Scrivila tu – verschlimmbessern


photo credit: I Want YOU! via photopin (license)
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Prima di cominciare, tiriamo le fila dell’ultimo thriller di stagione, quello dei film. La vincente è risultata senza ombra di dubbio Marina: a lei onore e gloria, ma soprattutto un libro. Questa volta il premio è Luciano Ligabue, Scusate il disordine, Einaudi. Complimenti a lei per lo svolgimento e grazie a Helgaldo, che invece mi ha offerto inconsapevolmente l’idea per questa pagina.

Ricordate che non ci sono regole: non è una storia in sei parole, perché vanno bene quattro e andranno bene otto. O tredici. Va bene la poesia. Va bene pure la prosa. Anche incipit o quarte di copertina. Se vi va condividetelo sui social. Oppure mettetelo nei commenti e basta, che l’importante è divertirsi. Insomma: tana libera per tutti.

L’argomento del giorno è verschlimmbessern (tedesco): peggiorare una situazione cercando di migliorarla. Lo abbiamo fatto tutti, no? D’altronde lo sanno persino gli astronauti: Chris Hadfield lo ha detto chiaramente a questo TedTalk, affermando che persino nello spazio non c’è problema tanto grave che tu non possa peggiorare.

Buon divertimento e ancora complimenti a Marina.

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22 pensieri riguardo “Scrivila tu – verschlimmbessern

  1. Grazie a tutti! È stato un bel divertimento. Io adoro Robert De Niro e poterne fare polpette col thriller mi ha proprio gasato. 🙂

    Grazie anche a Helgaldo che continua a mettere in palio libri e potrebbe anche non farlo! Sono contenta di averne vinto un altro: vuol dire che mi farò passare il pregiudizio nei confronti di un cantante/scrittore che non amo molto come cantante e chissà, magari apprezzerò come scrittore. 🙂

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  2. Brava Marina, sono contenta perché l’avevo votata anch’io *_*
    Storia in sei parole più o meno:
    1. Non c’è limite al peggio (è un proverbio ma purtroppo ho scoperto che è terribilmente vero!)
    2. Voglio toccare il fondo per poi risalire, forse.
    3. Volevo salvarti con il mio amore e invece ti ho ucciso.
    Buona giornata a tutti!

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  3. Ho scritto troppo, ma è uscita così. In un crescendo. 😉

    Si, va beh. Questa volta ho davvero fatto un casino. Questa volta l’ho combinata grossa. Niente a che vedere con il giorno in cui ho mimato le immense rotondità di una ragazza davanti a una donna composta dalle stesse immense rotondità. Non certo come quella volta che ho detto a un tizio che non volevo uscire con nessuno, salvo poi farmi vedere con la lingua di un altro in bocca a una festa a cui non sarei dovuta andare. È persino peggio di quando mi sono licenziata convinta di aver trovato un altro lavoro, rendendomi poi conto che mi avevano assunta solo per un giorno. Quello che ho fatto adesso, confronto al giorno in cui ho buttato il frigorifero sopra la televisione, rompendo pure le piastrelle della cucina dell’appartamento in cui ero in affitto, è decisamente peggio.
    Oh cavolo. Oh cavolo. E ora, come ne esco?
    Pensa. Pensa.
    Potresti chiedere scusa. Peccato che la donna dalle immense rotondità non abbia apprezzato.
    Potresti avvicinarti e dire che ti eri spiegata male, che ti dispiace tantissimo. Solo che quando lo hai detto al tizio, specificando che la tua lingua era arrotolata a quella di un altro solo perché volevi sentire che sapore avesse il suo collutorio, hai fatto peggio.
    E chiedere di tornare indietro non funziona. Quando hai firmato le dimissioni, non ti hanno permesso di tornare sui tuoi passi. E non sei riuscita a far riprendere al televisore la sua forma originale, anche se hai provato a rattoppare il danno martellando la seta sulle ammaccature.
    Forse è meglio se stai ferma. Con i disastri sei un portento, e quando cerchi di risolverli, sei ancora più portentosa. Ti hanno mai parlato di “verschlimmbessern”? Ecco, sarebbe il caso che qualcuno lo facesse.

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  4. Così… tanto per provare.

