Thriller paratattico n. 55: effetti speciali – bullet time


foto_luna_horror

 

La prima votazione dell’anno ha portato una ventata di novità: Alessandro e Barbara si sono aggiudicati il thriller ispirato a The net, contendendo a Darius il risultato fino alla fine. Hai visto, Barbara, che i lettori non hanno paura dei termini tecnici ma, anzi, li hanno apprezzati? Ricordatevi di non sottovalutare mai i lettori, per quanto pensiate di andare a scrivere una cosa difficile. Perché non ci sono in narrativa cose difficili e facili, ma solo scritte bene o scritte male. Con buona pace di Dan Brawn e del suo Crypto. Tra l’altro, la vittoria di Alessandro sfata ancora una volta il mito dei gruppi chiusi, dove vincono i soliti noti: qui vincono i pezzi migliori (altrimenti vincerei sempre e solo io!).

#

Adesso che ci siamo scaldati, possiamo ricominciare con le cose più difficili: gli effetti speciali cinematografici. L’idea, vi ricordo, è di scoprire quali figure retoriche e tecniche varie rendano al meglio gli effetti cui il video ci ha ormai abituati. Molti di noi, quando pensano le scene prima di scriverle, le vedono come se fossero al cinema; purtroppo, però, trasportare in parole l’effetto di una musica inquietante o di un’apparizione improvvisa è tutt’altro che semplice: questi esercizi vorrebbero essere uno studio dei metodi che ci possano aiutare in questo frangente. Prima di passare all’esercizio di oggi, vi chiedo se ci siano degli effetti che vorreste portare all’attenzione di tutti: per ora abbiamo visto il lens flare, l’acusma e il piano sequenza. Scrivetelo qui, nei commenti, o mandatemi una mail, e io lo metterò tra i prossimi esercizi del thriller.

Oggi parliamo di un effetto che negli ultimi anni va per la maggiore: il bullet time. Inventato per Matrix (ma già conosciuto come fotografia time-slice) è un modo visivamente impressionante per focalizzarsi su azioni velocissime che altrimenti sfuggirebbero allo spettatore. Siete liberi di inserirlo nel punto che preferite: fateci vedere – anche al rallentatore! – di cosa siete capaci.

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Buona scrittura a tutti, ci vediamo domenica per la votazione!

Annunci

46 pensieri riguardo “Thriller paratattico n. 55: effetti speciali – bullet time

  1. Ehi, un votino! Grazie! 🙂
    Ma, in effetti, le due storie che si sono contese la vittoria meritavano davvero. Complimenti!

    Bullet time sarebbe l’effetto traiettoria della pallottola rallentata che il grande Neo scansa piegandosi indietro?

    Liked by 1 persona

  2. Buongiorno! Complimenti ai vincitori. 🙂
    Mi piacciono gli esercizi con gli effetti speciali. Ci penso… Ci penso… Spero, non troppo a rallentatore.
    Buona giornata a te, Michele e a chi passerà da queste parti. ^_^

    Liked by 3 people

  3. Complimentoni. Io neppure un voto, credo che un mio limite sia quello di rimanere sempre molto vincolata al testo originale, le mie versioni sono sempre quelle meno modificate. Vediamo come va col Bullet time. Un bacione a tutti

    Mi piace

  4. Grazie! Direi però che dai voti sia piaciuto di più il finale “rovesciato”.
    Sui termini utilizzati, in realtà quelli più tecnici sono:
    firewall, proxy, brute force, cracker, virtual machine, host
    Comprensibili dall’inglese e dal contesto dove li abbiamo inseriti. Termini strettamente tecnici dell’hacking non ce ne sono proprio. 😉

    Mi piace

  5. Complimenti ai vincitori! Molto belli anche gli altri pezzi, a me non pareva così facile la scorsa settimana, non vi dico questa… ma proverò comunque perchè mi piace metermi in gioco. 🙂 Buona settimana e buona scrittura a tutti!

    Mi piace

  6. Io ho votato sia per Barbara e Alessandro che per Darius (voti 2 e 3).
    Mi sono resa conto che non essendoci dei parametri fissi con i quali poter confrontare i testi spesso il criterio di giudizio cambia in base al tema. In alcuni casi rispettare la storia base diventa un punto a favore, altre volte la storia un po’ “stravolta” mi cattura così tanto da preferirla e ritenere la rielaborazione un valore aggiunto.

