Thriller paratattico n. 49: effetti speciali – piano sequenza


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Nella votazione di domenica sul finale del thriller non è emerso nessun vincitore: i voti sono andati distribuiti tra diversi svolgimenti. Nei commenti, invece, c’è stata una discussione sull’opportunità o meno di rendere l’esercizio anonimo: io direi che questa settimana potremmo fare una prova, per vedere se così sia meglio o peggio. Al contempo anche io valuterò quanto impegno in più sia richiesto per questo nuovo format, dato che il mio tempo – come quello di tutti, del resto – è purtroppo limitato.

Ecco dunque le nuove regole:

  • gli esercizi dovranno essere inviati tramite l’apposito modulo anonimo;
  • gli svolgimenti presentati nei commenti non saranno presi in esame per la votazione della domenica;
  • i commenti sono liberi, come al solito. Se un autore volesse rispondere ai commenti, dovendo rimanere anonimo, potrà farlo attraverso il modulo di invio degli svolgimenti indicando che si tratta di una risposta e io provvederò a riportare la risposta (sul modello di “Sostiene l’autore”);
  • tra una settimana, al momento della presentazione degli eventuali esercizi vincitori, gli autori potranno palesarsi e raccogliere i frutti delle loro fatiche.

Spero che sia tutto chiaro, ma soprattutto spero che il tutto funzioni senza intoppi.

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Oggi riprendiamo la resa degli effetti speciali: dopo il lens flare, è il turno del piano sequenza. Con questa tecnica i registi effettuano un’unica inquadratura, in continuità, per tutta la durata della scena e finanche dell’intero film. Ne sono un esempio Quarto potere o, più di recente, Birdman; noi dovremo applicare il piano sequenza a tutto il thriller paratattico.

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

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Buona scrittura a tutti, ci vediamo domenica per la votazione!

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Svolgimento 1

Ci sono giorni in cui va tutto storto, lo sai, no?, a quali giorni mi riferisco, quelli che niente, era meglio stare a letto e darsi malati, la mattina, e così dovevo andare a trovare Julie, che si è appena trasferita a Montmartre, che mi ritrovo a girare per quelle stradine buie senza sapere più dove sono: gira, gira, viene sera e io mi sono persa e giro rasente ai muri per sentirmi più sicura fino a quando, Dio mio, trovo una porta aperta e c’è una luce, lassù, che filtra dalla porta, e mi infilo su per quelle scale, in un nero che si taglia con il coltello, arrivo alla porta, apro e: oplà!, mi ritrovo in un bar di ceffi che mi scrutano, guardano, soppesano come se fossi un agnellino al macello, mi si avvicinano e cominciano a strattonarmi e spero che si accontentino della borsetta, del portafogli, dello smartphone, e invece quelli continuano e mi mettono le mani addosso, così io urlo, grido con quanto fiato ho in gola e anche fino a quando non ho più fiato, ma loro fanno quello che vogliono, poi mi legano e mi buttano giù, nel fiume, in attesa che io anneghi o, peggio, che mi mangino i topi, e io sono lì che dondolo nell’acqua nera, che aspetto di svuotare l’aria dai polmoni per riempirli di fango e viscido, quando una mano mi scuote: mi sveglio di soprassalto e c’è quell’idiota del dentista che mi sorride e vuole anche una mezza corona per il lavoro; capirai, dopo uno spavento del genere, l’ho abbracciato e l’ho baciato, poi l’ho allontanato da me mezzo metro e gli ho tirato un manrovescio che la testa ancora gli gira!

Svolgimento 2

La profonda scollatura a V sulla schiena risalta la pelle candida riflettendo la fioca luce del lampione che si è lasciata alle spalle all’inzio dello stretto vicolo; una fiammella nel buio profondo che si fonde con il vestitino nero e chi lo indossa. Ed è tutt’uno con la paura. Il pericolo potrebbe arrivare da qualsiasi punto, lei continua a camminare affiancando il muro. E’ la sua guida. Sta per cadere, di lato. Entra. Il suo corpo è un contorno non delineato mentre scende le scale verso la luce. La scollatura sulla schiena è più ampia, mancano pezzi di vestito e nuova pelle copre la sua. Sono mani sporche, bocche alcoliche. Strappano, frugano, picchiano, stuprano, legano. Le braccia formano una nuova scollatura a V, i polsi stretti da una cintura. Dove la portano? Un lancio, un tonfo. Splash. Schizzi di acqua. Il suo volto riemerge…
“Mi scusi signorina!”
L’assistente imbranata si affretta a porgerle una salvietta e un nuovo bicchiere colmo d’acqua.
“Sciacqui, il dentista ha finito”.

