Tutte le trame del mondo #4


Come tutti i venerdì proseguiamo con i nostri esercizi sui tre atti: ormai abbiamo imparato che in tremila anni di letteratura tutte le possibili trame sono state esplorate, ma sappiamo anche che l’abilità dello scrittore sta proprio nel far sembrare nuova una storia già raccontata milioni di volte.

Il tema della settimana sono le Avventure Naturali: stiamo parlando dei più classici libri d’avventura, quelli da sempre amati dai ragazzi. Tra i tanti esempi abbiamo 20000 Leghe sotto i mari (Jules Verne) oppure Il lupo di mare (Jack London). Si tratta di storie in cui l’avventura occupa il posto d’onore, per quanto a volte si possano avere altri significati, pur se meno evidenti.

Il titolo di oggi ci viene da uno dei più famosi autori del secolo scorso, Hemingway, uno che di azione se ne intendeva. E anche di musica, a quanto pare: Per chi suona la carampana.

Buona scrittura.

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43 thoughts on “Tutte le trame del mondo #4

  1. Via il dente, via il dolore. Questa, però, è proprio una trama alla Sandra! 🙂

    Giulia è da sempre appassionata di musica. Quando, infine, giunge alla pensione, decide di iscriversi al Conservatorio per imparare a suonare uno strumento prima di morire; i primi mesi scorrono senza troppi intoppi, ma Giulia è in una classe di pianoforte il cui insegnante, Marco – attempato maestro mai stato sposato -, è convinto che non si possa suonare bene se non si inizia a farlo da piccolissimi: ogni giorno umilia la povera Giulia per la sua incapacità e per la sua decrepitezza, additandola come esempio di cosa non fare.

    Giulia in un moto di ribellione, decide di cambiare strumento e si iscrive nella classe di quello che Verdi definiva “un diavolo di bombardone”: la tuba.

    Giulia si dedica alla tuba con tutte le sue forze; purtroppo la mancanza di grazia e il furore contro Marco fanno in modo che i suoi esercizi e le sue esecuzioni siano rinomate in tutta la città per la capacità di disturbo alla quiete pubblica. Marco esercita pressioni sul Conservatorio perché le impedisca di esercitarsi presso la scuola. Giulia, allora, decide di esercitarsi in un angolo remoto del parco cittadino, all’oscuro del fatto che il suo ex-insegnante viva proprio a poche decine di metri da lì.

    Con i nervi a pezzi da mattinate di solfeggi alla tuba, Marco decide di passare al contrattacco: ad ogni esercizio di lei, lui apre le finestre e suona lo stesso pezzo in controtempo per mandarla in confusione.

    Giulia vacilla, ma il risultato è inaspettato: le esecuzioni di tuba e pianoforte attirano sempre più persone, richiamate dall’armonia degli opposti che si mescolano. Marco e Giulia scoprono che possono parlarsi attraverso la musica: una sera Giulia decide quindi di spostarsi sotto le finestre di Marco, per suonargli una serenata d’amore; Marco risponde con la propria esecuzione, sorridendole dalla finestra per una unione finalmente sancita anche dallo spartito.

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  2. Fiona Hamilton ha trascorso la sua intera vita a suonare sui battelli a vapore, che percorrono il Mississippi, rinunciando a una vita privata perché la musica e il canto sono sempre stati la cosa più importante e i passeggeri che tornavano ad ascoltarla con piacere, la sua famiglia.
    Ha suonato il pianoforte e cantato per tre generazioni; i bimbetti che battevano il ritmo col piede sono diventati adulti e poi nonni sulle sue note. Dalle rive del fiume capannelli di ammiratori si fermavano rapiti alla sua voce melodiosa, voce che ormai a ottant’anni inizia a tradirla.

    La compagnia di navigazione, nella persona del capo delle risorse umane, decide di non rinnovarle il contratto: Fiona è vecchia e al suo posto la bella Jessica strimpella sì con meno grazia, ma lo sguardo degli avventori nella profonda scollatura compensa e la direzione è soddisfatta degli incassi.

