Routine


photo credit: .fortuna. via photopin (license)

photo credit: .fortuna. via photopin (license)

Charles Bukowski on Writing and His Insane Daily Routine

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/09/04/charles-bukowski-on-writing/

“Scrivere è come andare a letto con una bellissima donna e dopo lei si alza, va alla borsetta e mi dà una manciata di banconote.”

#

Io amo la mia routine. Mi esonera dalle domeniche e persino dal Natale. Alla mattina mi sveglio alle otto, se non ho lavorato, altrimenti alle nove. Una doccia. Un frutto, uno yogurt, un caffè. Poi si comincia: un oretta di jogging e un po’ di massaggi, per tonificare la muscolatura. Prima di pranzo mi informo delle ultime novità, gli ultimi pettegolezzi. Un pranzo leggero. Nel pomeriggio, un’ora e mezzo di pesi ed esercizi a corpo libero. Stretching, sauna. Lì finisce la parte piacevole delle mie giornate, e comincia la tortura. Io la chiamo “l’avvicinamento”: a volte ci pensa l’estetista, più spesso mi toccano una pletora di piccole cose: capelli, creme, lozioni, qualche ritocchino alle ciglia. Cose così, insomma, per essere in ordine per la serata.

Perché per l’aperitivo si va in scena: sorriso d’ordinanza e conversazione brillante. È anche per questo che mi pagano. Io sono al top: mi pagano molto. Fin quando durerà, naturalmente: il mio corpo non avrà sempre meno di trent’anni e il suo valore cala ogni giorno che passa. Sono solo un bel pezzo di carne: invidio i vitelli, che se ne vanno con un colpo in testa. Io, invece, vengo macellato lentamente, una fettina per sera. Per ogni ora che mi vendo, è una libbra di carne in meno che mi porterò nella tomba. Lo faccio per soldi? Sì. Forse. Forse no: non so fare altro, nella vita. Questo, però, lo faccio dannatamente bene. Mi vogliono. E pagano. Io sono la loro ora d’aria: con me possono abbandonarsi al loro sogno. Sognano un amore che non avranno. Che non hanno mai avuto. Odio vedere i loro volti rapaci, sempre diversi; mi rubano la vita, lasciandomi senza futuro. Arriveranno anni in cui non avrò altro che ricordi di giornate tutte uguali, scandite dalle macchine per i pesi. Le serate, invece, già oggi mi si confondono nella memoria e faccio di tutto, per dimenticarle. Soprattutto la fine. Quando la mano scende nella borsetta, per allungarmi i trenta denari del loro piacere.

Io odio la mia routine. Vorrei che fosse sempre domenica, magari Natale. Alla mattina mi sveglio alle otto. Una doccia. Un frutto, uno yogurt, un caffè. Poi si comincia: un oretta di macchina e arrivo in ufficio. Le email, le riunioni, i litigi con clienti e fornitori. Prima di pranzo mi informo delle ultime novità, gli ultimi pettegolezzi. Un pranzo leggero. Nel pomeriggio, il budget e le solite beghe amministrative da sbrigare. Lì finisce la parte odiosa delle mie giornate, e comincia la piacevole tortura. Io la chiamo “l’avvicinamento”: a volte ci pensa l’estetista, più spesso mi toccano una pletora di piccole cose: capelli, creme, lozioni, qualche ritocchino alle ciglia. Cose così, insomma, per essere in ordine per la serata.

Perché per l’aperitivo si va in scena: voglio sorrisi smaglianti e conversazione brillante. È anche per questo che pago. Io pretendo il top: pago molto. Fin quando durerà, naturalmente: il mio conto in banca non sarà sempre pieno e il suo valore potrebbe sparire. Ma finché dura comando io. Voglio godermi vita lentamente, centellinandola ogni sera. Ogni ora che mi compro, è un’ora di godimento in più che mi porterò nella tomba. Lo faccio perché ho i soldi? Sì, certo. Non potrei vivere in altro modo, e lo faccio dannatamente bene. Li voglio. E pago. Loro sono la mia ora d’aria: con loro posso abbandonarmi al mio sogno. Sogno un amore che non avrò. Che non ho mai potuto avere. Amo vedere i loro volti servizievoli, sempre diversi; rubo loro la vita, per avere un futuro. Arriveranno anni in cui non avrò altro che ricordi di giornate tutte uguali, scandite da un inutile lavoro. Le serate, invece, oh sì: sono scolpite nella memoria e faccio di tutto per non dimenticarle. Soprattutto la fine. Quando la mano scende nella borsetta, per allungare loro i trenta denari del mio piacere.

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

Annunci

21 thoughts on “Routine

  1. Sai, oggi ero sulle scale mobili della metro, che scendevano e, accanto, avevo quelle che salivano. Non so perché, ma mi è venuto in mente questo tuo racconto: due storie parallele, uguali e contrarie.
    Boh, volevo dirtelo. 🙂

    Mi piace

  2. Ho riflettuto (il caffè è arrivato tardi). Non so perché ma quando ho iniziato a leggere ho immaginato da subito una versione diversa. Meno convenzionale, e anche più scomoda: le emozioni al contrario. Il “venditore” che, in un certo senso, ama quello che fa (con relativi sensi di colpa) e il compratore che odia dover pagare ma non può liberarsi da questa dipendenza. In realtà dipendono entrambi. Potrebbe essere interessante, no?

    Mi piace

    • Il tempo del caffè è sacro 🙂

      Sì: io mi sono concentrato sullo scambio più ovvio, cioè quello di sesso. Mi pareva che un doppio scambio (sesso + emozioni) avrebbe gettato sulla storia un’ombra strana. Non dico di sessismo, ma comunque spiacevole. Invece volevo che lei facesse lo stesso errore che fanno gli uomini (che, poi, è quello che accade – o almeno credo).
      La tua versione, a caldo, mi ricorda Lolita: non credi?

      Mi piace

      • Per me strano non è sempre negativo, anzi. Ma un conto è avere un’idea e un conto è metterla in pratica. Magari non avrebbe funzionato. Comunque no, non mi ricorda Lolita perché al di là di quello che Nabokov vuol farci credere, Lolita ha una consapevolezza limitata alla sua età, i suoi sensi di colpa sono inevitabilmente ridimensionati.

        Mi piace

  3. (Non è prevista la risposta alla risposta della risposta su wordpress?)
    Quella di Humbert non è una forma di dipendenza inventata da Nabokov, a questo punto la mia versione potrebbe ricordare tante altre storie. Il punto è sempre il “come”. 🙂

    Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...