Svolgimento 3

Piano sequenza: DALL’ALTO

Sto volando sul cielo di Parigi, volteggio leggero e dall’alto del mio volo la vedo girare smarrita tra gli oscuri vicoli di Montmartre, lei si muove incerta e angosciata.
Cammina rasente i muri e si dirige verso la scalinata di una casa dalla finestra illuminata.
La porta si apre.
Mi abbasso in volo e osservo l’interno: uomini rudi e volgari, la prendono, la seviziano e la legano.
Escono fuori con grida sguaiate e la gettano nella Senna.
Mi abbasso ancora quasi a sfiorare l’acqua, vorrei salvarla, ma come faccio, non ho braccia e mani ma solo un paio di ali.
Risalgo e osservo la scena dall’alto.
Gli uomini sono terrificanti e chiamano noi animali.

All’improvviso una voce: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Ecco ancora una volta ho sognato di volare, ma sono sempre in gabbia, prigioniero in questo stupido studio dentistico.

Svolgimento 4

La telecamera inquadra l’esterno.
Dalla finestra si nota tutto. Il quartiere immerso nel buio, il muro bagnato dall’umido della notte, i vicoli scuri che si srotolano in lontananza. Poi un puntino colorato in avvicinamento. Una donna. Cammina lenta, forse stanca, si guarda con paura intorno e sembra richiamare brutti pensieri.
Lo zoom si avvicina e di lei si notano i particolari più precisi. E’ bella, alta, un bel fisico asciutto. Gli occhi sono segnati dal trucco colato, segno che ha pianto. La sua bocca è piegata in una smorfia di disagio. Sì le si legge in viso che ha paura. Affretta il passo.
Cambia il piano di ripresa.
E’ un interno, una scala, sporca, mal illuminata. La donna la percorre con calma, mentre ii suo atteggiamento si distende e diventa speranzoso. Più si avvicina più è evidente la sua bellezza. I capelli fluenti che ondeggiano, le gote che prendono colore, gli occhi luminosi.
Sulla sua mano che si poggia sulla porta per un attimo si avvicendano flshback velocissimi. Lei è già stata lì. E’ il suo rifugio.
Appena entra ogni sguardo le si posa addosso.
La telecamera indugia su dove fermarsi, è un’agitazione completa nella sala. E’ lei l’ospite d’onore per la festa di Alessandro. E’ lei il regalo tanto atteso. Una blanda musica non lascia spazio ad altri pensieri, la bella ragazza non resterà troppo a lungo vestita e diventerà presto il sogno proibito di molti di loro.
la voce del dentista la riporta lì al presente. Ecco forse si trattava del suo inconscio che le consigliava di smettere con quel lavoro. Non poteva continuare a sentirsi tutte quelle mani sulla pelle.

Svolgimento 5

Bip. Bip. Satellite spia N° 5557. Resoconto N° 5943628345237777777777725 Su quartiere di Montmartre. Abbiamo perso le tracce della giovane donna, solo per 115 secondi e trentatrè primi, causa oscurità, mentre costeggiava un lungo muro. Bip. Accesa modalità super risoluzione più raggi X. L’obiettivo sale le scale verso un punto luminoso poi entra in un locale pieno di rumorosi maschi ondeggianti che la palpeggiano anche se lei grida e si difende finisce buttata nel fiume così che possa essere pasteggiata dalle pantegane lì abitanti e mentre i maschi non più ondeggianti la fissano curiosi ecco arrivare un giovane con zainetto pieno di calchi di dentiere che si butta in acqua per portare fuori la giovane donna scossa da tutto questo trambusto che non sembra reagire al bacio del giovane con dentiere se non con un grande sorriso mentre tira fuori dal portafoglio una mezza corona che lui rifiuta.

