Thriller n. 35: la classifica


photo credit: i voted via photopin (license)

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L’ultima volta abbiamo provato a fare a meno di qualche lettera. La “T”, la “N”, la “R”; abbiamo persino rinunciato a qualche vocale. Oggi, quindi, niente votazione: proviamo a dare i voti in maniera più meccanica, basandoci solo sulla tavola di frequenza delle lettere per l’italiano (fonte: Wikipedia). Sono stati esclusi tutti gli svolgimenti in cui ho trovato una lettera incriminata; se trovate degli errori, fatemelo sapere, che correggo. Ci sono alcune versioni in cui manca davvero poco per entrare al primo posto della classifica (vero, Marina?). L’ordine è quello di apparizione.

Ovviamente siete sempre in tempo per fornire una nuova versione!

EDIT: Si sono aggiunte altre due versioni di Marina.

EDIT 2: E una di Iara.

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Marina (senza T: punti 5,62)

Una giovane donna si perde nelle vie di uno dei luoghi più belli di Parigi, immersa nel buio del calar della sera. La giovane cammina fra i vicoli vicino a un lungo muro, ha paura, vede speranzosa una casa. Sale le scale, le sembra di riconoscere il bagliore di una luce provenire da lassù. È un bar, quello che scopre, pieno di uomini ubriachi. Gli uomini le vanno addosso: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla in preda alla paura più nera, i maniaci la legano, la lanciano giù, nel fiume, osservano che i peggiori nemici dei felini giungano a divorarne le carni. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Non respira. Una mano la smuove, si sveglia, eccola, la voce amica del medico che l’ha messa in salvo da un’odiosa carie: “da oggi non avrà più problemi, signora! Mezza corona, prego!”

Michele (senza T e N: punti 12,5)

La ragazza si è persa per le vie di Parigi. Si ode il gorgogliare del fiume, ma lei è chiusa da muri e vicoli grigi. Ombre buie, fuse al bigio della sera. Poi appare la luce, giù: arriva da qualche uscio, che si cela per le scale del palazzo che le occupa la visuale. Decide di seguirla. Ecco il palmo sulle assi. Preme, per avere lo spazio per accedere: di là, solo ubriachi. Persi a ridere e bere.
È presa dai fuorilegge. La loro pelle, sporca e calda, sulla sua, chiara e fresca. Urla. Si sgola. Ma è sola, là.
Dopo, emerge la fase delle corde: allacciare, legare, calcare. Dolore, graffi; le è sasso che vola all’acqua del fiume.
All’improvviso, dal fiume scuro sorge il sorcio che la morde. Poi, due. Poi sei, dieci, mille sorci. Prima di morire, c’è la scossa amica e il sorriso del medico che le cura le carie: «Si svegli! Mi deve mezzo soldo».

Sandra (senza A: punti 11,74)

Consuelo percorre l’intrico di vie dei pittori. E’ buio e teme di non poter riemergere. Ecco un edificio, decide di correre su fino dove crede di potersi nutrire, bere forse persino dormire. No, non è così: scorge solo nuvole di fumo e sente urli, lì diversi brutti ceffi siedono sulle seggiole lungo il perimetro dei muri sporchi e vedendo Consuelo si prendono gioco di lei. Un posto orribile pieno di prepotenti, forse portuensi. Quei bruti fingono di prenderle il borsellino, scherzi crudeli in crescendo, poi sberle, pugni finché lei ritiene possibile che quegli esseri orrendi superino il confine, tipico degli sbronzi di vino pessimo, con uno stupro!
Il fiume, i topi, dondolii del suo corpo dling dlong. Terrore.
Infine il risveglio con i modi gentili del medico, tutto finito, il conto e ci si rivede presto!

