Sostiene l’autore n. 13


Philip Roth - da Internet

Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

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Titolo: Sentire il mare

La conchiglia se ne stava all’aria a tintinnare. Era giunta da lontano, dall’Asia, e in mezzo a un gruppo di conchiglie annunciava pendendo dalla porta l’arrivo di chiunque. Chiunque… Per la verità tintinnava solo due o tre volte all’anno, quando la porta si apriva d’improvviso e il proprietario faceva il suo ingresso in casa sbattendo zaino, scarponi, piccozza e corde sul pavimento. Era da parecchio ormai che restava chiusa quella porta e la conchiglia, nell’immobilità assoluta in cui era ridotta, non poteva far altro che ricordare il giorno in cui presa in una rete era stata tratta a riva. Poi nel buio di una scatola, gli scossoni del viaggio, il mercato di Taiwan, infine quella giovane coppia, soprattutto lei perché era stata lei che l’aveva portata via da quel mercato per condurla in Europa, in quella casa dov’era stata appesa proprio all’ingresso insieme con altre conchiglie per annunciare con il suo dolce tintinnio l’arrivo di chiunque. Stiamo parlando di molto tempo fa, perché la donna ora non abita più qui. Anche le tre foto di lei, che erano appese in corridoio, proprio di fronte alle conchiglie, sono state infine tolte e chiuse in un armadio, al buio. L’unica traccia del passato è il segno delle cornici sull’intonaco bianco rimasto a ricordare momenti che non torneranno più.

Se lei se n’è andata credo sia stato a causa del padrone, delle sue scalate straordinarie, intendo. D’accordo, lui è ormai una celebrità. Torna a casa, ma qualche giorno dopo è di nuovo via, per mesi e mesi, a conquistare un’altra vetta, per portare a termine un’impresa ancor più estrema della precedente. È spinto a farlo anche da quelli che sponsorizzano i suoi viaggi. Lo chiamano ormai l’uomo degli ottomila.

L’ultima volta che lei ha sbattuto la porta uscendo, ricordo che abbiamo tintinnato a lungo noi conchiglie. Lui non l’ha rincorsa, le ha solo inveito contro, gridandole che non ce l’avrebbe mai fatta a vivere da sola. Probabilmente si sbagliava perché lei non è tornata, ma anche lui ora non torna quasi più. Ormai ha in mente solo le sue imprese, e parla solo di scalate. Ma penso sia una scusa, credo che in fondo stia cercando un modo per farla finita, magari in un crepaccio, o congelato nella neve, o travolto sotto una valanga. Lo sento sempre insoddisfatto, con un’ansia che lo consuma, come l’acqua che corrode implacabile la roccia. Credo che anche lui sia una roccia, per questo ama così tanto la montagna.

Quella volta di Taiwan, quando li ho conosciuti, ridevano. C’era il sole e una spiaggia. Lei lo schizzava d’acqua e lo invitava a bagnarsi e per quanto lui mal lo sopportasse, credo che in fondo l’apprezzava. È durata poco però, non li ho più visti ridere in quel modo. Lei restava spesso sola, specie quando lui viaggiava. E quando ritornava parlava solo di se stesso, dei chiodi conficcati nella roccia, delle difficoltà che aveva affrontato, dei rischi dell’assideramento ad alta quota. Di lei non chiedeva quasi mai, di come si sentisse dentro intendo.

Oggi è tornato, ma sento che progetta di nuovo di partire. Le conchiglie fossili sepolte nella roccia eterna trasmettono a noi giovani conchiglie percezioni di millenni che ci permettono di intuire l’animo umano. Ho la sensazione che lui abbia intenzione di andarsene stasera, ma non lo percepisco eccitato da una nuova impresa. Ora esce dal bagno e viene alla porta, si lascia cadere sulla sedia posta qui all’entrata, guarda stralunato i segni lasciati dalle foto tolte alla parete, una sonnolenza sento che l’assale. Un tubetto di pillole gli cade di mano e rotola lungo il pavimento. È vuoto. Con fatica si protende verso le conchiglie appesa, afferra proprio me e mi stacca dalle altre.
Sento il suo cuore che rallenta, la sua mente che si annebbia. In un ultimo malinconico gesto mi accosta all’orecchio. Riscopro dopo tanto tempo la mia vera inclinazione, il perché io esisto. Far sentire il mare.

