Guarda che Quarta #2


Eccoci pronti per un’altra quarta improbabile, gentilmente offerta da Gli Adelphi Ignoranti. Scriverla è un esercizio difficile, da portare a termine, e anche l’altra volta abbiamo incontrato qualche difficoltà.

Come sempre, l’unico sistema per migliorare è allenarsi. Oggi c’è il sole – almeno qui da me – ed è un’ottima giornata per fornire questo libro di una Quarta di livello.

lafabbricadiacciottolato
Rohal Dahl – La fabbrica di acciottolato (sottotitolo: Romanzo che è meglio senza tacchi)
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28 pensieri riguardo “Guarda che Quarta #2

  1. La fabbrica di ciottoli vanto di un piccolo paese collinare sta per fallire. Nessuno è infatti più interessato a pavimentare giardini e vialetti della propria villa, con fantasiosi ciottoli così belli da sembrare veri, come recita la pubblicità; centinaia i posti di lavoro a rischio, in pratica chiunque abiti in zona è occupato lì.

    Perché non lastricare quindi l’intero territorio con i ciottoli, dando il via a una grande produzione? Tra distorsioni di caviglie e ruote di passeggini incastrate l’esilarante storia di Borgosole, un paese dove ogni strada è ricoperta da ciottoli colorati che lo rendono simile a un posto da favola. Ma un giorno la Regina d’Inghilterra in visita, nell’inseguire il suo cappellino volato via per una dispettosa folata di vento, non solo infrange il protocollo, ma si rompe anche una gamba!

    E Borgosole si trova a fare i conti con un piano urbanistico da rivedere e un risarcimento danni stellare. Ogni cittadino è così chiamato a dare ciò che può.

    Una storia inverosimile che mette in guardia contro la mancanza di senso pratico e strizza l’occhio a un’umanità che sa coalizzarsi per affrontare le difficoltà, come ogni comunità dovrebbe essere in grado di fare.

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  2. “Cosa c’è che ti turba?”, mi ha chiesto un mio amico.
    “Niente”, gli ho risposto. “Cioè, tutto”, mi sono corretta.
    Il lavoro, il futuro, il passato, il rapporto con i genitori che cambia, i primi veri nodi dell’anima che raggiungono il pettine della coscienza di sé, l’idea che forse ho sopravvalutato la mia capacità di essere sola e di farcela da sola sempre, che ho trent’anni, che sono stanca, che un poco di comfort, eccheccazzo, un po’ di fottuta normalità, la banalità persino, hai presente? E in tutto questo, il fatto che io non abbia un compagno, non abbia una relazione fissa e, a dirla tutta, non pratichi il mambo orizzontale da così tanto tempo che forse mi è ricresciuto l’imene, è un di cui. Un trascurabile di cui.
    “Dovresti trovarti un fidanzato. Per non stare da sola“, mi ha detto il mio amico.
    In effetti risolverebbe un casino di problemi. Ma un casino. Tipo: le vacanze (a un certo punto della vita chiedersi “che facciamo ad agosto?” suona più confortevole di “che cazzo faccio ad agosto?”); i weekend; i matrimoni degli altri (diventano weekend fuori col tuo ragazzo, non weekend in cui tutti fanno un weekend fuori col proprio fidanzato, tranne te, ma insieme a te, mentre qualcuno si sposa); la casa (da sola non potrò mai permettermi un trilocale); il soccorso immediato (cioè se hai la febbre a 40, uno stronzo che vada a comprarti la tachipirina ce l’hai, et viceversa).
    Forse davvero dovrei vivere nell’attesa o nella speranza, forse vana – non ci è dato saperlo -, che arrivi qualcuno per cui valga la pena fare spazio dentro di sé.
    Che mi viene da ridere a pensare che il mio amico fa il paio con le solite perle della vecchia Zia Teresa, la quale, ormai perse le speranze, mi suggerisce sempre: “Fatti monaca!”; e io vorrei risponderle che nei miei periodi di astinenza, in effetti, mi manca solo il velo.
    Ma ho desistito.
    Ho sorriso e gli ho detto: “Eh, è difficile: la vita non è asfaltata, e io sono una da tacco 12”.