Sandra (senza E: punti 11,79)

Amanda si trova a Parigi, sotto la bianca basilica tanto cara ai pittori. Una nottataccia buia, ha smarrito la via di casa, poi un Bistrot, lassù al quarto piano. Potrà sfamarsi al calduccio. Ma quando varca la soglia un bar malfamato si para davanti ai suoi occhi. Grida, schiamazzi. Puzza di vino, subito mani addosso di bruti, disgraziati, ubriachi, via la borsa, schiaffi, pugni, calci. La donna ha paura di un abuso! Morirà! Sono tutti pazzi parlano di topi, fiumi, Amanda immagina il suo corpo in acqua, dondola già, soffoca poi si rianima sulla poltrona, la guancia ancora gonfia, il bisturi accanto. “Tutto fatto, signora, una corona!”

iara R.M. (senza T, N, R: punti 18,87)

Passeggio a Mo… Mo… come diavolo si chiama quel luogo famoso come Pigalle? Vago al buio, scappo dall’ampia gabbia di vicoli e viuzze che c’è qui. Passo dopo passo ambisco alla via della salvezza. Lì giù, vedo il fiume che scivola calmo, e qua, cosa c’è? Vedo quell’uscio dischiuso che dissipa la foschia che mi avvolge. Ecco la luce, vacilla come me, mi chiama, la seguo, salgo su; il locale puzza di alcol e fumo. “Via da qua”, mi dico. Alzo la voce, chiedo appoggio. Il ceffo più basso mi piglia alle spalle, il capo mi picchia, mi spoglia, mi viola; quello più muscoloso mi lega. Mi sveglio, l’acqua gelida mi culla; mi faccio cibo di piccole belve viscide; a poco a poco soffoco, muoio… Ma cosa accade? Chi mi chiama? E’ il mio medico, mi dice amichevole: «Ok, ci siamo madame. La vecchia paga e via!».

Marina (senza T e N: punti 12,5)

Ho paura, cerco la salvezza dopo essermi persa a Parigi. Adesso, povera me, provo a uscire viva da quello sciame di vicoli bui dove solo il muro può farmi da guida. Mi sembra di vedere brillare la luce della casa a due passi da me, così decido di verificare se lì sia possibile salvarmi. Il bar che scopro è vivaio di ubriachi alla ricerca di guai. Arresami al dramma della loro bislacca idea di abuso e ferocia su di me, grido immobile, chiusa dalla corda sui polsi e volo giù. Il fiume mi accoglie, schivo orribili sorci presi dai morsi della fame. L’acqua mi culla e il respiro si ferma. La carezza amica del medico, che mi ha reso la bocca agibile dopo il dolore al molare, mi sveglia; è lui che mi rivolge per primo la parola: “via il problema, cara! Adesso paga, prego”.

Marina (senza T , N e R: punti 18,87)

Lei è piccola ed è sola, dove Eiffel è uomo famoso. Impossibile la via di fuga da quei cavillosi vicoli bui. Pallida e scossa vede la luce della casa a due passi da lei e va: la salvezza è sua! Quel luogo è vivaio di follia omicida, a causa di essa la piccola, quasi, cade secca. La sua voce debole chiede pausa, ma il pazzo più vecchio la lega, la solleva e poi giù, il fiume la accoglie; gli occhi vispi dei capi di quella cloaca acquosa fissi su di lei. A bocca chiusa, scivola giù. Il medico, suo amico, la chiama e la salva, ma dopo le chiede mezzo soldo.

iara R.M. (senza L e S: punti 11,49)

Cammino da ore e non mi oriento più. Mi guardo intorno intontita. Troppe viuzze buie intrecciate davanti ai miei occhi mi rendono incerta. Amo Montmartre, ma ora ho paura. Che direzione devo prendere? Dove devo andare? Mi affianco a un vecchio muro di cui non vedo una fine. Avanzo impaurita fino a individuare una porta da cui proviene un chiarore; è aperta, decido di fidarmi e entro. Odo rumori caotici che raggiungo in fretta, e comprendo di aver fatto un grande errore. Mi trovo in un bar pieno di uomini ubriachi; mi guardano truci e arrivano da me per rapinarmi. Non è ancora finita: mi afferrano con forza per appagare abietti capricci. Io grido terrorizzata e mi dimeno; mi gira tutto, non vedo più niente. Intorno a me vedo acqua, tanta acqua e topi affamati. Vorrei difendermi, nuotare, ma mi è impedito: ho mani e piedi tenuti fermi da una corda. Ondeggio in qua e in giù. Annego inerme. Recito una preghiera, mi arrendo. Tutto pare finire quando una mano mi tocca e mi agita. I miei occhi, vedono un amico, un bravo dottore che cura i miei denti da una vita; mi guarda e mi dice educato:
“Tutto fatto, madame. Mezza corona, prego”.

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