Acchiappami n. 11 – Luisa Colombo


photo credit: calligraphie via photopin (license)
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Questa rubrica raccoglie le lettere di presentazione che mi sono state inviate per essere sottoposte ad analisi da parte dei lettori di questo blog. Qui non vengono giudicate le storie, ma si ragiona sul modo con il quale le presentiamo agli editori, perché i manoscritti non vengano cestinati ancora prima di essere aperti. Potete leggere nella pagina dedicata l’elenco delle lettere ricevute e le regole per partecipare.

Dopo molto tempo, torniamo ad analizzare una sinossi. Non c’è lettera di accompagnamento, ma solo la biografia dell’autrice (da cui mi sono permesso di censurare un minimo di dati personali).

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nome del file: acchiappami Il Fiore dell’Apocalisse Luisa Colombo.pdf

carattere: Times New Roman, 12pt, 80 colonne


Biografia

Luisa Colombo

Nata a Milano il 29 luglio del XXXX, residente a Binasco (MI).

Mi definisco una persona appagata dalla vita, sono felicemente sposata e ritengo di aver raggiunto un buon equilibrio.

Amo la musica, i viaggi, il teatro, il cinema, il fitness e soprattutto sono innamorata dei libri.

Ho lavorato per 30 anni nell’editoria, al XXXX XXXXX XXXXX.

Mi sono laureata in Scienze Politiche all’Universita’ degli Studi di Pavia con il massimo dei voti.

Ho conseguito il diploma di master shiatsu e il primo livello di reiki.

La scrittura e’ sempre stata la mia passione che ho coltivato nel tempo libero.

Ho pubblicato il mio romanzo: “Nuotando verso la luna”, edito da Youcanprint nel giugno del 2011.

“I legami spezzati” edito da MJM nel giugno 2015

Attualmente sto scrivendo il mio terzo romanzo “Il Fiore dell’Apocalisse”

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SINOSSI IL FIORE DELL’APOCALISSE

Maia rientra in Questura dopo aver perso il bambino che aspettava, in uno stato di profonda tristezza che suscita in lei anche qualche dubbio sul rapporto con Paolo.

I ruoli nei dipartimenti sono stati ridistribuiti e Maia viene trasferita alla sezione omicidi con il ruolo di agente.

L’impatto con il nuovo ispettore capo, Anika Fisher, donna in carriera   prepotente e autoritaria, contribuisce a peggiorare la sua situazione emotiva, già scossa dagli eventi, cui si assomma il dolore per suo padre che versa ancora in stato di coma profondo.

La squadra omicidi sta seguendo un caso sulla scomparsa di una donna, trovata morta in riva a un fiume, con un simbolo sul petto, un fiore formato da quattro porzioni di cerchi. Un petalo è colorato di blu.

Maia conosce Giada, una psichiatra che collabora in qualità di profiler con l’ispettore e tra di loro nasce una buona intesa sia per un passato comune – infanzia di solitudine e genitori separati – sia di interessi (filosofia orientale). Maia trova il coraggio di confidarsi con lei per i suoi problemi sia professionali sia personali.

Giada è una donna arrivata, lavora in ospedale e presta la sua collaborazione presso un centro per donne abusate. Frequenta Lorenzo,   un uomo di quarant’anni, scrittore e insegnante precario di filosofia, ma il suo esiguo tempo libero è dedicato alla piccola Samanta.

Giada ha un passato scomodo, cresciuta in mezzo ai litigi dei genitori, entrambi avvocati di successo, non ha mai perdonato loro di essersi separati e di averla lasciata spesso sola con il giovane zio che aveva abusato di lei. Un gravoso fardello che si porta con sé da quando aveva tredici anni.

Nel centro dove presta la sua consulenza, gestito da una certa Monique, donna enigmatica, appassionata di filosofie orientali e scienze esoteriche, arriva un altro psichiatra, Giulio Perrone, suo ex collega che anni prima lei e la sua équipe avevano sottoposto a un TSO.