    Liked by 2 people

  7. Ho capito: se non inizio io… 🙂

    Giovane. Così giovane, e già cammini tutta sola per Montmartre. Ti muovi nel buio, sola. Costeggi un muro. Hai paura: come non capirti? Ma c’è una casa, più avanti, con una rampa di gradini che porta su. Su, da dove filtra una bava di luce: una porta e vaghi rumori di risate. Sali. Mano sulla maniglia. Apri.
    All’interno una ventina di musi si voltano, all’unisono, e ti guardano truci; occhi inettati di vino, boccali sui tavoli e tanfo di miserie umane. Hai paura che ti rapinino e nel contempo te lo auguri, così metti le mani sulla borsa in un vano tentativo di proteggerla, gesto che finisce per diventare un’offerta agli dei del male. Un’offerta che è uno scambio: per salvarti la vita, salvarti l’anima, salvarti almeno il corpo e la memoria che, da domani, dovrai portare sempre con te. No: non ti servirà a nulla urlare, non fermerà le mani luride che scivolano sul tuo collo di perla, che prendono una rozza fune e la stringono sui tuoi polsi delicati, che ti segano il corpo con nodi mordaci, che ti sollevano impietose e che, sguaiate, ti gettano nell’oscurità dell’acqua che passa più sotto, regno di ratti affamati pronti a banchettare di ciò che il fiume trascina nel mare.
    Sprofondi mentre ti manca il respiro. Affannosa boccheggi. Indecisa se lottare o abbandonarti tra le braccia della Morte. Che, pietosa, ti culla. Ti dondola. Ti scuote.
    Ti chiama, con voce amica.
    Con voce di dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

    Liked by 4 people

    1. Cioè, ci sono 50 macchine fotografiche al servizio di questo effetto speciale, è incredibile! Il risultato è bellissimo, però! 🙂

      Ho una curiosità legata alla tua storia: non sono riuscita a individuare il bullet time.
      Magari la rileggo…

      Liked by 1 persona

      1. Ho deciso di renderlo giocando sul ritmo: frasi brevi e ritmo veloce nella parte iniziale e finale, frasi lunghe e ritmo lento nella scena del bar, che è quella con più azione.
        Il ritmo lento dovrebbe (condizionale d’obbligo) rendere l’effetto slow-motion del bullet-time; la maggiore descrittività delle frasi dovrebbe rendere l’effetto della camera che, ruotando attorno al soggetto, ne mostra diversi punti di vista.

        In buona sostanza: adesso potete misurare la distanza tra la teoria e la pratica a casa Scarparo. 🙂

        Liked by 2 people

        1. Beh, ti sei avventurato in una bella interpretazione, ma senza la tua spiegazione efficace non ci sarei arrivata!
          È successo anche a me in una precedente prova, quella della voce fuori campo. Forse i brani con gli effetti speciali dovrebbero essere accompagnati dal libretto d’istruzione. 😉

          Mi piace

          1. Magari mi spiego meglio: non è per te (e per me, che ho fatto uguale e anche peggio). È proprio che questa cosa dello scrivere male è molto democratica e colpisce tutti, pure quelli bravi; l’unica speranza è di limitare i danni. 🙂

            Liked by 1 persona

  8. Non garantisco il risultato ma ci provo.

    “Sto camminando lungo questa buia strada. Non so dove sono. Mi guardo intorno. Lentamente. Sono a Montmartre. Eppure non ricordavo tutta questa oscurità. Mi sembra di avere i piedi di piombo, cammino sempre più piano. Una luce sembra apparire in lontananza. Una casa. Le scale. Salgo molto lentamente. Se mi guardo da fuori vedo tutto al rallentatore, quasi come se fossi sotto l’effetto di una droga. Entro, uomini volgari, ubriachi si avventano su me. Le loro mani Rudi mi soffocano, mi stringono e mi fanno male. Svengo. Forse.
    L’acqua, fredda, mi sento dondolare, lentamente mi lascio avvolgere dal gelo della morte, meglio morire subito che essere morsa da quei tremendi topacci che scorgo sul pelo dell’acqua. Lungo il fiume lento muoio.
    – tutto fatto signora, mezza corona prego!
    Mi sveglio, era solo un incubo, non dovevo prendere l’antistaminico per l’allergia, non è un bel l’effetto combinato con l’anestesia del dentista. Provo ad alzarmi. Lentamente.”

