Mi ricorderò di te. O forse no. Si aprono le danze!


Lo scorso anno abbiamo fatto una gara di incipit; oggi è giunto il tempo di fare una gara di explicit o di finali, che dir si voglia. Anche quest’anno vi devo ringraziare per l’ampia partecipazione: abbiamo davvero molti brani tra cui scegliere, tutti di pregevole fattura. Ancora una volta, il mio pensiero va soprattutto a coloro che stanno partecipando con finali scritti di proprio pugno, ben sapendo che dovranno scontrarsi con finali usciti da penne sopraffine: a loro va, in particolare, il mio grazie più sentito.

Tutti sappiamo quanto siano importanti le prime righe di un testo. Sono quelle che agganciano il lettore, che sia la persona che vorrebbe comperare il nostro libro o che sia l’editor che lo deve valutare. Eppure anche il finale ha la sua importanza, per quanto se ne parli di rado: io sono convinto che un buon finale renda memorabile un libro, tanto quanto una buona ultima battuta renda memorabile un film. Via col vento sarebbe lo stesso, se non finisse con «Francamente, me ne infischio» e «Dopotutto, domani è un altro giorno»? Credo che il senso più vero dell’opera si annidi proprio lì, in quelle ultime righe prima della parola FINE.

Ora non ci resta che iniziare; lo scopo recondito, ma non troppo, di questa gara è capire se i nostri finali siano all’altezza dei migliori, o almeno di quelli che ci sono piaciuti di più (che altro senso dare, in realtà, al termine “migliore”?). Vi ricordo brevemente le regole:

  • Di seguito sono presentati, in ordine casuale, i brani che mi sono stati inviati: possono essere sia di autori pubblicati che di scrittori che ancora non hanno proposto al pubblico le proprie opere;
  • Il post non è spezzato in più pagine per permettervi di stamparlo; vi consiglio di farlo, perché leggere su carta non è la stessa cosa che leggere a video. Almeno, per me è così;
  • Alla fine del post potrete scegliere i tre finali che preferite. Non c’è necessità di giustificare il voto, ma potrete farlo senza remore nel post in cui presenterò la classifica; per evitare qualsiasi turbativa, i voti parziali non saranno visibili. Io, avendo più informazioni di voi, non voterò;
  • Avrete tre giorni e mezzo per votare, cioè tutto il fine settimana fino a lunedì a mezzogiorno: questo per lasciare il tempo sia a chi si collega dal lavoro sia a chi lo fa da casa;
  • Lunedì a mezzogiorno presenterò la classifica dei brani, ma non rivelerò chi me li abbia spediti: saranno proprio i “mandanti”, se lo vorranno, a svelare nei commenti la provenienza dei brani.

Buona lettura e buon fine settimana.

Brano 1

Fa davvero freddo e il soffitto bianco ora è proprio nero. Ma siamo arrivati, ecco la magnolia. Cogli un fiore. Io non ci sono mai riuscita, tu ci riuscirai. Alzati sulla punta dei piedi, allunga un braccio. Così. Dove sei? Eri qui, mi sorreggevi, eri grande, eri un uomo. E ora non ci sei più. C’è solo un bicchiere di alcool dentro cui galleggia qualcosa che non volle diventare un uomo, una donna, che non aiutai a diventare un uomo, una donna. Perché avrei dovuto, mi chiedi, perché avresti dovuto? Ma perché la vita esiste, bambino! Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita.

Guarda, s’accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch’io. Ma non conta. Perché la vita non muore.

Brano 2

Stai fissando il vuoto oltre la finestra, mentre una lacrima ti riga il viso e il tramonto riempie di ombre la stanza.

Non lo sai, ma ci stiamo guardando negli occhi.

Devi rassegnarti, la preghiera non serve a cambiare un destino, è soltanto un contenitore, invisibile, di speranze alle quali ci aggrappiamo quando accade qualcosa di spiacevole e noi non possiamo evitarlo. La preghiera! Lascia che resti un’accorata richiesta di coraggio per sopravvivere al dolore di una perdita, un’intima invocazione della forza che pensiamo di non avere per continuare ad andare avanti.

Adesso sei lì che aspetti, ma l’attesa è solo l’ennesima richiesta di bugie per non accettare una sola verità: quel telefono rimarrà un muto oggetto, nell’angolo della stanza. Mi dispiace, non sentirai più la mia voce.

Da una dimensione che non conosco, dentro un bozzolo di luce in cui non ho bisogno di occhi per vedere, né di altro perché posso sentire col cuore, questo mi è stato ancora concesso: asciugare la tua ultima lacrima.