Monique e’ una donna demotivata e delusa dalla vita, da un passato che non passa e da un rapporto conflittuale con Ilaria, la sorellastra. Alla morte della madre, il padre si era risposato con una donna che aveva già una figlia di 15 anni, Ilaria.   Monique è una bambina di dieci anni, molto timida e riservata, mentre Ilaria è molto diversa da lei. Monique cresce in un clima molto teso, senza amore e soffrendo in silenzio. I rapporti con la sorellastra sono terribili, Ilaria è una donna cinica, dedica alla carriera e al denaro e molto cattiva. Monique si rifugia nel suo mondo, si appassiona di filosofia orientale e esoterismo, prende l’iniziazione al reiki e decide di aprire un centro di meditazione e di aiuto alle donne maltrattate. Ilaria fiutando subito il business che potrebbe derivarne, si offre di aiutarla economicamente, con denaro che proviene da traffici illeciti.

Subito dopo il rientro di Maia, viene annunciato il ritrovamento di un secondo cadavere, questa volta appeso a un albero in un bosco. Il petalo del medaglione è colorato di giallo. Sia nel modus operandi, sia in alcuni dettagli con il precedente, l’omicidio si può ricondurre forse a un solo killer.

Dal momento che le due vittime frequentavano il centro, Giada suggerisce di   introdurre Maia sotto copertura.

Mentre le indagini languono, Maia scopre un grossolano errore da parte della scientifica e capisce che i colori dei petali sul medaglione corrispondono alla teoria dei quattro elementi. Tale intuizione fa presupporre che le vittime dovrebbero essere quattro.

Intanto viene rapita una terza donna, con le medesime caratteristiche delle prime due, ma non iscritta al Namastè.

Ilaria seduce Giulio per coinvolgerlo nel suo piano. Lei vorrebbe vendere il Centro, dal momento che ha i creditori alle costole, ma non può farlo senza il consenso di Monique, che è socia del Namastè. Quindi decide di liberarsene di lei facendo cadere i sospetti su di lei. I due pensano di sostituire il taccuino che lei conserva in un cassetto con un altro, sul quale ci sono le prove che lei sarebbe implicata negli omicidi. Per mettere in atto questo piano, meditano di farsi aiutare da Omar, l’addetto all’accoglienza. Lui accetta per vendicarsi di Monique che ha rifiutato il suo amore.
Le indagini proseguono con pedinamenti e interrogatori, ma senza risultati.
Viene trovato il corpo della terza vittima, gettato in campo arato. Questa volta il petalo sul medaglione è colorato di verde.
Anika e Giada, con la collaborazione di un reporter amico, pensano di stanare il killer attraverso la stampa, facendogli credere di essere sulle sue tracce.
Giada continua a ricevere strane telefonate e una sera nota una macchina davanti a casa sua. Teme possa trattarsi del killer.
L’assassino rapisce la quarta donna, questa volta una prostituta. Secondo la sua teoria, con l’elemento Fuoco si chiuderà il ciclo di purificazione.

L’articolo esce su un giornale di provincia e quando l’assassino lo legge, comincia a vacillare. La polizia trova una moto in un distributore di benzina, dove lui l’aveva abbandonata per rubare un auto a bordo della quale si trovava la prostituta che ha rapito.

La moto è intestata a Omar che viene fermato, ma purtroppo non ci sono prove per incastrarlo.

Giada intanto continua a ricevere le telefonate anonime. Presto i suoi nervi cedono, e una sera, quando sente suonare il campanello, decide di andare a vedere. Uscendo dalla doccia, scivola sulla scala. Ferita in modo serio viene soccorsa dal fidanzato preoccupato per lei, ma dopo il lungo intervento chirurgico viene messa in coma farmacologico.

In quel periodo Maia entra in crisi, dato che le persone più importanti della sua vita sono legate a un filo. Giada vive delle esperienze extracorporee che la portano, da sveglia, ad accusare Monique. Secondo lei occulterebbe un misterioso taccuino in un cassetto della scrivania: un libricino con lo stesso simbolo trovato sulle vittime, in copertina.

All’interno   pensieri assurdi sul bene e sul male, sulla reincarnazione e il raggiungimento del nirvana attraverso la morte, simboli esoterici e riferimenti alle vittime. Poi una serie di pagine bianche con il simbolo del fiore ripetuto all’infinito.

