Thriller paratattico n. 54: paura nella Rete


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Con agosto agli sgoccioli, non ci rimane che rientrare nella nostra routine di esercizi di scrittura. Non so voi, ma a me l’estate ancora arrugginisce i neuroni e il caldo umido di questi giorni mi rende pigro e svogliato. Così, penso che sia meglio ricominciare con una cosa facile facile, copiata dall’ultimo esercizio che abbiamo fatto prima di fermarci e suscitata da una richiesta giunta da un lettore del blog di Barbara.

Ispirati dal film The net, ci muoveremo nell’ambientazione che ci è più consona, cioè la Rete che ospita anche i nostri blog. Se amate il torbido, potete muovervi in quella parte di Rete cui si fa riferimento di solito come Deep Web, che è l’equivalente digitale di quei bassifondi dove è possibile combinare le cose peggiori. D’altronde Internet è fatto di persone e la realtà virtuale non può essere diversa (né migliore né peggiore) dalla realtà reale.

Facciamo quindi un po’ di stretching, controlliamo la respirazione e ricominciamo a scrivere!

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Buona scrittura a tutti, ci vediamo domenica per la votazione!

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55 pensieri riguardo “Thriller paratattico n. 54: paura nella Rete

  1. Una giovane donna guarda disperata il proprio smartphone: per quanto ci sia segnale, il gps non funziona e quando cerca di avere informazioni ottiene un laconico “errore di rete”. Scorre le app, senza riuscire a trovare qualcosa che la possa aiutare; poi apre il browser ed entra finalmente in un sito. Sembra un forum dove ci si scambiano impressioni sui locali più alla moda, ma non appena digita il proprio username e password si ritrova proiettata nel Deep web: il sito è russo e pullula di immagini porno e offerte per droga e armi. Pagamento solo in bitcoin.
    Un popup le oscura lo schermo e la avverte che il cellulare è stato criptato e che dovrà pagare mille dollari al “Culto della vacca morta”; lei urla per la paura di perdere tutti i selfie che ha scattato a Parigi. Per la frustrazione getta il cellulare nella Senna: se non potrà averlo lei, allora non l’avrà nessuno. Il telefono dondola dolcemente sull’acqua scura, poi comincia a sprofondare mentre un ratto, in un ansa nascosta, si domanda se sia commestibile.
    Il telefono vibra, parte il vivavoce, torna a funzionare! Dall’altoparlante arriva la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

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  2. Altro che arrugginita io, mi sento persa in questo mondo sconosciuto. Credo di aver saltato un decennio di novità.conosco solo il web visibile e nemmeno troppo!😨
    Però grazie al tuo intervento ho scoperto pure questo!Ora ci penso per il thriller,ma credo di passare la mano.

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  3. Una giovane blogger si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, in cerca di connessione e di un lampione, ha paura di non poter controllare i commenti nel suo blog né aggiornarlo. Finalmente comincia a intravedere una luce tra i lampioni rotti e una panchina. Si siede. Apre il portatile e scorre il blog, fino a quando vede il nuovo commento di un affezionato lettore, che naviga in rete con uno pseudonimo. Le ha linkato un sito dove i suoi pezzi di alto giornalismo potrebbero essere apprezzati. Lo clicca. La donna urla di terrore: il sito è già pieno di suoi articoli che qualcuno le ha rubato e ripubblicato sotto un altro nome. Aspettano connessi che lei abbocchi, l’hanno già rapinata, forse vogliono rubarle l’identità, abusando della sua fiducia nei blog amici. La blogger sprofonda nella vergogna per essere stata tanto ingenua, comincia a dondolare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista “Tutto fatto, signora. Com’era il nome del suo blog?”

