Acchiappami – Quando il marketing editoriale inganna


photo credit: calligraphie via photopin (license)
photo credit: calligraphie via photopin (license)

Tempo di guest post: ieri sono stato ospite di Helgaldo con una considerazione sulla scrittura, oggi qui è il momento di Celeste Sidoti. Il suo blog è Carta Traccia, e vi consiglio fortemente di seguirlo: nei post e nei video che pubblica, l’analisi – anche e soprattutto a livello di antropologia culturale -, raggiunge livelli ottimi. Vi assicuro che le cose che potrete leggere o ascoltare là si trovano – a fatica – solo in alcune aule universitarie. Fatelo, anche se i temi trattati possono sembrare lontani dai vostri interessi: conoscere e capire certi meccanismi, per quanto applicati in contesti distanti, non ha prezzo.

Sono felice che abbia accettato di riprendere e sviluppare un suo post recente, che tratta di quarte di copertina e marketing: manna, per noi che vogliamo capire come migliorarci.

Potete invece trovare a questa pagina gli altri post di “Acchiappami”.

Buona lettura.

***

La prima e la quarta di copertina: quando il marketing editoriale inganna

Come capite se un libro fa per voi?

Nel corso degli anni ho vissuto le librerie e l’acquisto con atteggiamenti diversi, che oggi convivono e si alternano in modi un po’ contraddittori: la meraviglia stile “biblioteca della Bella e la Bestia”, l’affiatamento che ti porta a gironzolare tra i libri solo per stare in loro compagnia, la diffidenza di quando sei stato abbordato troppe volte dal volume sbagliato.

Perché è questo il problema: quando i libri ti ingannano. Cioè, quando il marketing dietro a un libro è fatto per ingannare, e non per convincere.   Per attirare lettori che non costituiscono il pubblico di quel romanzo, e che resteranno delusi e seccati, con stratagemmi che non hanno niente a che fare con la onesta presentazione del libro.

Come funziona questo marketing dell’inganno, perché è una scelta stupida, e quali sono le alternative possibili?

Esiste la prima di copertina (per gli amici, la copertina)…

Una volta mi affidavo a lei. Poi mi sono accorto che è un criterio parecchio arbitrario: immagine e testo scritto sono due linguaggi molto diversi che vengono accoppiati in base ai dettami delle linee editoriali: modelle photoshoppate per i romanzi sentimentali (che il malcapitato sia Anna Karenina poco importa), linee e colori forti + nerboruti e signorine convincenti per il fantasy… la letteratura di genere ha un proprio linguaggio visivo che a volte fagocita i propri frutti migliori, nell’indistinto del “bah, chi se ne frega della qualità, è di genere”.

Dopodiché esiste La Narrativa™, l’indistinto per le persone serie che vogliono la letteratura vera. Proprio in quel frangente la copertina diventa più ingannevole: con tutta probabilità è bella. O se non piace (de gustibus), ha comunque un certo stile, una certa serietà. Anche in questo caso non c’entra il contenuto. La casa editrice sta urlando: guarda quanto è Serio™ questo volume!

La mia proposta

Mi piacerebbe che le copertine dei libri servissero a comunicare “l’anima della storia” presa singolarmente, e non a incanalare il lettore in una delle categorie di pubblico preventivate dalla casa editrice. Il lettore è un individuo, possiede una imprevedibilità che, nel bene e nel male, prende in contropiede qualsiasi strategia di marketing su vasta scala.

… ed esiste la quarta di copertina

Ancora oggi, lo confesso, mi affido alle quarte di copertina, un altro potentissimo mezzo con cui la casa editrice ci confonde e allo stesso tempo si dà la zappa sui piedi a lungo termine.

La trama… forse

Premessa: credevo che tutte le quarte di copertina contenessero un accenno di trama. Intendo un accenno di trama che avesse davvero a che fare con le vicende narrate. E invece, mi dicono gli utenti del mio blog, manco quello. A volte sembra che la quarta di copertina presenti un altro libro, di genere diverso, dal tono diverso, o dalla trama diversa. In questo paese chi scrive non legge. Nemmeno chi prepara le quarte di copertina.

Solo la trama?

Ma alziamo il livello, stay hungry stay foolish. La trama non basta affatto. A mio parere, in realtà, la trama è uno strumento molto ingannevole.