Brano 3

Ripartiamo. Non abbiamo fretta, percorriamo dolcemente le colline.

Possiamo ancora permetterci un viaggio avventuroso in moto, senza prenotare da nessuna parte, anche se ormai ho cinquant’anni e Francesco ne ha quasi sessanta, ci sentiamo pieni di vita e di entusiasmo. Qualcuno dice che abbiamo fatto un patto con il diavolo perché sembriamo entrambi molto più giovani, almeno così ci dicono. Io minimizzo con tutti, dico che è perché facciamo molto sport e viviamo all’aria aperta, quasi in campagna, dove possiamo respirare un’aria ancora non troppo inquinata.

In realtà, e sono sicura di questo, ma non lo dico perché mi prenderebbero per pazza, se siamo cosi è solo perché siamo felici, ci beviamo e mangiamo ogni giorno che passa, con la sconsideratezza dei vent’anni, anche se a pensarci bene a vent’anni non è che eravamo poi cosi spensierati.

E’ strano, ma ho trovato la felicità attraversando strade tortuose e faticose, i dolori più grandi, lacrime e sangue, ho superato la rabbia e il dolore attraverso la mia passione per la vita, nonostante tutto.

Ho cercato sempre di essere come gli altri e di uniformarmi alle regole della collettività, ma i percorsi della vita mi hanno portato ad essere differente e ne ho sempre pagato il prezzo.

A vent’anni pensavo di avere il mondo in mano, ma quanto mi sbagliavo. Ma è davvero l’età più bella? non lo so, forse l’età più bella è semplicemente quella dell’amore, l’importante è che arrivi, e se davvero arriva, non è mai troppo tardi.

Brano 4

Harry, mentre vagava per i vicoli di Siena, sentiva impressa nella sua mente una frase di Mallory, una in particolare: a un certo punto del loro dialogo aveva definito quei personaggi come appartenenti a una sorta di “organizzazione trasversale”. Quell’ipotesi non lo lasciava affatto tranquillo. In quegli anni la frontiera nascente della fisica era la meccanica quantistica. Ed Heisenberg era universalmente riconosciuto come uno dei padri fondatori.

Harry cominciava a sentirsi pervaso da un senso d’inquietudine perché la meccanica quantistica e alcuni particolari processi di nanotecnologia combinata a tecniche di ingegneria biogenetica erano alla base delle ultime ricerche che le sue società stavano concludendo. La sintetizzazione dei principi alla base del farmaco per la longevità umana era ormai a un passo. Harry, finché non riusciva a far luce su quelle persone, si sentiva scippato di quel merito, proprio ora che aveva la sensazione di essere a un passo dal traguardo. Il fattore tempo era fondamentale, lo aveva sempre pensato. E scoprire di essere stato anticipato di parecchi decenni proprio quando pensava di avere un cospicuo vantaggio era un colpo difficile da digerire. Di cosa si occupava quella “organizzazione trasversale”? Era palese che fossero scienziati, non certo solo benefattori dell’umanità. E su questo aspetto Mallory era stato piuttosto chiaro. Quali altri segreti celavano oltre all’evidente, e straordinaria, longevità di cui godevano?

Harry aveva bisogno di tranquillità per riorganizzarsi le idee. Aveva bisogno anche di buon cibo italiano. Vagando per i vicoli della Siena medievale ancora fresca di Palio, andava alla ricerca di un posto in cui fermarsi a cenare. Non badava molto ai menu esposti, che gli parevano per la verità tutti uguali, ma prestava attenzione ai posti a sedere. Voleva un ambiente non troppo affollato, lontano dai chiassi goliardici di chi ancora stava festeggiando agli angoli delle contrade. Un tavolo sufficientemente appartato gli parve il luogo migliore per isolarsi un paio d’ore dal resto del mondo.

Harry alla fine lo trovò. E si sedette, sperando di avere sollievo dai pensieri che lo affliggevano.

Solo gli ultimi bagliori del tramonto, in quella calda estate toscana, riuscirono ad alleviare per un attimo quel suo sottile filo di amarezza.

Brano 5

Risalimmo a fatica dal ventre della terra, la pelle bagnata e fumante di vapore, le membra liquefatte dal vino e dal caldo. Caddi in ginocchio sul primo pianerottolo e Jamie, nel tentativo di aiutarmi, scivolò accanto a me in un mucchio disordinato di stoffa e gambe nude. Ridacchiando senza ritegno, più ubriachi d’amore che di vino, ricominciammo a salire fianco a fianco, carponi, su per la seconda scala di gradini, ostacolandoci a vicenda con spinte e gomitate nello spazio ristretto, finché non crollammo alla fine l’uno nelle braccia dell’altra sul secondo pianerottolo.

