Storie al telefono


Samuel Johnson on Writing and Creative Doggedness

“Scrivere è principalmente uno sforzo di lenta diligenza e ferma perseveranza, al quale la mente è trascinata per necessità o risolutezza e dal quale l’attenzione fugge ogni momento, inventando i più deliziosi divertimenti.”

Sono diverse le cose che mi hanno fatto scrivere questo breve dialogo: l’ormai lunga latitanza dei “Consigli di scrittura”, la solita boutade di Helgaldo e anche qualche altra cosa. Dovevo proprio farlo, e così è stato.

Buona lettura.

#

— Ciao, sono Maria.
— …
— Scusa, non volevo disturbarti in riunione.
— …
— Sì, è importante. Cioè… Lo so che avrei già dovuto chiamarti, ma non è per quello.
— …
— Non è una cosa da dire in fretta. Insomma: se perderai qualche minuto di riunione per sentire quello che ti devo dire, non morirà nessuno.
— …
— Il fatto è che… vedi..
— …
— Scusa. È che non so come dirlo. So che ti arrabbierai, e…
— …
— Va bene, va bene.
— …
— …
— …
— Sono in ritardo.
— …
— Come, “di quanto”? Se ti dico che sono in ritardo, significa che sono in ritardo! O no? So bene che non erano questi, i patti. Non è la prima volta che ne discutiamo. Inutile pontificare: sono in ritardo, e basta.
— …
— Insomma… Direi almeno una settimana. Forse quindici giorni.
— …
— Non è così grave. Dici? Io pensavo che tu…
— …
— Non so come sia potuto succedere; cerco di stare sempre attenta. Mi impegno, lo sai. Eppure poi finisce sempre che c’è qualcosa che mi distrae. Perdo la concentrazione, e…
— …
— Lo so da sola che non dovrebbe succedere. Non così spesso. Sarò mica malata?
— …
— Adesso basta. Va bene: non sono malata. Però ho paura. Che le cose vadano a rotoli. Che tu non mi stia accanto. Che… L’unica altra volta che sono stata in ritardo, nella vita, è successo un casino. Lo sai meglio di me, perché è stata per colpa di quello stronzo che sono venuta da te.
— …
— Lo so, ma perdere il controllo mi spaventa così tanto. Ho paura di non farcela.
— …
— Ce la farò?
— …
— Tu non mi manderai via, vero?
— …
— Ti prometto che farò la brava, d’ora in avanti.
— …
— Va bene, Giovanna. Grazie per essermi stata a sentire, nonostante la tua riunione. Sei sempre così cara, con me: sono fortunata ad averti come editor. Allora siamo intese: ti manderò il manoscritto con quindici giorni di ritardo.

***

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15 thoughts on “Storie al telefono

  1. Divertente e riuscito, le battute rendono bene la voce della protagonista e aiutano a creare l’equivoco.
    Ammetto però, che, ahimè, a “sono in ritardo” avevo già intuito, ma non è un difetto del miniracconto, è un difetto mio, ormai, temo, sono diventato troppo smaliziato 😦

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  2. L’equivoco è immaginabile presto, ma non toglie freschezza al testo. Il finale però andrebbe ribaltato: sono più spesso gli editor a essere in ritardo con pareri/revisioni ecc. non l’autore 😀 a me va sempre così.

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  3. Divertente e ironico racconto, io avevo immaginato un finale diverso tipo “scusi signora, non importa che lei sia in ritardo, ma io non sono ‘lui’, sono solo il bidello e il suo prof (ma lo sa che è sposato?) ha dimenticato in aula il suo cellulare”

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