Esempio: uno sconosciuto si introduce di notte nella casa di una famiglia felice e rapisce i loro figli. I bambini da principio interpretano come una avventura quella strana situazione ma, negletti dallo sconosciuto, che sotto la crosta allegra è un serial killer privo di empatia, si trovano più volte in pericolo e riescono infine a tornare a casa.

Che cos’è? Di sicuro qualcuno di voi ci è già arrivato.

Peter e Wendy, di J. M. Barrie. E vi giuro che non ho inventato niente. Ho solo scelto di chiamare certe cose col loro nome e di ometterne altre. È un esempio volutamente caricato, ma cosa voglio dimostrarvi? Che la storia non esiste in sé, in un vuoto di contesto. Raccontare una storia è darle un tono particolare, un taglio particolare.

Cosa e Come

Cosa si racconta, e come lo si racconta, sono due aspetti che sfumano l’uno nell’altro, ma possono ricombinarsi in un’infinità di modi. Ci sono trame che mi “dicono di più” quando acquisto, ma non è detto che mi soddisfino. Ciò che mi spinge a ringraziare l’autore nella mia mente a fine lettura, è il come. Quando acquistai Vanagloria, anni fa, non sapevo bene cosa stessi facendo. Adesso posso dire “Grazie Hans Tuzzi, il tuo romanzo realistico fino alla depressione, con un cast tutto sopra gli anta, l’ho amato anche se non era il mio tipo.”

Come potete vedere, la questione è già complessa e imprevedibile così com’è.

La ciliegina sulla torta è la quarta di copertina scritta male.

Riassumere è diabolico

Le quarte di copertina troppo spesso veicolano il tono sbagliato, diverso da quello del libro. Perché chi le scrive non ha letto il libro (sic), o perché l’ha letto, ma non è capace di riassumere l’intreccio in modo da riportare, allo stesso tempo, i fatti principali e la vera atmosfera del libro. Errare è umano: il riassunto è un’arte difficilissima da padroneggiare. Perseverare è scemo: se non funziona, bisogna cambiare strategia.

La mia proposta:

Raccontare sì l’intreccio e l’atmosfera, ma in modo da:

  1. disporli nella gerarchia di importanza che, secondo me, meritano: il come importa più del cosa.
  2. arginare in questo modo il rischio di fraintendimenti.

Cioè, raccontare “che succede” al minimo, giusto un paio di frasi all’inizio per orientarci. Dopodiché lasciare campo libero al come:

  • Atmosfera generale del libro. Lasciarla intendere nell’economia di un riassunto richiede notevoli doti letterarie, mentre “raccontarla” a mo’ di saggio, secondo me, è più semplice.
  • Stile
  • Picchi tematici più importanti
  • Eventuali punti di contatto con altri autori. Punti di contatto veri con autori plausibili. Non il solito “spaventoso come S. King” a caso.

Un SOS alla mini e micro editoria

Voglio lanciare un messaggio a tutte le piccole case editrici e a tutti gli autori in self publishing. Sono anche scrittore, ma vi parlo da lettore.

Quelle che vi ho descritto sono le grandi falle nell’editoria ipertrofica, che sta saturando il mercato con la sua capacità di guadagnare al massimo con il minimo sforzo, e rendendo ebete metà dei lettori e diffidente l’altra metà (e qui prontamente qualcuno arriverà e mi dirà “non è vero, io sono a posto col sistema vigente!” Dissentire è legittimo.)

So che la tentazione di inseguire i big, di mimare le loro strategie di marketing, è forte. Perché i lettori ormai sono abituati a quello, e voi dovete scarpinare con la visibilità che avete. Ma lasciatemi essere cinico da un lato, e ottimista dall’altro: i big dalla loro hanno mezzi, branding e soldi che non avrete mai, non potete fargli concorrenza sul loro terreno. Vi propongo di giocare d’astuzia, di infiltrarvi nelle crepe aperte della macro-editoria, carpire le delusioni del lettore qualsiasi e puntare su quello. Non abbiate paura di tentare la nicchia, perché è l’unica richiesta che i big, un po’ per forza e un po’ per pigrizia, ignorano.