    Fiona cade in depressione. Ha un minuscolo appartamento formato da una stanza, una toilette e un piccolo angolo per cucinare, sopra alla biglietteria dell’imbarcadero a New Orleans: tanto le è sempre bastato avendo in realtà vissuto sui celebri Steam Boat mossi da grandi pale. I pochi risparmi lasciati dai suoi genitori, morti da molti anni, li ha spesi in lezioni di canto per migliorarsi.
    La magra pensione le basta, perché non ha esigenze, passa le giornate cantando alla finestra, a guardare il flusso del fiume, immaginando il giorno in cui troverà il coraggio per buttarsi di sotto.

    Jessica in realtà incanta solo una fetta di pubblico: quella composta dai marpioni incuranti delle sue frequenti stecche, interessati al fondoschiena generoso che oscilla all’ondeggiare dell’imbarcazione. Col tempo la faccenda prende una piega diversa. Le donne abbandonano spesso il piano bar scocciate, i bambini si annoiano e chi ha avuto la fortuna di ascoltare Fiona non può non fare un paragone. Le proteste arrivano alle orecchie del presidente della società navale, non è mai intervenuto nelle questioni che riguardano la gestione del personale, ma ora forse è il momento di verificare di persona cosa sia successo. Decide quindi di fare un giro di prova, mischiandosi ai turisti.

    Nessuno lo riconosce e la serata procede come sempre: Jessica si esibisce di fronte a un gruppo di bavosi privi di orecchio musicale, il presidente si fa un’idea precisa della situazione, ma non dice nulla, scende dalla scaletta a New Orleans e una voce forse non freschissima, lo accoglie. Segue quel canto che lo porta fino al piano superiore del casotto sopra la biglietteria, salendo le scale la voce lo riporta all’infanzia, quando i genitori gli regalarono un giro sul battello per i suoi 10 anni e lui sognò di potersi comprare quella barca (e siccome gli Usa sono il paese delle grandi opportunità, è riuscito a farsi assumere e col tempo a dirigere l’intera compagnia). Bussa, ma nessuno le apre. La porta è aperta, entra e riconosce Fiona. Le spiegazioni dell’anziana donna spaccano il cuore del presidente e come va a finire ogni lettore può benissimo immaginarlo da sé.

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  3. @ Idem, al venerdì so che c’è sta cosa e arrivo tutta pimpante, faccio quello che fa Michele (vedi parentesi ops) a mi metto all’opera. Oggi poi sono super gasata perchè ieri sera mi sono presa uno spritz in una libreria con la mitica CBM, mi spiace Hel. ma tu vuoi rimanere nel tuo mondo segreto pre cui niente.

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        • Eccola servita, madama. 😉

          Andrea studia archeologia; mentre raccoglie i documenti per la tesi, si imbatte in una vecchia pergamena che descrive il luogo in cui si trova la fontana dell’eterna giovinezza. Vorrebbe liquidare il tutto con un’alzata di spalle, ma negli stessi giorni diagnosticano a Elisa, la sua ragazza, una rara forma tumorale molto aggressiva.

          Nonostante la derisione del professore e gli scongiuri della famiglia, decide di partire per l’America Latina per trovare la mitica fontana e riportarne una bottiglietta a Elisa.

          Man mano che si addentra nella giungla amazzonica la situazione peggiora: i viveri scarseggiano e il telefono satellitare smette di funzionare. Infine, ospitato presso la tribù cannibale dei Chupa Gabra, scopre che la fontana è a soli tre giorni di cammino, ma è protetta da una potentissima maga che, sotto l’aspetto di una megera stonatissima, uccide gli sventurati che giungono fin là con il solo suono delle sue corde vocali e di un ukulele rotto.

          Le sue guide lo abbandonano; Andrea invece, sostenuto dal pensiero di guarire Elena, si addentra nel folto della foresta.

          Giunto davanti alla sorgente miracolosa, la vecchia lo affronta e canta. Andrea però è un cantante ancora peggiore: stonatura contro stonatura, la carampana abbandona l’ukulele e fugge. Andrea raccoglie lo strumento e anche una bottiglietta di acqua. Giunge a casa appena in tempo per salvare Elena; con l’ukulele, invece, batte la notte le zone pericolose della città, atterrendo e spaventando i criminali che le abitano (ma questa è un’altra storia…)

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          • Oh ma piantala di usare il mio nome per personaggi così sfigati! Prima la ragazza picchiata dal fidanzato, poi questa col tumore… Intanto io faccio le corna!!! ;D
            A parte questo, bella trama… E per fortuna finisce bene… Non sono una scrittrice e non so se mi verrà in mente qualcosa per partecipare al gioco, ma proverò a pensarci 🙂

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          • Ma ciao! 🙂
            La donna dell’eroe ha sempre qualche cosa di grave ma poi lui la salva, si sa. Con buona pace del test di Bechdel e dei suoi succedanei.
            Mi piace usare nomi italiani, e mi piace usarli corti perché meno faticosi da scrivere e da leggere: ecco perché finisci sempre presa in mezzo! 😉

            PS: Come vanno i tuoi doppiaggi?