Qui un’antica finestra a bovindo si affacciava, priva di vetri, sul cielo, e la luna piena ci inondò della sua luce argentea. Giacemmo avvinghiati l’uno contro l’altra, la pelle umida che si raffreddava all’aria invernale, in attesa che il ritmo impazzito dei nostri cuori rallentasse e che il respiro ritornasse nei nostri corpi ansimanti.

La luna sopra di noi era enorme, talmente grande da riempire quasi totalmente la finestra vuota. Non c’era da stupirsi che i cicli delle maree e quelli delle donne fossero soggetti all’attrazione di quel globo imponente, così vicino e così imperioso.

Ma i miei cicli non si muovevano più incontro a quella casta e sterile chiamata e, all’idea di sapermi finalmente libera, il sangue cominciò a scorrermi rapido come il pericolo nelle vene.

«Anch’io ho un regalo per te», dissi all’improvviso a Jamie. Lui si girò verso di me e la sua mano scivolò, grande e sicura, sopra il mio addome ancora piatto.

«Davvero ce l’hai, adesso?» chiese.

E il mondo sbocciò tutto intorno a noi, ricco di nuove possibilità.

Brano 6

Ti sembra di essere arrivato fin lì seguendo un percorso necessario, con il verso di quella poesia a dare senso, a tutto. Le dici che sì, hai voglia di mangiare qualcosa insieme e di parlare un po’.

Molta voglia, ma questo lo aggiungi solo nella tua testa.

«Allora qui sotto tra un’ora e mezza» e poi torna ai suoi esami e dai ragazzi e quando la vedi di spalle che si allontana, memoria e percezione ti giocano un altro scherzo e vedi – vedi davvero – la ragazza di trent’anni prima che esce dall’aula della I E, portandosi appresso i sogni disperati e invincibili di un ragazzino che voleva fare lo scrittore.

Quando sei per le scale pensi che fra tre giorni è il tuo compleanno, che sono tanti anni che non vai al mare da queste parti e che ci sarà pure un motivo se hai preso un costume da bagno, prima di partire. Pensi che non hai alcun motivo per tornartene a casa a Firenze, che nessuno ti aspetta per festeggiare con te. Te lo dici senza commiserazione – in passato è successo, ammettiamolo – ma anzi, con un brivido di allegria. Come se qualcuno – qualcuno è una bella parola – ti stesse offrendo gratis una nuova possibilità.

Chissà cosa succede poi, dopo aver parlato.

Dopo l’ultima pagina, quando il romanzo finisce.

Brano 7

Lo spettacolo era tremendo.

Brano 8

Urli e gridi echeggiarono nel cielo. Piano piano, la nuvola di pece diradò, già l’aria era più leggera e lieta. Dalla goletta, finalmente videro chi li aveva aiutati e salvati. L’equipaggio e i passeggeri esultarono, piansero, risero, si abbracciarono, in una gioia allo stato brado, mentre in cielo, sfrecciavano quattro draghi cavalcati da cavalieri che scendevano in picchiata e risalivano emettendo il loro grido gutturale di vittoria, facendo capriole e avvitamenti spettacolari.

Quell’immensa nuvola carica di morte e cattiveria si disperdeva, lasciando un cielo limpido e sereno.

Per ora avevano vinto.

Avevano sconfitto e reso innocuo il Male, ma microscopiche particelle, ancora vagavano per l’etere.

Il Male non sparirà mai. Sconfiggerlo, stanarlo, allontanarlo e renderlo innocuo, sta in ciascuno di noi, senza aver paura e vergogna di chiedere aiuto.

Brano 9

Sui sedili laterali un giovane fissava dal finestrino un punto distante: immaginavo il suo sguardo perdersi nella lontananza della corsa. Si era seduto in direzione opposta a quella di marcia e la sua espressione filtrava stati d’animo all’apparenza analoghi ai miei. Aveva l’aria stanca, la testa appoggiata alla spalliera, gli occhi fissi sul panorama in movimento. Sembrava il marinaio rassegnato e solitario di una barca abbandonata alla deriva ed era così che mi sentivo anch’io. Eravamo due sconosciuti che condividevano pensieri tristi. Distolsi lo sguardo e sprofondai ancora una volta nei miei tormenti sentimentali.

