Thriller paratattico n. 35: liposcrivere il thriller


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Nel nostro ultimo thriller abbiamo scoperto che i libri, anche se presi a caso, possono aiutarci nella scrittura fornendoci appigli e suggerimenti (ma senza copiare, mi raccomando). Lo hanno fatto libri di autori blasonati e libri di autori esordienti, confermandoci che i libri sono libri e non c’è una particolare gerarchia quando si tratta di darci una mano. Questo è il risultato della vostra votazione:

2 voti – Michele, Sandra

1 voto – Helgaldo, Marina

Come potete vedere, i voti sono equamente divisi e non c’è nessuno che si possa fregiare vincitore. Il libro rimane nelle salde mani di Helgaldo, in attesa che un prode sbaragli la concorrenza. A partire da adesso.

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Questa settimana faremo un esercizio meno votato alla narrazione, rispetto all’ultimo, e più mirato alla tecnica. Se scrivere fosse uno sport, questo ricadrebbe nel novero dei fondamentali. Helgaldo qualche tempo fa ha pubblicato un post, in proposito, chiedendoci di narrare la storia di una Bella Ballerina Bolognese: si trattava di scrivere un micro-racconto usando solo parole che iniziano con la lettera ‘B’. Riscrivere il thriller allo stesso modo sarebbe troppo complicato, così ci limiteremo: basterà riscriverlo senza usare la lettera ‘T’. Difficile, ma spero meno impossibile.

Recuperate quindi il vostro dizionario sinonimi-contrari, che qui la faremo in barba a chi dice che i sinonimi non esistano (o magari capiremo quanto abbia davvero ragione).

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Buona scrittura a tutti e arrivederci a domenica, per la votazione!

EDIT: Dato che solo senza “T” è troppo facile, proviamo a togliere anche altre lettere. Le più complicate dovrebbero essere quelle con maggiore frequenza come “R” e “S”. Per non parlare delle vocali: anche togliere una “A” credo che sia piuttosto complicato. Per ogni svolgimento, dichiarate di quali lettere avete fatto a meno.

Per questo giro propongo di non fare una votazione: vincerà chi usa meno lettere.

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52 thoughts on “Thriller paratattico n. 35: liposcrivere il thriller

  1. Una giovane donna si perde nelle vie di uno dei luoghi più belli di Parigi, immersa nel buio del calar della sera. La giovane cammina fra i vicoli vicino a un lungo muro, ha paura, vede speranzosa una casa. Sale le scale, le sembra di riconoscere il bagliore di una luce provenire da lassù. È un bar, quello che scopre, pieno di uomini ubriachi. Gli uomini le vanno addosso: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla in preda alla paura più nera, i maniaci la legano, la lanciano giù, nel fiume, osservano che i peggiori nemici dei felini giungano a divorarne le carni. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Non respira. Una mano la smuove, si sveglia, eccola, la voce amica del medico che l’ha messa in salvo da un’odiosa carie: “da oggi non avrà più problemi, signora! Mezza corona, prego!”

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    • In effetti dovrei provarli io, gli esercizi, prima di propinarveli. Però poi non saremmo più a pari, nello svolgerli…

      Allora facciamo così: proviamo a togliere anche alter lettere, oltre alla T. Le più complicate dovrebbero essere quelle con maggiore frequenza: R, S, ecc. Per non parlare delle vocali: anche togliere una A credo che sia piuttosto complicato.

      Per questo giro propongo di non fare una votazione, ma vince chi usa meno lettere 🙂

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  2. Se volete fare le cose difficili, ecco l’elenco delle lettere ordinate per frequenza nella lingua italiana:

    Lettera Frequenza
    e 11.79%
    a 11.74%
    i 11.28%
    o 9.83%
    n 6.88%
    l 6.51%
    r 6.37%
    t 5.62%
    s 4.98%
    c 4.50%
    d 3.73%
    p 3.05%
    u 3.01%
    m 2.51%
    v 2.10%
    g 1.64%
    h 1.54%
    f 0.95%
    b 0.92%
    q 0.51%
    z 0.49%

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  3. In effetti, ho elaborato il testo prima di uscire, battendo il mio record di velocità! Pensavo volessi renderci la vita più facile dopo le ultime defatiganti prove. E invece torno… e qui è tutto da rifare e le difficoltà non accennano a diminuire.
    Toglierò tutto quello che posso. 🙂

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  4. Ecco al mia. Senza T e senza N.