Svolgimento 6

Gentile Lettrice, Gentile Lettore, ti invito a prendere un profondo respiro prima di proseguire nella lettura di questo resoconto, nel quale ti illustrerò la vicenda a tratti tragica di una giovane ragazza, suo malgrado sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, dove si ritrovò sola tra oscuri vicoli sconosciuti, con a guidarla nient’altro che l’inquieto istinto e la fredda parete di un lungo muro, che costeggiò fino ad arrivare a una solitaria casa, nella quale decise di entrare speranzosa di trovare aiuto, e in seguito, salite delle scale in cima alle quali iniziò a intravedere un magnanimo spiraglio di luce, cadde dal momentaneo trionfo allo sconforto, ritrovandosi, chissà come, poi, nel mezzo di un bar frequentato da poco raccomandabili soggetti, più che brilli, anzi ubriachi, e spinti da bassi istinti, che l’accerchiarono, e non limitandosi a rapinarla dei suoi gioielli, tentarono di violarne le grazie, atterrendo ancor di più la povera giovane, che ben poco poté, se non gridare disperata nel tentativo di divincolarsi e fuggire, scatenando però il rancore di quei bruti, che decisero infine di legarla mani e piedi, e non contenti, di gettarla nelle fredde acque del fiume, ad attendere di vedere il suo bel corpo dilaniato e corrotto da famelici topi mentre loro, meschini, osservavano il macabro spettacolo dalla riva di quel fiume che, nel frattempo, la inghiottiva, trascinandola giù, nelle sue acque, facendola ballare in una danza macabra, per venire infine – ah, rasserenati Amica Lettrice, Amico Lettore – scossa con garbo e svegliata dalla voce amica di un maldestro dentista che aveva forse abusato dell’anestetico, facendola sprofondare in un incubo, errore per il quale cercò di farsi perdonare, addebitando alla rinfrancata giovane, un ottimo prezzo per il lavoro di qualità: appena mezza corona.

Svolgimento 7

Titolo: Incubo a Montmartre
Nero sul titolo e l’intestazione. Nessun sottofondo musicale.

Scena 1
Esterna. Quartiere di Montmartre. Notte

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi.

Ubriaco (sghignazzando con tono sarcastico)

– Oh, cosa ci fa una fanciulla tanto carina in un posto con uomini tanto brutti?

Giovane donna (con lo sguardo preoccupato e tono incerto):

– cercavo un telefono!

Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare.

STOP!
– Dov’è finito il dentista!
– Eccomi, eccomi, avevo dimenticato la mezza corona nel camerino.
– Eravamo al clou della scena, idiota! Una volta le corde si ingarbugliano, un’altra dimenticate di liberare i topi, SIETE UN BRANCO DI INETTI! Adesso dovremo ripetere tutto da capo! Per l’ennesima volta. Tu, ti ricordi almeno la battuta?
– Sì sì, “Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!”
– Bene! Riprendiamo. E SPERIAMO SIA LA VOLTA BUONA! Macchinisti, pronti per l’ inquadratura unica. Si riparte.

INCUBO A MONTMARTRE
SCENA 1
RIPRESA 1
CIAK SI GIRA

Svolgimento 8

Il barista accende la televisione, sullo schermo appare la foto di una giovane donna molto attraente, i clienti trattengono a mezz’aria i loro bicchieri di Pinot e allungano le orecchie per ascoltare la notizia:
– Chantal Cluvet è stata vista l’ultima volta nel quartiere parigino di Montmartre, stava costeggiando un lungo muro. La famiglia preoccupata la sta cercando e darà mezza corona come ricompensa per il ritrovamento.
Più tardi Chantal entra nel bar, gli uomini ormai ubriachi si avventano su di lei, qualcuno fa notare che potrebbero spartirsi la ricompensa, qualcuno sostiene di sbattersene del denaro e si avventa su di lei, ne viene fuori una rissa furibonda con bottiglie e bicchieri lanciati in ogni dove, la giovane nascosta dietro il bancone viene colpita dai mille pezzettini dello specchio andato in frantumi. Tutti stringono i pugni e si picchiano di santa ragione, una fila di topini spaventati si dirige dietro il bancone. Il rumore di una sirena rallenta appena la rissa e da una finestra entra un pompiere, ha in mano un tubo che vomita ettolitri d’acqua al minuto. Tutto è allagato. La testa fradicia della donna spunta dal bancone, lei comincia a gridare, si sente scuotere, si sveglia mentre un muscoloso pompiere la solleva dalla poltrona del dentista e la porta in salvo fuori dal caseggiato in fiamme.
– Tutto bene? – chiede premuroso il pompiere.
– Non ho dato la mezza corona al dentista… –

