Sostiene l’autore n. 12


Philip Roth - da Internet
Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

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Ecco di nuovo i sussurri del cimitero. Non li sentivo da quando avevo otto anni, dal giorno del funerale di mia madre.

Ricordo il pomeriggio di settembre in cui mio padre mi diede la notizia. Mi fece sedere su un tronco tagliato nel giardino di mio zio e mi disse che la mamma non sarebbe più tornata dall’ospedale perché Gesù aveva bisogno di un angelo in cielo e aveva scelto lei perché era la più bella. Non reagii, non risposi, ma pensai che Gesù, quel bambino nel presepe per il quale ogni Natale lasciavo latte e biscotti sul balcone, fosse l’essere più cattivo di sempre, peggio dei mostri nelle fiabe. Perché la mia mamma? Perché, tra tutte le mamme del mondo, doveva prendersi la mia? Ero furiosa e al funerale in chiesa, in casa sua, tutti a venerare e pregare quel ladro di mamme.

Non piansi quel giorno e un po’ mi vergognavo perché gli altri piangevano e a me non veniva nemmeno una lacrima. Temevo che pensassero che non volevo abbastanza bene alla mamma, ma proprio non riuscivo a piangere. Nemmeno al cimitero, circondata da parenti affranti, i fratelli di mia madre con famiglie al seguito. Piangevano le mie cugine, le zie, i vicini di casa e un sacco di altra gente che non conoscevo. Io no.

Per distrarmi, mio padre mi portò a passeggio tra le tombe per farmi vedere che la mamma non sarebbe stata sola laggiù, c’erano tanti angeli intorno a lei. Angeli di marmo che ornavano i monumenti funebri e foto sbiadite dal sole accanto alle date del loro volo in cielo. Mi sorprese la gran quantità di bambini sepolti nei dintorni, alcuni addirittura neonati, e papà mi spiegò che una volta, quando le fotografie erano ancora in bianco e nero, capitava spesso che un bambino morisse perché c’erano guerra, malattie e miseria a portarseli via. Pensai a loro, immaginai le loro storie, mi parve di sentire le loro vocine, sussurri tra fiori e candele. Di nuovo trovai che Gesù non avesse pietà. Col cavolo che avrebbe trovato i miei biscotti a Natale!

I miei occhi rimasero secchi per giorni finché non tornai a scuola. La mattina del mio rientro, tutta la terza C mi fissava: ero la bambina senza mamma. Sonia, la mia migliore amica piena di lentiggini, venne da me, dicendo: «So come ti senti, mia nonna è morta da poco» e all’inizio pensai che fosse stupida perché una nonna e una mamma non erano la stessa cosa. Poi scoppiai a piangere, per la prima volta. La maestra mi portò in corridoio e si inginocchiò per guardarmi negli occhi. Sono passati trent’anni e ancora ricordo le sue parole: «Piangere è normale, ti fa bene, però devi essere forte.» Allora non potevo capire cosa significasse essere forte, eppure quella semplice frase mi fu di conforto.

Per il resto della mia vita sono stata la bambina senza mamma. Io l’ho accettato, per me è diventato normale, ma agli altri ha sempre fatto uno strano effetto: quando lo scoprivano, mi guardavano come se mi mancasse un braccio.

Sono cresciuta con un papà meraviglioso e un fratello più piccolo che non avrebbe potuto ricordare la mamma se non gliene avessimo sempre parlato. Ho smesso di andare in chiesa perché ero arrabbiata con Gesù, poi ho capito che non era colpa sua, dal momento che non esisteva. Le persone affrante che al funerale sembravano soffrire più di me sono scomparse poco dopo, parenti di mia madre che, mancando lei, si sono disinteressati della sua famiglia. Contadini ignoranti che non avevano mai visto di buon occhio il suo matrimonio con un tizio di città. È stato meglio perderli che crescere con loro, mi sono sempre detta. Siamo rimasti noi tre e siamo stati forti, come voleva la mia maestra.

Non ho frequentato il cimitero in tutti questi anni perché trovavo che quel posto non avesse nulla a che fare con mia madre. Lei era in casa, in cucina, nel suo armadio, negli album di foto, nei miei ricordi. Contro il parere dei suoi ottusi parenti, lei aveva scelto noi ed era rimasta con noi. Che fosse finita in una tomba non significava niente per me, quindi non aveva senso portarci dei fiori. Oggi, però, ci sono tornata per accontentare l’uomo che amo. Ha detto di volersi presentare a mia madre, visto che abbiamo preso casa insieme. Gli ho indicato la sua tomba ed è strano come, dopo tanti anni, l’abbia ritrovata subito tra i sentieri di ghiaia. L’ho lasciato davanti alla stessa foto che tengo nel portafoglio, e mi sono allontanata per dare uno sguardo alle tombe dei bambini. Sono ancora lì, bambini in eterno, e sento le loro vocine animare le fotografie in bianco e nero. Ascolto con più attenzione questa volta, voglio capire cosa stanno dicendo. Sorrido.