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  4. mi è venuta di getto …

    Una blogger non più tanto giovane, per contrastare l’avanzare dell’età, cerca di mantenersi al passo con i tempi e mantiene costantemente aggiornate le app dei suoi dispositivi Ipad e Iphone. Si rende conto, giorno dopo giorno, di aver maturato una vera e propria dipendenza melistica. Tutte le volte che esce di casa controlla prima se la sua destinazione è coperta dalla rete, e quando scopre di non avere sufficiente copertura rinuncia a qualsiasi spostamento. Un giorno il suo fidanzato le propone un week end romantico a Parigi nel quartiere di Montmartre ma scopre con orrore che lì non esiste una copertura sufficiente perché la Apple non ha pagato le tasse dovute alla Francia e sono stati banditi dal loro territorio. La blogger rinuncia al week end romantico e il suo fidanzato arrabbiato parte da solo e lì incontra un’altra donna più bella e più giovane e soprattutto senza nessuna dipendenza fastidiosa. La blogger disperata augura a entrambi di affogare nella Senna ed essere mangiati dai topi e piange lacrime amare.
    Una mano la scuote, si sveglia, è il suo fidanzato che le dice «Amore svegliati, ti eri addormentata con l’Ipad stretto tra le braccia e piangevi disperata mentre tentavo di togliertelo. Se me lo passi un secondo ti offro mezza corona!».

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  5. Intanto ho avvisato l’ispiratore, vediamo se tenta una partecipazione (non è proprio la sua passione scrivere, però)
    E io partecipo? Se vado troppo sul tecnico, rischio di svelare antichi misteri…oltre che non farmi capire dai lettori. O peggio, spaventarli sul serio! 😛

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      1. Crypto di Dan Brown è quello che è piaciuto di meno tra i suoi fan (quindi già lettori che apprezzano lo stile) perchè l’argomento crittologia è un po’ troppo complesso. Molti l’hanno definito “brutto” solo perchè alcuni concetti sono dati per scontati (nonostante sia pieno zeppo di errori informatici).

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  6. Uno spietato hacker decide di prendersi gioco di uno spensierato gruppo di blogger. Fingendosi uno di loro, li coinvolge in un esercizio di scrittura: affida loro il compito di stilare un breve racconto da ambientare a Montmartre, il famoso quartiere parigino. I blogger, ignari, partecipano all’iniziativa ma non sanno di andare incontro a una trappola. Non appena posteranno i loro scritti, un sofisticato software li trasformerà in realtà apparente: ogni racconto verrà automaticamente replicato su tutti i siti mondiali dei mass-media, tradotto in tutte le lingue, trasmesso a tutte le agenzie di stampa, finché la loro finzione narrativa ripetuta infinite e infinite volte non verrà percepita come qualcosa di realmente accaduto. Ma lo spietato hacker, autore del software, non si è limitato a creare uno strumento che replica storie scritte all’infinito. Il suo scopo è trasformare la realtà virtuale della narrazione in realtà visibile. Ecco che le parole scritte vengono interpretate dal diabolico algoritmo per essere trasformate in filmati in alta definizione così che quanto narrato non resti più racchiuso nelle menti dei singoli lettori, ma esca scandito da immagini inequivocabili, trasmesse inesorabilmente in mondovisione, in modo che nessuno possa dire di non credere ai propri occhi. Una realtà visibile, parallela, sconnessa dalla realtà reale. Nel suo delirio da onnipotenza, il giovane hacker ripete appagato quel suo mantra ossessivo: “Ecco servita la vendetta della realtà virtuale che, stanca di sentirsi inferiore alla realtà reale, ha deciso di superarla diventando la nuova realtà: la realtà aumentata!”