***

I commenti anonimi sono chiusi.

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1 – Sostiene un lettore…

…Il racconto è bello. All’inizio non capivo perché un sonaglio di conchiglie fosse stato messo in una baita di montagna, quando invece si capisce che è stata lei a metterlo diventa il simbolo della contrapposizione tra i due e trovo sia una scelta azzeccata.
Il punto di vista del narratore cambia però in corso d’opera. All’inizio: “La conchiglia se ne stava all’aria a tintinnare. Era giunta da lontano…” in terza persona, ma più tardi: ” Se lei se n’è andata credo sia stato a causa del padrone, delle sue scalate straordinarie, intendo.” Il punto di vista cambia inequivocabilmente in prima persona. È ancora più chiaro nel paragrafo successivo: “…ricordo che abbiamo tintinnato a lungo noi conchiglie.”
Pignolerie: “il gruppo di conchiglie annunciava pendendo…” No. Pendono sempre, che annuncino qualcuno o no. Lo toglierei per praticità. Anche la ripetizione del secondo “Chiunque…” pare superflua.

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2 – Sostiene un lettore…

…Bella l’idea della conchiglia che parla e diventa quasi l’amplificatore dei dissapori nella coppia, ma, per me, pessimo lo sviluppo. Un esempio: È spinto a farlo anche da quelli che sponsorizzano i suoi viaggi, che stile sciatto: quelli che sponsorizzano i suoi viaggi = lo sponsor 😀 così si alleggerisce. Lo riscriverei ecco.

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3 – Sostiene un lettore…

…A me ha trasmesso un suono, il tintinnio mi è arrivato alle orecchie; non ho prestato attenzione, questa volta, ai particolari della narrazione, ma alla sensazione generale rilasciata dal racconto. E mi è piaciuto molto. Non sono d’accordo con il lettore 2: perché riscrivere il pezzo? Va benissimo così com’è.

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4 – Sostiene un lettore…

…Non avertene a male trovo il tutto un po’ lezioso
Sai scrivere, ma – almeno io – non ho avuto emozioni
Con lo stesso soggetto
Stessa storia ma impersonale
Immagino la conchiglia sbilencamente appesa a un pezzo di corda., il resto del sonaglio che lei ha strappato rabbiosamente andandosene via
Lui torna etc etc si siede stanco la guarda , la stacca ,la prende la tiene stretta in mano fino quasi a romperla e poi…la mette in un cassetto, nello zaino, la butta, etc etc

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5 – Sostiene un lettore…

…Sono di nuovo il lettore n. 2.
Il lettore 3 mi chiede “perché riscrivere il pezzo? Va benissimo così com’è.”
Ho usato il condizionale: io lo riscriverei, IO, e mi pare di averne spiegato il motivo.
Lo stile per me è sciatto.

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6 – Sostiene l’autore…

…Lettore 1: Sul punto di vista. Per raccontare questa storia di fallimento di coppia ho scelto come narratore una conchiglia. Avevo però l’esigenza di arrivarci in modo graduale. Nel primo blocco il punto di vista è moderatamente esterno. Il narratore in terza al passato prossimo, quindi già meditativo e lento, narra gli antefatti e come la storia è finita. Poi c’è il salto di una riga e diventa narratore la conchiglia. Solo da allora si passa in prima persona. Ma chi legge sente questo passaggio come logico, quasi invisibile. La riga vuota è al pari di un cambio di capitolo in un libro uno dei modi corretti per cambiare punto di vista, credo.
All’inizio volevo che la posizione e funzione delle conchiglie fosse incomprensibile. Ma una riga dopo tutti capiscono il perché, e riconoscono un oggetto familiare anche se non ce l’hanno in casa. È vero inoltre che le conchiglie pendono sempre, ma solo nel momento in cui vengono urtare dalla porta si animano. E solo in quel momento annunciano. La presenza umana viene perciò annunciata dal suono che producono. Se per anni nessuno entra, loro sono come morte, inutili, dormienti. La frase vuole sottolineare questo aspetto e non l’altro. La ripetizione del chiunque è voluta. Chiunque è la parola più conchigliosa che ho trovato. L’ho ripetuta due volte per farla “sentire” sotto traccia. Chiunquechiunque avrei dovuto scrivere. E poi la pausa dei tre puntini, cioè l’immobilità in cui sono costrette adesso.
Infine una curiosità interessante: da dove deduci che siamo in una baita in montagna e non in un appartamento di pianura? Le pareti sono bianche, fredde, non in legno stagionato.