    La ragazza si è persa per le vie di Parigi. Si ode il gorgogliare del fiume, ma lei è chiusa da muri e vicoli grigi. Ombre buie, fuse al bigio della sera. Poi appare la luce, giù: arriva da qualche uscio, che si cela per le scale del palazzo che le occupa la visuale. Decide di seguirla. Ecco il palmo sulle assi. Preme, per avere lo spazio per accedere: di là, solo ubriachi. Persi a ridere e bere.
    È presa dai fuorilegge. La loro pelle, sporca e calda, sulla sua, chiara e fresca. Urla. Si sgola. Ma è sola, là.
    Dopo, emerge la fase delle corde: allacciare, legare, calcare. Dolore, graffi; le è sasso che vola all’acqua del fiume.
    All’improvviso, dal fiume scuro sorge il sorcio che la morde. Poi, due. Poi sei, dieci, mille sorci. Prima di morire, c’è la scossa amica e il sorriso del medico che le cura le carie: «Si svegli! Mi deve mezzo soldo».

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  5. Non vincerò perchè ho tolto solo una lettera, però è la famigarata A.

    Consuelo percorre l’intrico di vie dei pittori. E’ buio e teme di non poter riemergere. Ecco un edificio, decide di correre su fino al Bistrot dove crede di potersi nutrire, bere forse persino dormire. No, non è così: scorge solo nuvole di fumo e sente urli, lì diversi brutti ceffi siedono sulle seggiole lungo il perimetro dei muri sporchi e vedendo Consuelo si prendono gioco di lei. Un posto orribile pieno di prepotenti francesi, forse marsigliesi. del porto Quei bruti fingono di prenderle il borsellino, scherzi crudeli in crescendo, poi sberle, pugni finché lei ritiene possibile che quegli esseri prepotenti superino il confine, tipico degli sbronzi di vino pessimo, con uno stupro!
    Il fiume, i topi, dondolii del suo corpo dling dlong. Terrore.
    Infine il risveglio con i modi gentili del medico, tutto finito, il conto e ci si rivede presto!

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  6. Ho sudato sette camicie: senza T e senza N. Ora leggo anche il tuo tentativo riuscito.

    Ha paura, la ragazza che cerca la salvezza dopo essersi persa a Parigi. Adesso, povera lei, prova a uscire viva da quello sciame di vicoli bui dove solo il muro può farle da guida. Le sembra di vedere brillare la luce della casa a due passi da lei, così decide di verificare se lì sia possibile salvarsi. Il bar che scopre è vivaio di ubriachi alla ricerca di guai. Arresasi al dramma della loro bislacca idea di abuso e ferocia su di lei, grida immobile, chiusa dalla corda sui polsi e vola giù. Il fiume la accoglie, orribili sorci sono presi dai morsi della fame. L’acqua la culla e lei cessa il respiro. La carezza amica del medico, che le ha reso la bocca agibile dopo il dolore acuto al molare, la sveglia; è lui che le rivolge per primo la parola: “via il problema, cara! Adesso mi paghi, prego

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  7. Ce ne sono ben 3! La prova è invalidata.
    Rifo:
    Consuelo percorre l’intrico di vie dei pittori. E’ buio e teme di non poter riemergere. Ecco un edificio, decide di correre su fino dove crede di potersi nutrire, bere forse persino dormire. No, non è così: scorge solo nuvole di fumo e sente urli, lì diversi brutti ceffi siedono sulle seggiole lungo il perimetro dei muri sporchi e vedendo Consuelo si prendono gioco di lei. Un posto orribile pieno di prepotenti, forse portuensi. Quei bruti fingono di prenderle il borsellino, scherzi crudeli in crescendo, poi sberle, pugni finché lei ritiene possibile che quegli esseri orrendi superino il confine, tipico degli sbronzi di vino pessimo, con uno stupro!
    Il fiume, i topi, dondolii del suo corpo dling dlong. Terrore.
    Infine il risveglio con i modi gentili del medico, tutto finito, il conto e ci si rivede presto!

