Biblioteca Scarparo #4


Torna la Biblioteca Scarparo: questa settimana cominciamo ad allargare un po’ l’orizzonte della Biblioteca – perché a fare sempre e solo quarte, poi, ci si stufa – e facciamo un gioco un po’ diverso. Oggi, per esempio, scriveremo un incipit. Non occorre ricordarvi che l’incipit non è mai la prima cosa che si scrive, semmai l’ultima. Ma noi ci accontentiamo, perché non c’è tempo di scrivere tutto il romanzo per fare un esercizio.

L’ideale è, quindi, scrivere qualche riga di incipit. Quante righe? Quelle che servono, naturalmente. Almeno fino a quando qualcuno potrà spiegare sensatamente quale sia la lunghezza necessaria. Se ne avrete voglia, potrete anche aggiungere un paragrafo di quarta: come potremmo altrimenti fare il tifo perché li scriviate, questi benedetti romanzi che immaginate?

Buona scrittura.

 

649 - amabili testi - rossa

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21 thoughts on “Biblioteca Scarparo #4

  1. Disclaimer: Sto per barare? Sì, sto per barare.

    — INCIPIT —
    Lo spettacolo era tremendo.
    Sarebbe bastato solo questo. Questo e basta, per descrivere la situazione. Ma quattro parole non avrebbero reso a sufficienza l’idea della Cafarnao di carte e disperazione in cui si trovava Michele, a pochi giorni dalla data di consegna del suo romanzo. Una storia bellissima, nella sua testa. Una storia che, sulla carta, semplicemente non esisteva. Michele aveva guardato alternativamente la tastiera del computer e il barattolo nuovo di sonniferi, indeciso in quale direzione muoversi. Poi, di scatto, aveva allungato la mano.

    — QUARTA —
    “Cos’altro è, una storia, se non l’osservazione bislacca di uno scrittore?”

    Michele, scrittore divenuto famoso per caso, così definisce le sue storie: bislacche. Storie che hanno trovato la notorietà perché ha avuto la fortuna di sedere, ad una fiera, a fianco di un importante editore. Tra una chiacchiera e l’altra, lo convince che i suoi romanzi siano bellissimi e che meritino di essere pubblicati in una nuova collana che punta ai nativi digitali. Anche se, forse, aveva bisogno di pubblicare qualsiasi cosa, pur di cercare di uscire da un misterioso impasse. Quando Michele scopre che i suoi romanzi hanno smesso di vendere con la stessa subitanea velocità con cui avevano iniziato, entra in depressione. Tutto sembra crollare insieme alle notorietà: felicità, ispirazione e persino l’amore.
    Un romanzo che, con la scusa di raccontare la vita di uno scrittore, indaga i meccanismi con i quali l’uomo moderno sembra introitare ciò che gli accade attorno, dove la felicità è legata agli store on-line e la disperazione ai “like” sui social network. L’uomo del secolo nuovo è davvero prigioniero di Internet?

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    • _INCIPIT_

      Che caldo che faceva,ma lei sentiva freddo nonostante fosse agosto. Essere andata a dormire con i capelli bagnati anche se avvolti dall’asciugamano, non era stata una grande idea. Francesca avrebbe dovuto iniziare l’antibiotico la sera stessa visto che la prossima settimana sarebbe partita in vacanza con Silvia.La loro ennesima vacanza insieme.Sì conoscono da trentacinque anni, cioè da quando ne avevano tre di anni.Silvia le rubò la bambola il primo giorno dell’asilo,facendola piangere per ben quindici minuti. Silvia ,poi la consoló,restituendole la bambola. Da allora sono inseparabili.

      _QUARTA_

      L’amicizia al suo stato puro,quella che non t’immagini perché nello stereotipo sulle donne, c’è quello della rivalità perpetua.Non tra loro. Non tra Silvia e Francesca. Un’amicizia nata all’asilo, non nel migliore dei modi. Prosegue incessante anche ora che si preparano per una vacanza, quella che stravolgerà questo equilibrio tra vere amiche.

      Tiziana è al suo primo romanzo.Ha iniziato scrivendo favole. Proprio da una grande amicizia ,ha iniziato a scrivere racconti per bambini. Questo è il romanzo dell’età adulta. Sognatrice,fin da bambina scriveva testi, poesie in rima sui suoi quaderni.