Lettore 2: Lo sponsor è un’azienda, un marchio. Se scrivo “è spinto a farlo dallo sponsor dei suoi viaggi”, mi perdo il “colpevole” secondo il narratore. La conchiglia identifica anche in “quelli”, cioè altri individui non interessati ai sentimenti di una coppia, i colpevoli dell’allontanamento tra i due. Quando un’azienda sponsorizza sport estremi, di nomi ce ne sono, e l’atleta poi si schianta perdendo la vita, “quelli” se ne stanno zitti, e non compaiono mai. Si dice sempre che lascia moglie e figli piccoli, ma nessuno ricorda più “chi” ha pagato perché rischiasse la vita stupidamente. Capisco che nel racconto questo non passa, ovvio. Però l’ho inserito apposta. Resta il fatto che la frase “è spinto a farlo dallo sponsor” è forse anche più piatta, da cronaca di giornale. La mia conchiglia non legge i giornali, non sa di marketing, non potrebbe parlare così diretto.

Lettore 3: La scrittura è volutamente lenta, e per quanto possibile attenta ai suoni delle frasi. I periodi sono abbastanza lunghi per accentuare la lentezza, sono i pensieri di una conchiglia immobile, e con tempi di vita diversi dalla frenesia umana. Ho cercato parole che suonassero.

Lettore 4: La tua storia non avrebbe bisogno di un narratore “a conchiglia” che per te sarà sempre e solo un oggetto da richiudere in un cassetto. Quindi impersonale. Nella mia invece, è il protagonista che mette in un cassetto la sua storia d’amore. In questo siete impersonali uguali. Almeno il mio alla fine avrà un rimpianto per quello che ha perso. Il tuo andrà dal divorzista, gli alimenti, quelle cose lì. Sarai banale ma non lezioso.

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7 – Sostiene un lettore…

…Racconto sommesso e delicato. Una descrizione dei sentimenti e delle sue contraddizioni pressoché perfetta.

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8 – Sostiene un lettore…

…Un bel racconto. Forse si poteva fare meglio, sotto il profilo onomatopeico, ma ammetto io per primo che non saprei cosa cambiare. Magari, invece di una ripetizione avrei cercato più allitterazioni. La punteggiatura non sempre mi piace. Per esempio in: “Poi nel buio di una scatola, gli scossoni del viaggio, il mercato di Taiwan, infine quella giovane coppia, …” avrei messo un punto e virgola prima di “infine”. Oppure un due punti dopo “coppia”. In: “di come si sentisse dentro intendo.” metterei una virgola prima di “intendo”. Cose così, insomma. Anche il tempo di certi verbi non mi piace, ma l’argomento è già stato dibattuto altrove e non lo solleverò ulteriormente.

Avrei preferito che non ci fosse un cambio di punto di vista, soprattutto quando è solo il primo paragrafo a differire dal resto. Molto meglio uniformarlo. Altrimenti, per me, un salto di riga è troppo poco: serviva un segno grafico più forte per rendere chiara la cesura.

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9 – Sostiene un lettore…

…Risponde lettore 1.
A un salto di riga non corrisponde un cambio di narratore. Avrei aggiunto allora una numerazione dei paragrafi, o un asterisco tra le due parti. Io lo trovo comunque un errore, c’era il modo di arrivare gradualmente all’identità del narratore senza svelarlo subito e senza il cambio di POV.
Non so cosa voglia dire la parola “conchigliosa”. (Non disturbarti a spiegarmelo).
Che è una baita lo deduco dal fatto che “quando la porta si apriva d’improvviso il proprietario faceva il suo ingresso in casa sbattendo zaino, scarponi, piccozza e corde sul pavimento.”
Non so te, io al mare non ci vado con la picozza.
Ultima cosa, e chiudo: le mie, le nostre, non sono critiche, lo scopo di questa rubrica è mettersi in gioco. Quelli espressi dai commentatori sono punti di vista, non imperativi. Se il racconto vi piace com’è nessuno vi obbilga a metterci mano.