(Per inciso, chi pubblica con un big non è brutto e cattivo. Dispiace solo che, per usufruire della grande distribuzione, un autore debba piegarsi a un marketing che livella i singoli libri in macro categorie di dubbia efficacia commerciale).

 

Cosa ne pensate come lettori? Secondo voi che rapporto c’è tra i libri che comprate, e la loro prima e quarta di copertina? C’è una corrispondenza accettabile o vi sentite insoddisfatti?

Cosa ne pensate come scrittori? A quale forma di pubblicazione vorreste affidare i vostri scritti? Come vorreste la prima e la quarta di copertina del vostro libro, e perché?

 

 

Annunci

31 pensieri riguardo “Acchiappami – Quando il marketing editoriale inganna

  1. Sinceramente non avevo mai pensato a qualcosa di simile, quindi da oggi seguiro’ i tuoi consigli, sono divoratrice di libri e generalmente seguo le trame e il genere, gli autori in terza battuta! Grazie e buona giornata,65Luna

    Liked by 1 persona

    1. Vedi, almeno tu sai quello che segui 🙂 io vado completamente a caso ormai, ci sono periodi in cui mi butto a kamikaze su libri sconosciuti (in genere quelli usati) e altri in cui cerco solo un tipo di libro (che è un “tipo” nella mia testa, può attraversare più trame, più autori o anche più generi).

      Liked by 1 persona

  2. Grazie a chi ha già commentato e aspettiamo le considerazioni ulteriori che vorrà darci Celeste, appena sarà disponibile. Tra l’altro, alcuni spunti verranno sicuramente buoni per giocare a “Guarda che Quarta”.
    Come lettore io sono un pessimo esempio: non leggo le quarte e non guardo copertine. Compro solo libri che mi siano stati segnalati, praticamente.
    Come scrittore, invece, sono anche peggio: tendo a disinteressarmene, perché penso che sia il mestiere dell’editore. Magari, da domani cercherò di far più mente locale, per capire bene nelle mani di chi, io stia mettendo la “mia roba” 🙂

    Liked by 1 persona

    1. Come ho detto in un commento sul mio blog, ormai guardo la copertina e faccio “mah”, guardo la quarta (con un po’ più di speranza) e faccio “boh”… però ci provo sempre 😀 sono strumenti utili, potenzialmente, è un peccato che siano lasciati a remengo.
      Vuoi l’editoria tradizionale, quindi? Ti dirò, ha le sue attrattive, non ultima quella che lo scrittore possa permettersi di essere solo uno scrittore e non un tuttologo tuttofare.

      Mi piace

  3. Per rispondere alla domanda (quella da lettore) in realtà ricordo rari casai in cui sono stato ingannato dalla copertina, forse qualcuno in più dalla quarta, ma spesso è stato in negativo, cioè che la quarta non mi ha attratto verso un libro il quale poi, una volta arrivato per altre vie e letto, mi è piaciuto.
    Temo però, in particolare per certe copertine, che in qualche modo siano anche loro a contribuire all’atmosfera del libro, e che quindi il mio modo di leggere si “adatti” e trovi nel testo “link” narrativi alla copertina, magari anche se non ci sono. Ok, non mi sono spiegato gran che bene 😀

    Liked by 1 persona

    1. Anche a me è capitato più di una volta di incontrare libri belli con… copertine di cui si può fare a meno. Ogni tanto guardo alcuni dei miei libri preferiti sul mio scaffale e penso “amò, per fortuna ho letto le prime pagine e vi ho comprati, perchè siete brutti proprio!”
      No no, ti sei spiegato bene e secondo me è vero: è un po’ come quando incontriamo un personaggio al cinema interpretato da un certo attore. Da quel momento per noi attore = personaggio, e la simpatia che proveremo per lui o lei dipenderà anche da come ci sembra l’attore. E’ una questione piena di sfumature. Penso che dipenda anche da lettore a lettore 🙂

