Sostiene l’autore n. 16


Philip Roth - da Internet

Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

***

Era così che doveva finire. Quando aveva telefonato al commissario e questi si era lasciato sfuggire quel nome, aveva capito tutto. Non aveva ascoltato le parole di Daniele che lo invitava a non fare imprudenze, perché a quell’indirizzo abitava la Morte. Era uscito di corsa dall’appartamento, eludendo la sorveglianza dei due agenti che dovevano proteggerlo. Non era stato difficile per un illusionista. Forse era pazzo, ma quella era una sfida che riguardava solo lui e Lucifero. Era deciso. La partita si sarebbe chiusa quella sera in un modo o nell’altro. E in una battaglia vince sempre chi ha fermamente deciso di vincere. c’era una nebbiolina leggera nell’aria e i lampioni accesi avevano assunto un aspetto sinistro. Dietro i palazzi di piazza Cordusio, la luna appariva come un enorme faro acceso sulle miserie degli uomini.

Suonò il campanello del numero 21 e il portone si aprì di scatto. Salì le scale con il cuore in gola. Forse aveva commesso un errore a sfuggire ai suoi angeli custodi. Provò anche il desiderio di fare dietrofront e aspettare la polizia. No, spiacente, non mollerò. Lucifero lo incalzava, implacabile, gli aveva dato anche un indirizzo. Provò la dolorosa sensazione di non aver fatto nulla per salvare la sua amica Claudia. Aveva cercato di cancellare i ricordi, ma ora gli tornavano vivissimi alla memoria, spingendolo in uno stato d’animo diviso tra prostrazione e rabbia. Nei giornali, il dramma o la tragedia precipitavano presto nel dimenticatoio, riducendosi a un fatto qualsiasi, un fatto degli altri, senza più alcun interesse personale. Ed era questo che a lui non riusciva: dimenticare la sventura degli altri, come se non lo riguardasse. Non poteva farci nulla: era nato così. E adesso provava un feroce desiderio di vendetta. Gli apparve il volto sorridente di Claudia. Non l’avrebbe più rivista. Non avrebbe più bevuto il suo famoso caffè.

Arrivò al pianerottolo. La porta era aperta. Lo aspettava. La sfida era iniziata. Entrò rapido, chiudendosela alle spalle. Non c’era nessuno. Doveva stare in guardia. Avanzò con prudenza. Malgrado gli sforzi per restare calmo, poteva sentire i battiti del suo cuore che acceleravano. La luce era soffusa. Si guardò attorno. In quel momento ebbe la sensazione di essere l’ultimo della sua specie. Computer portatile, fax, scaffali coperti di classificatori, la stanza non celava alcun tesoro e, soprattutto, nessuna scappatoia. Li mago esitò. Intuì che qualcosa non andava. Strinse i pugni e si voltò per uscire al più presto da quella che gli sembrava sempre più una trappola. Sentì un rumore, ma non era stato lui. La ragione era tanto semplice, quanto terribile. Forse aveva davvero commesso un errore. Ma adesso era troppo tardi per tornare indietro.

Era lì, davanti a lui, e gli sbarrava il passo.

***

1 – Sostiene un lettore…

…Il breve brano sembra essere più parte di qualcosa di più lungo, un incipit, forse, ma non necessariamente. Riesce ad introdurre un buon numero di elementi che attirano l’attenzione del lettore, ma forse in questo esagera un po’, fornendo in poco spazio troppi appigli che restano del tutto ignoti al lettore. In una storia più lunga suggerire di centellinarli meglio dandogli un po’ più di spessore quando vengono via via presentati, in una storia breve invece occorrerebbe un taglio più netto, eliminando tutto ciò che è superfluo e genera distrazione nel lettore rallentando la lettura.
Dopo il suonò il campanello ci si aspetterebbe il partire dell’azione, invece partono i riferimenti ai ricordi, forse se il protagonista dovesse salire le scale a piedi si creerebbe lo spazio per questi ricordi.
In un paio di casi ho notato che l’azione è più detta che mostrata, ad esempio ” i lampioni accesi avevano assunto un aspetto sinistro”.

