Biblioteca Scarparo #9


Ha atteso il 22 giugno, come i militari al cambio della divisa di lana con quella di cotone. E si è palesata. Sto parlando dell’estate: sistemata la quisquilia astronomica del solstizio, ha ben pensato di dare sfoggio a tutto quanto sappia fare. Grilli, cicale, sole, afa: non ha lasciato indietro nulla; né ci farà mancare i suoi bei temporali, nei prossimi giorni.

Sotto la canicola, i consigli sono sempre i soliti: bere tanto, stare riparati, mangiare poco. A farla da padrone sono i cibi non caldi e, oggi, proprio di quello parleremo. Meglio: fatemelo sapere voi, di cosa parleremo e cosa leggeremo sotto l’ombrellone. La copertina è già qui, che vi occhieggia sorniona.

Buona scrittura a voi e buona lettura a tutti.

 

xxx - se questo è un uovo - azzurra

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16 thoughts on “Biblioteca Scarparo #9

  1. Quarta:

    Le gesta del grande Chef stellato Claudio Crocco dall’infanzia alla fattoria dei nonni, famosi allevatori di galline ovaiole che hanno fornito al piccolo cuoco la materia prima che l’avrebbe poi reso celebre nel mondo con la sua frittata, fino all’attuale delirio di fan che prenotano con anni di anticipo un tavolo al suo ristorante.
    Un genio dei fornelli precoce si mette a nudo raccontando a Primo Levi, che ha curato il romanzo, l’enorme solitudine di un bimbo senza amici, che ha abbandonato troppo presto i pentolini giocattolo in favore di quelli veri.
    Con lucido disincanto e spietata autoanalisi Crocco ripercorre le tappe di una carriera sfolgorante e invidiata che presenta molti lati oscuri nascosti nelle pieghe di un grembiule.
    “Se questo è un uovo” non fa sconti e analizza con lucida consapevolezza il pericoloso mondo dei talent di cucina, mettendo in guardia gli aspiranti Chef .
    Che siate fan delle competizioni televisive o soltanto di un semplice uovo in camicia questo romanzo vi parlerà al cuore, passando dallo stomaco.

    Fascetta: Non sappiamo se sia nato prima l’uovo o la gallina, ma ringraziamo Dio per averci mandato Claudio Crocco.

    Incipit: Il canto del gallo mi svegliò come ogni mattina: era ancora presto ma sapevo che i lavori alla fattoria non sarebbero cominciati tanto più tardi. Giusto il tempo di lavarmi e bere una tazza di latte appena munto e mi sarei lanciato a osservare il nonno alle prese col fieno e le coltivazioni. Poi, verso metà mattina avrei scacciato la nonna dalla cucina, rubandole la postazione e la preparazione del pranzo. Toccava solo decidere cosa prepare

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  2. In un mondo di gente adorante delle uova emergeva lui l’intollerante. Nascere nell’epoca sbagliata è sempre difficile, anche di più far valere i propri diritti. “Perché non ne mangi almeno un po’ così ti abitui” questo il messaggio che gli arriva di continuo a fargli notare che forse si trattava di un semplice tarlo nella testa.
    Il mondo è mondo sempre. In un mondo dove le uova sono il cibo preferito ed il passaporto per la normalità non poterle nemmeno avvicinare è un modo per raccontare la storia di un escluso che a fatica emerge lottando per la sua unicità.
    Calimero aveva anche avuto il nome propiziatorio, ma davvero non aveva idea delle prove che la vita gli avrebbe messo davanti.

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  3. In un mondo in cui la vita animale non ha valore, ma è il mezzo a disposizione di un uovo per produrre un altro uovo, tutto ciò che non è di forma tondeggiante è guardato con scetticismo. Se non con sospetto. Fino al giorno in cui le uova scoprono che una razza particolarmente evoluta di primati, in clandestinità, pratica riti terribili in cui vengono infranti i gusci e il contenuto gettato su piastre roventi per cibarsene.
    Lo sdegno è enorme e la risposta sarà senza sconti: non c’è posto, sullo stesso pianeta, per uova ed animali. Inizia una guerra senza esclusione di colpi, in cui le uova internano tutte le bestie per avviarle a quella che definiscono la “soluzione finale”: un mondo sferico, abitato solo da creature tonde. Per tutti gli altri, semplicemente, non c’è posto.
    “Se questo è un uovo” narra le vicende avvenute in uno dei mattatoi cui sono avviati gli animali, dove qualsiasi etica viene azzerata ed esiste solo la lotta per una esistenza breve e terribile, prima dell’arrivo di una morte che ha il sapore della liberazione.

    Incipit: Lo spettacolo era terribile. Le uova se ne stavano sedute, sulle torrette di osservazione. A volte, prese dalla noia, imbracciavano il fucile e giocavano a spararci, ridendo sguaiate alla vista dei nuovi arrivati che correvano come scarafaggi. Ma la maggioranza di noi vecchi usciva: un proiettile era preferibile. Anche al costo di essere colpiti di striscio: l’infezione risultante sarebbe stata una benedizione.

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  4. “Se questo è un uovo, intendo dire, signori miei, se lo è davvero, perbacco se lo è! non potrà mai stare ritto in piedi!”. Questo è quanto esclamò, almeno secondo le dicerie popolari del tempo, un noto gentiluomo spagnolo che partecipò alla cena in onore di Cristoforo Colombo, di ritorno dalle Americhe appena scoperte. Secondo un famoso aneddoto popolare, ritenuto dai più falso, il navigatore genovese si servì di un uovo per mettere a tacere le invidie dei commensali che non perdevano occasione per accaparrarsi le attenzioni di sovrani e prelati sminuendo la sua impresa.
    Ma la Storia, si sa, a volte sa essere sublime maestra di scherzi, capace come si rivela di intrecciare verità e falsità per nascondere l’evidenza. L’autore, con grande e sottile tenacia intellettuale, traccia un’interessante – e irriverente – intervista all’intelletto umano scorrendo con grande destrezza le principali scoperte, a volte accettate, a volte taciute, che si sono susseguite dall’Uovo di Colombo fino all’Uovo di Tesla. Un viaggio, virtuale ma non troppo, dove emerge anche un simbolismo del tutto inatteso dell’uovo, metafora perfetta di finta perfezione: Colombo, Brunelleschi e Tesla sono solo alcune delle grandi menti umane che l’hanno saputa cogliere.

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