      Mi piace

  4. Questo post mi è piaciuto molto molto molto. Da lettrice guardo le copertine solo per dire: tutte uguali Newton Compton, le migliori Marcos Y Marcos, con una forte identità 66thand2nd ma non sono certo un parametro per la scelta. Da autrice le mie copertine mi piacciono tutte tanto anche se nascono da considerazioni diverse e hanno una storia diversa, grazie al fatto che sono guarda un po’ 4 editori diversi e 2 in self. Ormai anch’io come Michele compro solo se ho sentito parlare di quel libro da chi mi fido, se è un autore che mi piace punto e compro tutto di lui, se voglio dare una chance a un amico scrittore. C’è di fondo in me una gran diffidenza nel sistema. E’ tutto troppo strillato e le quarte che spesso invocano emozioni importanti poi alla lettura, (è successo ma ormai sempre più di rado proprio perchè ho cambiato metodo di scelta, le cantonate fanno solo specare soldi, tempo e ingrassare qualcuno che non merita) mi fanno dire: “pofferbacco, ma è un altro libro!”

    Liked by 1 persona

    1. Ma la 66thand2nd è quella de “L’estate del cane bambino”? Bellissimo libro e copertina all’altezza, secondo me.
      Devo ancora trovare un autore di cui fidarmi ciecamente. Una volta avevo Gaiman, ma non so, forse si cambia col tempo, io e lui, e ci siamo separati. Voglio dare fiducia a Nabokov, e vediamo come va.
      Anche io (come si è notato, immagino) ho poca fiducia nel sistema. Se amo un libro, probabilmente è per ragioni che non sono state previste dalla casa editrice in questione. E mi stupisce la quantità di libri famosi che parlano di grandi emozioni con un’insipidità tale da far sembrare la mia vita Guerra e Pace in confronto. Ma questo è un altro argomento.

      Mi piace

  5. Mi è piaciuto molto il post, sia in versione originale che in questa da guest.
    Come già scrivevo a me basterebbe un onesto riassunto. Mi sono arrabbiata come un biscia (da noi si dice così) per la quarta di copertina del romanzo “La maschera di Apollo” di M. Renault, uno dei migliori romanzi storici sull’antica grecia, con molta attenzione agli aspetti letterari, religiosi e filosofici. La quarta parlava “dell’amore proibito tra il protagonista e Dione” (non ho con me il libro quindi vado a memoria) come del cuore della storia. Peccato che tale amore non ci fosse proprio. Il protagonista ha una storia d’amore con tutt’altro personaggio e un rapporto di amicizia, fascinazione e stima intellettuale con Dione, tiranno di Siracusa, ma nessunissima storia d’amore. Per altro si incontrano 4 volte in credo 600 pagine. È ovvio che che chi ha pensato alla quarta voleva puntare molto sul fatto che la Renault è un’autrice che già negli anni ’50 raccontava senza farsi troppi problemi l’omosessualità, ma ho trovato un delitto che un’opera che dipinge un’epoca a 360° sia ridotta a una storia d’amore inesistente.
    Altra autrice vessata in Italia da quarte folli è la mia amata Le Guin. Di un romanzo sicuramente titolo e quarta sono stati scelti da chi il romanzo non l’ha proprio letto. Il titolo originale Theanu (nome di un personaggio) diventa “L’isola del drago” cosa che quanto meno implica che ci sia un drago su un isola. Possibilmente che il drago possegga l’isola, o ne sia una una presenza forte. I draghi ci sono, per carità, ma dato che “hanno scelto l’aria e il fuoco e non la terra” dubito che posseggano un’isola e fanno nel romanzo solo una fugace apparizione. La quarta poi faceva immaginare una storia tutta magie e combattimenti, quando invece si parla di una vedova che adotta una bambina sfregiata e di un mago che ha perso i propri poteri, il tutto in un ambienta molto rurale.
    Questi sono forse gli esempi che più mi hanno fatto arrabbiare, perché si tratta di romanzi che ho molto amato e ho vissuto con astio personale queste quarte fasulle, ma temo che le librerie ne siano piene.
    A, dimenticavo, le quarte che non dicono niente dei libri! Adesso sto leggendo Scerbanenco e c’è una quarta che invece di dirmi qualcosa sul libro filosoficheggia sul fatto che le trame di Scerbanenco non abbiano alcun movimento interno, c’è solo l’autore che mostra sempre meglio una realtà preesistente. A parte il fatto che a romanzo concluso non sono del tutto d’accordo, ma dirmi qualcosa sul libro no?

