Sostiene l’autore n. 17


Philip Roth - da Internet

Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

***

Gli innamorati sono insopportabili.

Così aveva pensato il barista mentre puliva il banco, non appena era uscita una coppietta che aveva bevuto il caffè tra un’effusione e l’altra. Ma quello era il bar della stazione delle corriere, e il barista era abituato a quella clientela che lui amava definire variegata. Il sole di luglio non si era ancora arrampicato troppo in su, nel cielo, e la temperatura era ancora accettabile. Aveva continuato a passare uno straccetto sul bancone, svogliato, per contrastare la noia di quei minuti fino a quando il ragazzo era entrato; si era seduto in disparte, in un tavolino d’angolo, ma il locale era vuoto e il barista lo aveva squadrato in lungo e in largo. Era il tipico ragazzetto, con zaino e tutto quanto. Di quelli che, finite le scuole e senza troppi soldi in tasca, prendono la corriera per farsi un giorno al mare.

«La corriera per il mare parte tra un’ora» lo aveva apostrofato, mentre con un colpo secco chiudeva la lavastoviglie e la faceva partire.

Il ragazzo lo aveva guardato inebetito, poi aveva risposto che stava aspettando qualcuno.

«Ah, la tua ragazza!» aveva ammiccato il barista.

Il ragazzetto aveva fatto un mezzo sorriso intimidito che sì, qualcosa del genere.

«E la porti al mare, dopo?»

Aveva risposto che no, non credeva. Perché, in effetti, quel giorno i suoi non erano in casa. E allora… forse…

Il barista gli aveva strizzato l’occhio, sornione.

«Bravo, fai bene. Ma stai attento, e prendi le tue precauzioni. Perché le donne sono tutte uguali e lo fanno apposta. Lo fanno per incastrarti. È solo questo, che vogliono: un bel matrimonio. L’abito bianco, la chiesa, e tutte quelle cose per le quali si illudono di essere regine. Poi quel giorno passa: tu scopri che loro sono davvero regine, ma tu non sei re. Nemmeno in casa tua. Soprattutto, in casa tua. Anzi: sei diventato schiavo; fai gli straordinari perché bisogna pagare il muto, dipingi questo, aggiusta quello, porta fuori la spazzatura. Quando parlano con gli altri, sono sempre loro che fanno tutto. Anche se sono a casa a non fare nulla e tu ti spacchi la schiena per otto, nove anche dieci ore al lavoro. Che quando torni a casa, porca troia, vorresti riposarti, no? Che hai il diritto di farlo, dopo aver lavorato. Che non è chiedere molto, dopo una giornata fuori, di avere una cena calda e una moglie che ti lasci guardare in pace la tv sul divano. Senza assillarti con i suoi stupidi problemi. E che, una volta a letto, te la dia senza fare troppe storie.» Il barista aveva fatto un gesto vago: «I mal di testa, e tutte quelle cose lì. Ecco perché devi stare attento. Goditela, finché te la dà con il miraggio del matrimonio. Poi, quando comincia a insistere, la molli. Tanti saluti, amen, e così sia. Te ne trovi un’altra più giovane. Lasciatelo dire da me, che con tutte quelle che vedo passare per il bar… Per non dire di quello che mi tocca di sentire.»

Il ragazzo aveva ascoltato in silenzio, senza intervenire. A volte aveva aggrottato la fronte, ma più spesso aveva tenuto lo sguardo chino. Come se fosse intento a leggere un giornale interessante, al tavolo dove era seduto. Il barista, incoraggiato dal silenzio del ragazzo e dal fatto che nessuno entrasse neppure per chiedere informazioni sugli orari, aveva alzato il tiro. Aveva enumerato le sue conquiste e i metodi che aveva usato per lasciarle. Ma, soprattutto, aveva sciorinato i suoi successi sotto le lenzuola. Fino a quella volta in cui si era chiuso con Vittoria – una rossa tutto fuoco – in camera da letto per ventiquattrore filate. Senza né dormire né mangiare.

«Alla fine non aveva più un buco sano» aveva detto al ragazzo, strizzandogli l’occhio.

Il ragazzo si era guardato attorno un po’ spaesato, poi aveva azzardato una domanda:

«Non è mai capitato che fossero loro a lasciare lei?»