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  4. Ecco la mia versione avventurosa e distopica:

    In una società distopica dell’anno 2099 il giovane intellettuale italiano, Roberto Carampana, si arruola nella resistenza sotterranea che combatte per la salvaguardia dell’ultimo barlume di democrazia che ancora resiste in Sicilia, tutto il resto dell’Italia è sotto il giogo della dittatura del Grande Ignorante che controlla la popolazione attraverso monitor in constante connessione con la vita di ciascuno e con il preponderante divieto assoluto di leggere “libri” entità un tempo molto diffuse tra gli intellettuali e talvolta garantivano la libertà di pensiero.
    Gli viene affidato il compito di minare e fare esplodere il ponte sullo stretto di Messina costruito nel lontano 2020 da uno degli ultimi governi italiani che tentarono con le grandi opere di far decollare l’economia, mentre sarebbe bastato puntare sull’energia pulita e sul potenziamento delle attività ordinarie per risollevare le sorti economiche del paese.
    Far saltare il ponte è l’unico mezzo per arrestare l’avanzata dell’esercito del dittatore. Tra le donne della resistenza c’è Marianna, una donna bellissima di cui Roberto si innamora perdutamente, apparentemente ricambiato. Ma forse Marianna, che tenta di dissuadere Roberto dall’infausto evento perché, a suo dire, teme per la sua vita, non è quella che sembra, potrebbe essere una spia del Grande Ignorante infiltratasi tra le forze della resistenza.
    È davvero così o è solo un atroce dubbio con cui Roberto deve fare i conti?
    In una società dove non c’è più nessuna certezza il romanzo si sviluppa tra la vita frantumata dalla brutalità della guerra civile e la speranza di un nuovo riscatto che si può raggiungere soltanto combattendo per i proprio ideali.

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  5. Lorenzo e Alfredo hanno deciso di partire entrambi con Nino per aiutare i loro amici partigiani al nord.
    L’unico che si sottrae dal gruppo è Angelo,creando così una discussione accesa.

    Dopo una notte passata a discutere, si addormentano nel fienile. Lorenzo viene svegliato dal singhiozzare di Angelo che era uscito fuori,per non farsi sentire. I due si mettono a parlare, ma questa volta,non con offese e strilli,tant’è che i due fuggono insieme per non partire con gli altri partigiani.

    Alfredo e Nino, si ritrovano soli,sgomenti e delusi dai due amici. I loro progetti di stare sempre uniti, sono distrutti dalla guerra civile, le idee diverse hanno alzato un muro tra loro.
    Lo stesso muro che,fisicamente stanno scavalcando in questo momento,a distanza di due ore ,gli uni,dagli altri. Stanno infatti percorrendo la stessa strada.

    Ma ,mentre passano il bosco delle “Quattro quercie “che dista duecento chilometri dalla loro partenza, Angelo viene ucciso con un colpo secco. Era un partigiano che seguiva la loro stessa strada.
    Lorenzo,addolorato e ,da solo, decide di vendicarsi.Vuole uccidere quel gruppo che li stava aspettando al nord,con cui avevano deciso di fare un agguato ai nazisti. Questa volta però, era contro di loro. Una guerra personale, nella guerra civile.Lui non ci stava a far parte di questi criminali tra altri criminali. Tutti criminali. E allora lui,che cosa era?

    Aspettò ore ,nascosto tra una casa diroccata.
    Sapeva che tutti sarebbero passati di lì.
    Riconobbe le voci di Nino e Alfredo ,gli si mise di fronte con il fucile in mano insultandoli per aver permesso questa follia omicida. Sputando loro parole dure,incolpandoli della morte di Angelo.
    A questo sfogo, segui un lungo abbraccio tea i tre. La morte di Angelo non fu vana,seppur triste e atroce. Fece sì che tutti,anche il resto del gruppo partigiano,si rifiutarono di combattere una guerra civile.