    Liked by 1 persona

  9. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, lei urla di terrore, il terrore, quel terrore, terrore, le urla di terrore. I maniaci la legano, la buttano, i maniaci la buttano, la gettano, la scaraventano, la precipitano in un fiume. Aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, una mano, è scossa, scossa fin nelle viscere. Si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

    Liked by 4 people

  10. L’impatto con l’acqua era stato sorprendentemente piacevole. Non l’avrebbe mai detto. Proprio lei che aveva sempre avuto paura dell’acqua. Delle correnti. Lei che non aveva mai imparato a nuotare. Si era sempre chiesta quali sensazioni si provassero sott’acqua. Si riesce a vedere nitidamente quel che accade fuori? Si riescono a sentire i suoni? Una bolla d’aria, intanto, le uscì inesorabilmente dagli angoli della bocca e fluttuò lenta verso l’alto. Quieta, imperterrita, quasi soave. Ma le bolle sott’acqua non correvano sempre veloci verso la superficie? Quella bolla no. Se ne andò lentissima, come se il tempo nell’acqua scorresse diversamente. Quali altre sensazioni si potevano provare sott’acqua? Forse doveva chiedersi cosa si provasse nel preciso istante in cui si capiva che si stava morendo. Morendo annegati. Paura? Panico? Terrore? No. Rassegnazione? Attesa? Morbosa curiosità sul dopo? Nemmeno. Aveva sentito dire tante cose sul quel fatidico momento. “Rivedi la tua vita passata scorrere in pochi istanti”. “Vedrai il tuo corpo da fuori”. Ma non aveva visto nulla. Non ricordava nulla.
    Eccetto quella serata assurda.
    Non avrebbe mai dovuto aggirarsi da sola per le vie di Montmartre. Soprattutto non avrebbe mai dovuto entrare in quel dannato bar. E avrebbe dovuto trovare il coraggio di rifiutare quel cocktail. Ne sentiva ancora il retrogusto sospetto. Ma la sua insicurezza per l’ennesima volta l’aveva tradita. Tutti quei volti maschili a lei rivolti l’avevano silenziosamente incalzata. Un’altra bolla d’aria – e di vita? – si sprigionò con un piccolo sussulto delle sue guance. Lenta anch’essa, prese a salire verso l’alto. O era lei che scendeva verso il basso? Questa bolla però sembrava magica: intravedeva in essa gli ultimi volti sghignazzanti dei pazzi ubriachi che l’avevano violentata e poi gettata nel fiume. Era solo un’illusione o quei pazzi erano ancora lì a guardarla annegare? Udì l’eco distorto di quelle ultime risate. Difficile dire se fosse uno scherzo della sua mente agonizzante. Sentì i polmoni scoppiare. Forse era l’ultimo segnale di vita. Quel dubbio le diede sorprendentemente la forza di resistere un altro eterno secondo in quel limbo liquido. Ma altre bolle trovarono il modo di scappare dalle narici. Gorgogliarono beffarde portandosi via gli ultimi ricordi della sua esistenza. Fluttuavano lente, lentissime, con una calma che era solo apparente.
    Rivide in una di esse il suo arrivo a Parigi.
    E il panorama dalla Torre Eiffel, ammirato solo il giorno prima.
    E poi la sua festa di compleanno.
    E il matrimonio di suo fratello.
    E la festa di laurea.
    L’ultimo esame.
    La prima volta.
    Il primo bacio.
    Tutte le ultime bolle di vita si fecero piccole. Sempre più piccole. Finché non l’abbandonarono. Sì, ora poteva dirlo: “rivedi tutta la tua vita passata”.
    Toccò il fondo. Era morbido, insospettabilmente confortevole. Sentì il suo corpo adagiarsi con estrema lentezza. “Vedrai il tuo corpo da fuori”.
    Sfinita, sentì l’acqua invadere prepotentemente il suo naso. Tentò disperatamente di contrastarla. Chiuse gli occhi per lo sforzo ma non poté fare a meno di aprire la bocca ed esalare quello che doveva essere l’ultimo respiro. E sentì l’acqua entrare.