Svolgimento 9

Ti sei persa nel quartiere parigino di Montmartre: perfino le strade più note si trasformano in viottoli anonimi, nella notte che ammanta con i suoi tetri colori i rinomati bistrot, i grigi edifici, le finestre serrate, mentre tutto riposa in un’atmosfera di rarefatta immobilità; tutto, a eccezione di te, che avanzi dall’angolo di quel vicolo scuro, spaventata, sembri nuotare sott’acqua in un abisso sconosciuto, aggrappata alla speranza di ritrovare la direzione giusta rasenti questo lungo muro fatto di pietra che ti conduce a una casa, da cui proviene un bagliore e sorridi quando scopri che l’uscio è socchiuso e ti basta entrare, salire fin su le scale per essere salva da tutto quel buio e da quell’insopportabile silenzio che fa tremare il tuo cuore; ma il tuo cuore si ferma, perché sei all’interno di un bar pieno di uomini ubriachi che ti scrutano con occhi gonfi di abiette intenzioni e vorresti sparire quando li vedi posare i bicchieri traboccanti di miseria e di alcool per venire da te, per lasciarti sulla pelle i segni dei loro bisogni lascivi; ti sono addosso, hanno mani rozze che afferrano, picchiano, frugano e bocche affamate che ridono, imprecano, sbranano, in una sequenza spaventosa di insensata violenza; non lasciano scampo neanche alle lacrime e alle tue grida disperate e senza dare tregua al tuo povero corpo martoriato, ti legano stretta con una corda e ti buttano nel gelido fiume, sporche onde scure abitate da famelici topi dagli artigli affilati e li senti infierire su di te, mentre la corrente ti nasconde dagli sguardi del mondo e ti lascia sprofondare sempre più giù, dove non c’è aria; dondoli e soffochi e lasci in superficie quegli ultimi istanti di vita pietosa, abbandonandoti agli scossoni dell’acqua; sobbalzi più volte, qualcosa ti scuote e ti costringi a guardare la luce; una luce forte che abbaglia, ma che a poco a poco si dissolve e finalmente, ti svegli e distingui il volto sorridente del tuo dentista che con voce amichevole ti rassicura: “Tutto fatto, signora. Mezza corona, prego”.

Svolgimento 10

Il vestito color lavanda.
Si sentiva leggera e fragile come una bolla di sapone, trasportata dal vento. La sensazione sarebbe stata gradevole se non per quel vicolo sporco. Che ci faceva lì? Un’esile ragazza senza scarpe arrancava in salita appoggiandosi ad un muro con scritte e disegni osceni, sembrava impaurita e disorientata, aveva un grazioso vestito color lavanda con spalline sottili. Un momento! Quel vestito assomigliava terribilmente al suo. Che ci faceva lì senza scarpe? Si vide entrare in quel unico antro con una fievole luce, si sentì sollevata, forse lì avrebbe trovato aiuto.
Ooo nooo! Di male in peggio! Uno squallido e sporco bar di avvinazzati, occhi lucidi e bramosi la guardavano, il barista aveva una maglietta unta, e il suo sorriso non era benevolo ma lussurioso.
«Esci, esci» urlava dalla bolla, ma il suo corpo non rispondeva hai suoi comandi, si vedeva lì paralizzata dal terrore. Che cosa le succedeva? Era terribile. Vide tutto come in un film. In due la tenevano stretta ridendo sguaiatamente, mentre altri gli strappavano quel vestito leggero che tanto le piaceva. Con orrore vide i loro denti gialli e cariati, le loro sporche mani, i loro pantaloni calati, i suoi urli repressi da uno straccio nauseabondo, lacrime solcavano il suo viso. Si vedeva dall’alto, in uno stato extra corporeo, la sua mente e la sua volontà non dipendevano più da lei. Li vide abusare di quel gracile corpo, ridendo, sputando, li vide legarlo, trascinarlo brutalmente per i piedi, per poi buttarlo nelle acque torbide. Si vide con gli occhi sbarrati che guardavano quel volti assetati di violenza, che la guardavano affogare e sprofondare, con quello straccio a serrare in gola gli urli.
La mano gentile del dentista la risvegliò. Un singhiozzi soffocato le sfuggi dalle labbra.
«È stato orribile!»
«Strano con questa nuova anestesia non si dovrebbe sentire nulla» il viso del dentista era sinceramente perplesso.
«Non è stato il dolore ma la sensazione di impotenza»
«Signorina sono io che devo lavorare non lei, sono cinque corone»
Pagò, usci al sole e una brezza leggera fece fluttuare il suo vestito.
Si sentì sporca e nauseata una volta a casa lo avrebbe cacciato.