Nonostante molte ritrosie, la Fisher riesce a convincere il questore a farsi dare un mandato di perquisizione sia in casa di Monique sia nel centro.

Proprio in quel frangente Michele si sveglia e chiede subito di Maia, la quale purtroppo è impegnata nelle indagini. Paolo rimarrà al fianco di Michele con il quale avrà una interessante conversazione su Maia.

Nel kimono di Monique viene trovato il quaderno che Giada aveva visto durante il coma. Il centro viene messo sotto sequestro.

Ma Monique nega tutto, è spaventata e crede che qualcuno abbia voluto far ricadere i sospetti su di lei. Il quaderno che lei nascondeva nel cassetto non è lo stesso che è stato trovato.   Nella sua moleskine c’erano solo informazioni riservate sulle donne. Lei sostiene che qualcuno l’ha sostituita entrando nel suo studio, poco prima della perquisizione, qualcuno che sapeva di quel dossier.

Maia viene aggredita una sera, ma salvata dall’intervento tempestivo di Paolo al quale si riavvicina.

Dopo gli articoli pubblicati, l’assassino sempre più nel panico, si tradisce lasciando acceso lo smartphone Gli investigatori rintracciano il segnale e anche grazie al sogno di Giovanna, una paziente schizofrenica di Giada, trovano il casolare dove è tenuta prigioniera la quarta vittima. Grazie all’abilità di Maia, la donna verrà trovata in una casa diroccata, nascosta in una cantina buia e fredda, oramai priva di forze, ma per fortuna ancora viva. Intorno al casolare gli agenti trovano rami accatastati e una tanica di benzina.

All’interno vengono rinvenuti ritagli di giornali, indumenti delle donne e un libro intitolato “Il fiore dell’apocalisse” al quale sembra l’assassino si sia ispirato. Alle pareti sono appese fotografie di Monique in atteggiamenti equivoci, risultati poi in parte fotomontaggi.

Il serial killer oramai braccato tenta la fuga, ma con l’aiuto delle unità cinofile, viene arrestato e dopo forti pressioni psicologiche da parte di Giada confessa di aver sostituito il taccuino, ma su suggerimento di Giulio e Ilaria. Monique viene scagionata.

La polizia si mette sulle tracce dello psichiatra, ma lui sembra scomparso.

Maia riceve le lodi dal questore che la promuove per “meriti di servizio e di spirito di corpo”, avendo coordinato con competenza e saggezza le operazioni sul campo, mentre l’ispettore capo era impegnata in una riunione in Questura.

Paolo chiede a Maia di sposarla, lei accetta e decide di affrontare la lunga strada dell’inseminazione artificiale con il sostegno psicologico di Giada.

Quanto tutto sembra essersi calmato, Giada viene rapita dallo psichiatra che la rinchiude in un luogo isolato.

Le ricerche purtroppo non portano in nessun dove, del medico e di Giada non c’è più traccia. Maia non si dà per vinta, lei è convinta che Omar sappia qualcosa. Lo convince a parlare, con la promessa di fargli avere una riduzione della pena.

L’uomo oramai sfinito, per vendicarsi di Giulio, aiuta la polizia a trovare Giada, tenuta prigioniera in un paesino della Liguria, in una casa isolata, alla quale si accede solo dal mare. Nel momento in cui Giulio avvista i motoscafi diretti verso di lui, capisce di non avere più scampo e si toglie la vita.

Maia e Giada si incontrano all’ospedale: Michele viene trasferito in una struttura riabilitativa, e finalmente può riabbracciare sua figlia.

***

Leggi tutte le lettere inviate in “Acchiappami (se ci riesci)”

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13 pensieri riguardo “Acchiappami n. 11 – Luisa Colombo

  1. La mancanza di una lettera di accompagnamento è un po’ un peccato, perché mancano quelle informazioni di contorno (genere, numero battute/cartelle, e così via) che avrebbero meglio permesso di inquadrare la sinossi.

    Sinossi che, tra l’altro, è lunga: stando alle indicazioni di Chiara (http://www.bookblister.com/about-me/) il romanzo dovrebbe essere almeno 250/300 pagine. Inoltre non mi è chiaro perché, alcuni passaggi, siano in corsivo. Né il motivo per cui la sinossi sia così spezzettata, sia come frasi che come paragrafi: diciamo che, a mio gusto, avrei preferito una sinossi in grado di lasciarmi lo stesso sapore del libro, come lingua.

