Biblioteca Scarparo #8


Questo romanzo parlerà di buoni sentimenti, di femminismo o dei disagi cui l’età costringerà tutti noi? Non possiamo saperlo. Almeno fino a quando non ci delizierete con le vostre meravigliose quarte di copertina.

Siete liberi, se vi sentite ispirati, di aggiungere quello che volete: incipit, explicit, terze di copertina oppure una qualsiasi pagina interna, di quelle che la gente sottolineerà su Amazon e le cui citazioni diventeranno un must su Facebook, peggio delle frasi di Osho.

Buona scrittura a voi e buona lettura a tutti.

 

652 - piccole nonne - azzurra

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37 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #8

    1. Anche io, ultimamente, sto scrivendo poco. E male, almeno ai miei occhi. Per uscirne credo che esista una via principale: leggere molto e sforzarsi di scrivere, anche solo tre righe, tutti i giorni. Anche copiare va bene: come diceva Helgaldo un po’ di tempo fa, basta prendere una bella pagina di qualcuno che ci piaccia e ricopiarla, parola per parola. Pare strano, ma poi la testa si mette in moto, come se quelle parole fossero davvero farina del suo sacco 😉

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  1. I Puffi sono delle piccole creature immaginarie blu, alte due mele e poco più. Creature immaginarie, se vogliamo dare credito a coloro che non sono capaci di vederle. Sembrano esistere da sempre, in un immutabile medioevo costellato di casette ricavate dentro ai funghi. Eppure, chi li conosce sa che non è così e che le loro generazioni attraversano, lente, la Storia: tra di loro c’è infatti anche Nonna Puffa. E non è sola. Quando Gargamella rapisce il Grande Puffo, saranno nonna Puffa e le sue amiche a mettersi in gioco per salvare la situazione: sapranno leggere il libro delle magie per contrastare il mago cattivo?
    Questo romanzo a fumetti, pensato per i più piccoli ma che saprà strappare una risata e una lacrima anche ai loro genitori, racconta l’importanza di imparare dall’esperienza delle persone più anziane, in un mondo che sembra aver delegato a Google e a Internet il compito di trattenere ed elaborare la nostra memoria collettiva.

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  2. QUARTA: Quando Sandra Faè ricevette la famigerata busta arancione apprendendo che dovrà lavorare fino a 69 anni e 20 giorni. non si perde d’animo La triste novella era nell’aria così l’autrice cominciò la stesura di questo romanzo, pubblicato sotto pseudonimo, per liberarsi definitivamente dal giogo del lavoro dipendente.

    Piccole nonne è la storia di una donna piccola di statura, ricoverata assieme a un gruppo di coetanee in una casa di riposo sul lago, un luogo ameno dove l’arzillità è vissuta con allegria e la creatività, relegata a scampoli di tempo nell’età lavorativa, ha finalmente la sua giusta dimensione. Molte tra loro sono nonne, non la protagonista che, senza eredi non spreca tempo a piangere le mancate visite dei parenti e può dedicarsi con efficacia alla scrittura e alla risoluzione di un delitto: il cadavere del giardiniere è stato trovato morto, con la testa fracassata, fra le sue ortensie blu.

    Il giallo si dipana tra le pagine che Sandrina batte sui tasti nella sua camera disturbando il sonno delle compagne e quello reale che vive di sospetti e sussurri nel refettorio. Fino a una sorprendente soluzione.

    Piccole nonne è una parodia, un inno alla vita e all’amore, primo di tutti, quello per se se stessi.

    FASCETTA: Il romanzo che fa una pernacchia alla Legge Fornero

    PS. Ho ricevuto la lettera INPS ieri!