#

2 – Sostiene un lettore…

…Refuso: “c’era una nebbiolina leggera…” la frase comincia in minuscolo.
“…i lampioni accesi avevano assunto un aspetto sinistro.” Mostra, non raccontare. Non dirmi che l’aspetto è sinistro, dimmi che i globi dei lampioni sbucavano dalla nebbia come gli occhi di demoni in agguato.
“Aveva cercato di cancellare i ricordi, ma ora gli tornavano vivissimi alla memoria” e raccontiamoli questi ricordi.
L’ultimo paragrafo è tempestato di punti, immagino che la scelta dei periodi brevissimi sia dettata dal desiderio di dare ritmo alla scena, ma così mi pare troppo.
“La sfida era iniziata. Entrò rapido, chiudendosela alle spalle.” Ovviamente ti riferisci alla porta, ma per com’è impostata la frase sembra che stia chiudendo la sfida. Metti ordine tra le frasi, dai un senso consequenziale.
Refuso: “Li mago esitò.” Il mago.
“Sentì un rumore, ma non era stato lui.” appare abbastanza chiaro che non è stato lui, eliminerei la seconda frase.
“La ragione era tanto semplice, quanto terribile.” non si capisce bene la ragione di cosa. Del fatto che non era stato lui? Che sentì un rumore? Del sentirsi in trappola? Come sopra, c’è disordine.

C’è molto margine di miglioramento, il brano pare scritto con una certa fretta quando invece servirebbe più respiro. Il protagonista appare sotto luci contrastanti: ora determinato, ora insicuro, poi vendicativo.
Si reca a un appuntamento con la Morte, con Lucifero e solo dopo gli sovviene che potrebbe essere una trappola? Ma anche fosse, non era determinato al confronto finale?
Le idee ci sono, confesso che vorrei conoscere i retroscena che danno inizio alla storia, vorrei vedere come il protagonista esce dalla spinosa situazione, ma bisogna lavorare sul testo.

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3 – Sostiene un lettore…

…Anche a me pare un po’ confuso

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4 – Sostiene l’autore…

…Il brano è tratto dalle pagine centrali di un romanzo. Mi scuso e ringrazio per i refusi, sono sfuggiti. Mi ero impegnato, mi sembrava un buon pezzo. Eppure…

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Sostiene Michele…

…Quello di oggi è stato un esperimento. L’avevo pensato io e anche qualcuno di voi che in privato, qualche mese fa, l’aveva suggerito. Oggi, nessuno tranne me era al corrente della cosa. Mi scuso con chi ha partecipato in buona fede, ma mi sembrava interessante per tutti avere una cartina di tornasole del tipo di giudizi che vengono espressi qui. Personalmente, ritengo che i suggerimenti che date siano almeno all’altezza degli editor che lavorano per le case editrici, limitatamente al fatto che non abbiamo mai lavorato su un testo lungo come un romanzo, ma solo su qualche paragrafo.

Avrei potuto usare il famigerato Fabio Volo, ma cosa avrei dimostrato? Invece ho voluto prendere questo libro:

http://www.amazon.it/Falsa-Imago-Riccardo-Cecchelin-ebook/dp/B00J92IJ3U

Il fatto che ci siano stati pochi commenti un po’ inficia il risultato, ma erano tutti in accordo e quindi possiamo dire che la sensazione comune sia quella che voi lettori avete evidenziato. È chiaro che i refusi sono miei, avendo ricopiato a mano un paio di pagine. Questo è il curriculum dell’autore, così come riportato qui:

Riccardo Cecchelin, giornalista professionista e scrittore. Già inviato e poi caposervizio dei Fatti della vita (cronache nazionali) e della cronaca di Milano de “Il Giorno”, capo della redazione di Terni a “La Nazione”, al “Corriere dell’Umbria” e al “Corriere di Viterbo”. Ha pubblicato il romanzo Omero, la mia vita con gli Etruschi (Edizioni Mediterranee), La guerra del fumo, dedicato alle curiosità raccolte, come capo della cronaca de “ Il Giorno” di Milano, durante lo sciopero dei Monopoli di Stato, I delitti del demone etrusco (Gruppo Albatros), per il quale è stato premiato nel settembre 2012 a Spoleto come autore umbro che ha più venduto durante l’anno, e Il gioco dell’oca, nel 2013, per il Gruppo Albatros.

Certo non un romanziere di primo piano, ma comunque un professionista della scrittura. Qualcuno che, da un certo punto di vista, è più vicino a noi dei soliti con i quali si tende a confrontarsi. Qualcuno che però ha già passato il guado e che non si può più definire “esordiente”. A questo punto, prima di dare la mia impressione, nei commenti mi piacerebbe leggere la vostra.