    Liked by 1 persona

    1. Grazie 🙂 non mi hanno mai attirato gli storici, ma probabilmente sono vittima (io e loro) di quel “marketing di genere” che fa indossare lo stesso abito a libri della qualità più variabile. Eh ma vuoi mettere la storia d’amore? Se non ce la mettessero (o non ce la vedessero a tutti i costi) probabilmente qualcuno in redazione riceverebbe una multa, non so.
      Ecco, non ho letto niente della Le Guin ma me ne hanno parlato tutti benissimo e di sicuro è tra gli autori che voglio leggere.
      Hahah, giusto nei commenti con Francesca(Tersite) parlavamo delle quarte di copertina deliranti che partono col filosofeggio a vuoto e a malapena ti dicono se è un romanzo, un saggio o una raccolta. Qualcuno dovebbe fare un masterpost su tutti i tipi inutili di quarta esistenti.

      Mi piace

  6. Ciao Celeste, felice di conoscerti.

    Da lettrice, forse in modo del tutto anomalo, non guardo le quarte, sono attratta più dalle copertine, nel senso che mi soffermo su quelle che colpiscono la mia attenzione, ma non condizionano la mia scelta. Di solito in libreria vado con un titolo già in mente, non per cercare qualcosa da comprare.
    Aborrisco le modelle photoshoppate dei romanzi sentimentali tanto quanto i muscoli rigorosamente messi a nudo in molti altri improbabili libri. La copertina deve evocare un’immagine e trasmettermi una sensazione.

    Da scrittrice, ho appurato la mia scarsa capacità di fornire riassunti efficaci per le mie storie; ho scritto una quarta per il mio romanzo che proprio in uno degli appuntamenti con l'”Acchiappami” di chi ospita il tuo articolo è stato raso al suolo. Diciamo che sto facendo tesoro dei consigli e delle dritte che spero di far fruttare nei prossimi lavori. 🙂

    Liked by 1 persona

    1. Ciao Marina! Ti chiami come un’amica di mia madre che fa la traduttrice 🙂
      Anche io spesso vado in libreria con un titolo in mente, o meglio gironzolo con in testa un elenco abbozzato dei libri che vorrei comprare, e se la mia memoria trova una corrispondenza con un libro in vendita, ci sono buone probabilità che acquisti. Quando vado per librerie dell’usato mi lascio un po’ più libero.

      Scrivere la quarta per un proprio libro, penso che sia la cosa più difficile. Quando arriva la fatidica domanda “allora, di che parla il tuo romanzo?”, mi scorrono davanti agli occhi quaranta capitoli dove succede di tutto e di più, e abbozzo un “eh… è complicato.”

      Mi piace

  7. Quando compro un libro, di solito io non do molto peso alla copertina. Questo perché i generi che compro e leggo di più sono fantasy e fantascienza, ed entrambi hanno in quasi tutti i casi immagini di copertina che non c’entrano granché col contenuto (nel primo caso ci sono oggetti o paesaggi medioevali, nel secondo astronavi o altre immagini scientifico/tecnologico random). E’ per questo che mi baso quasi solamente sulla quarta di copertina, per scegliere un libro.

    Fin’ora comunque è successo pochissime volte che una quarta mi “tradisse”: di solito la trama si rispecchia in quello che è il contenuto del libro. Sarà anche perché, forse, sono un po’ smaliziato: riesco a capire sempre quando c’è dietro una fregatura e quando no. Per questo nel tempo sono riuscito a evitarmi delle vere e proprie cantonate 🙂 !

    Mi piace

    1. In un articolo recente di Pennablu ho letto proprio che i lettori di genere sono particolarmente esperti perchè masticano lo stesso ambito da anni, si sanno destreggiare anche più dell’autore fra temi ricorrenti, banalità ricorrenti, idee copiate… e probabilmente anche confezioni editoriali. I singoli generi in realtà non sono omogenei come sembrano, anche nel marketing ci sono diversi filoni… sarebbe interessante approfondire.
      E’ un po’ triste però che le copertine di fantascienza e fantasy siano random rispetto al contenuto!