Mi stanno ringraziando per aver condiviso la mia mamma con loro.

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1 – Sostiene un lettore…

…Questo pezzo mi è piaciuto senza remore. E sono contento/a che ci sia “Sostiene l’autore” in questa giornata di mezzo nelle feste, Non condivido l’idea di non andare al cimitero, ma questo nulla c’entra con la scrittura e la trama di sicuro, almeno per me, buone.

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2 – Sostiene un lettore…

…Mi è piaciuto moltissimo.

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3 – Sostiene un lettore…

…Un brano davvero bello, scritto bene, con la giusta delicatezza visto il tema. Dal punto di vista tecnico, essendo autoconclusivo e non un estratto da un testo più ampio, riesce a comunicare meglio l’idea che ne è sottesa. In questo è facilitato, rispetto ai testi che vengono di solito presentati qui. Ciò comunque non toglie che, a mio giudizio, sia uno dei migliori se non forse il migliore.

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4 – Sostiene l’autore…

…Felice che il brano vi sia piaciuto, vi svelo che sono la stessa persona della settimana scorsa, cosa che rende ancora più interessanti i vostri commenti 🙂

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5 – Sostiene un lettore…

…Bellissimo, davvero un racconto delicato e toccante. Scritto bene.

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6 – Sostiene un lettore…

…Scritto molto bene. Si poteva scivolare sul patetico e invece ha toccato e sfiorato con grande maestria le corde dei sentimenti. Complimenti.

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7 – Sostiene un lettore…

…Sì, è scritto bene, usa solo le parole che servono e racconta più di ciò che dice. Di quelli presentati finora è l’unico a cui non cambierei nulla.

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8 – Sostiene un lettore…

…Bello, complimenti!

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9 – Sostiene l’autore…

…Vi ringrazio molto per i complimenti, soprattutto sapendo che quello di questo blog è un pubblico esigente. Ho molto su cui riflettere nel confronto tra i due brani che ho inviato.

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10 – Sostiene un lettore…

…nulla da eccepire,scritto bene
Qualcosa mi ha disturbato, il che non vuol dire che il brano non funzioni, anzi
Il rifiuto della fede, non voler andare al cimitero
Poi la visita di presentazione ,lo fai per lui, allora invece di sentire lei senti le voci dei bimbi che ringraziano per aver lasciato loro la tua mamma,un po’ inquietante ma certamente efficace

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11 – Sostiene un lettore…

…Forse, sono ancora il commentatore n. 1., sei più tipo da scrittura introspettiva che d’azione.

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12 – Sostiene l’autore…

…Tirando le somme, direi che il racconto ha superato l’esame e lo includerò in una futura raccolta di storielle simili che pubblicherò sotto pseudonimo.
Lettore 10, per chi narra la voce della madre non poteva venire dalla sua tomba perché si trovava altrove, come racconta prima, mentre le voci dei bambini, sempre dal punto di vista della protagonista, sono rimaste nelle vecchie foto ed è lì che le sente perché non avrebbe senso trovarle in altri luoghi della sua vita.
Lettore 1 (e 11) ti confesso che se non l’avessi scritto io, questo racconto mi avrebbe quasi annoiato perché, se non sono condite con un po’ d’avventura, le storie personali non mi attirano per nulla.

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13 – Sostiene un lettore…

…Carino, anche se non mi è piaciuto in modo particolare. La chiusura della “mamma condivisa” l’avevo indovinata appena sono apparse le foto dei bambini, quindi quando ci sono arrivato ho fatto “meh”.
Ho trovato, dal punto di vista del contenuto, una curiosa opposizione: a Gesù l’autore non crede, ma alle voci dei bambini che ringraziano sì. La cosa, secondo me, non aiuta la caratterizzazione della narratrice, non è coerente.
I passaggi migliori a mio parere: “Ho smesso di andare in chiesa perché ero arrabbiata con Gesù, poi ho capito che non era colpa sua, dal momento che non esisteva.” e “Non ho frequentato il cimitero in tutti questi anni perché trovavo che quel posto non avesse nulla a che fare con mia madre. Lei era in casa, in cucina, nel suo armadio, negli album di foto, nei miei ricordi. ”
All’inizio c’è una frase di 41 parole senza nemmeno una virgola. Una roba da apnea: “Mi fece sedere su un tronco tagliato nel giardino di mio zio e mi disse che la mamma non sarebbe più tornata dall’ospedale perché Gesù aveva bisogno di un angelo in cielo e aveva scelto lei perché era la più bella.”
Una lettura gradevole, ma che mi lascia poca emozione. Trovo che i bambini invece di commuovere rendano il tutto un po’ banale e stucchevole. Bastava lasciare i riflettori puntati sulla narratrice, che torna al cimitero dopo molti anni in compagnia del suo amore per presentarlo alla madre. Era più che sufficiente.