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      1. Dovrò lavorare fino al 31/12/2037 questo significa che avrò lavorato 49 anni e 8 mesi. E’ ovvio che l’idea è quella di farti crepare prima o lasciare il lavoro per darti poi pochissimo quando e se arriverai a percepirla. Intanto l’INPS poteva risparmiare i soldi di queste assurde comunicazioni.
        Sto combattendo per avere il part time ed è probabile che non lo avrò.
        In ogni caso, stamane mi sono alzata pensando “chissà che quarta ci ha preparato Michele, non vedo l’ora di scoprirlo!”

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        1. È chiaro: se mi ostino a volere una pensione, cioè quell’inutile privilegio che mi permette di non lavorare ma addirittura di percepire una quantità irrisoria di denaro, almeno che muoia il prima possibile.

          Divertiamoci almeno così. Se hai dei titoli che vuoi mettere in “Biblioteca”, non hai che da dirli. 😉

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        2. Arriverà anche a me, eh?
          Uhm, non ci punto tanto sulla pensione “statale”…a noi tagliano tutto in continuazione, loro non si tagliano nemmeno un cappuccino!
          Dall’università mi sto pagando un’integrativa…sempre che la banca non fallisca acquistando titoli tossici :/
          Suvvia…meglio non farsi venire il fegato nero…ho giù un pc morto stamattina, evviva venerdì 17!!

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          1. vado off-topic, ma vedi quel povero cristo che stanotte s’è sparato a Vicenza…
            no, non gliela dò vinta. io sarò come quella vecchia fuori da Montecitorio che tutte le mattine, in romano stretto, gli ricorda quanto schifo fanno. 😀
            Politici tremate, le nonne son tornate!

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          2. Conosco tanti veneti, tutti convinti che no, il Veneto è diverso. Che, dopotutto o nonostante tutto, è ancora Vienna, e non Roma.
            E invece no: tra acque inquinate peggio che nella terra dei fuochi, Zonin che fa peggio che Montepaschi e Banca Etruria, gli scandali e la corruzione del Mose, possiamo dire che Veneto è Italia fino in fondo.

            Avrei preferito il contrario, ecco.

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    1. Grande, grandissima Sandra.
      Mi unisco al coro delle pernacchie anche se…io non lavoro, nemmeno quello mi è stato concesso altro che pensione. Ho sperimentato sulla pelle che se vuoi dei figli allora puoi anche startene a casa e detto fatto. Poi chi ci rientra più nel mondo del lavoro a quarant’anni dove sei nulla al pari di ragazzette da sfruttare all’osso. Al diavolo loro, altro che pernacchie farei, ma bellissimo il libro che ne esce da questa parodia di inno alla vita. Se lo allunghi e lo termini lo leggo volentieri.

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  3. Se vi state domandando che ci fanno tre nonne sulla panchina davanti alla strada principale, incuranti dello smog, non avete che da trasformarvi in una mosca e volar loro vicine per scoprirlo.
    Saranno intente a intrecciare le vite di tutti quelli della contrada, o staranno registrando l’albero genealogico di ogni famiglia solo attraverso le somiglianze somatiche?
    Loro sì che sanno come ammazzare il tempo, sciolgono la lingua che è un piacere, mentre i fili di lana si trasformano in lunghe sciarpe per l’inverno e colorati maglioni della misura giusta per ogni membro della famiglia. Eppure sono tre innocue nonnine, dal viso raggrinzito che paiono felici del solo essere al mondo, non credereste alle vostre orecchie di quanto sia ricco ii vocabolario e forte la memoria.
    Diventate una mosca per crederlo, oppure inoltratevi in questa interessante lettura.

