Vacanze


photo credit: #26 Let's go surfing II via photopin (license)
photo credit: #26 Let’s go surfing II via photopin (license)

Ci sono vacanze bellissime, che però quando torni ti dimentichi subito. Ed è meglio così, perché morire di nostalgia è una gran brutta fine: roba da scrittori, se non da poeti. E ho detto tutto.

Ci sono vacanze normali, in cui alla fine hai solo sostituito il capo con la moglie, l’amministratore delegato con la suocera, i clienti con i figli. La differenza è che non ti pagano ma, se non lavorerai bene, te la faranno pagare. La moglie per prima, iscrivendosi al partito della candeggina. Però il lavoro nobilita l’uomo; non sei musulmano e quindi non ti spettano settantadue vergini in paradiso, ma speri giunga presto l’ora del meritato riposo. Eterno? Va bene lo stesso, purché si dorma e non ci siano rotture.

Ci sono le vacanze in cui tutto va a rotoli. Epicamente. Sono quelle che ti ricorderai tutta la vita, come quella volta che hai finito i soldi a tremila chilometri da casa. Ti sei fatto le settantadue ore del viaggio di rientro (una per ogni vergine, a occhio) mangiando il contenuto di una sola scatoletta di involtini, talmente tremendi e così intrisi d’aceto che per tutto il tempo la nausea ha vinto sulla fame. O come quella volta che, sulla corriera piena che non ne voleva sapere di mettersi in moto, tu e due tuoi amici siete stati reclutati per scendere e spingere. Senza che nessun altro muovesse un dito: avete spinto e messo in moto un pullman completo di cinquanta passeggeri e relativi bagagli, che ancora dopo vent’anni ti domandi come abbiate potuto fare. Vacanze di cui porti orgoglioso le cicatrici, come uno sopravvissuto alla guerra.

Poi ci sono le vacanze sfigate. Ma così tanto che arrivano seconde anche dal punto di vista tragico: niente epica eroica, quindi, ma uno stillicidio di scortesie che il destino ti ribalta addosso. A bassa densità ma con una costanza da maratoneta. Una al giorno, per dire. Tante piccole cose, che finirai per scordare quasi subito. Ma che la tua ulcera ricorderà per molti mesi a venire.

Tipo che tutte le mattine, alle cinque, il camion della nettezza urbana svuota i cassonetti sotto casa con la delicatezza dello Shuttle durante il lancio. E quando, finalmente, alle sette riesci a riaddormentarti, l’unico aereo in arrivo nell’intera giornata passa a quaranta metri sopra la tua testa, perché la casa si trova sul percorso di discesa dell’aeroporto. Per recuperare decidi di scendere in spiaggia a poltrire sotto il sole? Non c’è problema: ci pensa il torneo di beach volley a tenerti sulla corda. Tra spettatori urlanti, speaker, pallonate e improperi dei giocatori.

Dopotutto il riposo, come il piacere, va guadagnato. O, almeno, ti viene questo sospetto. Allora scarpini per un paio di chilometri fino a un’altra spiaggetta. Stendi l’asciugamano e, non appena l’indice UV scende sotto la quota “forno a microonde”, scopri che il luogo si popola di mamme con torme di bambini urlanti. Nessuno dei quali abbastanza grande da saper scrivere ma tutti in possesso di una laurea in ingegneria edile honoris causa, dato che tra corse e urla scavano buche in grado di competere con l’Eurotunnel e costruiscono castelli grandi come un centro commerciale.

Dulcis in fundo, l’otite. Uno schizzo malefico della doccia spinge un granello di sabbia fino in fondo all’orecchio. Colpisce il timpano, graffiandolo. Si crea un’infezione, che lo buca. Ti ordinano degli antibiotici, ma al momento sull’isola non ci sono. Forse tra due settimane. Nel frattempo, il farmacista parlando fitto al telefono con il dottore e tu non capisci una parola, ti danno una roba da mettere. Delle gocce. Il greco non è facile da leggere, figurarsi avendo in mano un foglietto illustrativo. Scopri che è un collirio. Pensi che hai un buco in un timpano da curare con il collirio e pensi che dovrai prendere un aereo, con le sue pressurizzazioni repentine. Stai per piangere, un po’ per il dolore e un po’ per la disperazione, ma poi ti scappa un sorriso: arriverai in Italia sotto ferragosto, quando tutto il personale medico è in servizio, pronto ad attenderti.

Helgaldo mi segnala che Paolo Nori, pure lui esperto di vacanze “che era meglio stare a casa”, ne ha fatto una specie di concorso. Se lo fa lui, allora lo faccio pure io. Però niente cartolina, così risparmiate i soldi del francobollo. Mettetele nei commenti, le vostre vacanze da dimenticare, in un condivisione catartica con tutti gli altri.

Però siete su “Scrivere per caso” e non potete pensare di cavarvela così a buon mercato. Scrivetelo nei commenti, sì, ma in sole sei parole

Ecco le mie: «Persa pazienza, usata pochissimo. Grossa ricompensa.»