    – Perbacco, madame! Non deve bere l’acqua. Devo solo risciacquarsi la bocca! – disse il dentista preoccupato.
    La donna sbarrò gli occhi e rimase accecata dalla luce diffusa, ritornando vorticosamente alla realtà. La testa le girava paurosamente. Il dentista la guardò preoccupato: forse la dose di anestetico era stata troppo eccessiva.
    La donna tossì, i suoi polmoni reclamavano aria fresca. Sputò l’acqua nel piccolo lavabo d’acciaio accanto alla poltrona. Purtroppo ne aveva bevuta in gran parte.
    Si mise a sedere e si guardò intorno. Si trovava nel nuovo studio medico. Di fronte a lei un’enorme parete a specchio.
    “Vedrai il tuo corpo da fuori”.
    – Mezza corona, prego! – disse il dentista.

    Liked by 4 people

      1. Qui stiamo facendo ricerca ed è difficile dire quale modo sia giusto o sbagliato: tutti abbiamo dato una versione che ha un senso.
        L’importante è mettere insieme sensibilità diverse e generare un lascito per chi verrà dopo: quando qualcuno avrà una scena particolare, in testa, potrà venire qui e cercare quali, tra i modi proposti, meglio si adatti a ciò che ha in mente.

        Liked by 3 people

        1. A me sembrava di averlo capito con lo svolgimento di helgaldo… per come avevo inteso io l’effetto, il testo di helgaldo – restando fedele allo schema base – mi ha permesso di vedere il bullet time per confronto.

          Mi piace

          1. Il testo di Helgaldo ha il pregio di essere molto chiaro: usa una figura retorica precisa e, così facendo, stacca perfettamente l’effetto dal resto della narrazione.
            Dal punto di vista formale (e, di conseguenza, da quello estetico relativo alla pulizia e all’eleganza intesi in senso matematico) è quello che preferisco. Ciò nonostante, tutti gli altri esercizi hanno il loro perché e saranno di aiuto a chi volesse confrontarsi con questo tipo di narrazione.

            Liked by 1 persona

  11. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre. Intorno a lei una scura coltre di buio le impedisce di orientarsi, così prova a camminare fra i vicoli costeggiando un lungo muro. Ha paura, ma quando intravede finalmente una casa la raggiunge, entra e una luce la guida su per le scale. In cima al pianerottolo, un borbottio confuso la distrae. La mano stringe la maniglia di una porta, la apre. Si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buuuuuuttttaaaaanooooo in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dooonnnndoooolaaaareee. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
    😀

    Liked by 2 people

  12. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, il fiato è corto e il cuore le martella nel petto. Entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli avventori si voltano verso di lei: mi guardano. Li guardo. Un ghigno feroce si disegna sulle loro facce. “Vogliono rapinarmi?” “Abusare di me?” Si alzano. Sgrano gli occhi e la bocca. I loro sguardi sono accesi di cattive intenzioni. Scuoto la testa. Avanzano. Tremo. Si dirigono verso di me. Indietreggio. Sono vicinissimi. Mi volto verso la porta. Mi afferrano per un braccio. Urlo. Urlo più forte. Mi tappano la bocca. Mi dimeno. Mi stringono. Stringono forte. Mi spingono giù. Cado sul pavimento. Ridono. Piango. I maniaci legano la donna, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. Lei sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

    Liked by 2 people

      1. Sono stata molto indecisa se trasformare tutto il racconto in prima persona, oppure no. Poi, ho pensato che questa differenza tra la terza e la prima, potesse accentuare la differenza tra il ritmo veloce della prima e ultima parte e quella centrale dove ho cercato di inserire il bullet time. Per scrivere, ho immaginato una pallina da tennis che rimbalza da una parte all’altra del campo.

