Thriller paratattico n. 52: ci vuole un fisico bestiale


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Con il thriller n. 51 ci siamo tuffati nelle atmosfere poetiche e cupe dell’Antologia di Spoon River. Abbiamo scritto gli epitaffi dei personaggi e persino di Montmartre. Voi li avete letti e il vostro risultato è stato che nessuno degli svolgimenti ha sopravanzato gli altri, ma in molti hanno avuto modo di farsi apprezzare. Questa settimana, dunque, non abbiamo un vincitore.

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Lunedì scorso, Helgaldo ha pubblicato una piccola recensione da entomologo, alla quale io ho risposto da cretino qual sono con una versione del thriller di stampo mirmidone. I precedenti, d’altronde, sono illustri: dalle favole di Fedro, i cui protagonisti sono gli animali, fino a La fattoria degli animali di George Orwell. Vi riporto un passo significativo del suo post (ma questo non vi esime dal leggerlo tutto):

So che non lo acquisterete, però lo segnalo soprattutto a coloro tra di voi che osservano i fenomeni sociali e personali da un solo punto di vista: il proprio. Seguendo il pensiero di Maeterlinck nella lettura potrete invece capire come si possano interpretare da parecchie angolazioni, umane e disumane. E questo potrebbe darvi in generale una marcia in più come scrittori.

Banalmente poi, per chi di voi scrivesse fantascienza e fosse alla ricerca di sempre nuovi mondi immaginari, le osservazioni tratte dalla vita degli esseri minuscoli descritti in queste pagine potrebbero risultare davvero illuminanti e farvi compiere un passo decisivo verso la creazione di un ignoto non banale.

Sul fatto che abbia ragione non ci sono dubbi. È giunta quindi l’ora di dare una veste animalier a Montmartre e al thriller: aprite le gabbie, che la disfida abbia inizio!

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

 

Buona scrittura a tutti, ci vediamo domenica per la votazione!

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39 pensieri riguardo “Thriller paratattico n. 52: ci vuole un fisico bestiale

  1. Farò un giro allo zoo per trovare l’ispirazione.
    :-p 🙂

    Ringrazio anch’io chi mi ha votata, non ci speravo proprio; c’erano componimenti davvero belli. 🙂
    Ma non ho capito: perché mai l’assistente del dentista non può smarrirsi a Montmartre? In un incubo tutto è possibile, persino che un astronauta non sappia pilotare neanche un aereo giocattolo.

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    1. E’ vero, componimenti molto belli! Anch’io ti ho votata (ma sono il voto 12)…e ne ho votati anche altri 4 (voto 8, 9, 10, 11), ognuno mi è piaciuto per una motivazione diversa.

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  2. Galline in fuga a Montmartre

    Una giovane pollastrella si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, dopo essere riuscita a sfuggire all’adunata nel pollaio, intorno a lei una scure coltra di buio. La gallinella pigola tra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una fattoria, che Montmartre si sa pullula di aziende agricole. Vola fino all’aia, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un locale frequentato da volpi affamate. Le volpi si avventano su di lei: la vogliono spennare, forse tirarle il collo. La gallina emette un lungo e straziato “coccodeeeeeeeee”, di puro terrore. Le volpi la legano, la buttano in un lavandino sbeccato, aspettano sul bordo di vederla morta, la polla sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare, forse le stanno davvero strozzando. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del contadino: “Tutto fatto Nerina, avevi mezza spina nella zampa, smettila di avventurarti fuori dalla stia!”

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  3. Una giovane donna con un delizioso Beagle in braccio si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a loro una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar dov’è vietato l’ingresso ai cani, frequentato da accalappiacani. Gli uomini si avventano su di lei: le vogliono togliere il cucciolo, portarlo al canile. Il cane abbaia di terrore, i maniaci lo legano, lo buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederlo divorato dalle nutrie. Sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano scuote la giovane, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto, non si preoccupi del boa constrictor sulla poltrona a fianco. È innocuo. Lo tengo qui da quando mia moglie ha avuto la grande idea di comprarsi un cane. Quel continuo abbaiargli contro lo stressava, signora. Mezza corona, prego!».