Il barista se ne era uscito con una sonora risata. Un po’ per il tono formale della domanda, un po’ perché no, non esiste che fossero loro a lasciare lui.

«Devi stare attento: sei tu, l’uomo. Tu porti i pantaloni e tu devi decidere. Ricordatelo sempre: il pallino del gioco è in mano tua, è tua responsabilità comandare.»

Il barista lo aveva fissato dritto negli occhi, ma era chiaro che il ragazzo fosse innamorato. E questo era un guaio serio: quando fanno così, i maschi diventano cedevoli. Le ragazzine hanno un intuito speciale per capire i punti deboli dei maschi.

«Anche se loro dicono il contrario, vogliono essere comandate. Se si ribellano, bisogna fare come con i bambini: una bella sberla, giusto per far capire chi comanda. Magari non sarà giusto. Non dico neanche che sia piacevole. Ma fa parte delle responsabilità dell’uomo. Non so chi abbia scelto così: la natura. Dio. O forse è solo successo, e basta. Però è nell’ordine naturale delle cose. Lo sanno tutti…»

Il ragazzino non era ancora pronto per questo genere di cose, il barista ne era certo: bastava guardare il modo in cui scrutava continuamente l’orologio, nell’attesa che lei arrivasse. Di tutto quello che il barista gli aveva raccontato non doveva aver ascoltato una parola. Sperò che la sua ragazza lo lasciasse: era brutto augurare a un altro uomo una cosa del genere, ma la cicatrice che gli sarebbe rimasta avrebbe reso la sua scorza più dura. E lui sarebbe diventato un uomo vero: uno capace di prendere in mano sia le redini della propria vita, sia le briglie di tutte le puledre che gli capitassero a tiro. Al barista stava simpatico, quel ragazzino.

«Ci vorrà molto prima che lei arrivi? Vi offro qualcosa da bere. Ne avrete bisogno, no?, con tutto quello che suderete.»

Le guance del ragazzo si erano imporporate per un istante.

«Dovrebbe essere già qui, per la verità.»

Il barista aveva scosso la testa, ridendo piano mentre asciugava un bicchiere.

«Cominciamo bene: ti fa già aspettare.»

Il ragazzo aveva fatto un sospiro, che poteva essere un sì o anche un no, quando dalla porta aveva fatto capolino un secondo ragazzo.

«Marco! Finalmente!» aveva detto il primo ragazzo, guardando verso l’ingresso.

Il barista aveva squadrato da capo a piedi anche il nuovo arrivato. Sarà un suo amico, aveva pensato. Magari avrebbe dovuto accompagnarlo da qualche parte, o forse stava accompagnando lei da lui. Il ragazzo si era alzato e gli era corso incontro ma, quando gli era stato ormai addosso, lo aveva abbracciato e baciato. Sulla bocca.

Le labbra del barista si erano strette, mentre li guardava. Avrebbe voluto voltarsi, ma c’era qualcosa di magnetico in quei due che lo obbligava a tenere gli occhi incollati su di loro: se c’erano due che si dovevano mai essere amati, sulla faccia della terra, dovevano essere proprio quei due. Bastava guardare i loro occhi. Come si specchiavano, l’uno nell’altro. Avevano sciolto l’abbraccio e si erano diretti al bancone in silenzio, due sorrisi ebeti stampati su due visetti imberbi.

Il barista aveva tirato fuori due succhi di frutta. Due a caso, e li aveva versati senza dire una parola. Lui era un uomo, e la parola di un uomo non va mai ritirata. Il silenzio aveva riempito il locale; loro avevano bevuto, poi avevano ringraziato e se ne erano andati. Il barista non aveva più detto una parola; aveva preso le bottigliette e, prima di metterle nella spazzatura, aveva dato loro una rapida occhiata. Succo alla banana. Un sorriso obliquo gli aveva attraversato il volto, al pensiero che la sua mano fosse stata più veloce dell’occhio. Quindi le aveva lanciate, facendole finire nel bidone con il tonfo sordo del vetro. Il barista aveva scosso la testa un’ultima volta, mentre entrava un signore anziano che chiedeva un caffè lungo. Aveva riempito di polvere il filtro e un ultimo pensiero gli aveva attraversato la mente.

