Thriller n. 43: la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)
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Mercoledì abbiamo cominciato un’operazione nuova: utilizzare il thriller paratattico per tradurre gli effetti speciali del cinema in effetti speciali sulla pagina. Se pure aveste dei dubbi, sappiate che non è affatto semplice.

Questo è il risultato finale per l’effetto “lens flare”, inserito quando la protagonista apre la porta del bar. Come sempre, in ordine di apparizione. Ora tocca a voi giudicare: voi che partecipate a questi esercizi, ma soprattutto voi che leggete. Buona domenica e buona lettura.

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Marina

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, intravede una luce, sale. E sale fino in cima con il cuore in gola. Apre la porta, ha la vista appannata, sbiadita, distorta come dentro un sogno. Apre e si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: un abbaglio. “Ti piglio”, “Ti spoglio”, “Ti voglio” – le gridano ridendo e scherzando.
La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

Michele

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce.
Aperta la porta furono bicchieri, risate, bestemmie, vino e fiotti e fiotti di panico, viscido e freddo, capendo d’esser nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi.
Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Seme Nero

A ogni passo che faccio immergo i piedi in uno strato di bassa foschia, riflette il debole chiarore della luna e risalta il contrasto con le buie pareti dei vicoli. Copie di copie di mura che non riesco più a distinguere. Posso dire di essere ancora a Montmartre? Decido di seguire un percorso, uno qualsiasi, costeggio una parete del labirinto sperando che mi riesca di uscirne.
Una casa, anonima come le altre, ma decido di entrare. Dovrà pur esserci qualcuno. Sento delle voci concitate, discorsi incomprensibili e l’eco di risate. No, non è il meglio cui possa aspirare, ma è quel che ho, e pare meglio che restare in fondo a queste scale buie. Inspiro, salgo.
Il fumo aleggia all’altezza degli occhi, la nebbia si è spostata più in alto. Il barista sta pulendo un bicchiere con uno strofinaccio, e quando lo alza la luce alle sue spalle mi abbaglia, riflessi concentrici, bollini colorati che mi danzano davanti agli occhi.
Attraverso il locale sotto lo sguardo famelico degli astanti, ora muti dietro ai loro ghigni. Ne arriva uno, e il branco lo segue. Un attimo e sono circondata, ovunque mi volti vedo il loro volti, i loro denti marci, le loro mani unte che mi ghermiscono, mi toccano. Mi violano. Urlo, mi difendo, ma invano. I loro schiaffi si abbattono sul mio viso, stordita, mi prendono in braccio trastullandosi con me come una bambola di pezza. Chi è così malvagio da proporre l’ultimo gioco? Una corda mi stringe, ed eccomi fuori, di nuovo nel buio, di nuovo nella nebbia, catapultata nell’acqua gelida del fiume.
«Guarda che arrivano, guarda che arrivano! Adesso se la mangiano i topi!»
Affondo, lenta, bolle d’aria mi abbandonano e risalgono verso la superficie. La vista della luna sfuma mentre una voce ovattata chiama il mio nome, ancora e ancora.
Sobbalzo, la luce della lampada mi stordisce con riflessi concentrici, bollini colorati che mi danzano davanti agli occhi.
«Tutto fatto signora, il suo bel sorriso è splendente più di prima. Mezza corona, prego.»

Iara R.M.

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa: gradini che salgono, sale. Una porta socchiusa, la apre. Lampi, bagliori, riflessi improvvisi colpiscono i suoi occhi. Granelli di luce si insinuano tra le sue ciglia, offuscano la vista, distorcono i volti, le cose, i pensieri. Sbatte le palpebre: bicchieri; socchiude gli occhi: bottiglie; li apre: caraffe di vino sparse sui tavoli. Le immagini ora sono chiare. Uomini, tanti uomini bevono, ubriachi si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La luce si fa cupa, l’avvolge. La donna singhiozza: fermatevi! Piange, implora, urla di terrore. I maniaci la legano, lei non può più muoversi; la imbavagliano, lei non può più gridare; la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. Non ci sono più luci, nessun riflesso, né bagliori. La donna sprofonda nell’ acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: “Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!”.

***

Il voto è anonimo.

***

  1. Voto per: Seme nero
    Commento: Ha proposto una variante diversa e suggestiva rispetto alle altre versioni.
  2. Voto per: Iara R.M.
    Commento: mi sembra il pezzo meglio riuscito sia in relazione al tipo di lavoro proposto per questa prova, ma anche come piacere di lettura nel complesso.
  3. Voto per: Iara R.M.
    Commento: Migliore interpretazione della prova
  4. Voto per: Michele e Marina
    Commento: Rispetto alle altre versioni, si sono attenuti al tipo di esercizio richiesto.
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