Scrivila tu – Aubade


photo credit: Test de Pillow via photopin (license)
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È estate. La testa è leggera, i pensieri sfuggono. Nessuno ha voglia di fare cose complicate. Così faremo dell’estemporaneità la nostra bandiera: non saranno storie in sei parole, perché vanno bene quattro e andranno bene otto. O tredici. Va bene la poesia. Va bene pure la prosa. Anche incipit o quarte di copertina. Se vi va condividetelo sui social. Oppure mettetelo nei commenti e basta, che l’importante è divertirsi. Insomma: tana libera per tutti.

L’argomento del giorno è Aubade (francese): poesia o canzone che ha per tema gli amanti che, dopo una notte d’amore, si separano allo spuntar del giorno.

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17 pensieri riguardo “Scrivila tu – Aubade

  1. Quando il sole del mattino mi sveglia, tu non vuoi lasciarmi andare via.
    Il tempo passa in fretta, quando siamo insieme noi.
    E’ triste aprire quella porta.

    Mi ha fatto venire in mente questa ed ora starò a canticchiarla tutto il giorno.

    (In questi giorni sono un po’ presa da altre incombenze ma vi leggo!).

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      1. A questo punto stellina per il “Mi piace” e…

        Noi siamo figli delle stelle e non ci fermeremo mai per niente al mondo.
        Noi siamo figli delle stelle senza storia e senza età, eroi di un sogno.
        Noi stanotte figli delle stelle c’incontriamo per poi perderci nel tempo.

        🙂

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  2. Sospira, ancora avvinghiata a me. E so cosa vuol dire.
    Riesco a risponderle con un suono gutturale di assenso, e la stringo un po’ di più tra le mie braccia. Fanculo il jogging, fanculo l’agenda piena di impegni, fanculo il cellulare che sento già vibrare sul comodino, fanculo ai primi raggi di sole che filtrano dalle tende.
    Si muove, cerca di scivolare dalla mia stretta. La trattengo.
    “Ferie? Malattia?” propongo.
    Sorridendo risponde: “Si, malati un po’ lo siamo…”

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  3. Quarta:

    Lei e lui, o lui e lei, che tanto è uguale. Amanti che al mattino si lasciano: ognuno per la sua strada, la sua vita fatta di altro. Già sentito, banale, e tu quindi lettore saresti indotto a chiudere il libro che hai in mano, tenendolo al contrario per leggere questa quarta. E faresti male.
    Già sentito, banale… non se a raccontare le vicende è Milou una cameriera marocchina che allo spuntar del sole vede Francoise e Pierre lasciare la stanza che si appresta a rigovernare all’Hotel du Hoc situato in uno stretto vicolo della Normandia, poco lontano dalle spiagge degli sbarchi. Un hotel frequentato da turisti desiderosi di scoprire il luoghi del D-Day e da Francoise e Pierre.
    Milou lo sguardo disincantato sul mondo e spietato sull’amore immagina e poi scopre parecchie cose sugli amanti, grazie ai piccoli indizi lasciati in camera. La foto incorniciata che la donna ha dimenticato sul comodino ritrae un bimbo su una sedia a rotelle; e quella volta che lui non si è presentato Milou ha trovato cocci di vetro nel lavandino.
    L’altra vita è quella lasciata fuori dalla stanza dell’Hotel du Hoc, o quella che entra al crepuscolo e si saluta all’alba?
    Milou una certezza ce l’ha: Francoise e Pierre non sono quello che sembrano.

    Fascetta:
    Due amanti in Francia e una cameriera arguta che legge Proust e sa molte cose.

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      1. Be’ vediamo 😀 grazie per l’entusiasmo, ci sono un po’ di cose da definire before September (tipo se mi riconfermeranno il part time che senza, scrivere è davvero troppa fatica) intanto grazie grazie bacione

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    1. Dodici bottiglie di vodka: 100 euro, con la carta di credito.
      Noleggiare una discoteca per una sera: 1000 euro, con la carta di credito.
      Bere e fare festa fino a dimenticarsi con chi si è andati a letto: non ha prezzo. 😛
      Per tutto il resto, c’è la carta di credito.

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