        Liked by 2 people

  13. Ho sbagliato i capoversi: Dopo: frequentato da uomini ubriachi, non è il caso di andare daccapo. E neanche dopo: piango. C’è anche quel “Mi” scritto in maiuscolo dopo i due punti che non va bene. (….)

    Mi piace

  14. Scusate per la lunghezza. Buon week end. 🙂

    E mi ritrovo sempre qui, davanti a questo lungo muro che
    costeggio, bordeggio, striscio.
    Lo conosco a memoria.
    Mi sento come se mi fossi persa in una goccia d’acqua chiamata Montmartre.
    Parigi è un secchio d’acqua che passa davanti a me, goccia dopo goccia.
    Uff. Ho paura di essermi persa per sempre.
    Oh, ecco! Vedo una luce. Corro su per le scale.
    Mi trovo in un bar. Si muore di caldo. Sudo. Ho sete. C’è una fila lunghissima alla cassa. Entra un’altra persona. Mi ritrovo incastrata tra un tutto tatuato in tecnicolor con le infradito ai piedi e un meccanico con una tuta unta e bisunta (ma se la toglierà mai di dosso o come le armature nel film di Excalibur se la tiene anche quando dorme?)
    Sento un boato di disappunto. La cassiera ha chiuso la cassa ed è andata a chiacchierare con il barista, si versa da bere: un bicchierone d’acqua con le bollicine e del ghiaccio.
    Mi asciugo la fronte.
    Le persone in coda fissano arrabbiati la cassiera. Anch’io.
    Lei muta d’espressione. Tutti curiosi si voltano nella stessa direzione. Erano entrati due, con i passamontagna e i mitra in mano. Si dirigono verso la cassa. Uno di quelli mi punta la pistola alla testa, sento premere la canna contro la tempia. L’altro, che zoppica, si avvia lentamente verso la cassiera, la spinge e le grida di darle tutti i soldi, quando finisce di raccogliere fino all’ultima monetina, con una spinta, la butta a terra. L’uomo tira fuori dalle tasche un paio di manette e le imprigiona le mani dietro la schiena. Poi si sposta da dietro il bancone, da un calcio al barista che si piega in due e comincia a bere a canna da una bottiglia di scotch.
    Questi proprio non li sopporto, come non sopporto le ingiustizie.
    – Che bravi! Sono capaci tutti di fare i ganasa con le pistole in mano. – dico.
    Il tipo sposta la canna della pistola sotto la mia gola, mi costringe a guardare il soffitto, non l’avevo notato prima, ma c’è una grossa crepa che assomiglia al sorriso sghembo di zia Clodette, quella che mi preparava sempre le frittelle, e io ogni volta che entravo a casa sua sentivo l’odore dei muri impregnati di soffritto di cipolla e aglio. Lei metteva l’aglio dappertutto, e ogni volta che andavo da lei mi chiedevo se mettesse l’aglio anche nei dolci. Comunque, che buone le frittelle di zia Clodette! Sorrisi al pensiero.
    – Ti diverti? – dice il bruto – Ti faccio vedere io! – Mi spinge verso la finestra, e mi butta giù, nel fiume.
    Entro in acqua, occhi topeschi mi scrutano, sento che mi manca il fiato, non riesco più a respirare. Soffoco, e mentre sto per morire penso che la mia peggiore paura si sta avverando.
    Apro gli occhi. Vedo il dentista. L’avevo scelto perché nella pubblicità c’era un Henry Cavill che mi sorrideva dal volantino. Ora mi sta guardando un Groucho Marx stempiato.
    «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
    « Ma, ma, e… il suo collega?»

    Liked by 2 people

  15. Scusami Michele, mi sono sbagliata. Se puoi sostituire
    alla riga:
    L’altro che zoppica si avvia lentamente verso la donna, la spinge davanti alla cassa e le grida di darle tutti i soldi, poi, con una spinta, la butta a terra.
    Andrebbe sostituito:
    L’altro, che zoppica, si avvia lentamente verso la cassiera, la spinge e le grida di darle tutti i soldi, quando finisce di raccogliere fino all’ultima monetina, con una spinta, la butta a terra.

    Se non è troppo disturbo. Altrimenti lascialo pure così.
    Grazie.

    Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...