    “Mezza corona, prego!”
    La giovane donna riprese coscienza bruscamente…

    “…ma inspiegabilmente ha strozzato senza pietà il dentista che l’aveva appena assistita. Al momento non è chiaro il movente che ha portato la donna a compiere questo efferato omicidio. In un momento concitato, alcuni testimoni hanno affermato di aver sentito delirare la donna in merito a Parigi, come se fosse stata in preda a un incubo. Al momento è tutto, a voi la linea in studio.”
    Finito il telegiornale, il vecchio pensionato rimase esterrefatto. Quei fatti parevano essere accaduti a Monza, nei pressi dell’Arengario, vale a dire a non più di cento metri da casa sua. Conosceva bene quel dentista, lui stesso ci era stato varie volte. Secondo quelle notizie dell’ultima ora senza ombra di dubbio proprio lì, a pochi passi da casa sua, quel povero dottore era stato appena ammazzato. Ma quel pomeriggio non era accaduto assolutamente nulla: niente ambulanze, niente polizia, niente carabinieri. Il pensionato guardò l’orologio perplesso e si affacciò di nuovo alla finestra. Ne era sicuro: non era successo assolutamente nulla di tutto quello visto in televisione. Possibile che fosse tutta una montatura?

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    1. PS: spietato e hacker non andrebbero molto d’accordo. L’hacker ha comunque una sua etica, una sorta di Robin Hood informatico, che pur essendo un criminale lo è solo per Re Giovanni e lo sceriffo di Nottingham. La figura corretta è cracker, se il suo intento è davvero criminale col fine ultimo di guadagno. Il lamer è invece un pischello idiota che deve solo farsi bello con gli amici, ma con scarse conoscenze informatiche e che semina solo zizzania.
      Questo ahimè i mass-media non lo dicono mai.

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      1. Io trovo che il termine “hacker” abbia molte più sfumature e, comunque, è un termine molto più noto ai lettori non specializzati, diversamente da “cracker”. E il mio intento era proprio quello di non usare troppi tecnicismi. Inoltre, il mio spietato hacker non ha come fine ultimo il guadagno… Comunque sono solo scelte soggettive, per la verità neanche troppo ponderate visto che ho scritto praticamente di getto (come tutti, credo).

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      2. Erano giorni in cui avere un modem in casa era una rarità e i comuni mortali si collegavano alle BBS Fidonet, altro che Internet. Mancava poco, ma in quel momento non avevo neppure un indirizzo email. Eppure, su una rivista che si chiamava “Futura”, lessi un racconto su un hacker ancora legato al termine originale e all’etica che rappresentava. Il titolo, assai esplicativo, era: “L’ultimo dei romantici”.
        Era il 1985, o giù di lì. Passati trent’anni, mi fa sorridere che ancora qualcuno si impunti sul termine. 🙂