    (Quarta fuori standard, con parole, fatti e citazioni fornite gentilmente da https://memoriediunavagina.wordpress.com/)

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    1. Ma questo cos’è, uno scherzo?
      Mi sforni una quarta fuori standard citando una mezza esaurita che si fa chiamare come la parte più nobile che noi donne vantiamo? 😛

      Michele, dai, ritorna in te! Che ti è successo, oggi? 😀

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  3. Dall’altro post: “Non mi sono votato all’erotico…”
    Però direi che non è nemmeno stato abbandonato, perchè si poteva scegliere anche la seconda di copertina (il risvolto), ma è stata scelta la quarta! 😉
    Ok, non tutte le edizioni hanno la seconda…
    Interessante gioco.
    Prima di vedere la copertina con la Padania, stavo pure pensando esistesse davvero questo libro! (…dove ho lasciato gli occhiali?)
    Sono stretta con i tempi anch’io, ma magari mi scatta qualche volo improvviso…

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    1. Ciao Barbara e benvenuta 🙂
      Si parla di “quarte” perché sull’argomento abbiamo una lunga tradizione qui, con “Acchiappami”. C’è una pagina, lassù in alto, che raccoglie buona parte delle discussioni sul tema.

      Quanto al libro della Allende (Il mio paese inventato) è un libro vero: è la foto della Padania che rende il tutto ironico, nonché surreale. Oggi, invece, ho scelto un titolo improbabile che però mi ha fatto molto ridere.

      Se ti scatta un volo, sarò felice di poter seguire la tua aerea traiettoria 😉

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  4. Belle le vostre quarte! Voto Sandra e Michele 🙂
    Interessante esperimento anche la quarta, però io che sono sempre di corsa (come vedi Michele non sei solo) riesco meglio con le storie in sei parole…più sintetiche 😀
    Se mi viene l’ispirazione tra una corsa e l’altra ci provo, forse.

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  5. Mi è scattato…Allacciatevi le cinture, è la prima volta che ci provo! 😉

    I pensieri sono come le pietre. Lisce, sfaccettate, brillanti, sporche, appuntite, pesanti.
    E le persone senza pensieri sono così leggere da volare via in un attimo.
    Ecco perchè Joe lavora in una fabbrica di ciottoli. Lo aiutano a rimanere solido, con i piedi ben saldi, radicati a terra, senza fronzoli.
    Ma un giorno arriva qualcuno che sovvertirà il suo ordine, qualcuno che di notte toglie i sassi incastonati di tutte le strade e… semina margherite.
    Tutta la città si sveglia ogni mattina invasa da buche improvvise e splendidi mucchi di steli fioriti che distraggono i passanti.
    Le signore, sconcertate da questa novità, si ritrovano loro malgrado a gambe all’aria.
    Perchè se camminare sui ciottoli con i tacchi è difficile, in un prato è impossibile.
    Per non parlare delle biciclette! Per evitare di rovinare le piccole aiuole, i ciclisti finiscono rovinosamente a terra addosso agli altri squarci dell’acciottolato.
    Gli stessi fiori imperituri si affacciano minacciosi all’entrata della fabbrica, direttamente sotto il suo guardingo cancello.
    Nessun indizio su chi sia il colpevole.
    Se non quell’impronta sull’erba fresca del nuovo giardino che ha invaso il vialetto di casa sua.
    Riuscirà Joe a salvare la fabbrica e i suoi pensieri?

    Diversamente dai precedenti romanzi di Roald Dahl, questa non è una fiaba per bambini, ma per adulti che hanno dimenticato di esser stati bambini.
    E tutti i lettori trarranno singolare divertimento dall’incredibile delle piccole cose e dalle sorprese disseminate lungo il racconto.

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  6. (Questo libro va letto. Aiutiamo gli esordienti a sfondare! 😛 )

    A Rumpilossa, una ridente cittadina arroccata nelle Madonie, l’inverno è una pericolosa insidia per i suoi abitanti. Le strade sono tutte in discesa e asfaltate e ogni giorno si contano decine di infortuni ai danni di persone cadute rovinosamente sul selciato reso viscido dalla neve. Un giorno, la moglie del sindaco si rompe una gamba scivolando mentre attraversa una strada; questo porterà finalmente il primo cittadino a interessarsi della faccenda, dopo i tentativi inevasi di risolvere il problema. Viene indetta una seduta straordinaria del Consiglio comunale nella quale si decide di avviare le procedure per la ripavimentazione del manto stradale. A vincere l’appalto è una fabbrica di acciottolato specializzata in raffinamento e levigazione di pietra lavica, che utilizzerà questo materiale per rifinire tutte le vie del paese. Ma con l’arrivo dell’estate, la quiete dei cittadini sarà nuovamente turbata: la calura provoca un anomalo surriscaldamento delle pietre tale da rendere le strade molli e deformabili. Così, quando viene ritrovato il cadavere di una donna con il tacco della scarpa sprofondato in un ciottolo della piazza in pieno centro, le indagini condotte dall’ispettore Guarisca porteranno alla scoperta di un losco affare in cui sono coinvolte le alte sfere del potere. La verità cambierà per sempre il volto del paese.
    Nel bizzarro palcoscenico siculo, i riflettori sono puntati su politici rampanti, mogli stanche e amanti possessive, in un intreccio ironico e raffinato che renderà indimenticabile la lettura di questo romanzo noir d’esordio.