Svolgimento 11

Buio. La notte ammanta le silenziose strade di Montmartre, vicoli senza vita, fatta eccezione per una giovane donna smarrita che con i suoi passi incerti segue un lungo muro alla ricerca di un posto sicuro dove aspettare che faccia giorno. E’ una casa quella in cui entra zoppicando sui tacchi a spillo, sospira e segue le scale in direzione di una calda luce dorata fino alla porta di un bar, frequentato, per sua sfortuna, solo da uomini ubriachi che appena distinguono, nella coltre fumosa che aleggia nella stanza, il suo sinuoso profilo, gli si avventano contro per derubarla dei soldi e di ogni altro bene fino a lasciarla inerme e svuotata. Stanchi di lei e delle sue urla, la legano e la portano fino al fiume, dove ad accoglierla ci sono grossi topi affamati che affondano le loro lunghe zanne nella sua morbida carne, mentre la povera ragazza piange, dondola trasportata dalla corrente, sprofonda…
“Basta.” Mi manca il fiato. Non posso continuare a guardare.
Balzo in piedi e con un brusco movimento tolgo gli occhiali 3D che mi cadono a terra rompendosi. Accidenti! Non avrei mai immaginato che una serata al cinema mi sarebbe costata la bellezza di mezza corona.

Svolgimento 12

Guardavo quello che stava succedendo come un regista dietro una cinepresa ed ero curiosa di vedere quello che sarebbe successo, anche se mi fossi persa in un quartiere parigino di Montmartre e fosse scesa la notte, avrei trovato conforto nel costeggiare un lungo muro fino a trovare una rassicurante luce in fondo alle scale dove avrei trovato un bar e anche se fosse stato pieno di uomini ubriachi che volevano rapinarmi, forse addirittura abusare di me e addirittura buttarmi in un fiume, avrei trovato piacere nel gridare perché era un modo per sfogare le mie paure represse, come quella dei topi che mi assalgono mentre dormo, così mi sono lasciata cullare dall’acqua del fiume sapendo che era solo un sogno e che presto mi sarei svegliata e dopo il meritato riposo, avrei dato con piacere al dentista quella mezza corona che gli dovevo.

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32 thoughts on “Thriller paratattico n. 49: effetti speciali – piano sequenza

    • No, no. Tutti i voti che arrivano (tranne quelli doppi) sono riportati; se qualcuno ha inviato un voto che non sia stato preso in considerazione farebbe bene a dirlo pubblicamente!
      Per quanto riguarda la mia supposta classe, meglio lasciar perdere… Però grazie per l’apprezzamento 🙂

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    • Se il riferimento è alle nuove regole, la spiegazione è semplice: prima, per partecipare, bastava mettere nei commenti il proprio svolgimento. Adesso, invece, lo svolgimento va inviato con il modulo che sta sopra a “Svolgimento 1”. Tutto qua. Io, poi, lo riporterò come “Svolgimento 2”, “Svolgimento 3” ecc.
      Domenica si votano gli svolgimenti e mercoledì, quando sapremo che ha vinto lo “Svolgimento 4”, sempre per fare un esempio, l’autore di quello svolgimento potrà dire: “Ho vinto io”.

      Se invece la domanda è relativa all’esercizio di oggi, stiamo cercando di capire se esistano figure retoriche o stili particolari che ben si adattano a riportare sulla pagina certi effetti speciali tipici del cinema. Per sapere cosa sia un “piano sequenza” basta cliccare su, nel post, o cercare con Google o Wikipedia.

      Se era un’altra cosa ancora, allora non ho capito la domanda 🙂

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  1. L’altra volta, sul lens flare, sono andato giù sicuro, e invece alla fine, letti gli altri svolgimenti, ero convinto di non aver proprio centrato il punto. Stavolta al contrario ho avuto un attimo di panico, perché proprio non riuscivo a inquadrare (è il caso di dirlo) la scena sotto l’ottica del piano sequenza. O meglio, a tradurla! Alla fine credo di avere avuto una buona intuizione, vada come vada ho di sicuro fatto un’esperienza nuova 😉

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    • Stesso testo, stesso tema. Poi leggo gli svolgimenti e vedo interpretazioni simili ma anche completamente diverse. Qualcuno lo trovo più inerente al tema, qualcuno mi sorprende. Queste le considerazioni in generale. E per ora non vado sullo specifico di questo #49, dirò dopo le votazioni quando gli anonimi “registi” si paleseranno. Al momento, con 6 svolgimenti, uno mi ha colpito al cuore.

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  2. Quindi finora le soluzioni emerse sono: prima persona con frasi spezzate solo da virgole (evitare il punto è come evitare il cambio di telecamera?); prima persona da un terzo personaggio (il volatile in gabbia); terza persona da un punto fisso esterno (il satellite, un commentatore) o interno (il bar); terza persona che “segue” il personaggio come una telecamera.
    E non so se perchè era l’ultimo, non so se per il fascino della divisa o per la novità…ma son qui a immaginarmi il pompiere…. 😛

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