Finché il treno non giunse a destinazione.

Brano 10

Guardava il sangue uscirle dai polsi con un misto di stupore e compiacimento. La gente teme la morte, lei invece l’aveva sempre aspettata, desiderata, voluta. Il coraggio di porre fine all’attesa le era sempre mancato però fino a quel giorno, poi tutto era avvenuto con una serenità assoluta, come se fosse finalmente arrivata a una soluzione, a un punto fermo, a una presa di posizione. Solo il suo ultimo battito fu autentico come non ne aveva mai avuti durante tutta la vita e si rese conto di come poteva essere davvero bello Vivere, ma era tardi: ormai c’era spazio solo per il buio.

Brano 11

Il suo compito era di aiutarci a vivere felici, e scoprire quanta magia fosse nascosta nella vita di ognuno.

Mentre parlava una musica di armonica a bocca si mescolava al frangersi delle onde. Avvolti dall’azzurro pronto a trasformarsi in blu del cielo, in tanti ascoltavano le parole di Viola. Molti erano ancora scettici e lontani dal fidarsi, per qualcuno leniva il dolore del dubbio di aver commesso errori profondi con quel figlio difficile.

Il seme era stato gettato, piccole piante sarebbero germogliate.

«Posso solo dirvi per concludere che io sono qui se siete pronti a lasciare la vita che avete programmato ed abbracciare la vita che vi aspetta, rubando parole non mie, vi ringrazio per aver partecipato.»

Brano 12

Il sorriso sereno di Doglia si cancellò. “Mi dispiace” mormorò in direzione di una nuvola in cui avrebbe potuto vagare lo spirito inquieto di Vincenzo Eranio. “Alla fine ti hanno trasformato ugualmente in un personaggio di dominio pubblico. Sarai condiviso da milioni di spettatori che ti commenteranno su twitter. Il tuo cadavere diventerà un hashtag e domani su facebook parleranno di te. Devi rassegnarti: questo è un mondo complicato che funziona come gli scacchi, non ha la linearità della dama”.

Scosse la testa e poi con aria complice sussurrò: “Però sembra proprio che tua figlia voglia farsi aiutare. È questa la cosa più importante”.

Un barlume di sole filtrò per un attimo sopra la nuvola, tralucendo un raggio luminoso che balenò nel cielo simile a un riflesso.

Brano 13

Salì sulla scialuppa di salvataggio. Il mare era calmo, lui molto meno: era oppresso dal dolore della sua colpevolezza. Il genere umano era stato capace, per la prima volta, di creare le condizioni per la vita intelligente. Aveva avverato il sogno, che era stato di Prometeo e di Frankenstein, e si era trasformato in un dio. Ma, come sempre era accaduto nella storia dell’Uomo, la distruzione aveva preso il sopravvento: nessuna creatura può sfuggire al destino del suo creatore. E così era stato, ancora una volta: S. e A. non erano più; la loro anima persa, nel fumo azzurro che sfuggiva dai comignoli di sfogo della piattaforma. Il cuore di D. era colmo di amarezza. E di dispiacere.

Gli dispiaceva. Davvero. Nessuno avrebbe mai potuto dire quanto gli dispiacesse.

Brano 14

E così, salita sul treno, Mariel se ne andò verso il suo primo viaggio. Incominciò una nuova vita, ancora una volta solitaria. Come da piccola, volando sul suo tappeto. L’unica certezza che aveva era che sarebbe ritornata, l’unico dubbio il momento in cui ciò sarebbe avvenuto. Solo una volta voltò lo sguardo e il paesaggio che si allontanava le sembrò incredibilmente bello. Poi gli occhi tornarono a guardare avanti. Mariel amava davvero viaggiare.

Brano 15

Subito dopo richiude gli occhi e eccola di nuovo distante mille miglia da me, distante mille miglia dal letto su cui è sdraiata e distante mille miglia da tutto quello che è stato una volta ‘noi due’.

Distante e vicina, nel suo sapore che ancora mi sento addosso, nel calco della sua testa sul mio cuscino, nel freddo di un colore, o nel suo calore, nel silenzio del suo addio, nei buongiorno futuri senza lei cui rivolgerli.

E in quest’idea impossibile della mia vita senza Tiana casco in un susseguirsi di pensieri intrecciati che non durano nemmeno il tempo per esser ricordati, mentre con lo sguardo mi riscaldo nelle ombre bluastre che la luce, dall’accappatoio aperto, le lascia sulle curve della pelle.