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  7. Ce l’ho fatta! ^_^ L’ho scritta! ^_^
    Del resto si richiedeva di fornire questo libro di una Quarta di livello… non se ne specificava “il livello”. 😛

    La giovane Ambra Santullo, quando riceve la notizia della morte improvvisa di suo padre, lascia Milano e ritorna a Castel di Sangro, suo paese d’origine, per assistere ai funerali.
    Con grande stupore, apprenderà di aver ereditato la fabbrica di acciottolato e di essere stata nominata unico socio di maggioranza. Inizialmente, indecisa se accettare o meno la direzione dell’azienda, deciderà di restare per salvarla dal sicuro fallimento a cui la sta conducendo la cattiva gestione di suo fratello Luca, con il quale da sempre, a sua memoria, ha avuto un rapporto conflittuale. Ritornare a casa, non le sconvolgerà soltanto la vita professionale, ma la riporterà in quel groviglio di ambienti e relazioni da cui era scappata e che ora, invece, sarà costretta ad affrontare una volta per tutte. Sarà così che tra la sfiducia dei dipendenti che rischiano di perdere il lavoro, la diffidenza di sua madre che non ha mai sostenuto le sue scelte, e la spavalda arroganza di suo fratello che attende con un sacchetto di popcorn in mano di vederla fallire, l’aspirante modella metterà da parte i suoi tacchi a spillo, per muoversi su un selciato molto più insidioso di una passerella. A sostenerla nell’impresa, un aiuto inaspettato che la riporterà ai tempi del liceo e all’unica persona che non avrebbe mai voluto lasciare: il suo primo vero amore, Alex.
    La fabbrica di acciottolato è un romanzo che muove i suoi passi lungo il sentiero dei sentimenti umani, raccontando di quelle piccole scelte quotidiane che alla fin dei conti, scrivono la nostra vita.

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  8. Alessio Marchi si alza prima che sorga il sole e scende tutte le mattine dalla sua borgata di montagna per raggiungere la fabbrica all’imbocco della valle. Due ore di cammino tra i ciottoli irregolari delle mulattiere per unirsi alla fiumana di ex contadini che abbandonano i monti, attratti dalla paga sicura, dopo sei ore di turno massacrante e disumanizzante, per ripercorrere nel pomeriggio in salita l’acciottolato che lo riporterà dopo altre quattro ore al di sopra delle frazioni, dove nessuno ormai vuole più lavorare la terra, ma sogna il benessere della città, e le balere al sabato sera dove ci si può stringere con una ragazza dai tacchi provocanti e il rossetto infuocato sulle labbra che aspetta l’amore della vita o il piacere di una sera.
    Dopo dodici ore tra discese, lavoro e risalite per cinque giorni alla settimana, per dodici mesi all’anno, non resta il tempo né la fantasia di vivere qualcosa che dia un senso all’oggi e soprattutto al domani. La fabbrica, con i suoi tempi cronometrati e regolari; l’acciottolato con le sue irregolarità imprevedibili e ancor più dure, delimitano la gabbia in cui il protagonista trascorre un’esistenza da prigioniero senza sbarre, a cui però è impedita ogni libertà.
    Finché Alessio Marchi, l’operaio acciottolato, come l’hanno soprannominato i colleghi del suo turno, non decide spezzare le catene con un gesto tanto banale quanto straordinario, che farà parlare a lungo ben oltre la valle, e metterà in crisi i piani alti della pianura dove uomini incravattati progettano le fabbriche.
    Un romanzo che si legge come un saggio, un saggio dal finale imprevedibile. Sullo sfondo dell’industrializzazione selvaggia, La fabbrica di acciottolato ci riporta ai grandi temi della letteratura che furono di Verga, Sciascia, Calvino.

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