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  7. Maledizione! Aveva imprecato Arielle sbattendo la porta dello studio del Dott. Dubois. Non ci voleva questo inatteso dopo lavoro, reclamò contro il vento un’ultima volta, prima di scendere dalla sua Aprilia Mana e di accostarla al marciapiede. Aveva guidato per tutto il tempo con quel pensiero che gli ronzava per la testa. Come aveva potuto essere così ingenua? Era bastato aprire quella dannata e-mail e qualcuno con estrema facilità aveva preso possesso del computer e di tutti i dati contenuti nell’hard-disk, incluse password, codici di carte di credito e online banking. Giunta all’ingresso del quartiere di Montmartre scelse di proseguire a piedi. Le strade erano completamente deserte e la visibilità ostacolata da una fitta nebbia che non lasciava spiragli. Si guardò intorno mossa dall’abitudine, ma senza scorgere tracce utili per raggiungere la sua destinazione. Sapeva di dover arrivare al Dark Net bar il prima possibile se non voleva ritrovarsi in guai ancora più seri di quelli in cui si era cacciata. Non poteva permettere che il suo datore di lavoro scoprisse della sua abitudine di usare il computer dell’ufficio per navigare nel deep-Web. Curiosità. Pura e semplice curiosità. Non si era trattato di nulla di più. Avanza un passo alla volta leggendo con attenzione le targhe che indicano i nomi delle strade alla ricerca del 56 di Rue Lamarck. Costeggia un lungo muro. Pochi metri più avanti, nota uno stabile diroccato da cui scorge un bagliore da una piccola finestra al secondo piano. Raggiunge l’ingresso di corsa, si appresta a bussare alla porta, ma si accorge che è solo accostata. Entra. Sale le scale. Un’insegna impolverata e parzialmente staccata pende da un lato. Si legge a stento il nome del locale. E’ il posto che stava cercando. Supera l’uscio, è un bar allestito a internet point. Dentro non c’è nessuno. Chiude la porta alle sue spalle. Una volta dentro, le era stato spiegato di prendere postazione all’unico PC acceso della sala e di fare il versamento con la cifra stabilita sul conto corrente indicato. Dopodiché, non le restava altro da fare che attendere il codice per sbloccare il computer del suo capo. A quel punto, sarebbe stata libera di andare. Non aveva scelta. Doveva pagare se voleva conservare il lavoro. Esegue l’operazione richiesta, ma come risposta sul monitor lampeggia un ben poco rassicurante messaggio: “Non farti arrestare!”. Non ha il tempo di realizzare a pieno il significato di quelle parole che la gendarmeria fa irruzione nel locale intimandole di non muoversi e di alzare le mani dietro la testa. Balza in piedi di scatto lasciando cadere rumorosamente la sedia dietro di sé. Non sa cosa fare, è in preda al panico. Per scappare si lancia dalla vicina finestra alla sua sinistra. Cade nelle sottostanti acque del fiume. E’ sollevata per essere riuscita a far perdere le sue tracce, ma non è ancora al sicuro. Un’orda di topi le viene incontro allettati dalla possibilità di uno spuntino notturno. Inizia a nuotare più veloce che può per guadagnare la riva, ma la forza dirompente dell’acqua la trascina via. Sprofonda, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Viene sballottata contro gli argini della Senna e batte la testa perdendo i sensi. Arielle si risveglia di soprassalto scossa da un bip acuto e insistente. Apre gli occhi a fatica accecata dalla luce dello schermo davanti a lei. Si ricompone rapidamente, ricostruisce nella sua mente gli ultimi avvenimenti: il PC craccato, il bar, il versamento, il fiume… E’ confusa. Si trova nel suo ufficio. Sul monitor gira lentamente il simbolo di una mezza corona. Half crown dice: sblocco completato con successo. Si lascia cadere all’indietro sulla sedia tirando, finalmente, un sospiro di sollievo.

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      1. Davvero? Mi suonava strana letta a quel modo… Grazie per entrambe le cose, la correzione inutile e l’indicazione tra parentesi. Sembra brutto se seguo il tuo consiglio e ti chiedo di rimetterla dov’era? Buongiorno ^_^

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  8. “Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio”.

    Le sembrarono subito interessanti le prime righe del libro di Mik Shoemaker, autore giallista cui un noto litblog aveva dedicato una entusiasmante recensione.
    Il titolo del libro risaltava in grassetto sotto l’immagine suggestiva della copertina: “Paura nella rete”.
    Nella sala d’aspetto del dentista, Jasmine aveva cliccato sul link proveniente da un blog letterario che la invitava alla lettura del romanzo e, durante l’attesa, aveva usato il codice della carta prepagata registrata nel suo smartphone per acquistarlo on line. Così aveva visto scorrere velocemente la barra del download fino al suo completamento e aveva cominciato a leggere.

    “La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi.”