Gli innamorati sono insopportabili.

***

Il commento è anonimo

***

1 – Sostiene un lettore…

…Avevo intuito da subito che sarebbe arrivato un ragazzo e non una ragazza, troppo prevedibile, avrei preferito sorprendermi non intuendolo o venendo smentita. Vittoria, una rossa tutto fuoco: cliché. Di pessimo gusto “il succo alla banana” che spreca anche una bella descrizione : “Un sorriso obliquo gli aveva attraversato il volto, al pensiero che la sua mano fosse stata più veloce dell’occhio”. Gli innamorati sono insopportabili, questo sì e allora che si abbia il coraggio di sostenerlo davvero. Ed ora una cosa che vale in generale perché ormai è così un po’ ovunque e viene ritenuto corretto: la virgola prima di “e” proprio non riesco a farmela piacere. Come prima di “o” e di “ma”. Il punto sì, perché mi serve a dare un suono, un’intonazione. A dire: ho messo un punto perché volevo chiuderla qui ma poi non ce l’ho fatta perchè dovevo dire qualcos’altro. Ma la virgola no. Però, per Vittoria e il succo alla banana mi è venuto in mente che forse ci stanno e anche bene perché la sensazione che ho provato è proprio quella che proverei di fronte a un barista così. Quindi non è che non mi piace quello che c’è scritto o come è scritto, non mi piace il barista.

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2 – Sostiene un lettore…

…Mi va bene il barista infarcito di cliché. Non trovo coerente che un personaggio simile mostri tanta sensibilità nel cogliere l’amore nello sguardo dei due ragazzi. Considerazione troppo romantica e delicata per come viene presentato il personaggio.

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3 – Sostiene un lettore…

…Sì, anch’io ho capito subito che sarebbe arrivato un ragazzo e trovo indisponente il barista.
Per il resto: la parola barista è ripetuta troppe volte e occorre trovare sinonimi lo stesso – e sarà pure più facile – per ragazzo (es. giovane) e corriera (es. autobus). Ci sono anche alcune frasi fatte come in lungo e in largo che impoveriscono la prosa. Se fossi un editor forse lo eliminerei, o forse, immagino dipenderebbe dalla qualità degli altri racconti che mi tocca leggere, direi all’autore di riscriverlo, la cosa che funziona è l’ambiente bar di passaggio delle stazioni.

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4 – Sostiene un lettore…

…Non avevo del tutto intuito l’arrivo di un altro maschietto, diciamo che l’avevo scartata come situazione appunto prevedibile. Mi aspettavo, che so, una ragazza visibilmente più adulto del ragazzino in attesa. Oppure la figlia (o nipote) del barista e lì si che gli sarebbero girate, dato che il ragazzino ha casa libera. Che quando gli tocchi la prole, un uomo cambia completamente verso sul mondo femminile.
Il barista mi sembra ben reso…anche se, secondo me, almeno una volta è davvero stato lasciato. E magari rimpiange quell’amore perduto.

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5 – Sostiene un lettore…

…decisamente il personaggio maschile che ascolta senza commentare, che fa sorrisi, arrossisce, lascia intendere troppo presto di essere in imbarazzo per i suoi gusti sessuali. E’ dargli già una connotazione di ragazzino alle prese con la sua “diversità”. Assolutamente di cattivo gusto il succo alla banana. Un conto è far dire al barista peste e corna degli omosessuali, un altro è alludere come se fosse anche il pensiero dell’autore. No, non regge il sottile pensiero della tenerezza di come si veda che sono innamorati, dello specchio degli occhi, assolutamente no. Un tipo del genere avrebbe in sè e tra sè vomitato orribili schifezze.

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6 – Sostiene un lettore…

…Finché mi ricordo segnalo subito un errore da correggere “muto” invece che “mutuo”. Per il resto il brano mi è piaciuto tantissimo! Il discorso sessista del barista meritava proprio quel finale che, a un certo punto, avevo intuito. Sorprende la sensibilità del barista nel riconoscere l’amore intenso tra i due, anche se nella realtà può accadere: un mio collega (con cui ogni tanto mi sono trovata a discutere animatamente per il suo pensiero molto simile al barista in questione) mi ha confessato che si è commosso molto nel vedere il film I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee! Potenza del cinema.
Nel complesso il brano mi è piaciuto molto ed è vero “gli innamorati sono insopportabili” soprattutto quando noi da tempo non lo siamo più e sotto sotto li invidiamo un po’.