    Arrivo in fondo alle scale di casa. La gonna mi si appiccica tra le gambe e devo salire fino al quarto piano, a piedi, perché i condomini di mettere l’ascensore non ne vogliono proprio sapere. Passo in rassegna le buste della spesa: una con i surgelati, quella con i detersivi, una cassa d’acqua naturale da due litri e l’ultima con i freschi, i biscotti e le uova appena deposte che mi ha regalato il fruttivendolo. Mi tocca fare almeno due viaggi. Decido di portare su, per primi, i surgelati e la busta con i freschi; al resto penserò dopo. Mi appresto a salire il primo gradino quando lo vedo: il super maschio del palazzo, calzoncini corti, scarpe di stoffa senza lacci con un bel buco all’altezza dell’alluce e ovviamente, senza calzini; canotta aderente gialla con un grande smile disegnato all’altezza dei pettorali. Abbasso lo sguardo e spero di cavarmela con un cenno di saluto. Sono stanca, ho sete e l’ultima cosa che voglio è perdermi in dieci minuti di chiacchiere inutili che hanno il solo fine di concludersi con un invito fuori da qualche parte.
    – Cara, tesoro, lasciati aiutare. Te le porto io le borse, dai a me.
    – No grazie, non serve. Ce la faccio.
    Ma il super uomo insiste, bloccandomi sui gradini. Penso ai miei surgelati e al caldo infernale che continua a farmi sudare. Voglio togliermi le scarpe, i vestiti e accendere il condizionatore a temperatura Polo Nord. Vedo la sua mano pelosa allungarsi su una delle mie buste.
    – Perché vuoi fare tutto da sola? Dai, qui…
    – No, grazie. Indietreggio rischiando anche di cadere.
    – Insisto cara. E’ un vero strazio che non ci sia l’ascensore. Sai, che sono favorevole, vero?
    – Si, si. Grazie. (Bravo, metti il dito nella piaga!) Scusami, ora devo proprio andare o i surgelati mi si scioglieranno nella busta.
    – Oh, scusami. Davvero, voglio darti una mano. Cosa ti porto?
    Ci rinuncio! Non ne posso più di questo tira e molla.
    – Se proprio insisti… ci sarebbe la cassa d’acqua e ancora una busta da portare su. (Pensavi di cavartela con due pesi piuma, vero? Linguaccia mentale.)
    Il macho non si scompone e scende a prendere il resto della spesa. Il tragitto fino al quarto piano mi sembra una scalata su parete verticale. Ma dove trova il fiato per parlare, parlare e parlare ininterrottamente, mentre sale le scale con dei pesi? Finalmente, arriviamo alla porta; poggio le buste a terra e infilo le chiavi nella serratura.
    – Grazie per l’aiuto, dico sbrigativa e faccio per entrare.
    – Per così poco tesoro.
    Anche lui, posa a terra la cassa d’acqua e il bustone con i detersivi.
    – Potrei entrare un momento da te, per bere un bicchiere d’acqua? Sono accaldato.
    – No! risposta secca, immediata, concitata. Forse, ho esagerato. Cerco di utilizzare un tono più garbato:
    – Scusa, non ho acqua fresca. E la casa è un disastro.
    Disegna per me, sul suo viso, un’espressione delusa e contrariata.
    – Non sono un maniaco. Protesta.
    Io però, non rispondo. Spero, che si offenda per sempre, che non mi perdoni mai più. Mi guarda ancora per qualche secondo con aria sprezzante, poi, mi volta le spalle e se ne va. Mentre lo vedo scendere le scale, mi torna in mente la storiella della volpe e dell’uva. Sorrido. Dopotutto, poteva anche andare peggio. Finalmente, entro in casa con le prime buste della spesa; Apro il freezer e sistemo velocemente i surgelati. Poso la cassa d’acqua nella parte bassa della dispensa. E via, torno all’ingresso per prendere la sacca dei detersivi, quando un’altra busta di plastica mi intralcia i piedi; inciampo e verschlimmbessern! Ciack ciack:
    le mie uova fresche, finiscono in frittata.

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      1. Ho scritto una scemenza… e comunque, ci sono degli errori… Qui: il super maschio del palazzo, (virgola e non due punti.) e qui, andrebbe riscritta così: Anche lui, posa a terra la cassa d’acqua e il bustone con i detersivi. Correggi tu, vero? ^_^
        Buona giornata 🙂

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  5. Fermi tutti, cos’è questa anarchia? Dove sono finite le famose sei parole? Non sono quattro e non sono otto, sono sempre state sei!
    Forse Michele volevi creare l’esempio perfetto di verschlimmbessern? 😛

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