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  4. Buongiorno ^_^

    Una giovane ape operaia vola sulle estese campagne parigine in cerca di nuove zone ricche di fiori con nettare da succhiare. Incantata dallo spettacolo di colori e dagli inebrianti profumi che le confondono i sensi, non si accorge di essersi allontanata troppo dalla solita area di esplorazione. Si trova in un quartiere per lo più grigio e tra i radi alberi sparsi, alte costruzioni senza bellezza. La piccola ape ronza per un po’ smarrita tra i vicoli e comincia ad avere paura. Il sole sta tramontando e la sera diventa molto più difficile rientrare nell’arnia. Non crede che dall’alveare abbiano mandato qualcuno a cercarla e sa che deve cavarsela da sola. La città si immerge in una scura coltre di buio e le sue antenne non distinguono più odori e rumori. Vola lungo un muro che sembra non finire mai, fino a intravedere un’apertura da cui proviene una delicata luce dorata. Quel colore le ricorda quello prezioso del miele ed entra euforica sognando di aver trovato la cava di un tesoro. Una volta dentro, però, si accorge del terribile errore! Essere umani, spaventati dalla sua piccola presenza, iniziano a gridare concitati e ad agitarsi per mandarla via. Attorno al suo piccolo spazio vitale si crea il caos. Sente frusciare stoffe pesanti che tentano di colpirla, di spingerla fuori, verso quel drappo scuro. L’ape ronza, un ronzio disperato; e vola, vola veloce da una parte all’altra di quella stanza enorme. La inseguono, vogliono catturarla, forse schiacciarla. Si sente senza speranza quando una scia umida, con un odore insopportabile, riempie l’aria. Qualcuno sta spruzzando un pericoloso insetticida che si sta diffondendo in fretta e lei comincia a sentirsi stordita. Riesce per miracolo a scappare dalla finestra, ma ancora confusa, sbatte su qualcosa di duro e cade in una profonda pozza d’acqua. Con le ali bagnate non riesce a volare. Sente avvicinarsi l’ora della sua fine, annegata, calpestata, forse divorata da qualche animale di passaggio. Se avesse lacrime potrebbe almeno piangere, pensa sconfitta. Rassegnata Sviene. Dopo alcuni interminabili istanti, un forte ronzio nelle antenne la costringe a rinvenire. Si guarda intorno disorientata:
    – Hei Maia, svegliati. E’ ora di tornare in alveare. Devi smetterla di addormentarti nella corolla dei fiori!
    – Ok, ma per questa volta che ne dici di mantenere il segreto? Ti offro mezza corona di questo bel fiore.
    – Bzzzzzzzzzzzz…. Bzzzzzzz…………. ^_^

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  5. Tornano gli elefanti a Parigi! Venghino, Madames et Monsieurs venghino!

    Un giovane elefante scappato dal Circo Orfei si trova sperduto nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lui una scure coltre di buio. Il pachiderma cammina tra i vicoli stretti, sfiorando con le orecchie il lungo muro, ha paura, entra finalmente in un negozio. Comincia a intravedere una luce, tante luci. Si trova in mezzo a un posto luminosissimo: una cristalleria frequentata da parigine snob e turiste chic. La luce crea rifrazione tra bicchieri e vasi. L’elefante barrisce di terrore, si muove e infrange interi servizi di preziosi calici. La proprietaria, aiutata dalla commessa e da quattro clienti lo lega. Lo buttano nello magazzino, aspettano che arrivi la gendarmerie. L’elefante al buio si sente soffocare. Una mano lo scuote, si sveglia, finalmente la voce amica di Moira: “Tutto fatto, Elele. Mezzo secchio di noccioline per te, siamo riusciti a tirare fuori il topolino che ti stava soffocando!”