      Mi piace

  8. Articolo interessante. Sicuramente la tua proposta su cosa dev’esserci su una quarta è ampiamente condivisibile. Credo però che sia seguita abitualmente dagli editori di qualità. almeno questa è la mia esperienza di lettore.
    Diverso il caso dei piccoli editori non di qualità, che sono la stragrande maggioranza dei piccoli. In questo caso manca la professionalità per dare voce alla quarta. Poiché questo testo è tra i più difficili da scrivere serve professionalità e competenza editoriale che non possono essere date per scontate. Si arriva a scrivere buone quarte solo dopo avere lavorato per anni in casa editrice a un’infinità di testi. Bisognerebbe mettere anche questo nel conto, tanti piccoli non hanno la competenza e l’esperienza per dare il giusto tono al libro.
    Ancora più grave per il self, regno della scimmiottatura del marketing. Costretto a farsi tutto in casa, quarta compresa, l’autore in self non ha la distanza giusta dal libro per parlarne con distacco emotivo.

    Mi piace

    1. Mi sembra che editori come Iperborea, Adelphi o ES abbiano cura nel presentare i propri libri. Peccato che siano piuttosto lontani dall’idea mainstream di editoria.
      Evidenzi due punti importanti:
      1) la necessità di esperienza. Non ci si può inventare editori da un giorno all’altro. (Poi magari accumuli esperienza secondo parametri discutibili… e quello è un altro problema.)
      2) Serve distanza per presentare un libro. E per forza di cose un editore in self non ce l’ha. Vuole diffondere un libro (che in quanto libro è fatto per essere scambiato, interpretato, è uno strumento relazionale) però mettendolo in commercio in modo autoreferenziale. Forse è il più grande problema del self publishing.

      Mi piace

      1. Dici un’altra cosa interessante: … piuttosto lontani dall’idea mainstream di editoria… Cosa intendi di preciso? Cioè, qual è questa idea? Iperborea, Adelphi, ES sono un’eccezione rispetto a quale regola?

        Mi piace

        1. Penso che quando il “lettore qualsiasi” entra in libreria, si aspetti vagonate di Feltrinelli e Mondadori. A seguire in ordine sparso Bur, Fazi, Bompiani, Rizzoli, la Elliot che pur non essendo grandissima ha un’impostazione piuttosto mainstream… rispondo sul momento quindi non sarà affatto un elenco preciso o esaustivo. A collegare le case editrici che ho elencato, secondo me, è il criterio con cui curano la selezione e la confezione editoriale dei propri libri: “questo libro è 1) di buona qualità letteraria, non quella orrenda letteratura di genere per adolescenti e fissati, guarda come siamo di classe. 2) non è nemmeno roba incomprensibile per intellettuali, capirai tutto, ti emozionerai facilmente e leggerai cose che hanno a che fare con il tuo mondo”. Evitare le “astrusità” sia in basso che in alto, è la definizione di mainstream. (Che io sia d’accordo o meno è un’altra storia!) Non ho citato per esempio la Einaudi, perchè secondo me è una specie di via di mezzo tra mainstream ed editoria per intellettuali.

          Mi piace

  9. Capiti come il famoso cacio… “Letteratura mainstream” è un termine che non mi è mai stato chiaro, anche se ti sembrerà difficile crederlo. Approfitto della tua pazienza per capirlo una volta per tutte, che se non capisco con un esempio non ci riesco.
    Dunque, mainstream vuol dire né di genere (fantascienza, fantasy, rosa, gialli, thriller per esempio), né libro per intellettuali di nicchia (Adelphi, Iperborea ne sono i rappresentanti?)?
    Einaudi (e il suo catalogo) invece sta più in alto di Mondadori, ma più in basso di Adelphi… Ho capito bene? 🙂
    Ovvio che ne parliamo a spanne…

    Mi piace

    1. Ocio che non sono il dio del mainstream (anzi, tutt’altro) però mi sono fatto una mia idea. Sì, a grandi linee vuol dire “né di genere -nel senso disperagiativo di genere- e né per intellettuali”. Poi anche i confini sono sfumati: capita che un libro appartenente a una di queste due categorie diventi tanto apprezzato dal grande pubblico da diventare mainstream (o più mainstream dei suoi simili), Harry Potter per esempio.
      Sì, secondo me Einaudi è tra Mondadori e Adelphi, ma qui forse si scende un po’ più nel soggettivo. Che nel suo complesso Mondadori sia mainstream e Adelphi da intellettuali, è una cosa già più condivisibile.

      Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...