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  8. SENZA LA E la lettera + frequente

    Amanda si trova a Parigi, sotto la bianca basilica tanto cara ai pittori. Una nottataccia buia, ha smarrito la via di casa, poi un Bistrot, lassù al quarto piano. Potrà sfamarsi al calduccio. Ma quando varca la soglia un bar malfamato si para davanti ai suoi occhi. Grida, schiamazzi. Puzza di vino, subito mani addosso di bruti, disgraziati, ubriachi, via la borsa, schiaffi, pugni, calci. La donna ha paura di un abuso! Morirà! Sono tutti pazzi parlano di topi, fiumi, Amanda immagina il suo corpo in acqua, dondola già, soffoca poi si rianima sulla poltrona, la guancia ancora gonfia, il bisturi accanto. “Tutto fatto, signora, una corona!”

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  9. Trovato! ora è il turno della R: senza T, senza N e senza R

    Lei è piccola ed è sola, dove Eiffel è uomo famoso. Impossibile la via di fuga dai vicoli bui che la lambiscono. Pallida e scossa vede la luce della casa a due passi da lei e va: la salvezza è sua! Quel luogo è vivaio di follia omicida, a causa di essa la piccola, quasi, cade secca. La sua voce debole chiede pausa, ma il pazzo più vecchio la lega, la solleva e poi giù, il fiume la accoglie; gli occhi vispi dei capi di quella cloaca acquosa fissi su di lei. A bocca chiusa, scivola giù. Il medico, suo amico, la chiama e la salva, ma dopo le chiede mezzo soldo.

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  10. Il metodo infallibile per non lasciare le lettere indesiderate, cosa che non ho potuto fare in ufficio ed ecco che nonostante diverse riletture le A della prima versione sono rimaste, è scrivere in Word e attivare il “trova” mettendo la lettera. Ho provato poi togliendo 4 consonanti ma dopo la prima frase mi sono arresa. Michele, sei il mio personal writing trainer preferito.

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  11. Senza T – N – R

    Passeggio a Mo… Mo… come diavolo si chiama quel luogo famoso come Pigalle? Vago al buio, scappo dall’ampia gabbia di vicoli e viuzze che c’è qui. Passo dopo passo ambisco alla via della salvezza. Lì giù, vedo il fiume che scivola calmo, e qua, cosa c’è? Vedo quell’uscio dischiuso che dissipa la foschia che mi avvolge. Ecco la luce, vacilla come me, mi chiama, la seguo, salgo su; il locale puzza di alcol e fumo. “Via da qua”, mi dico. Alzo la voce, chiedo appoggio. Il ceffo più basso mi piglia alle spalle, il capo mi picchia, mi spoglia, mi viola; quello più muscoloso mi lega. Mi sveglio, l’acqua gelida mi culla; mi faccio cibo di piccole belve viscide; a poco a poco soffoco, muoio… Ma cosa accade? Chi mi chiama? E’ il mio medico, mi dice amichevole: «Ok, ci siamo madame. La vecchia paga e via!».