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  6. Come non approfittare di un’ispirazione subitanea.

    La I G del Liceo Scientifico di S. Caterina Villarmosa è una classe modello. Tutti gli alunni provengono dalle scuole medie migliori e hanno pagelle con voti molto alti. Si direbbe una sezione elitaria, il fiore all’occhiello di preside e professori, ambita dai nuovi iscritti e invidiata da chi non è riuscito a entrarvi. La fama della sezione G è per metà dovuta alla presenza della prof.ssa Rizzari, insegnante di scienze, prossima al pensionamento.

    La vecchia donna non passa inosservata con il suo originale abbigliamento da safari e il buffo incedere: quando cammina si muove da destra a sinistra come un pendolo e al collo tiene a mò di collana uno zufolo di legno grezzo, che segue lo stesso ritmo di oscillazione del corpo. Conquistati dalla bizzarria dell’insegnante, gli studenti sono subito rapiti dalle sue lezioni, durante le quali racconta le avventure da escursionista naturalistica fatte nel Zimbabwe, nel Botswana e in Namibia. La sua specialità: attirare la fauna selvatica suonando il suo strumento a fiato. Un giorno, in classe, si presenta Filippo, un ragazzo nuovo piazzato in sezione G per esubero di posti nelle restanti classi.

    Filippo segue poco le lezioni, mette nomignoli a tutti, fa battute di continuo, distraendosi e rallentando i ritmi di studio dell’intera classe, ma quando entra la Rizzari, “la carampana”, la sua attenzione è massima. È affascinato dalle storie narrate dalla donna: il contatto con la natura incontaminata, gli animali di ogni specie, la gente del posto, soprattutto rimane ammaliato dal suono dello zufolo che lei fa sentire agli alunni ogni volta che vuole attirare la loro attenzione. E quando la professoressa descrive i momenti concitati della sua disavventura nel parco di Cecil, dove ha rischiato di perdere una gamba azzannata da un leone, attratto dalle note dello zufolo che lei stava suonando per intercettare una strana specie di volatili della zona, tutti finiscono per ammirarla, fino a eleggerla la prof. “più toka” della scuola.

    Passano trent’anni e all’Istituto Tecnico agrario il docente di Fisiologia vegetale della Facoltà di scienze biologiche di Palermo tiene una conferenza sul potere esercitato dalla musica sulle piante e sugli animali. In mezzo alla persone assiepate in Aula Magna si fa largo una signora ormai ottantenne con un cappello a tesa larga in testa, vestita con una lunga gonna color Kaki. Filippo riconosce la vecchia insegnante di Liceo che al collo porta ancora il suo zufolo di legno.

    La professoressa Rizzari è orgogliosa degli obiettivi raggiunti dal suo ex alunno discolo ed è fiera di avere contribuito alla sua affermazione. Passano molto tempo insieme e mentre l’uno racconta tutte le novità intervenute nella propria vita dalla fine del liceo fino a quel momento, l’anziana lo aggiorna sui safari che si è goduta durante il pensionamento. Anche a quell’età lei riesce a coinvolgerlo nelle sue avventure, raccontando di pericoli e rischi che ha corso durante i suoi viaggi. Quando la malattia la costringe in un letto, Filippo va a trovarla in ospedale e le tiene compagnia, mentre la “carampana” trova ancora la forza di suonare il suo zufolo pensando a un viaggio ben diverso, forse anche più avventuroso, in compagnia di altri esseri del cielo dotati di ali.

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  7. Ciao Michele! Credo che lo spazio per le risposte sotto quel commento sia esaurito, quindi rispondo qui. Capisco la preferenza per i nomi italiani corti (è uno dei motivi per cui i miei genitori hanno scelto di chiamarmi Elisa, infatti)… però a metà storia hai cambiato il nome della povera moribonda da Elisa a Elena, quindi non potevo non farti la battuta 😀
    I miei doppiaggi vanno bene (alcuni li vedrete nei prossimi tempi, ma sono già registrati) anche se sono ancora tutti amatoriali. La mia prossima missione sarà convincere la gente che posso fare anche dei doppiaggi seri, vedremo se riuscirò nell’impresa 😉

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