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7 – Sostiene l’autore…

…Grazie a tutti per i commenti, di cui farò tesoro. Fa impressione che i pochi scampoli di realtà che sono finiti nel racconto siano le cose che più hanno stonato.

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8 – Sostiene un lettore…

…@ sono il commentatore n. 3. Non credo sia strano che i fatti reali siano quelli maggiormente stonati, non per niente l’autobiografia è una grande trappola e un compito importante dell’autore è rendere narrativa, romanzare la vita, altrimenti tutto sarebbe piatto memoir che non interessa granchè, a meno di essere già celebri per altro. Ammesso che tu ti riferisca al fatto che arrivi un ragazzo, invece di una ragazza, evento che molti hanno previsto, pensa se questo aneddotto apparisse su un giornale: cambiamolo un po’: un famoso chef sciupafemmine – dopo aver sciorinato il discorsone sulle donne ad un avventore solitario, vede arrivare un ragazzo. Immaginiamo il titolo “QUELLA VOLTA CHE PRESI UN GRANCHIO!” funziona molto di più. Oppure il ragazzino, ora diventato un popolare cantante icona gay, racconta del suo primo amore e il frantendimento del barista “UNA CORRIERA CHIAMATA DESIDERIO” cose così. Tutto purtroppo è più appetibile e anche lo scontato diventa interessante se il protagonista non è mr.nessuno.

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9 – Sostiene un lettore…

…Gli innamorati mi fanno vomitare.
Questo il pensiero mentre puliva il bancone e seguiva con lo sguardo la coppia che usciva dal caffè mano nella mano. Ma il suo era il bar della stazione delle corriere, ed era abituato a quei momenti che precedono le partenze sdolcinate della sua clientela variegata all’amarena. Il sole di luglio si era arrampicato in cielo, e l’aria era immobile. Già si sudava alle otto di mattina e il barista passava lo straccio sul bancone pulito, per occupare la noia di quei minuti di attesa del prossimo cliente. Entrò un ragazzo e andò a sedersi in un angolo del locale vuoto. L’uomo squadrò il giovane per un istante. Era il tipico ragazzetto con zaino. Di quelli che finite le scuole e con la mancia della mamma in tasca, prendono la corriera per scendere un giorno al mare.
«Parte tra un’ora» disse, mentre chiudeva la lavastoviglie e la metteva in moto.
Il ragazzo rispose che aspettava uno.
«Intanto sarebbe bello ordinare» lo apostrofò il barista.
Il ragazzo sorrise timidamente. «Un caffè, grazie».
«E la porti al mare, il tuo uno?»
Sperava di no. Perché quel giorno aveva la casa libera. E allora, forse…
Il barista pensò di essersi sbagliato, che tanto timido non fosse.
«I preservativi li trovi all’angolo della piazza», gli sembrò un consiglio appropriato.
«Li ho presi prima di entrare, spero che nessuno mi abbia visto».
Quel ragazzo gli era già simpatico. Lo guardò con più cura. Era imberbe e pulito. Una traccia di virilità iniziava a emergere da una faccia bambina, che ancora vive il mondo come una torta da gustare.
«Alla fine non avrà più un buco sano» disse al ragazzo, strizzandogli l’occhio.
Il ragazzo arrossì, poi incerto pose una domanda:
«Non l’è mai capitato di essere lasciato?».
Il barista si stupì. Il tono formale della domanda faceva a pugni con la richiesta.
«Mai! Tu porti i pantaloni, e tu devi decidere. Ricorda: il pallino è il tuo, sempre». Mentre lo diceva si rese conto di quanto il ragazzo fosse innamorato. Non era lui che portava i pantaloni. Quando si è innamorati si calano le brache. Bastava guardare come scrutava ogni due secondi l’orologio, nell’attesa che lei arrivasse. Il caffè era già freddo.
«Ci vorrà molto prima che arrivi? ti offro qualcosa di fresco. Ne avrai bisogno, con tutta quest’afa, e tutto quel movimento pelvico».
Le guance del ragazzo si incendiarono in un istante.
«L’appuntamento era alle otto…»
«Cominci bene: ti fa già aspettare.»
In quel momento una figura occupò l’intera porta del bar.
Il ragazzo la fissò, era un personaggio all’Easy Rider. Occhiali scuri, bandana, tatuaggi, borchie. Il ragazzo restò a bocca aperta.
Il motociclista si avvicinò lentamente al bancone, vi appoggiò un braccio, si tolse il guanto e guardando il ragazzo ordinò un bianchino.
«Credevo non venissi più», gli disse il barista a voce bassa versando il bianchino. Poi gli accarezzò la mano inguantata sul bancone.
Si sporse in avanti e baciò il suo amore. Il ragazzo avrebbe voluto voltarsi ma qualcosa di magnetico in quei due lo obbligava a guardarli. Si specchiavano l’uno nell’altro.
Gli innamorati così mi fanno vomitare.

