Thriller n. 50: la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)
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Sempre in tema di effetti speciali e tecniche cinematografiche, questa settimana si è parlato di acusma; adesso sta a voi giudicare la migliore.

Buona domenica, buona lettura e buon voto.

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17 pensieri riguardo “Thriller n. 50: la votazione

  1. Votante numero 4, grazie per il suggerimento; davvero un’idea carinissima e originale. Il fatto è che l’ho concepita drammatica. Una psicotica con allucinazioni uditive. Ho provato con l’ humor in altri scritti, ma non mi riesce! 😦
    Grazie comunque. 🙂

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  2. A me è piaciuto il tuo finale Iara, tanto per cambiare, e per il sollidievo di non sentire più quella voce interiore che era denigratoria, peccato che muore lei, ma anche quella rompi di voce! Certo sarebbe stato meglio eliminare solo quella, ma come si fa?

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    1. Grazie Isabella.:-) Io penso che per la storia che ho immaginato, il finale non poteva essere diverso. Però, è giusto che susciti opinioni diverse; a me fa piacere sapere che quantomeno non ha lasciato indifferenti.

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  3. Sono d’accordo Iara, apprezzo anche io i commenti del numero quattro,( deve essere della Vergine come me) 😉 e la sua idea è molto interessante.
    E per rispondere alla sua perplessità, riguardo a cosa ci faccia un jukebox dal dentista, ecco… Lui li colleziona, ne ha uno in ogni stanza di casa sua, e quindi anche nel suo studio non può mancare. (forse ho esagerato.)

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    1. Riflettevo su un particolare… Entrambe scrivendo ci siamo immaginate un nostro retroscena che ci ha guidate per sviluppare il thriller; forse, quello che è mancato (parlo di me), è stato non riuscire a far arrivare quel pezzo di storia che ha portato tutto il resto.
      Forse.

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  4. Perfetto Iara, significa che oltre a essere un semplice esercizio di stile ci stimola, come è stato per me il film che mi ha ispirato riguardo l’acusma (In your eyes). Dovresti scriverla tutta quella storia, sono sicura che sarebbe speciale. Riguardo il dentista e il jukebox… mi è venuta così, non c’era dietro nessuna storia, fino a quando il commentatore numero 4 l’ha chiesta. 😉

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  5. La storia che ho preferito è stata quella di Iara ma non l’ho votata (votando Isabella) perché lontana dalla storia di base. Ho preferito votare “l’esercizio” che secondo me era stato svolto meglio.

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    1. Sono felice di sapere che ti è piaciuta. Davvero non credevo di essermi allontanata tanto dalla storia di base (finale a parte), ma comunque sia, a questo giro ho seguito esclusivamente la mia voce (per l’appunto) interiore e mi sono divertita tanto a scriverla. Anche a me è piaciuta molto la versione di Isabella, come sempre ironica e divertente, ma ho votato Michele per lo stile e l’eleganza della forma. ^_^

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  6. Io, invece, prima del pezzo sul thriller, volevo scrivere: “la mia versione parte da una voce fuori campo narrante”. Ma così avrei condizionato il lettore che non avrebbe faticato a capire di cosa si trattava avendoglielo detto chiaramente. Allora ho scelto di non scrivere niente e di presentare il brano così come pensato ed ecco che Michele non ha capito dove si trovasse l’acusma.
    Risultato dell’esperimento, allora, è che, in realtà, non è stata chiara la resa.
    Oppure ci si è concentrati di più sull’idea dei suoni da inserire nella storia.
    In ogni caso, diciamo che la mia è stata una voce “fuori dal coro”. 😀

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    1. Scrivendo, ciascuno di noi ha la possibilità di costruire effetti speciali da far impallidire Pixar e Industrial Light and Magic. Allo stesso tempo, ci sono cose che su pellicola sono persino banali ma che da rendere sulla carta, senza indicazioni, sono complicatissime…

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    2. La tua versione era ben scritta secondo me. Forse, la resa è stata meno d’effetto rispetto alle altre, perché bene o male, siamo abituati a trovare in una storia, una voce narrante esterna.

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      1. Sì, infatti la mia intenzione era di sottolineare la voce esterna rispetto alla narrazione abituale. Ho immaginato di vedere un film con una ripresa di Parigi e la voce fuori campo che introduceva la scena per poi staccare su una donna sola e impaurita che si addentrava nei vicoli mentre la stessa voce scendeva nel particolare. Ma era un evidente visione cinematografica.

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