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  6. Probabilmente c’è qualche refuso, ma sono cotta….

    I pinguini di Madagascar: Missione Montmartre

    “Kowalski, dove sei?” La voce di Skipper tuona nella ricetrasmittente.
    “Sono in posizione! Sto guardando tutto il quartiere dall’alto della Basilica, col mio nuovo supervisore ultralaser con schermo a cristalli iodati.”
    “Bene, Rico vedi qualcosa dal ponte sulla Senna?”
    “Arghyuzzzzzzz…no!”
    “Ragazzi, dobbiamo trovare Soldato. E’ solo e smarrito in questa città. Soprattutto dobbiamo recuperare la mezza corona che nasconde il chip con i codici criptati!”
    “Skipper, l’ho localizzato, sta camminando lungo un vicolo buio, vi mando le coordinate gps.”
    “Bene, andiamo a recuperarlo. Il dentista è ancora libero e pericoloso!”
    In un balzo, il pinguino scivola lungo la scala d’emergenza esterna dell’Hotel Gàston e atterra sopra il tetto di un taxi fuori servizio che lentamente si dirige verso il luogo segnalato.
    Qualche chilometro più in là, Soldato continua a interrogare il suo apparecchio rotto. “Skipper? Kowalski, c’è nessuno? Quando sono saltato giù dall’elicottero, devo aver aperto male il paracadute…non so dove sono…devo cercare la Locanda del Lupo Bianco, ma non vedo nulla…”
    Avanza piano, costeggiando un lungo muro di cinta, la sua pelliccia scura lo mimetizza nell’ombra. Ha paura, ma vede un’insegna staccata a metà. Si leggono solo “Locanda” e “Bianco”.
    “Ecco, l’ho trovato!” Entra rinfrancato e sale le scale ottimista, fino alla luce in fondo al corridoio.
    Bussa alla porta, ma quando un orso bianco gli apre salta terrorizzato all’indietro.
    “Ehi, guardate qui che sorpresina succulenta!” esclama il grosso animale rivolto ai suoi compari.
    Lo agguantano per lo zainetto alle spalle e lo sollevano.
    “E cos’hai qui di interessante eh?”
    “No, fermi…non toccate…” grida il pinguino, annaspando in aria.
    Un altro bestione svuota il contenuto a terra: una lattina di cola a reazione, una catena di graffette, un mouse rotto d’assalto e l’unicorno portafortuna.
    “Bah, ci sono solo rifiuti…” e l’orso lancia da parte l’animaletto colorato con una zampata.
    “Noooo….” grida Soldato.
    “Divertiamoci un po’ con lui almeno! Prendilo!”
    Il pinguino viene lanciato agli altri avventori, che finiscono a giocare a palla con lui.
    “E adesso un bel bagnetto!”
    Lo legano e lo portano fuori imbavagliato. Lo buttano nel fiume in uno scroscio di risate, ma dura poco.
    Mentre Soldato lotta con le acque impetuose della Senna, Skipper estrae dalle fauci di Rico due fucili a pallini di sale, prontamente sostituiti da colorate ma micidiali m&m’s.
    “Avete finito di prendervela con i più deboli, sbruffoni!”
    Assaliti da una grandinata di pallottole zuccherose, gli orsi fuggono lungo i vicoli circostanti, inseguiti dai due pinguini armati.
    Kowalski nel frattempo strappa la sicura dal gommone d’emergenza e cerca di calarsi in acqua, agganciando una fune al parapetto, per recuperare Soldato.
    “Dove vai nanerottolo?”
    “O santa foca, il dentista! Aiutooooo!!” Non c’è niente di più terrificante per Kowalski ricordare l’estrazione di un chiodo dal suo becco ad opera di una maniscalco ortodontista.
    “Dammi la mezza corona, volatile dei miei stivali!”
    “Non ce l’ho…”
    Il dentista si avventa sul pinguino, ma viene atterrato da Skipper.
    “Rico, lui è tuo, divertiti!”
    “Argh, yiyiyiyiyiy…yu!” L’uomo viene tramortito all’istante, senza nemmeno rendersene conto.
    “Kowalski, sali sul gommone e tieni questa!” Posa una lattina nella pinna del collega.
    “Ma che…?”
    Skipper strappa la linguetta della lattina ed il gommone, e Kowalski, partono a razzo dentro il fiume.
    Soldato viene preso a bordo e in un attimo sono sulla riva dall’altra parte.