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10 – Sostiene l’autore…

…Lettore 8: In un racconto di due pagine il salto di una riga mi pare possa essere sufficiente per cambiare il punto di vista. Poteva essere più forte? Sì, ma come? Accetto suggerimenti in uno spazio così breve. In realtà penso che il passaggio dalla terza alla prima persona non stoni, ma risulti naturale in questa narrazione. Forse si poteva dire tutto in terza persona, questo sì. Ma non volevo che il narratore fosse “preciso”. Le sensazioni e i perché della vita dei due giovani sono viste con gli occhi e le opinioni della conchiglia, quindi non precisi. Il mio non è un narratore umano, per esempio il suicidio non è capito dalla conchiglia. Anzi, in quel momento prova la felicità che il gesto umano le restituisce. Così come l’uomo sente la montagna, la conchiglia sente il mare. Alla fine però si ritrovano entrambi per disperazione e felicità a condividere lo stesso suono materiale.

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11 – Sostiene l’autore…

…Lettore 1: Al mare non si va con la picozza, ma se hai una picozza dovrai riportartela a casa sia che tu abiti al mare sia in montagna. O le attrezzature le abbandoni nel luogo in cui le usi? Gli sci li abbandoni sulle piste?

Un racconto di due pagine con i numeri o gli asterischi direi di no, diventano dei frammenti. Sono espedienti grafici che vanno bene per prose più lunghe. Non capisco perché vietare di cambiare punto di visto dopo lo stacco di una riga. Uno stacco vale come una dissolvenza, quindi è già abbastanza evidente, a mio parere.

Riguardo alle critiche sono tutte ben accette, altrimenti non sarei qui. Tutti i brani “sostenuti” possono essere migliorati, questo è certo. Quindi anche il mio. Se però rispondo all’osservazione aggiungendo un perché non vuol dire che la critica non vale, alcuni aspetti saranno validi altri meno. Scrittori e lettori si confrontano in questa rubrica. Non è che lo scrittore sta supino sulle osservazioni. Ho da dire altre cose e le dico come fate voi.

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12 – Sostiene un lettore…

…Ciao. Mi è piaciuto molto il contrasto creato sul finale: la scoperta della conchiglia, del senso della propria esistenza, legata al gesto senza speranza di lui che rivela, al contrario, tutta la perdita di significato di una vita piena di rimpianti; ed è questo vuoto, questa solitudine che sul finale colpiscono come uno schiaffo.

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13 – Sostiene un lettore…

…Sono il lettore numero 4
Il suicidio non è lezioso la conchiglia che parla sì , ma é una MIA opinione
Non voglio mandarlo dal divorzista, certo, ma sicuramente non ho chiarito il mio pensiero
Ho letto distrattamente ammetto, ma termini come “padrone ” o ” conchiglie giovani” mi fanno molto Disney
Disney e suicidio potrebbero essere una buona accoppiata, ma forse non era il tuo intento, se lo fosse avresti dovuto osare di più
mi piacerebbe lo facessi….

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14 – Sostiene un lettore…

…Bel racconto, mi è piaciuto molto.
Unico grosso difetto è il passaggio del narratore dalla terza alla prima persona che confonde e blocca la lettura.

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15 – Sostiene l’autore…

…Sembra che il cambio di narratore sia una discriminante. Proverò a uniformare, ma in prima o in terza persona? Voi che fareste?

Resto però convinto che il punto di vista deve lavorare per la narrazione e non la narrazione per un punto di vista. Saltare una riga è staccare. Non ditemi di non aver mai letto all’interno di un capitolo di romanzo due punti di vista diversi separati da una riga bianca, o che vi perdete a ogni cambio scena di un film. Se ci fossero tre asterischi a separare allora funzionerebbe tutto? È il segno grafico stampato che vi rassicura? Non credo sia quello che vi orienta, specie in un racconto così breve.

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