    Il bip delle notifiche su WhatsApp interruppe la sua concentrazione: era la solita catena di messaggi contenenti un allarme virus.
    “Se avete un dispositivo Android leggete attentamente. Un nuovo virus è stato studiato e messo in circolazione per infettare i dispositivi Android. Si chiama Helgaldo ed è un malware messo a punto da alcuni hacker che tramite un banner pubblicitario apparentemente innocuo riescono ad accedere al dispositivo, leggere i messaggi, inviare sms a numeri a pagamento, impossessarsi di tutti i dati contenuti nello smartphone e cancellarli. Il messaggio incriminato arriverebbe con il seguente contenuto:
    “You have received a multimedia message from Scrivere per caso. Follow the link https://michelescarparo.wordpress.com/2016/08/31/thriller-paratattico-n-54-paura-nella rete to view the message”.
    Jasmine impallidì: lo aveva appena fatto, aveva aperto quel link maledetto.
    Vide a un tratto uomini avventarsi su di lei con una tuta nera: gli haker! La vogliono rapinare, forse abusare di tutti suoi dati.
    Avranno scoperto le password e gli accessi personali.
    La donna urlò di terrore, cominciò a schiacciare freneticamente il pollice sul tasto canc del file aperto, ma la pagina rimaneva lì e continuava a mandare in visione il contenuto del libro: “i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi.”
    Che se la divorino pure, non mi interessa, voglio solo eliminare il file, voglio eliminare il file!
    Jasmine sprofondò in uno stato d’ansia, presa dal panico si sentì soffocare. Una mano la scosse…
    “Signora, tocca a lei. Il dottore la sta aspettando”
    Avrebbe scoperto presto che nella sua carta di credito non era rimasta nemmeno mezza corona.

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      1. Giusto. Io già mi sto arrovellando da un’altra parte chiedendomi se il personaggio si chiama Jack o John…. Quindi ora mi chiedo anche: Jasmine o Colette ??? 😀 😀 😀

        P.S.: ma Helgaldo è davvero un malware?!? Mi ha scritto un link l’altro giorno… Non dovevo aprirlo…. 😀

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  9. (“Avranno scoperto le password e gli accessi personali” e “Che se la divorino pure, non mi interessa, voglio solo eliminare il file, voglio eliminare il file!” andrebbero in corsivo, se puoi…)

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  10. E sempre a un pelo dallo scadere della clessidra arriva lei….

    Una giovane donna sta navigando nel portale parigino Deep Montmartre, sperduta nell’elenco dei topic all’interno del forum. Sfondo nero e caratteri verdi fluo, l’ambiente sembra scoraggiare i forestieri a curiosare nelle conversazioni. Dopo la registrazione, tramite un link per invito di un amico di chat a cui ha promesso una cena piccante, il suo firewall ha aumentato l’attività, ritrovandosi a bloccare il doppio dei normali accessi dalla rete.
    Costeggiando il percorso indicato tra i menù, entra finalmente nell’area dedicata agli incontri online degli iscritti. Subito le si apre un pop-up a mezzo schermo.
    “Cappuccetto Rosso, questo non è luogo per te. Esci dal bosco.”
    Spaventata, continua comunque la sua ricerca. L’avvertimento comunque dura poco, perchè altri utenti si avventano su di lei.
    “Sei nostra.”
    “Non hai scampo.”
    “Sappiamo già chi sei e dove sei.”
    Ora stavano tutti insieme tentando di forzare il controllo proxy del suo Windows: gli alert si susseguivano velocemente, il processore era a massimo carico, l’hard disk sembrava impazzire girando continuamente sui piattelli contenenti tutta la sua vita informatica.
    “Sei spacciata, il tuo computer è nostro!”
    Il brute force riesce in pochi minuti e tutte le sue cartelle personali, con i documenti più riservati, vengono rubati dai cracker che come una carie hanno invaso il sistema e corroso ogni file, byte su byte.
    La donna sprofonda sulla sedia del suo studio.
    E sorride.
    Non hanno avuto accesso al suo vero pc, ma ad una virtual machine in esecuzione su VirtualBox nella sua cablatissima e blindatissima macchina Kali Linux.
    Ma quello che non sanno…che minimamente non sospettano…è che mentre loro sono impegnati nel rubare i suoi dati, completamente fasulli, lei sta rubando i loro, assolutamente veri. Perchè nella loro superbia non hanno nemmeno pensato a proteggere se stessi.
    Mentre il sistema host sta scaricando miliardi di pacchetti da ogni utente infettato, trasmettendoli direttamente al server della polizia, lei afferra la tastiera e invia un messaggio a tutti loro.
    “Io sono il dentista. Io vi curerò.”