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44 pensieri riguardo “Vacanze

  1. Agli amici che vanno in Grecia diamo sempre il n. di cell di mio marito per telefonate-traduzione, mi spiace di non averlo fatto con te, perchè credo che la storia del timpano sia vera, e il timpano bucato fa un sacco male (e fa male anche se qualcuno parla col medico, ma capirsi è già qualcosa)
    Vacanze davvero sfigate non ne ho: pezzi di sfiga che quando è passato tutto è diventato bello, talvolta pure bellissimo. Per cui ti racconto questi sprazzi di vacanza no. In 6 parole certo.
    – Auto nuova in panne: officine chiuse! (Milano-Sirolo 11 ore, estate 2013)
    – Una settimana di diluvio in Sicilia (Isola delle femmine, luglio non ricordo l’anno, fine anni 90 direi)

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    1. Grazie, sempre gentilissima.
      Comunque l’inglese è stato sufficiente e aver chiamato un otorino in Italia (che ha confermato l’operato del collega greco) mi ha tolto molti dubbi. Anche sul collirio: ha detto che è una prassi comune, in certi casi.

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  2. Ah l’otite fa un male terribile… Ho visto anch’io l’intervista a Paolo Nori sul concorso “era meglio stare a casa” in effetti sono anch’io una sostenitrice della vacanza a casa, è l’unica tipologia di vacanza in cui puoi davvero riposare, questo non vuol dire che disdegno un breve viaggio. Insomma piccole dosi di viaggio. Vacanze sfigate? Una settimana nel mese di luglio sulla riviera romagnola con pioggia 5 giorni su 7, il mio compagno lavorava e io ho avuto la felice idea di prendere una stanza in un hotel adiacente la casa al mare di una mia amica (con prole) così avremmo passato del tempo insieme in relax sulla spiaggia. Alla pioggia si è aggiunta la sfiga che la mia amica è dovuta rientrare di corsa a Bologna per un problema di salute improvviso dell’anziana madre. Ciliegina sulla torta oltre a passare la maggior parte del tempo in hotel perché pioveva la camera non era granchè e ho anche pagato il supplemento singola. Sì era meglio stare a casa.

    Ah scusa dovevo dirlo in sei parole?
    1. Riviera romagnola, mare brutto, niente sole.
    2. In vacanza goditi città e musei.
    3. C’è il sole? Meglio la piscina.
    4. Finalmente sono a casa, sono felice.

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  3. Difficile concentrare la sfiga in sole sei parole, con tutto quel che ci sarebbe da dire quando riparte la rabbia. Vediamo:
    – In moto: partenza torrida, ritorno fradicio. (Toscana a 38 gradi con giubbotto, pantaloni, casco, stivali; rientro con tornado a Bologna, fradicia persino la carta di credito dentro il portafoglio, dentro il giubbotto dentro la tuta antipioggia)
    – Armadio in cartongesso, ululati sessuali condivisi. (Un albergo a Cattolica aveva gli armadi a parete in cartongesso, condivisi con la stanza accanto. Tutto, si sentiva tuttoooo. E non ero io a far casino!)
    – Albergo ristrutturato, manca l’acqua calda. (In montagna)
    – Affittasi remise en forme, dietro discoteca. (Fare mattina senza divertirsi)
    – Vinci un Palio, perdi la cena. (se arrivi a Siena la sera del Palio, portatene da casa)
    – Dobbiaco 4 stelle: motociclisti non ammessi. (Orario cena sul sito: dalle 20 alle 22; arrivo alle 21, cucina chiusa e cameriera assassina. Annie Wilkes era uno zuccherino in confronto.)
    – Rientro, saltata la luce, frigorifero marcio. (Soluzione: modulo di riarmo dentro il quadro elettrico, riarma per 3 volte a distanza di tempo)

    Questa non è mia, ma di un collega:
    – Motociclista sorpassato dal tubo di scappamento. (Avrei voluto esserci…)

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  4. SFIGHE AEROPORTUALI
    Levataccia poi volo soppresso, partenza serale. (Di ritorno da Cracovia 2005, Cracovia-Varsavia cambio volo Varsavia-Milano)
    Overbooking: restiamo a terra, inutile discutere! (Di ritorno da Vienna, anni 90, mio padre che ci aspetta in aeroporto, telefonini non ancora diffusi, un casino avvisarlo, per fortuna il rimborso fu interessante, e l’azienda capì il mio non presentarmi in ufficio, partimmo infatti il mattino dopo dopo una notte pagata in hotel)
    Overbooking: 2 del gruppo a rischio (In andata a Cracovia, vedi sopra, poi imbarcati all’ultimo, correvano che manco Carl Lewis mentre l’alto parlante urlava i loro nomi per l’imbarco immediato!)

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  5. Oh no, Michele… mi sento in colpa a ridere così sguaiatamente delle tue disavventure…

    “Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, non ha mai passato la notte con una zanzara”…. o sofferto un timpano forato da un granello di sabbia!

    Deve essere stato bello passare le serate col mal d’orecchio e il Papeete sotto casa…

    Le mie 6 parole?

    Sorseggiare acqua di pozzo nella favela…

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  6. Oh, caspita, Michele!
    Ma una capatina a Lourdes, nel fine settimana, no?

    Parola d’ordine: vacanza da dimenticare!
    (Le mie sei parole dedicate a te)

    Incubo a ferragosto: da cancellare, assolutamente!
    (Quelle rivolte alla mia vacanza)

    Soprattutto:
    Stammi bene, che pensare a quel granellino bastardo nel tuo orecchio mi fa impressione! 😉

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      1. Viaggio a Lourdes: chiuso per siccità.

        A parlar di male all’orecchio si è riacutizzata la mia infiammazione cronica all’orecchio destro. Da quella volta, tanti anni fa, che per un foulard dimenticato mi presi l’otite grazie al venticello sul lago di Bracciano. Potrei anche riassumere con:
        Per un foulard dimenticato, orecchio infiammato.
        Ricordi di un’estate: otite cronica.

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