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  4. Adele, Gennarina e Matilde sono amiche da una vita. Le potete trovare a passeggio lungo i viottoli alberati della periferia, ognuna con la sua borsa a traino e la spesa del giorno, o sedute vicine su una delle panchine in ombra al parco, impegnate in una conversazione lenta, apparentemente annoiate. Nessuno fa caso a loro, si confondono con la quiete assonnata della terza età. E qui sta l’errore.
    Adele è un tenente della Marina in congedo, pluridecorata, anche se le medaglie sono secretate in una cassetta di sicurezza cifrata. Rimasta vedova, ha chiesto di rientrare in forza al dipartimento di Difesa, coordinando una squadra d’osservazione in loco.
    Matilde è un ingegnere fisico, pur senza aver mai registrato la laurea conseguita. Ha lavorato in incognito al Cern, prima di tornare dalla figlia ed essere nonna a tempo pieno di due splendidi, ma indisciplinati, gemelli.
    Gennarina è un esperto in armamenti dell’intelligence, con il pallino per l’informatica che l’ha inserita tra i membri di Anonymous col codice BigMumBigGun, nonostante il nipote la creda una vecchia rimbambita che non sa usare nemmeno il telecomando. Perchè a Gennarina è sempre piaciuto recitare e la sua copertura è la migliore.
    Al momento sono incaricate di riportare i movimenti attorno alla villa in fondo al quartiere, ai piedi della collina: immersa in un bosco secolare, sembra nascondere il centro nevralgico di Mikhail Scarpavshko, uno dei più temibili terroristi russi, nonchè commerciante in armi verso il Medio Oriente. L’allerta è alta, perchè pare sia in arrivo una partita di armi batteriologiche.
    La faccenda si complica quando Vincenzino, il nipote di Gennarina, scompare senza lasciare tracce. L’adolescente inveiva sempre di voler scappare di casa, ma la nonna non è convinta, qualcosa non torna: si sarebbe portato dietro la PSP, che diamine!

    Scaltre, intrepide, sorprendenti, queste tre nonne risolveranno l’enigma in una rocambolesca sequenza di eventi e rivelazioni. Perchè nulla è ciò che sembra. E una nonna può fare la differenza.

    (nella foto: Gennarina, Adele e Matilde)

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  5. (Ho provato a scrivere le tre brutte righe quotidiane…)

    Agata, è una benestante e stravagante signora di settantotto anni, appassionata di moda che si diverte a confezionare originali abiti su misura per lei e le sue amiche. Per questa ragione, è spesso presa in giro dalle sue convenzionali coetanee, come ama definirle lei stessa, le quali ritengono ormai lontano il tempo delle fantasie e delle grandi occasioni. Contraria a queste idee stereotipate, Agata, decide di dimostrare alle sue compagne di non aver ancora chiuso la sua partita con la vita e invierà i suoi modelli a un concorso indetto da una famosa casa di moda in cerca di talentuosi stilisti.
    Rosalba, ha ottantadue anni, cinque figli e dodici nipoti. È vedova, burbera, avida e fa scappare tutte le badanti che le vengono proposte in compagnia, vivendo nell’ossessione di vedersi togliere i risparmi e la pensione. La sua vita sembra un inutile susseguirsi di giorni volti al risparmio di soldi e sentimenti, fino a quando alla sua porta non busserà Rosuanda, una giovane donna ucraina. Presto si troverà costretta ad accogliere in casa anche un bambino di otto anni e l’anziano padre di lei, per aiutare suo figlio Emanuele, avvocato emergente, alle prese con una delicata causa con l’ufficio immigrazione, a difesa di Rosuanda. Per l’intrattabile padrona di casa, inizierà una nuova primavera che le restituirà giorni pieni di nuove prospettive.
    Livia, ha novantatré anni. Ama trascorrere le giornate leggendo poesie e ascoltando musica classica. Ha un animo delicato e sensibile e le sue passioni la tengono al riparo dalla solitudine in cui la condanna la sua unica figlia. Arianna, dirigente di una importante agenzia immobiliare, non ha tempo di occuparsi della madre anziana; così, Livia, rischia di finire i suoi giorni chiusa in una casa di riposo. Determinata a opporsi a questa decisione e a insaputa della figlia, si metterà in viaggio senza rivelare a nessuno la sua destinazione, decisa a ritornare sui suoi passi soltanto quando avrà la certezza di poter finire i suoi giorni nella casa in cui ha sempre vissuto.
    Piccole nonne racconta della vita di tre anziane signore; tre voci completamente diverse l’ una dall’altra, ma tutte accomunate dalla volontà di non fermarsi a quello che è stato e di dare una possibilità a quello che può ancora essere. Un romanzo che non conta i giorni, ma restituisce valore ai respiri che ci sono concessi. E se a settantotto, ottantadue, novantatré anni ne abbiamo ancora, allora, vale la pena continuare a respirare.