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      1. Benvenuto ad Alessandro, naturalmente. Sperando che possa essersi divertito a giocare con noi, gli ricordo che da domenica ci sarà la votazione. Se poi il gioco gli sarà piaciuto, mercoledì prossimo si va per un altro giro di giostra!

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        1. Mi sono divertito naturalmente a scrivere a quattro mani e otto occhi il Thriller paratattico ambientato in rete. Non sono uno scrittore e quindi avrei avuto bisogno di minimo 3 mesi in un’isola deserta per partorire da solo quello che ha di fatto realizzato Barbara… va bene così e, se per caso un nuovo gioco mi appassionerà, vedrò di prenotare un volo di sola andata nella famosa isola deserta … 😀 Complimenti a tutti gli autori!!!

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      1. Santo Google sempre! Basta cercare con “termini hacking” o “glossario hacking”. In fondo, una ricerca simile l’avevo fatta per il thriller dal punto di vista del dentista. Mica lo sapevo che la poltrona si chiama “riunito” odontoiatrico. 😉

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  11. Questa settimana mi è stata stretta con i tempi, ma non ho voluto rinuciare alla ripresa del Thriller, domani mi leggerò con calma tutti i testi. Ciao Ciao.

    Fiammetta vaga tra i viottoli della Silicon Valley, ha da poco trovato lavoro in mezzo ai guru informatici.
    – Bliing! – Si scuote spaventata, ormai il tramonto se ne è andato, i dintorni si fanno meno nitidi, quel posto si fa sempre più scuro, riesce a stento a leggere il cartello della via: Montmartre Street.
    – Bliing!… Bliing!… – Si guarda in giro… Da dove viene quel rumore? Che sbadata, ora ricorda: è il nuovo cellulare di ultima generazione che ha appena ricevuto dal suo capo
    ” C’è stata una perdita di dati. Devi raggiungermi al più presto. Ti dò le mie coordinate così arriverai prima. S.McConnell” La giovane guarda incredula la firma sul messaggio. Sarà certamente uno pseudonimo, pensa.
    Avvia il navigatore
    ” l’app SuperNavigator chiede il permesso di accedere ai tuoi dati, Acconsenti o neghi?” Come se avessi scelta! Esclama seccata al suo nuovo dispositivo multimediale.
    – Nel bene e nel male. Sì, acconsento. – dice rassegnata premendo il dito sullo schermo luminoso.
    ” Costeggia un lungo muro per cento metri.” le dice la voce suadente del navigatore. “Gira a destra… Sali i diciasette gradini… cammina fino in fondo al corridoio…Ecco! Sei arrivata a destinazione! ” Si trova davanti a una porta. Da sotto intravede una luce. Entra.
    È un internet bar. I clienti sono tutti intenti a guardare i monitor dei computer sbevazzando bianco frizzante californiano.
    Appena si accorgono di lei, La guardano come se la stessero aspettando e dopo un cenno d’intesa, si avventano su lei.
    Fiammetta grida, terrorizzata da quell’orda di nerdacci. Loro, con in mano i mouse dalle lunghe code che avevano staccato dalle prese USB dei portatili a loro disposizione, la legano e la gettano nella baia. Con un ghigno soddisfatto stampato in viso, S. McConnell la guarda affondare nell’oceano.
    – Bravi ragazzi, vi meritate una connessione più veloce. – dice agli scagnozzi.
    Fiammetta, si sente tradita, affonda piano ondeggiando. si sente soffocare.
    Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: « Scusi, mi è arrivato un messaggio dal mio consulente finanziario, il signor McConnell. Ho dovuto rispondere. Qualcuno è entrato dentro la rete informatica della mia banca e ha svuotato tutti i conti. Le devo rifare l’anestesia, ma non si preoccupi, le addebiterò solo mezza corona!»

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