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  2. INCIPIT

    Il cestino dei rifiuti oscillò sotto il lieve peso di una pallottola di carta, la quindicesima di quel torrido pomeriggio agostano, non centrò il buco e finì sul pavimento assieme a due compagne. Giacomo si diresse alla finestra in cerca di refrigerio, il padre Monaldo, nonostante non gli difettassero i soldi, era contrario all’installazione di un condizionatore, così al tramonto l’aria era ancora pregna di umidità e anche Silvia, come ogni giorno, sedeva lì sul poggiolo dirimpetto, in quel mortorio di cittadina che era Recanati d’estate. Solo uno sguardo alla ragazza e il giovane scrittore tornò al computer, in preda a una rinnovata ispirazione unita a una cupa malinconia. Era sabato, tutti a divertirsi nella vicine località balneari del Conero, mentre lui, chino sulle sudate carte, ancora s’illudeva di sfondare con i suoi testi, arrivare all’editore Big, da Fazio, al Premio Strega e ci credeva al punto di sacrificare le vacanze. Ancora un’occhiata alla via, dove gruppi di giovani schiamazzavano con le birre in mano. Considerò che in fondo non c’erano grandi differenze con le aspettative del sabato del villaggio di molti anni prima, infine scrisse il primo pezzo buono della giornata:

    “La donzelletta vien dalla campagna, in sul calar del sole, col suo fascio dell’erba; e reca in mano.”

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  3. Mia luridissima opinione personale: se hai ben chiara la premessa narrativa della storia che vuoi scrivere, l’incipit puoi tranquillamente scriverlo subito. In caso contrario, rinuncia all’idea di scrivere quella storia.

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    • Ciao Alessandro, è un piacere ritrovarti qui 🙂
      Se uno scrittore è un architetto (i giardinieri, invece, meglio che tengano l’incipit per ultimo 🙂 ) è possibile che possa fare come dici. Un romanzo, però, è questione di mesi, se non anni. Alla terza riscrittura, è possibile che la premessa narrativa sia variata a sufficienza per rendere l’incipit non più adeguato.

      Poi, dopo tutta questa fatica, arriva l’editor e dice: «Meglio partire dal terzo capitolo». E tanti saluti all’incipit. 😉

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  4. Incipit:

    Io.
    Stufa di pensare a mio padre.
    Quello che mi ha abbandonata lasciandomi sola con mia madre.
    Sento la sua ombra che mi segue dappertutto, non posso farci niente.
    Mi arrabbio, perché quello che mi perseguita è il mio desiderio mancato.
    È anche la ragione del fallimento del mio matrimonio. Lui era sempre in mezzo. La sua presenza ingombrante, come un armadio che sappiamo essere troppo grande per quella stanza, ma lo abbiamo comperato ugualmente. Non possiamo montarlo, riempirlo; rimane inutile, abbandonato a terra a dare fastidio, e ci inciampiamo continuamente…

    Quarta:

    Gianna capisce che sta rovinando la sua vita, fa un passo indietro e comincia a guardarsi indietro come in un film. Decide che è ora di cambiare e lasciarsi i fantasmi alle spalle, l’universo le dà una possibilità, sta a lei coglierla. Storia di come riconoscere e approfittarsi delle opportunità che la vita ci dà.

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  5. Discutevamo, per giorni, su come iniziare un romanzo. Si chiama incipit; quanto dev’esser lungo, cosa dire e cosa tacere, tecniche per catturare il lettore… Ognuno diceva la sua, gli altri rispondevano, e intanto avevamo già cominciato, senza saperlo.

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    • Non è sbagliato in senso assoluto, scriverlo subito. Come diceva Alessandro, dipende dal grado di consapevolezza che si ha della storia. È solo che, in linea generale, credo che in molti abbiano le idee più chiare alla fine, che non subito. Tutto qui 🙂