    Poche ore dopo, sono di nuovo al sicuro, nell’imbarco della nave che li riporterà a casa.
    “Anche questa volta abbiamo portato a conclusione la missione con gloria ed onore. I codici d’accesso di quel simpaticone di Zuckerberg sono nostri, un enorme responsabilità. Dov’è la mezza corona, Soldato?”
    “L’ho ingoiata, per sicurezza.”
    “Kowalski, passami il Guttalax…”
    “Ma Skipper!”
    “Preferisci che ci pensi Rico?”
    “Passatemi quella pastiglia…”

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      1. Ecco il refuso:
        Soldato viene IMBARCATO e in un attimo sono sulla riva dall’altra parte.
        Poche ore dopo, sono di nuovo al sicuro, nell’IMBARCO della nave che li riporterà a casa.

        Se puoi correggere con: Soldato viene PRESO A BORDO…

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  7. Aveva cominciato il suo viaggio nelle prime ore del pomeriggio. Mamma chiocciola le aveva detto: “mi raccomando, mentre vai a trovare la nonna malata, non passare dalla città”, ma lei si era pentita di aver preso una scorciatoia e adesso si trovava sperduta nel centro di Montmartre, a scansare suole di scarpe umane, che minacciavano il suo lento incedere. Intorno a lei una scura coltre di buio. La scia lucida e viscosa della bava segnava una linea regolare sulla superficie di un lungo muro e la giovane lumaca avanzava nella notte parigina in preda alla paura. Vide una luce e approfittò del passaggio offerto da un ratto che con aria losca e furtiva camminava rasente allo stessa parete di cemento e stava facendo ritorno nella sua tana in riva alla Senna. Quando fu in cima alla scala, scivolò giù dal pelo ispido del roditore e passò strisciando oltre la porta semichiusa.
    Non fece in tempo ad accorgersi di dove fosse finita che una lucertola campestre, una talpa caucasica e un paio di cinciallegre l’accerchiarono e si avventarono su di lei: volevano rapinarla, forse mangiarla. La lumaca urlò di terrore, poi il clan dei guardiani antifitofaghi le strappò il guscio e la buttò dalla finestra, aspettando che fosse il rospo bufo bufo a fare il lavoro sporco. Invece la lumaca, cadendo nel fiume, gridò “aiutooo” e l’amico ratto, sorpreso di vederla dondolare nell’acqua – “ehi, di nuovo tu?” – le porse una zampa e la tirò su.
    Le antenne si ridestarono su un prato soffice. Sentì la voce della vedova nera: “la prossima volta stai attenta all’aculeo del riccio. Ho fatto una faticaccia a ripararti il guscio. Dammi solo mezza corolla, per questa volta!”

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  8. Ciao Michele, sono tornata rilassata e abbronzata, per la testa e i refusi non garantisco, altrimenti non sarei più io.