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  12. E’ difficile buttare dalla torre quelle parole che leggeresti proprio bene in quel posto li. Brutto, bruttissimo. Non mi è mai piaciuto scegliere chi o cosa sacrificare. Dico davvero. Rinunciare ad alcune parole è stato difficilissimo, perché mi sembrava che dipingessero perfettamente il quadro che avevo nella mente. La tecnica è tecnica, ma l’arte è meglio. 😛

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      • Non è né noioso, né inutile. E’ solo un po’ triste chiudere a forza certe letterine nel cassetto quando viene voglia di usarle. Che poi, è noto quel fenomeno psicologico per cui più tenti di non pensare a qualcosa e più ti viene in mente. Questa volta ho messo sotto chiave: L – S
        (Spero non ci siano errori.) ^__^

        Cammino da ore e non mi oriento più. Mi guardo intorno intontita. Troppe viuzze buie intrecciate davanti ai miei occhi mi rendono incerta. Amo Montmartre, ma ora ho paura. Che direzione devo prendere? Dove devo andare? Mi affianco a un vecchio muro di cui non vedo una fine. Avanzo impaurita fino a individuare una porta da cui proviene un chiarore; è aperta, decido di fidarmi e entro. Odo rumori caotici che raggiungo in fretta, e comprendo di aver fatto un grande errore. Mi trovo in un bar pieno di uomini ubriachi; mi guardano truci e arrivano da me per rapinarmi. Non è ancora finita: mi afferrano con forza per appagare abietti capricci. Io grido terrorizzata e mi dimeno; mi gira tutto, non vedo più niente. Intorno a me vedo acqua, tanta acqua e topi affamati. Vorrei difendermi, nuotare, ma mi è impedito: ho mani e piedi tenuti fermi da una corda. Ondeggio in qua e in giù. Annego inerme. Recito una preghiera, mi arrendo. Tutto pare finire quando una mano mi tocca e mi agita. I miei occhi, vedono un amico, un bravo dottore che cura i miei denti da una vita; mi guarda e mi dice educato:
        “Tutto fatto, madame. Mezza corona, prego”.

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  13. Allora ritento, sarò più fortunata! 🙂

    (Senza T e N)
    Ho paura, cerco la salvezza dopo essermi persa a Parigi. Adesso, povera me, provo a uscire viva da quello sciame di vicoli bui dove solo il muro può farmi da guida. Mi sembra di vedere brillare la luce della casa a due passi da me, così decido di verificare se lì sia possibile salvarmi. Il bar che scopro è vivaio di ubriachi alla ricerca di guai. Arresami al dramma della loro bislacca idea di abuso e ferocia su di me, grido immobile, chiusa dalla corda sui polsi e volo giù. Il fiume mi accoglie, schivo orribili sorci presi dai morsi della fame. L’acqua mi culla e il respiro si ferma. La carezza amica del medico, che mi ha reso la bocca agibile dopo il dolore al molare, mi sveglia; è lui che mi rivolge per primo la parola: “via il problema, cara! Adesso paga, prego”.

    (Senza T , N e R)

    Lei è piccola ed è sola, dove Eiffel è uomo famoso. Impossibile la via di fuga da quei cavillosi vicoli bui. Pallida e scossa vede la luce della casa a due passi da lei e va: la salvezza è sua! Quel luogo è vivaio di follia omicida, a causa di essa la piccola, quasi, cade secca. La sua voce debole chiede pausa, ma il pazzo più vecchio la lega, la solleva e poi giù, il fiume la accoglie; gli occhi vispi dei capi di quella cloaca acquosa fissi su di lei. A bocca chiusa, scivola giù. Il medico, suo amico, la chiama e la salva, ma dopo le chiede mezzo soldo.

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  14. Senza T

    Una giovane donna finisce col perdersi nel rione che sorge sulla collina nella zona nord di Parigi, su di lei uno scuro velo di buio. La giovane cammina fra i vicoli sfiorando un lungo muro, ha paura, si imbuca alla fine in una casa. Sale le scale, comincia a scorgere una luce, approda nel mezzo di un bar rifugio usuale di uomini ubriachi. Gli uomini si lanciano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di paura, i maniaci la legano, la lanciano in un fiume, indugiano sulla riva per vederla divorata dai sorci. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Le par di soffocare. Una mano la shakera, si sveglia, alla fine la voce amica del medico cava molari: «Benissimo signora. Mezza corona, prego!».

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