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10 – Sostiene un lettore…

…Cos’altro aggiungere dopo la seconda versione appena letta del commentatore n.9?
La preferisco a quella proposta, però non vale: ha lavorato su pensieri non suoi. 🙂

All’autore del brano confermo di avere intuito anch’io dove volesse parare il racconto e la mia sensazione è stata quella che provo sempre quando qualcuno tratta l’argomento omosessualità. C’è sempre il tentativo di fare notare come sia dolcissimo e bellissimo anche il rapporto fra due persone dello stesso sesso, una giustificazione che non fa che sottolineare il pregiudizio di chi ne ha.
Come dire: sono omosessuali però si amano.
E certo, qual è il problema? Si amano come tutti. Non devo convincermi di qualcosa che do per scontato.
Ammettetelo: le storie sui gay vengono trattate sempre con quel buonismo tipico, che diventa stucchevole. Io avrei eliminato tutta la manfrina sul modo di guardarsi e di amarsi come se fosse straordinario…

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11 – Sostiene un lettore…

…Ammettetelo: le storie sui gay vengono trattate sempre con quel buonismo tipico ecc. @ lettore 10,
be’ magari non proprio sempre-sempre.

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12 – Sostiene l’autore…

…Complimenti al lettore 9. Anche se la chiusura diventa il pensiero dell’autore e non più del barista.

Per il lettore 10: la storia narra di un amore omosessuale un po’ per caso perché non era nata così. Il buonismo tipico, in effetti, era rivolto a una coppia etero in prima stesura ma mi era parso “fiacco”.

Per il lettore 3: terrò presente che la realtà non funziona 🙂

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13 – Sostiene un lettore…

…L’ultimo pensiero è del ragazzo. È lui che guarda. C’è l’inversione del giudizio.

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14 – Sostiene un lettore…

…@ sempre il lettore 3, non è che non funzioni in assoluto, va rielaborata parecchio, ci devi mettere un sacco di contorno e allora esce un gran piatto!

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15 – Sostiene un lettore…

…Sono Lettore1.

Rifletto su quanto sostiene Lettore3 nella sua versione8.
“Tutto purtroppo è più appetibile e anche lo scontato diventa interessante se il protagonista non è mr.nessuno”: sono d’accordo solo in parte. Se una storia è riconducibile a una persona nota suscita interesse perché la si può confrontare con le informazioni che già si hanno. Ma non trovo sia così vincolante. Altrimenti i gialli dove l’assassino è svelato all’inizio farebbero perdere tutto l’interesse al lettore che invece vuole sapere come, perché e chissà cos’altro si aspetta. Poi certo, bisogna che l’aspettativa non venga delusa. Ma se la storia c’è ed è scritta bene non viene screditata dal sapere come è andata a finire. Nel testo proposto, non ho trovato un “guizzo” che mi destasse.