    Parigi, una piccola topina messicana si era persa per le strade di Montmartre. La notte era buia e senza luna e la topina seguiva un lungo muro in un stretto vicolo. I lampioni erano spenti e rotti, forse colpiti con dei sassi. Il buio la terrorizza quando da una porta socchiusa una luce l’attirò, forse lì avrebbe trovato aiuto, ma discesa una scale si ritrovo in una lurida taverna con una decina di gatti ubriachi e spelacchiati.
    Con una rapidità fulminea un gattaccio vicino all’entrata allungò una zampa anteriore e palpò quel corpicino tremante sotto i suoi cuscinetti. Tra quegli artigli si dibatteva e si agitava la piccola topina cercando di liberarsi, mentre il sornione diceva: «Vediamo un po’, che strano essere sei tu?»
    Forse quei gattacci non avevano capito che era un topo, la sua pelliccia marrone chiaro con una striscia bianca che partiva dal collo e arrivava fino alla codina facevano di lei una bella topina diversa dai topacci che bazzicavano lì vicino, attorno al fiume. La topina confusa ma non stupida pensò febbrilmente a tutto quello che i gatti potevano trovare ripugnante e rispose:
    «Sono una lumaca, signor gatto. Una lumaca che diventa viscida e schifosa se spaventata, una bestiaccia brutta e ripugnante, al punto che non oso guardarmi allo specchio perché mi faccio paura e ribrezzo. In effetti divento molto brutta, anzi bruttissima da togliere l’appetito, provocando orribili incubi. Perché mai divento così brutta?!»
    «Una lumaca con orecchie, baffi e coda. Non avrei mai pensato che una lumaca potesse assomigliare tanto a un topo e nemmeno che fosse così chiaccherina».
    Tutti risero sguaiatamente, qualcuno la legò: «vediamo se galleggi o affondi!»,
    «Scommetto una ciotola di croccantini che affoga in un minuto»,
    «due ciotole per tre minuti.»
    Le scommesse intorno a lei fioccavano, mentre il suo cuoricino impazzito sembrava volesse uscire dal petto. La trascinarono e la gettarono nel fiume dove topastri malfamati la graffiavano e sbeffeggiavano: «Che ci fai qui? Noi non ti vogliamo! Mangia formaggio a tradimento! Dovevi restare nel tuo paese!»
    La voce della veterinaria la risvegliò: «Tutto fatto piccolina! La prossima volta, il pezzetto di formaggio masticalo, non inghiottirlo intero.»

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      1. Ahahahaha! grazie Michele, mi accorgo solo ora della tua risposta. Per il caldo sono fuggita nel mio posto sperduto sugli appennini modenesi dove, come tutti i posti sperduti che si rispettino, non si riceve una “mappete”.
        Sono tornata giusto per la votazione ma poi torno su, ho cambiato chiavetta e gestore, speriamo di riuscire a ricevere qualcosa.

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  9. Ci sono anch’io! Questa settimana sono stata un po’ presa, ma non volevo rinunciare, così eccomi qui.

    Una giovane topina si trova sperduta nella biblioteca parigina di Montmartre, si spengono le luci e viene ammantata da una coltre scura. La topina striscia accanto a una lunga libreria piena di terrorizzanti libri horror, proprio quelli che non vuole rosicchiare. Inciampa e cade all’indietro, schiaccia inavvertitamente un bottone che apre un passaggio segreto. Scende le scale, in fondo a un lungo cunicolo intravede una luce. Topastri con lunghi dentoni brindano con grandi boccali di vino rosicchiando Camembert. I toponi si lanciano su di lei, vogliono quel tomo che s’è portata dietro, sgranocchiano con gusto le scene più piccanti. La topina grida, era “Cinquanta sniffate di formaggio”, il suo libro preferito! I maniaci la legano e la buttano nella fogna accanto, aspettando che venga avvelenata da qualche umano. Si tappa il naso, non riesce più a respirare! Una zampa la scuote, la voce amica del dentista: ” Le ho limato gli incisivi ma deve rosicchiare formaggio più duro, sennò diventeranno ancora troppo lunghi. Solo per stavolta è mezza corona, prego”

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  10. Mi sono detta: devo controllarlo! Poi invece ho schiacciato l’invio. Ho scambiato una virgola per un punto prima di Topastri e non ho messo una virgola dopo “Cinquanta sfumature di formaggio”. Scusa Michele, puoi sistemarlo?
    Buona domenica!

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