 ma continuerò, di venerdì in venerdì, se non vi farete avanti. Questa è una minaccia: al venerdì ci vorrebbe un volontario per “Acchiappami”, mica questa roba 😉

      Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...