Mi piace la versione di Lettore9 ma snatura la versione dell’autore quindi a gusto la preferisco ma non trovo valga come suggerimento all’autore per il suo testo. Anche qui torna l’uso della virgola prima di “e” oltre a una punteggiatura che non condivido.
Esempio:
1) Già si sudava alle otto di mattina e il barista passava lo straccio sul bancone pulito, per occupare la noia di quei minuti di attesa del prossimo cliente
Senza virgola oppure impostare in modo diverso
2)Di quelli che finite le scuole e con la mancia della mamma in tasca, prendono la corriera per scendere un giorno al mare.
Di quelli che, finite le scuole e con la mancia della mamma in tasca, prendono la corriera per scendere un giorno al mare.
Inoltre: …sua clientela variegata all’amarena >variegata.

Il testo proposto (quello dell’autore) è solo uno stralcio. Non sapendo quale sia la storia principale, chi il protagonista, non so se sia il caso di sostituire il ragazzo con NomeRagazzo. Leggendo solo questo testo avrei preferito ci fosse il nome. Perché il protagonista sarà mica il barista? O sì? Se così fosse, parliamone che potrebbe diventare interessante. Perché il dolce, tenero, giovane amore (omosessuale o no) che fa sciogliere il cuore anche basta. Non dico che bisogna essere necessariamente cinici, disillusi o spietati, però anche tutto ‘sto miele no.

@Lettore6
“…ed è vero “gli innamorati sono insopportabili” soprattutto quando noi da tempo non lo siamo più e sotto sotto li invidiamo un po’”. Che noia. La volpe e l’uva? Ma anche no. Mica per forza se una cosa non la sopportiamo è perché rosichiamo (che rende il senso più di “essere invidiosi”)! Gli innamorati sono insopportabili anche quando gli innamorati siamo noi! Che qualcuno mi scriva (o mi consigli una lettura) una storia che lo sostiene davvero.

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16 – Sostiene un lettore…

…Dico subito che il racconto mi è piaciuto, nonostante alcuni aspetti su cui mettere mano.

“…il ragazzo era entrato; si era seduto in disparte, in un tavolino d’angolo, ma il locale era vuoto e il barista lo aveva squadrato in lungo e in largo.”
– Se “in lungo e in largo” si riferisce al ragazzo è un’espressione inadatta, a meno che il ragazzo non sia mastodontico XD, se invece si riferisce al locale non capisco perché si introduca l’osservazione con un “ma”. Non mi pare ci sia consequenzialità.

“Era il tipico ragazzetto, con zaino e tutto quanto.”
– O lo descrivi, magari un paricolare che colpisce il barista, o questa frase non dice niente ed è inutile.

“Il ragazzetto aveva fatto un mezzo sorriso intimidito che sì, qualcosa del genere.”
– Questa frase ti frega perché un lettore smaliziato intuisce che non è una ragazza quella che sta aspettando. Potresti usare: “Il ragazzetto aveva fatto un mezzo sorriso intimidito che no, non era proprio la sua ragazza.”

– Il barista parte con la sua predica, ma qual è la molla che lo fa essere così prolisso e confidenziale col ragazzo? Qui secondo me c’è fretta da parte dell’autore, servirebbe qualche riga in più, un passaggio in cui il barista si indentifica nel ragazzo, o magari una predisposizione dell’uomo (una ricorrenza in quel giorno? un anniversario?). Perché quell’uomo comincia a parlare?

– Alla fine il cinico barista rivela un animo fin troppo sensibile. La frase: “se c’erano due che si dovevano mai essere amati, sulla faccia della terra, dovevano essere proprio quei due” è bella, ma pare estranea alla personalità esibita fino a quel momento. Il contrasto è forte e apparentemente ingiustificato. Piuttosto toglierei la frase e quelle immediatamente seguenti, facendo leva sull’imbarazzo dell’uomo.

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17 – Sostiene un lettore…

… @ 15- io parlo di scampoli di realtà, cito l’autore, riconducibili all’autobiografia, i gialli difficilmente lo sono. E’ un discorso molto chiaro fattomi da un editor e di più non dico per non svelare chi sono.7

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18 – Sostiene l’autore…

…Per il lettore 1 @15: il brano non è uno stralcio ma è proprio un racconto che nasce e si chiude così. Il proitagonista è il barista, ovviamente.

Per il lettore 16: grazie 🙂 allora non è tutto da buttare.