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14 – Sostiene un lettore…

…Ho gradito molto questa lettura, mi ha scaldato il cuore.

Complimenti, ben scritto.

Solo in due occasioni mi sono distratta dal sogno narrativo:
– il latte e biscotti per Gesù? Non si lasciano per Babbo Natale?
– le vocine dei bambini… stridono come le unghie sulla lavagna… è come passare da una favola a un horror, senza anestesia. È bella l’idea della mamma condivisa con questi piccoli, ma non mi piacciono i sussurri… agghiaccianti.

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15 – Sostiene l’autore…

…Lettore 13, giusto l’appunto sulla frase troppo lunga. Riguardo le voci, si può credere ai fantasmi senza essere religiosi. L’intento era quello di una ghost story “poetica” alla Edith Wharton, togliendo i bambini rimarrebbe, a mio parere, un racconto sdolcinato.
Lettore 14, io lasciavo davvero latte e biscotti per Gesù bambino e un po’ d’erba strappata dal giardino per le renne di Babbo Natale, non so perché, ma a casa mia arrivavano insieme 🙂 La leggera componente horror era voluta, ma so che non può piacere a tutti.
Grazie ancora per i tanti commenti.

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16- Sostiene un lettore…

…Sono il lettore 13. Non era tanto per l’essere religiosi o meno, quanto per l’essere razionali o meno o credere nel soprannaturale o meno. Un’affermazione tanto decisa come la non esistenza di Gesù (attenzione, non la fede: la non esistenza) non si appaia bene con i sussurri soprannaturali; l’atmosfera cambia, il tono generale della storia risulta meno armonioso. La sdolcinatura io la vedo proprio nella faccenda della mamma che è andata in cielo a fare la mamma ai bambini morti, molto già vista, ma oh, alla fine i gusti sono gusti. Io Edit Wharton qui non ce l’ho vista, e ne ho letta parecchia.

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17 – Sostiene l’autore…

…In effetti, non si potrebbe dire che Gesù non esista, al massimo si può non credere che sia figlio di Dio e non credere in Dio. Avrei dovuto metterla in questi termini per essere corretti, ma la parte interiore della protagonista che ha a che fare con la perdita della madre continua a ragionare come una bambina di otto anni anche da adulta, comprese contraddizioni, rabbia latente, voglia di credere nel soprannaturale e nelle favole negate. L’elemento fantastico serviva a dare un lieto fine a una storia che, nella realtà, non ce l’ha. Forse è questo che la rende sdolcinata tanto quanto tornare al cimitero per amore. Gli altri lettori sono d’accordo?

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18- Sostiene un lettore…

…Sempre il lettore 13. Me ne farò un marchio: ” Lettore 13, Il Rompicoglioni”. Ti dico che farei io. Allora, le foto dei bambini sono inquietanti, evocative. Agghiaccianti. Le lascerei, ma le utilizzerei per creare l’atmosfera generale e toglierei la chiusura diabetica con la mamma.
Il vero ed unico conflitto del racconto è la lotta interiore della protagonista che torna al cimitero dove sua madre NON è. Lo fa per amore. Non ci vuole tornare ma alla fine lo fa. Perché un uomo che l’ama vuole conoscere sua madre, anche se tutti e due sanno, credono, temono, che la madre non sia lì. Ma lui vuole farlo, e lei riluttante l’accontenta. Questo NON è sdolcinato. C’è dentro il dramma di non sapere dove sono i nostri cari, di volerli ancora nella nostra vita, di confrontarsi con la morte mentre si continua a vivere, proprio in un momento felice. Dove sarebbe la sdolcinatura? Secondo me, correggi l’atmosfera e punta i riflettori sul conflitto di lei. E’ una bella storia che deve perdere una lieve patina di banalità. Si può fare. Dai.
Meno male che sono anonimo, se no a questo punto mi tireresti in testa una lapide. Bella pesante.

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19 – Sostiene l’autore…

…Risposta al mio lettore preferito: questo esercizio è fatto apposta per le critiche e le tue sono sicuramente costruttive. Altro che pestarti, ti ingaggerei come editor 🙂

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