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  6. Quando il maestro entrò in aula, con la solita valigetta da una parte e un pacco, dall’altra, tenuto sottobraccio, il silenzio tornò fra i banchi di scuola: Giulia poggiò le sue piccole mani sul quaderno in una posa educata e composta, Carla tirò su gli occhiali che le erano scivolati in punta di naso, Eugenio approfittò per dare l’ultimo pizzicotto a Mattia e Sofia si asciugò in fretta le lacrime dopo avere litigato con Laura.
    Il giovane insegnante guardò i suoi alunni con un sorriso insolito, era bastata una notte in bianco per capire che forse la maniera c’era di attirare l’attenzione di quei piccoli scalmanati, una maniera semplice, la più banale, forse, ma l’unica in grado di impegnarli in qualcosa di costruttivo.
    Si chinò per poggiare sulla cattedra il pacco e rimase in piedi ad attendere la reazione della classe. Con una mano tirò via l’involucro di cartone e scoprì una gabbia dentro la quale una palla di pelo bianco si muoveva in modo goffo sopra un panno di lana: era il cucciolo di un coniglio.
    Il coro di ohhh dei bambini rappresentò subito un primo traguardo raggiunto, ma l’obiettivo era un altro.
    Diede ai piccoli ammiratori il permesso di avvicinarsi, stupirsi ancora, parlottare, divertirsi attorno al tenero animale, poi aprì la valigetta, tirò fuori dei fogli e li distribuì.
    – Bene, adesso tornate nel vostro banco, prendete le penne e scrivete tutto quello che in questo momento vi passa per la mente.
    Era sicuro che sarebbero venuti fuori degli autentici capolavori.

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  7. Incipit:

    Chiudo la porta dell’appartamento e mi libero di giacca e stivali grondanti d’acqua. Sono sovrappensiero. Toni è stato chiaro, con il mio accento da ciociara posso mettere una croce sulla parte. Non ho tempo da perdere. Mi siedo sul pavimento e incrocio le gambe. Schiena dritta. Mani ferme sull’addome: respiro, inspiro; una, due, tre volte, profondamente. Premo start agitando il telecomando che fa sempre i capricci prima di funzionare, e avvio il DVD con il mio ultimo investimento:
    – Benvenute alla sesta lezione di dizione, condotta da me, la vostra Èribel. Oggi, proveremo a migliorare le nostre capacità di pronuncia, come sempre, con l’ausilio dei nostri amabili testi. Per il primo esercizio vi occorrerà una matita.
    Premo pausa e sbuffo. Mi alzo, trovo la matita, mi risiedo, faccio ripartire il video:
    – Tenetela ben stretta tra i denti e ripetete questo simpatico scioglilingua senza farla cadere; mi raccomando, non dimenticate di respirare con il diaframma. Cominciamo.
    Fermo il DVD e lascio scivolare il telecomando sulle mattonelle impolverate. Resto imbambolata davanti al fermo immagine della fichissima conduttrice bionda con la matita stretta tra i denti. Al diavolo, non riuscirò mai a pronunciare tutte quelle parole alla perfezione. Vado al frigo per farmi una birra, ma c’è solo un cartone di latte che scade oggi. Dal tavolo della cucina, prendo il copione da imparare. L’audizione è tra meno di un mese e ancora inciampo sulla “o” chiusa e aperta; sulla “e” chiusa e aperta; e poi, ci sono tutti i miei problemi con la “r” e la “s”. L’ autocommiserazione raggiunge livelli di allerta elevata. Guardo verso il comodino il regalo appassionato del mio ultimo ex: una sveglia a forma di mucca suona con il suo solito muggito; sono le 19.00. Torno a sedermi e riavvio Èribel, ho ancora un’ora prima del mio turno al pub.

    Quarta:
    A diciotto anni non è un lusso sognare e puoi ancora sperare che un buon corso di dizione e recitazione possano aiutati ad allargare le pareti del tuo monolocale e della tua vita. È quello che vuole Martina quando lasciata la casa famiglia che l’ospitava e Flavio, il fidanzato, da Frosinone si trasferisce a Roma, per realizzare il suo desiderio di fare l’attrice. Durante il giorno studia e la sera lavora in un pub. Grazie al suo aspetto fisico avvenente e alla tenacia di cui è dotata, riesce a farsi notare da Toni, responsabile casting di una importante compagnia teatrale che le propone di partecipare ai provini da cui verrà scelta la protagonista del suo nuovo musical. Purtroppo, Martina, deve fare i conti con la sua dizione da ciociara se vuole avere qualche possibilità. Tra corsi di dizione in DVD, improvvisate di ex fidanzati, turni di lavoro sfiancanti e nuovi incontri, Martina tenterà di mettere il suo destino sul binario del successo.

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  8. Pingback: Amabili testi | ilibridisandra

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