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19 – Sostiene un lettore…

…Sono il 9. Mi sono divertito a rifare la storia eliminando le parti noiose o troppo moralistiche, e mentre scrivevo andavo verso un altro finale. Ce ne sono diversi possibili, più efficaci di quello iniziale. Potrebbe servire all’autore a cercare altre soluzioni che il luogo del bar e i due-tre personaggi possono scatenare.

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19 – Sostiene un lettore…

…Se per lettore 2 il barista originale è un clichè, per me è un clichè grande come una mongolfiera il motociclista gay della versione di lettore 9. Potrebbe essere uscito dal Blue Oyster bar di Scuola di Polizia?
Mentre trovo verosimile che due ragazzini, ancora ingenui, possano scambiarsi tenerezze di fronte ad un barista, con il resto del bar vuoto, non trovo credibile che due adulti facciano altrettanto, men che meno il barista sul luogo di lavoro, in una stazione delle corriere. Nè trovo verosimile il suo discorsetto alla “Tu porti i pantaloni, e tu devi decidere.” e poco dopo “Credevo non venissi più” e “accarezzò la mano inguantata” che sembra mostrare un atteggiamento di sottomissione.

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20 – Sostiene un lettore…

…Mi piace la morale della storia. Non avevo capito che sarebbe arrivato un ragazzo, a differenza di molti altri commentatori.
“Gli innamorati sono insopportabili” come incipit e finale è un’ottima idea.
Il succo alla banana esiste? Non mi è mai capitato di vederlo, se non misto a fragola o altri frutti. Invece lo yogurt alla banana sì, se proprio vuoi tenerlo potresti magari trasformarlo in smoothie o milkshake. Come ha già detto qualcuno, è bellissima l’immagine della mano più veloce del cervello ma il succo alla banana è una stecca fastidiosa.

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21 – Sostiene l’autore…

…Direi che ho molto su cui riflettere. Grazie mille a tutti per il vostro aiuto e a Michele per l’opportunità.

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22 – Sostiene un lettore…

…Per me come base è buona, anche se credo che si possano apportare alcune correzioni per renderlo più efficace.

1.Cercherei di calibrare meglio i dialoghi dando la parola più di frequente al ragazzo e tagliando le parti di quasi-monolooi del barista che rallentano troppo il ritmo.

2. Ritengo ottima l’ambientazione del bar della stazione delle corriere e punterei a caratterizzare il luogo in modo più efficace.

3. Ritengo che la frase ” Il sole di luglio non si era ancora arrampicato troppo in su, nel cielo, e la temperatura era ancora accettabile”, bella in sé, sia troppo poetica se il punto di vista è quello del barista. Forse in alcuni casi come questo andrebbe calibrato meglio il linguaggio.

Ecco, diciamo che forse la prima cosa che farei è eliminare alcune parti per renderlo più snello. Forse poi da lì sarebbe più facile individuare alcune correzioni.

Mi piace l’idea che il finale riprenda l’incipit e chiuda, per così dire, il cerchio. Cercherei di conservarla e valorizzarla.

Può uscirne un ottimo racconto. 😉

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23 – Sostiene un lettore…

…Sono il lettore 2. Non trovo un cliché il barista in sé, ma i pensieri da lui espressi. Il personaggio resta credibile fino a quando non si spersonalizzaza sul finale, diventando sensibile, quasi romantico. Ci sta il silenzio del ragazzino, l’imbarazzo, le poche parole incerte. Il racconto mi piace. Mi piace anche se intuisco che dalla porta entrerà un ragazzo. A quel punto, desta curiosità la reazione del barista macho che però, delude.
Condivido l’idea di chi ha suggerito di trovare un input per far chiacchierare tanto il gestore del bar. Ciao.

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24 – Sostiene un lettore…

Sono assolutamente d’accordo con il lettore n. 5 e, leggendo tutti gli altri commenti, mi resta poco da aggiungere.
Una cosa però non l’ha ancora messa in evidenza nessuno: questo ragazzetto con lo sguardo inebetito, il mezzo sorriso ingenuo, lo sguardo basso e le guance che si imporporano facilmente, perché non è uscito ad aspettare il suo Marco fuori dal bar?
Se non è credibile il pensiero di tenerezza del becero barista non lo è neanche l’atto di coraggio del bacio in bocca davanti ad un simile elemento. [Girerò il commento all’autore, sperando che mi legga ancora. ndr]

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