Brano 16

“Perdindirindina! Quest’anno ne avrò delle belle da raccontare ai miei compagni! C’è da far schiattare dall’invidia anche Carlo Rossi!”.

Affiora sulle mie labbra un sorriso serafico, quando Agnese e Gnognò mi dicono in coro:

«Guai a te se racconti del mondo Magicogiga,  la maggior parte dei tunturlini ti prenderebbero per pazza. Serba i ricordi di questa estate per te». Un secchio di acqua fredda mi avrebbe dato meno fastidio.

“Che delusione! Beh, forse qualcosa a Valentina posso raccontare, però non lo dico alla zia”.

Brano 17

Pagai il conto e rimisi la lettera in tasca con cura. E poi mi alzai dal tavolo, mi misi la borsetta sulla spalla e mi avviai in direzione della profumeria e oltre, verso la grande Parigi che mi aspettava.

Brano 18

Nei secondi che ci separano dalle nostre nuove vite le rubo un’ultima attenzione, chiedendole il suo, di nome: “E tu, come ti chiami?”. Senza accorgermi alzo il tono della voce, tanto che alcuni astanti si rivolgono verso di me, quasi avessi interrogato loro. Mi urla “Lucrezia”, ed è un nome bellissimo. Ripeto meccanicamente: “In bocca al lupo, Lucrezia”. Ma poi mi guardo intorno e forse, invece, non ho detto niente. Comunque lei non c’è più, è scomparsa dietro una porta con il suo bagaglio striminzito. L’ostetrica tossisce e mi guarda come se volesse chiedermi se ho intenzione di darmi una mossa. Stanno aspettando me. Proprio in quell’attimo spunta l’infermiera del nido per confermarmi che anche Amanda è pronta. Ora so che tra pochi minuti tornerò a casa con mia figlia. Ed è leggero affrontare il peso dei miei nuovi passi.

Brano 19

So che è difficile crederlo, però io amavo Emma nonostante la follia e gli spiriti che popolavano i suoi sogni e gli specchi. La amavo pur sapendo che non mi avrebbe mai amato, che per lei sarei stato solo un vicino di casa, forse nemmeno un vero amico. La proteggevo dalle ombre che ogni tanto riaffioravano alla sua mente. Coprii tutti gli specchi ma lei prima o poi avrebbe visto i suoi fantasmi in una tazza di tè o nell’acqua della vasca da bagno oppure nel riflesso della vetrina di un negozio. E io lo sapevo già. Anche mentre nascondevo gli specchi sapevo che non avrei risolto nulla. Nonostante questo continuavo a cercare di proteggerla da ciò a cui non poteva sfuggire. La proteggevo da se stessa in nome di un amore che non avrebbe mai ricambiato.

Brano 20

Siamo sempre in cerca della verità, non ci importa se questa possa farci male oppure no, ci muoviamo come in una fitta foresta, ci facciamo largo tra la nebbia e scansiamo gli ostacoli che cercano di impedirci di arrivare a quella luce. Ma che succede una volta raggiunta l’ambita meta, se quella verità tanto agognata sconvolge la nostra vita in modo irreparabile? Basta ricordare che ogni alba ha le proprie ombre e sono quelle che vengono prima di un luminoso destarsi.

Brano 21

Per ottenere qualcosa, qualcosa bisogna dare. Comunque, tutto sarebbe stato deciso l’indomani. Se Sara avesse scelto lui, T. le avrebbe chiesto seduta stante se voleva sposarlo. In modo da non smarrirsi in fondo al bosco, da non venire rapito dagli gnomi cattivi.

“Non tutto è andato perduto nel corso del tempo”, questo avrebbe dovuto dire a Eri quando si erano salutati sulla riva del lago, in Finlandia. Ma in quel momento le parole non gli erano venute. “Noi a quell’epoca abbiamo creduto in qualcosa, eravamo capaci di credere in qualcosa. È un ricordo che non può svanire così, senza lasciare traccia”.

T. chiuse gli occhi, voleva dormire. L’ultimo barlume della sua coscienza venne inghiottito in fondo alla notte, prese velocità diventando sempre più piccolo finché sparì, come l’ultimo treno che si allontana sui binari. Rimase soltanto il suono del vento fra le betulle del bosco.