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  2. Cerco di non giudicare il contentuto del romanzo che mi sembra davvero troppo pieno.

    La biografia dell’autrice dice troppo. Es. Mi definisco una persona appagata dalla vita, ecco l’editore magari se ne rallegra, ma ai fini della pubblicazione è del tutto inifluente. La frase Ho pubblicato il mio romanzo. Be’ è ovvio che sia tuo, non pubbichi il romanzo di un altro. Ho pubblicato:
    elenco delle tue pubblicazione, editore, anno di uscita, se l’editore è interessato se le andrà a cercare.
    Youcanprint non è un editore e “edito Yocanprint” è fuorviante. (Personalmente lo trovo proprio fastidioso e mi mal dispone a ciò che verrà dopo).
    La sinossi è a singhiozzo, troppo lunga e presenta molte frasi fatte: scomodo passato, donna in carriera, ho fatto fatica a finirla. Lo stile è un po’ sciatto: una certa Monique. Di’ Monique e basta. Anche “molto cattiva” è sciatto, crudele, perfida mi sembrerebbero più indicati.
    Di sicuro anche se il romanzo è complesso (sono d’accordo con Michele, occorre dirne la lunghezza, per una storia di questo calibro mi aspetto almeno 500 mila battute) la sinossi si può asciugare senza omettere nulla.
    Un esempio: Paolo chiede a Maia di sposarla, lei accetta, può diventare Paolo e Maia si sposano.

    So di essere molto dura, ma è l’editoria a esserlo.
    Grazie per esserti fatta leggere, davvero.

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    1. Nel caso dell’autopubblicazione, volendo presentarsi a una casa editrice, forse sarebbe il caso di specificare le copie vendute, oltre al canale utilizzato. Post che il numero di copie sia interessante: per quanto ne so, almeno 500. Meglio se dalle 1000 in su.

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      1. Concordo, autopubblicarsi non è IL MALE, ma va detto chiaramente, se le copie sono state tante, l’autore può diventare particolarmente appetibile.
        Ma tante tante. E se sono tante tante tante, be’ generalmente si sa ed è l’editore a carcare l’autore. Dalla mia esperienza, per quello che vale però insomma un po’ ne ho, l’interesse degli editori è focalizzato sull’opera che l’autore sta proponendo, non tanto sul suo passato. A meno di avere un passato che l’ha portato alla ribalta della cronaca, tipo un assassino. Tempo fa si diceva anche che esordire con un EAP significasse essersi bruciati, per pubblicazioni future free, non è affatto così.

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  3. Ripeterei le cose già dette prima di questo mio intervento, ma ribadisco il difetto principale: la lunghezza. In più, trovo ridondanti i paragrafi in corsivo che raccontano, immagino, delle sottotrame che in una sinossi non è necessario prendere in considerazione.

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  4. Sono d’accordo con gli altri, la lunghezza fa passare la voglia di leggere la sinossi, che sembra più una scaletta.
    La biografia non dovrebbe sottolineare quanto si è equilibrati e contenti… ci si potrebbero attirare le antipatie e le gelosie del 99% della gente che non si sente così… 😀

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  5. Arrivo tardi a commentare, ma spero di poter dire qualcosa di utile. Dalla sinossi taglierei via tutte le parti che non riguardano sirettamente l’indagine, ma che nel romanzo dovrebbero servire, immagino, a dare profondità ai personaggi. Oltre a ciò alcune parti sono poco chiare, ad esempio il contenuto dell’articolo che dovrebbe impensierire il killer.

    La prima riga “Maia rientra in Questura dopo aver perso il bambino che aspettava, in uno stato di profonda tristezza che suscita in lei anche qualche dubbio sul rapporto con Paolo.” io non so chi è Maia, sarebbe bene indicarne qui il grado.

    Poi ovviamente prima di iniziare a raccontare la storia sarebbe bene un breve accenno su cosa stamo parlando, ad esempio “XXXX è un thriller parapsicologico… ecc.”

    Sulla biografia han già detto tutto, mi pare 😉

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