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41 thoughts on “Sostiene l’autore n. 16

  1. Esperimento interessante, ammetto che in questi casi mi metto a cercare il minimo difetto, cosa che non farei fa semplice lettore. Che dire, avevo intuito che fosse parte di qualcosa di lungo, per un giudizio più completo dovrei leggere il resto, ma testa quella sensazione di rigirare gli stessi elementi, come se l’autore non sapesse bene come arrivare al dunque (me ne accorgo perché è un difetto che ho speso anch’io). Più o meno io e lettore 2 abbiamo individuato gli stessi difetti. Comunque, oserei dire, difetti che spesso si trovano nella letteratura di genere.
    P.S. Ovviamente sono lettore 1 😛

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    • Ho trovato questo brano per caso: credo di aver digitato la prima frase che mi sia passata per la testa e Google ha risposto con questo. Appena letto m’era piaciuto molto. Poi l’ho ricopiato, e ciò mi ha costretto a vederlo dal punto di vista di me che scrivo e non più da lettore-e-basta. Gli ho trovato un sacco di difetti, anche solo nella costruzione delle frasi. Punteggiatura messa dove io non l’avrei messa. Un disastro, insomma, molto più di quello che avete evidenziato. Ecco perché ho pensato che potesse essere un buon pezzo per “Sostiene”.

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  2. Ok, sono scioccato. Io sono lettore 2. E dire che a) mi sono trattenuto, perché avrei avuto altro da dire e b) mi sono sentito una merda dopo la risposta XD stavo per incoraggiato!
    Non riesco più a leggere senza cercare automaticamente di correggere come farei coi miei racconti, a volte è seccante e devo costringermi a rilassarmi. Ma un testo così lo butterei da subito.

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      • Michele! Non mi puoi cadere sull’Albatros! Sono i più celebri EAP del pianeta! Ex Il FILO hanno un botto di soldi e un bello stand al Salone di To, perchè incassano tanto. Bello questo esperimento, sono tornata sta mattina e ho visto i commenti non anonimi e mi sono detta “ohhahahah che succede?” Mi sai sempre rallegrare la mattina in ufficio! 😀

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        • Devo ammettere di non aver indagato, ma di aver preso per buono qualche flash uscito da Google. L’esperimento così si è complicato ma, per assurdo, ha preso una serie (cinquanta?) di sfumature interessanti.

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  3. Beh, come lettore sono anch’io di bocca buona, anche se a volte dovrei essere più critico (e ci provo anche :P)
    Comunque sono meno “cattivo” di Seme, diciamo che lo potrei anche salvare, certo ha biusogno di lavorare un po’ più sul testo. In ogni caso scrivere narrativa e scrivere giornalismo sono due cose un po’ diverse, e non sempre conciliabili.
    Figurati che io non ho manco guardato chi fosse l’editore 😀 comunque ha ragione Hell 😛

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  4. Ieri non ero tanto in giornata, per cui il mio commento si è limitato a “Anche a me pare un po’ confuso” però la scarsità di commenti la dice lunga, la buona narrativa, anche di genere, anche super leggera deve, soprattutto se questo è lo scopo del gioco di Michele, dare il via a considerazioni, anche contrastanti, ma vivaci, In altre puntate è stato così.

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  5. Io avrei lasciato un po’ di tempo prima di rivelare il trucchetto: ieri non ho avuto tempo di leggere, quindi non ho potuto scrivere un commento che sarebbe stato allineato con quelli di Davide e di Paolo.
    Anche io ho notato i refusi da loro segnalati, così come avrei mostrato meglio l’aspetto sinistro dei lampioni, magari con una metafora non troppo abusata. In generale, ho trovato lo stile un po’ ingenuo, accettabile in una bozza ma non in un romanzo pubblicato.
    L’avverbio “fermamente”: anche se fa riferimento alla volontà, trovo che in una scena d’azione abbassi le energie. Io avrei usato la tecnica dello show don’t tell anche qui: “in uno stato d’animo diviso tra prostrazione e rabbia”. Fagli dare un pugno a qualcosa, no? Non mi piace inoltre l’espressione “gli tornavano vivissimi alla memoria”.
    A parte questi scivoloni, la storia si teneva bene: peccato!

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      • Solo un’intuizione, nulla di più: ho letto e… ti ricordi la faccenda sui “sapori”? Ecco, questo brano era senza sapore e di fronte all’insipidezza resto spiazzata: il non bello né brutto mi lascia indifferente. Mi sono detta: manca l’anima dell’esordiente, quella convinzione che, anche se piena di errori, comunica di più perché è la molla che spinge chi tenta di “arrivare” al lettore. Qui c’era un dettato piatto tipico di chi sa scrivere bene ma senza saper smuovere le viscere.

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  6. Gran bell’esperimento, Michele. Ho avuto anch’io l’impressione che il brano non fosse un incipit, ma un estratto da qualcosa di più ampio. E che comunque bisognasse lavorarci sopra su più fronti, quasi fosse una prima o una seconda stesura. Mi sembrava ci fosse troppa carne al fuoco… (Albatros è una celeberrima EAP!).

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