Brano 22

E poi lui cerca uno spazio dove parcheggiare, saliamo insieme nel mio minuscolo appartamento e finalmente gli spalanco il mio mondo, quello vero, senza ville ereditate, fughe a Parigi e altre scappatoie, quello dove la pizza surgelata non ci sta nel freezer da tanto è minuscolo, quello con l’accappatoio spesso caduto a terra perché il gancio non regge e l’asciuga salviette è un lusso, quello che divido con mia figlia, e in fondo non vedo l’ora di fargliela conoscere!

Brano 23

Sally lasciò cadere la lettera e chinò la testa. Tutto si era ridotto a questo, ormai: a un cofanetto pieno di soldi, a una lettera. Piangeva. Gli aveva voluto bene. E lui aveva salvato tutto: ci sarebbe stato un futuro, un lavoro per Jim… E avrebbero…

«Papà» mormorò.

Oh, ci sarebbero state ancora difficoltà, tantissime. Ma le avrebbe affrontate. Garland&Lockhart!

Raccolse lettera e cofanetto e si avviò alla stazione

* * *

***

Mi ricorderò di te. O forse no.

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56 thoughts on “Mi ricorderò di te. O forse no. Si aprono le danze!

    • L’anno scorso qualcuno l’ha fatto. Io direi di non escluderlo: anche se riconosco un brano, sono capace di dire se mi piaccia più o meno degli altri. Non lo voterei solo, che ne so, perché è la fine della Divina Commedia, ma lo voterei perché mi piace… 🙂

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  1. Non capita quasi mai che ci si concentri sui finali. Si parla solo degli incipit, anche nei cosiddetti manuali di scrittura creativa che ho avuto tra le mani non ho mai letto quasi nulla su come chiudere un romanzo.
    Il giudizio qui è molto più difficile, perché nell’incipit sei perfettamente ad armi pari con l’autore. Qui è come entrare in sala nell’ultima scena di un film e da quella giudicare se è una buona storia. Ho stampato tutto, giusto leggere su carta. Giusto leggere domani. In fondo, domani è un altro giorno.

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    • Un grande peccato, non parlarne a fondo. Tanto sui finali quanto sugli incipit non puoi giudicare se in mezzo ci sia una buona storia; entrambe, però, non sono scene come le altre e vanno trattate diversamente. A mio giudizio, s’intende.

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  2. Un buon inizio ed un buon finale non fanno di un libro un buon libro, hanno lo come il valore degli effetti speciali nei film. Ho riconosciuto il primo, non solo perché regalo di un’amica, ma perché molto enfatizzato dai media nel momento in cui il libro uscì, in un paese come il nostro, nel quale il potete religioso è forte, era inevitabile

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    • Ciao Tiziana e benvenuta!

      Ovviamente hai ragione: un incipit o un explicit occupano forse mezza pagina ciascuno ma ne servono diverse centinaia, in più, per fare un romanzo. Nonostante tutto, però, questa manciata di righe ha il potere enorme di “sgonfiare” tutta la storia, come un soufflé venuto male. Ecco perché credo che, chi scrive, debba porvi una certa attenzione.

      I finali, qui, possono essere sia noti sia inediti; il bello è proprio questo mettersi in gioco tra aspiranti scrittori e scrittori “veri”.

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  3. Ho fatto bene i compiti, ho stampato e letto tutto con calma. Alcuni finali li ho trovati strepitosi e sono stata indecisa a lungo potendo votarne solo tre, ne avrei avuto un quarto. Comunque ho votato. Adesso sono curiosa di scoprire …gli autori. Ciaooo e buon week end

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  4. Pingback: 25 aprile, lungolago tra Sorico e Gera Lario | ilibridisandra

  5. Io ho fatto un po’ fatica…mi sembra ci siano più finali “tristi”, o apparentemente “tristi” che in realtà bisognerebbe conoscere un po’ di più la storia. Alla fine i miei erano giusto 3. 🙂

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  6. Non è stato facile “entrare” nelle storie partendo dal finale, ho riletto i brani più volte ma alla fine sapevo quali volevo votare. Basta aspettare un po’, rileggere con calma, smettere di pensare razionalmente agli elementi tecnici di un buon finale. Semplicemente leggere, come se non fossimo scribacchini ma semplici spettatori di uno spettacolo, un attimo prima del sipario.

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  7. Bellissima idea!
    Anche io ho problemi con i finali. Per me non è stato difficile scegliere i miei preferiti, ora li stamperò e cercherò di capire bene perché li ho scelti. E sono curiosa di vedere se combaciano con la maggioranza. Mi dispiace solo di essere arrivata all’ultimo momento. Mi sarebbe piaciuto condividere prima questa votazione che è ormai agli sgoccioli.

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