Storia in sei parole #25 – Parole intraducibili: Fremdscham


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

La parola di oggi viene da quel costruttore di parole impossibili che è il tedesco e si tratta di Fremdscham. Significa provare un profondo senso d’imbarazzo per qualcosa che ha detto/fatto qualcun altro. Non ne sei responsabile, ma la vivi male come se lo fossi: è la vergogna (Scham) per l’estraneo, l’altrui (Fremd).

Ecco le mie sei: «Sotterrati. Se non tu, allora io.».

Giocate con me?

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43 thoughts on “Storia in sei parole #25 – Parole intraducibili: Fremdscham

  1. Non c’entra col post, ma io guardo sempre nelle side bar che magari c’è qualcosa di interessante e così anche se non sono su FB sono riuscita a leggere il pezzo di Matteo Bussola. Matteo Bussola è uno che invidio, ecco, però il pezzo è scritto molto bene, empatico e semplice e fa simpatia.

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  2. Urca, adesso mi pento di averlo scritto, non intendevo andare per quella strada.
    Non mi sono sentita offesa dalla vignetta, né volevo fare polemica su vecchie storie.
    Non ho proprio capito il senso della vignetta sull’Italia, e non so come spiegarla a chi mi chiede cosa abbiano voluto dire.

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  3. Je suis Charlie.
    Con il diritto di criticare la vignetta ma non per questo pensare che la censura sarebbe stata meglio. Senza il diritto di sicuro di andare a fare una strage in redazione. Lasciando il tempo che trova per quello che è: l’espressione di alcuni che comunque non hanno provocato il terremoto e non sono causa di quei morti. Poco empatici? Ancor meno simpatici del solito i cugini Francesi? Forse. Ma non sono le parole di un capo di stato, non sono l’espressione di un paese. E’ una vignetta. E resta tale.

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