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      1. Grazie! ^__^
        Anche se non capisco perché riesco a farmi sempre sfuggire errori banali, ripetizioni, refusi e cose così. Eppure, cerco sempre di rileggere con attenzione. Quì, per esempio, nelle prime sette righe, ho scritto tre volte “sue”, una volta “suoi” e ancora, una volta “sua” e non suonano molto bene tutte queste ripetizioni. Ma queste cose le sapevo anche prima… perché le noto solo ora? Poi, alla fine ho parlato di romanzo e invece, sembrerebbe più una raccolta di tre racconti lunghi. Lo so, sono pesante, molto pesante. Però, giocando si impara. ^__^

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        1. Iara ti adoro! Che dire, mal comune, mezza consolazione. Dev’essere che le stelle (come direbbe Chiara) in questo periodo, sono sfavorevoli.
          Anche l’ultimo racconto che ho scritto aveva troppe ripetizioni di cui non mi sono accorta fino a quando me lo hanno fatto notare. Ho pensato: Cavolo! ma non sarebbe ora di migliorare! Anche io in questo esercizio ho ripetuto nonna quasi all’infinito, grrr. Ma come si dice: Chissene! Scriviamo e basta, c’è sempre tempo per revisionare. A proposito, Molto bella la tua idea, mi sa che scrivo qualcosa sulle badanti e le nonne. Trovo molto stimolante leggere queste quarte di copertina.

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          1. Ah, beh… se ci si rivoltano le stelle contro andiamo bene! Io sono del leone e temo di aver tutti i difetti del segno, ma per fortuna, anche la forza. In attesa che i pianeti si girano dalla nostra parte, va benissimo un “Chissene! Scriviamo e basta”; tra l’altro, in questo periodo ne sento un irreversibile bisogno, anche se poi, sui risultati ho sempre da ruggire qualcosa.

            P.S.: Se scrivi la storia sulle nonne e le badanti, però, voglio assolutamente leggerla! 😉 🙂

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  6. Le nonne non dovrebbero essere tutte amabili, gentili, sorridenti, sempre intente a cucinare torte di mele? No.
    Te nonne si trovano ogni giorno davanti all’asilo per recuperare i pestiferi nipoti e accudirli fino al ritorno dei figli, che le considerano delle colf/baby sitter gratuite. Stanche di questa vita le piccole nonne decidono di mettere in atto una truffa finanziaria. Tre oneste signore, devote e gentili che decidono di colpo di votarsi al crimine possono essere devastanti.
    Mai sottovalutare le Piccole Nonne.

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      1. Sono davvero lusingato della proposta. Per me è un periodo tremendo e non sto scrivendo nulla di quello che dovrei scrivere; d’altronde mi dispiace troppo dire di no a te: se davvero pensi che ne possa valere la pena, prova a scrivermi e vediamo se riesco a stare al gioco… 🙂

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  7. Nonne: le nostre prime e migliori amiche di sempre: calorose, indulgenti, empatiche. Tutto ciò che volevamo fossero i nostri genitori e che non sono mai riusciti a diventare, perché troppo occupati ad essere perfetti, meglio dei loro genitori. Tutte storie! Cosa saremmo noi senza la magica presenza delle nostre nonne, sorridenti fatine che con il passare del tempo si rimpiccioliscono di statura ma non di carattere.
    Un libro per tornare ad assaporare l’atmosfera che solo le nostre nonne erano in grado di creare.

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